Roswell New Mexico/Telefilm

Recensione | Roswell, New Mexico 1×01 “Pilot”

A quasi 30 anni ricomincia la mia nuova avventura con Roswell.
Ne abbiamo parlato tanto, e nonostante la cancellazione dopo solo tre stagioni, questa serie ha mantenuto in tutti noi giovani adulti un posto speciale. Ero una studentessa delle scuole medie quando guardavo Roswell su Rai2, subito dopo aver concluso Buffy su Italia1. Estati indimenticabili. Emozioni che forse solo la mia io del passato potrebbe spiegare con chiarezza.
Perciò, proprio per i bei ricordi che Liz e Max mi hanno lasciato ho deciso di buttarmi in questa esperienza targata Carina Adly Mackenzie, la sceneggiatrice di The Originals. Inoltre la The CW ha ordinato la direzione del pilot a Julie Pec e per fare trentuno Michael Trevino ha un ruolo non marginale in questo reboot. Le premesse sono buone, il progetto di creare una serie che dovrebbe far colpo su un nuovo pubblico e magari avvicinare con cautela quello vecchio.

Ma andiamo per ordine e ritorniamo tra le polverose strade del New Mexico.

Liz Ortecho ritorna a casa nonostante la fredda accoglienza della città dopo l’incidente causato della sorella 10 anni prima. Una sera, parlando con la sua cotta storica, Max Evans, resta vittima di una sparatoria. Max la salva in maniera misteriosa e alla fine sarà costretto a rivelare tutta o quasi alla ragazza che capisce quanto oramai il suo legame con il poliziotto sia forte.

Conclusioni:

Prima di partire in quarta vorrei avvisarvi che i paragoni saranno dovuti, d’altronde Roswell, New Mexico come la passata serie si è ispirata alla serie di romanzi per ragazzi Roswell High di Melinda Metz e perciò, grosso modo, rivedremo le stesse scene. Tuttavia teniamo anche conto che, il motto di questo reboot è la fedeltà con i suddetti libri, al contrario del vecchio Roswell, che a parte le relazioni, ha seguito una storia tutta sua. Staremo a vedere.

  • New Roswell, New Cast: non avevo la più pallida idea di chi fossero gli attori scelti, ma soprattutto abituata alla bellezza oggettiva di Jason Behr e ai lineamenti delicati di Shiri Appleby, non vedevo, a colpo d’occhio, una chimica estetica tra Jeanine Mason e Nathan Parsons. Purtroppo la piccola adolescente che è in me e che ha amato Roswell, ha pensato anche a questo. Jeanine a quanto pare è stata la dottoressa Bello in Grey’s anatomy, un tirocinante, ex interesse del Dr. De Luca; Nathan Parsons invece è stato recentemente un licantropo in The Originals. Durante il Pilot, quello che mi ha convinto a mani basse è stato proprio Nathan. Anche lui lontano dalle descrizioni della Metz, ma caratterialmente mi è sembrato di rincontrare, proprio come Liz, un vecchio amico, o amore. Quella riservatezza, quella dolcezza tipiche di Max ci sono ancora. Senza contare il peso, non poi così invisibile, del proprio segreto o segreti. Forse al momento un po’ troppo emotivo, ma quando ha confessato ad Isobel che per 10 anni non ha potuto dimenticare Liz, qualcosa nel mio cuore si è mosso. Con la Liz di Jeanine non ho avuto lo stesso tuffo al cuore perchè è diversa dalla Liz dei miei/nostri ricordi. Per me Shiri Appleby è ineguagliabile, poichè probabilmente mi sono potuta immedesimare perfettamente in lei, ma partendo da questo non sono completamente dispiaciuta della nuova Liz, solo ancora spaesata. In compenso Liz Ortecho è sempre una ragazza sveglia e allegra, forse si è stupita un po’ troppo freddamente dei cambiamenti avvenuti intorno a lei, dall’impronta alla frettolosa confessione di Max, ma al momento attribuisco la resa di quelle scene alla scarsa cura e magari ad un’impostazione più adulta dei sentimenti data la nuova ambientazione di Roswell. Nonostante ciò la dolcezza dei loro approcci mi ha già conquistata.




  • Come se non ce ne fossimo mai andati: dato proprio l’effetto nostalgia, tornare a Roswell, al Crashdown, alle orribili divise acetate e tra quelle distese di sabbia rossa, mi sono sentita come se affettivamente Max, Liz, Michael, Maria, Kyle e Isobel non fossero mai fuggiti dalla città a bordo di un furgoncino. Questa premiere è stata quasi una sorta di What if. Michael è il solito scapestrato in cerca di una casa, Isobel sempre viziata e alle prese con un matrimonio in cui è costretta a mentire e Max che si immola come martire e decide di alleggerire la sua coscienza entrando nel corpo di polizia. Non siamo più al liceo, ma anche se abbiamo abbandonato i banchi di scuola e la stanza dei cancellini, niente è cambiato o quasi. La storia parte esattamente da dove iniziò la prima serie del 1999. Il contesto più adulto, oltre a costituire la novità principale del rifacimento, potrebbe aiutare meglio a proporre la storia ai giovani di oggi. Roswell anche se sembrava a-temporale all’epoca, ora si è inserito perfettamente nel contesto dell’America di oggi con la famiglia di Liz di origini messicane, l’ostilità americana verso gli immigrati e i continui riferimenti a Trump e al muro che vorrebbe innalzare con/contro il Messico. Una realtà, quella dell’immigrazione che non farebbe sentire solo l’America vicina a questi argomenti, ma anche l’Europa.

