Sapevatelo/Telefilm

Sapevatelo | Bodyguard – We Will Always Love Richard Madden

My job, your job – it complicates things. nothing complicates my job. it’s to protect you.

Trasmessa il 26 agosto su BBC One, la nuova serie con Richard Madden si è guadagnata anche una nomination ai Golden Globes 2019. Al di fuori del Regno Unito, la prima stagione è stata inserita su Netflix a partire da ottobre.
La serie ha ottenuto una risposta non solo positiva dalla critica, ma anche dal pubblico ottenendo il record di ascolti degli ultimi dieci anni nel Regno Unito, 10.4 milioni di telespettatori ed uno share pari al 40.9%.

Il successo del pubblico lo comprendo e mi accodo.
La serie nata dalla penna dello scrittore Jed Mercurio è un’opera di pura astuta genialità. Il primo episodio si apre richiamando le atmosfere islamofobiche di un’altra serie politico-thriller, Homeland, per poi continuare a minacciarci costantemente con attentati al Ministro dell’Interno, terrorismo, complotti interni alla polizia e servizi segreti. Tutto questo è solo uno specchietto per le allodole. Tutto questo lo abbiamo già visto in mille altri film e serie tv. Bodyguard in realtà è solo la serie di Richard Madden (informissima) alias David Budd, un sergente di polizia ed eroico veterano dell’esercito britannico sofferente di disturbo da stress post-traumatico, che ora lavora come agente nel comando di protezione del Metropolitan Police Service di Londra e poi come guardia del corpo del Ministro dell’Interno.
Richard fa tutto il lavoro sporco, anche con l’Onorevole Julia Montague (Keeley Hawes). Il suo disturbo post-traumatico, di un passato che non ci viene mai mostrato, nemmeno con un brevissimo flashback, è quasi la scusa che usano gli autori per trascinarci nella visione di una serie così vicina a noi per gli eventi terroristici degli ultimi anni. Tutto quello che si vede in questi 6 episodi, è appunto già visto, eppure ci apparirà quasi nuovo perchè l’agente Budd con i suoi occhioni azzurri attenti ed espressivi ci farà entrare non solo nel vivo dell’azione, di una Londra in stato di emergenza, ma anche immedesimarci in vari ruoli nel corso delle puntate che lui stesso ricoprirà. Eroe e burattino con Nadia, la donna musulmana che ha attirato la critica islamica in quanto incarna contemporaneamente due steriotipi di quella cultura: la donna sottomessa al marito e la terrorista. Complice con Andy Apsted, nel far alimentare l’odio per un governo che li ha mandati sul fronte quasi a morire, e con la stessa Julia, non solo per aver condiviso il letto, ma anche le proprie fragilità; e infine spia e vendicatore, perchè scoprirà che dietro la donna che protegge, la polizia e una cellula terroristica, c’è anche un male molto più vicino.

I’m not The Queen. You’re allowed to touch me.

L’asso nella manica di una serie che effettivamente gioca non solo con la tangibile paura che dilaga negli ultimi anni nei nostri paesi, inserendovi tutti i peggiori incubi che collaborano tra loro, è costituito non solo dall’interpretazione di Madden, fulcro a cui tutto ruota intorno, ma anche a 2-3 colpi di scena davvero inaspettati.
Il primo riguarda Julia Montague, personaggio ambiguo, oscuro, è uno dei cattivi? Uno dei buoni? Avremo mai davvero la risposta? Il suo personaggio, centrale fin da subito, passerà dopo pochissimo in secondo piano, spiazzando tutti. Il secondo è proprio Nadia stessa, la donna islamica, moglie di un attentatore, salvata da un treno nel primo episodio, critica o non critica, il suo cambio di immagine e ruolo mi ha colpita. E terzo punto, il Sovrintendente capo Lorraine Craddock. Se l’introduzione del crimine organizzato in questa fittissima tela di intrighi all’apparenza è sembrato come un coniglio tirato all’improvviso fuori dal cilidro, ha rimesso insieme alcuni pezzi del puzzle, compreso dare un vero ruolo a questo personaggio.

Bodyguard ha l’ulteriore pregio di inserire perfettamente, e a suo agio, in questo gioco di potere il mondo femminile, forse anche meglio organizzato di quello maschile, tanto da apparire il vice del segretario di stato e il capo dei servizi segreti più in ombra e un passo indietro rispetto magari al Comandante Anne Sampson, a capo della polizia e al Sergente Louise Rayburn, guarda caso l’unica persona che crede quasi ciecamente in Budd. Suspance, brevità della serie e cast (con alcuni volti già visti in Sherlock), hanno reso questa prima stagione veramente emozionante.

Ci sono scene che non si possono proprio cancellare dalla mente, come gli occhi che parlano o gridano aiuto di Richard Madden. Un Bodyguard diverso dall’ideale di Kevin Costner nel quasi omonimo film del 1992 (The Bodyguard), lontano anche dall’ostentata sicurezza di Bond; una storia d’amore che non c’è, ma un’intesa che comunque si consuma con gli sguardi, le mani intrecciate e una camera di hotel.
Questa guardia del corpo ci promette ancora una volta che ci salverà e terrà col fiato sospeso.

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