Film

Recensione | La Favorita

Salve a tutti! Continuiamo la nostra analisi di alcuni dei film candidati ai premi Oscar 2019. Oggi tocca ad una delle pellicole più strane e affascinanti di quest’edizione: La Favorita di Yorgos Lanthimos.

Avvertenza: sono presenti molti spoiler !

Parzialmente ispirato ad una storia vera, il film è ambientato nella Gran Bretagna del diciottesimo secolo. Gli inglesi sono in guerra con La Francia, ma la regina Anna ( Olivia Colman ), malata e psicologicamente instabile, non si occupa del suo regno. Viene anzi completamente manovrata dalla sua fedele Keeper of the Privy Purse, Sarah Churchill ( Rachel Weisz ), la quale spinge la regina a continuare il conflitto con i francesi per propri interessi politici. Le due hanno un rapporto molto stretto, che sfocia anche in una relazione sessuale. Un giorno a corte giunge la giovane Abigail Hill ( Emma Stone ), cugina di Sarah e nobile caduta in disgrazia, il cui obiettivo è riacquistare il proprio status sociale. La ragazza viene subito notata dalla regina Anna: Abigail le somministra infatti di nascosto un cataplasma, che provoca sollievo alla regina malata di gotta. Spinta anche dal tory Robert Harley ( Nicholas Hoult ), Abigail decide quindi di guadagnarsi il favore della manipolabile regina. Inizia così una vera e propria faida per il potere tra Sarah e Abigail.

Inizio subito col dire che La Favorita è un film atipico. Certo, il regista non è nuovo a film strani e sui generis, come The Lobster: un tipo di cinema tutto fuorché conformista, che rompe gli schemi e che spesso e volentieri riesce a mettere a disagio lo stesso spettatore. In questo film si potrebbe quasi parlare di farsa. Il trucco, i costumi, gli stessi dialoghi rispecchiano sì l’epoca di ambientazione, ma esasperandola al massimo. Si pensi alla scena del ballo di Rachel Weisz a corte: sappiamo che nel Settecento non ballavano certo come oggi, ma il modo in cui è stata resa e girata la scena, i movimenti esageratamente costruiti dei ballerini, rendono la danza quantomeno grottesca. Ritengo, però, che per commentare in modo soddisfacente  le tematiche e lo stile del film, occorra analizzare a fondo le tre diaboliche e meravigliose protagoniste.

In primis, la regina Anna. Una donna ormai anziana ( almeno per l’epoca ) e malata. Lo spettatore non può che provare compassione per lei. Non solo per la sua debolezza fisica, ma soprattutto per lo stato psicologico in cui la donna vive: tiene e accudisce diciassette conigli, rappresentanti tutti i figli che la donna ha perso nella sua vita. La regina è quindi una persona traumatizzata, che si comporta lei stessa da bambina, bramando attenzioni e affetto da parte delle persone che la circondano. Terribile la scena in cui, in preda ad una crisi di nervi, inizia a girare per il castello e prende in braccio e stringe a sé l’infante di una delle sue domestiche: una sequenza molto forte, ma splendidamente girata e interpretata. Debole, facilmente manipolabile prima da Sarah, poi da Abigail: il rapporto tra sesso e potere è infatti qui molto chiaro. Anna cambia la sua posizione in merito alla guerra con la Francia in base a quale delle due donne la soddisfa maggiormente, a livello sia affettivo sia sessuale. La regina incarna quindi il personaggio più umano e meno machiavellico del film ed è interpretata da una monumentale Olivia Colman. L’attrice si è totalmente immedesimata nel ruolo, vincendo sia Golden Globe sia BAFTA per la sua splendida e sentita performance.

Poi, c’è Sarah, il mio personaggio preferito. Forte e intelligente, è una vera e propria donna di potere, disposta ( quasi ) a tutto per ottenere ciò che vuole. Il motivo per cui ho adorato la caratterizzazione di questo personaggio risiede nella natura del suo rapporto con la regina. Perché è vero che Sarah manipola la debole Anna per indirizzarne le scelte politiche, ma al tempo stesso le vuole bene. Ad un certo punto del film, sembra addirittura che le due siano legate da una forma di amore vero e proprio: un sentimento proibito e assolutamente condannato all’epoca. A differenza di Abigail, che non fa altro che lodare e servire Anna unicamente per i propri scopi, Sarah tiene davvero a lei . Come afferma Sarah stessa, “Chi ti ama ti dice la verità”. La donna è sincera con la regina: basti pensare alla divertente scena in cui Anna, truccata in modo grottesco, le chiede un’opinione sul suo aspetto. Sarah risponde calma: “Sembrate un tasso”. Eccezionale Rachel Weisz nella sua interpretazione. La Weisz, che aveva già lavorato con Lanthimos in The Lobster, è perfettamente in parte nei panni di questo personaggio e la critica non discorda, dato che l’attrice ha vinto il BAFTA come attrice non protagonista.