“Fall in love with someone else, Max. Anyone else.
It’s been 10 years, Iz. If I could have, I would have.”

  • Scene iconiche: la sparatoria e la connessione sono sempre stati tra i miei momenti preferiti in Roswell. Se per la prima nessuno può battere il Roswell di Katims, per la seconda sono colpita di come siano rimasti fedeli all’immagine che noi pubblico custodiamo. È stato un atto di rispetto nei nostri confronti, oltre che alla storia in sé, mostrandoci che anche questa nuova versione ha del potenziale.

  • Cambiamenti: i cambiamenti sostanziali del reboot sono nel cast al di fuori della coppia protagonista. Abbiamo un Michael omosessuale, innamorato di Alex e una Maria di colore. Forse ciò che mi disturba è solo la scelta di mostrare, come se fosse una sfilata, tutti gli elementi che una serie dovrebbe avere, perchè deve assolutamente essere politically correct. Sicuramente le serie anni novanta, con qualche eccezione, mostravano con più fatica altre realtà, ma di questo ne abbiamo parlato anche troppo e a mia opinione sta diventando quasi ogni serie l’inizio di una barzelletta, detto ciò non è il cambio di orientamento sessuale di Micheal a disturbarmi, ma la scelta di cambiare drasticamente Maria. Non c’è un scopo al momento. Onestamente sullo schermo avevamo già una minoranza raziale con Liz, stravolgere completamente Maria lo trovo superfluo. Forse sono una delle poche persone a non lamentarsi della non possibilità tra Michael e Maria di stare insieme, anche perchè questo nuovo Michael mi intriga. Sono della stessa opinione di R. Moore, co-produttore esecutivo di Roswell: per lui il cuore e l’anima del telefilm sono sempre stati Max e Liz e la loro storia d’amore.
    Altro cambiamento è quello di sesso dello sceriffo Valenti e la presenza già ingombrante di Kyle. Il quale dopo una sbirciatina alla spalla di Liz chiama già l’esercito, l’FBI, il Pentagono, Trump! Poco credibile, ammettiamolo. Soprattutto dopo una scarsa presentazione del suo personaggio.

“Heart and Soul of Roswell, i think that Jason [Katims] would share this opinion, has always been the relantionship between Max and Liz. That’s where the plot begins. He saved her life and he exposes himself at the same time.
The love between those two characters is fundamental to the show’s success.”

  • Mancanze: Infatti è proprio la mancanza di credibilità in alcune scene che ha reso una visione comunque piacevole, poco fluida. Liz è convinta di essere stata colpita da una pallottola e va all’ospedale credendo di essere pazza. Bene. Il panico è giusto. Incontra Max, con cui non si parla da 10 anni, e la prima volta che lo vede subisce un attacco al Crashdown, gli rivela in mezzo alla strada i suoi problemi di famiglia, viene portata nel desero in una grotta mal nascosta e scopre la verità sulla sua cotta storica, non scomponendosi minimamente. Male. Manca di realismo. Senza contare la decisione appunto di Kyle Valenti di rivolgersi a Jesse Manes, padre di Alex e marine. Il padre di Kyle, di cui non sappiamo ancora nulla, gli aveva raccomandato che se avesse visto una mano luccicante sul corpo di qualcuno di rivolgersi ai Manes. Il caro buon vecchio Kyle, prima di correre a gridere all’alieno, avrebbe fatto le sue ricerche e mi stupisce che il nuovo, con qualche anno di più e un’esperienza da medico, quindi uomo di scienza, abbia subito creduto al sovrannaturale senza rifletterci due volte. Forse i tempi sono cambiati. O semplicemente le nuove serie mettono troppe cose a bollire in pentola in un tempo limitato.
    Roswell, nonostante gli effetti speciali di fine anni 90, è sempre riuscito a difendersi bene grazie ad una buona recitazione e ad una sceneggiatura che si concentrava più sui sentimenti senza strafare e creare “roba aliena” che non sarebbe riuscita a gestire con i mezzi a disposizione. Un po’ come gli effetti speciali di Shadowhunters della Freeform, tanto valeva concetrarsi su Clary e Jace e le altre storie, senza comprare maschere e trucchi al primo Tutto Mille o al 99centOnly.

  • Nuove strade: tuttavia sono incuriosità dalle nuove storylines che si formeranno come quella che riguarda la morte della sorella di Liz, Rosa a quanto pare legata agli alieni; o il fatto che Isobel abbia manipolato la mente di Liz per allontanarla già 10 anni prima da Max, senza contare che riapparirà l’alieno atterrato nel 1947 e ora chi sarà?

P.S.
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