Veniamo ora a Abigail. La giovane ha un passato traumatico e difficile: suo padre, a causa di una perdita al gioco d’azzardo, era caduto in disgrazia e aveva venduto la figlia ad un uomo, il quale l’aveva violentata per anni. Giunge quindi a corte per riacquistare il suo titolo nobiliare e rifarsi una vita. Appena nota di piacere alla regina, la giovane non ci pensa due volte a ingraziarsela in modo da prendere il posto della cugina Sarah come sua “favorita”. Abigail si mostra quindi egoista, falsa, al limite della cattiveria pura. Si pensi a quando decide senza batter ciglio di avvelenare Sarah, la quale presa da un malore cadrà da cavallo, per far credere alla regina che la sua fedele amante l’abbia abbandonata. Alla fine, Abigail ottiene ciò che vuole. Ma ha davvero vinto? E’ davvero lei “la favorita” del film? Stando alla scena finale, direi proprio di no. La regina si accorge presto dell’arrivismo della ragazza e, per questo, la condannerà ad una vita di sottomissione psicologica e sessuale. Se ci si pensa, nessuna delle tre esce vincitrice alla fine del film. La salute psicofisica di Anna peggiorerà ed ella dipenderà sempre di più dagli altri; Sarah è stata esiliata dal regno; Abigail è destinata ad una vita non tanto diversa dalla sua triste adolescenza. Tutti questi giochi di potere, insomma, non hanno creato altro che ulteriore infelicità. Nonostante la sua crudeltà, Abigail non è però un personaggio del tutto negativo. Se si pensa agli abusi subiti, non dico che le sue azioni siano giustificabili, ma quantomeno comprensibili. La giovane si sente una sopravvissuta e combatte con le unghie e con i denti per riacquistare la dignità perduta. L’interpretazione di Emma Stone è a dir poco magistrale. Ammiro la Stone da tempo per la sua espressività e bravura: mi è piaciuta in Birdman, l’ho adorata in La La Land, ma qui si è davvero superata. Ha interpretato un personaggio difficile come Abigail alla perfezione, raggiungendo finalmente la piena maturità artistica. Se fossi nella giuria, le assegnerei l’Oscar ad occhi chiusi per questa perfomance. Purtroppo, però, sembra che l’attrice non sia la “favorita” ( perdonate il gioco di parole ) per vincere la statuetta.

Credo inoltre che il personaggio impersonato dalla Stone rappresenti a pieno la condizione delle donne all’epoca. Sottomesse, trattate come oggetti sessuali, messe all’angolo, ma, nonostante questo, combattenti fino all’ultimo. Una denuncia portata sullo schermo anche attraverso una brutale ironia, come se si fosse voluto di proposito far indignare e sentire a disagio il pubblico.

Menzione per una regia splendida e intricata: le strane angolazioni delle inquadrature sono perfetta espressione del contenuto delirante del film. Inoltre, spero davvero che la pellicola si porterà a casa, su dieci nomination, quantomeno “miglior trucco” e “migliori costumi”.

Insomma, uno dei film più coraggiosi e maledettamente originali che abbia mai avuto il piacere di vedere. Certo, il risultato non sarebbe stato lo stesso senza le tre splendide interpreti ( spero che almeno una si aggiudichi la statuetta d’oro), che rappresentano certamente il punto forte del film. Non a tutti piacerà, anzi, penso che sia uno di quei casi in cui o lo si detesta o lo si ama alla follia. Per quanto mi riguarda, appartengo decisamente al secondo gruppo.

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Ringraziamo: Citazioni film e libri | I Love Film and Telefilm | I love telefilm & film ∞ | Because i love films and Tv series

A presto!

 

 

 

 

 

 

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