I Medici/Telefilm

Recensione │I Medici, Il Magnifico 1×07-1×08 “Tradimento – Consacrazione”

Carissimi compagni di viaggio, siamo giunti alla fine della nostra amata seconda stagione de I Medici e il nostro cuore soffre, langue, si dispera.
Soprattutto perché questa stagione è stata davvero ricca di mille emozioni che si sono iscritte nel nostro animo lasciando immagini sparse qua e là che difficilmente dimenticheremo.
Gli episodi finali sono stati vibranti, un crescere di suspence e passione, abbiamo sofferto insieme ai protagonisti, abbiamo respirato la loro aria e temuto le loro paure, abbiamo pianto le loro lacrime e sorriso delle loro vittorie.
La qualità di questa stagione, a mio modestissimo parere, ha superato di gran lunga la prima, forse anche per il fatto che si è trovata a raccontare una fetta di storia molto accattivante e ricca di eventi che hanno segnato un’epoca.
Seguirà a questa recensione un articolo in cui parleremo degli attori, delle loro interpretazioni, del mio parere sulla serie e così via, quindi mi soffermerò su questi aspetti solo parzialmente, concentrandomi sul cuore pulsante degli ultimi due episodi.
Ho sperato fino all’ultimo cari lettori, che i Pazzi cambiassero idea, che si redimessero, che controvertessero la storia, che Francesco si lasciasse convincere dal barlume di bontà che sicuramente abita il suo cuore indurito, ma nulla.Tutto resta invariato, persino all’interno delle nobili famiglie fiorentine, c’è chi appoggia la congiura.
I due tentativi che hanno preceduto quello fatale, sono stati distrutti da due figure importantissime, Carlo, che ha davvero conquistato il posto di anima buona in questa serie e Giuliano, che grazie al suo dolore ha scelto di non presentarsi alla festa.
Ma dopo mille peripezie, cambiamenti di piani, sotterfugi, accordi silenziosi, ce l’hanno fatta.

Hanno di certo scelto un momento saggio per attaccare i Medici, perché diciamoci la verità, quando il nemico abbassa la guardia, è in quel momento che si possono sferrare attacchi mortali con un’estrema facilità.
Lorenzo era tranquillo, il nipote del Papa d’altronde era sotto il suo tetto (e Salviati è riuscito a raggirare persino il Papa), garante di pace nonostante i timori che risuonavano nell’aria, Salviati lo accompagna (già da quell’elemento avrebbero dovuto capire che si trattava di un tranello), si fa un banchetto al quale partecipano pure Jacopo e Francesco, tutto pare essere quieto, sereno.
Giuliano dal canto suo è distrutto dal dolore, beve troppo, ma se ci soffermiamo bene su una frase che pronuncia al fratello il giorno prima della sua tragica fine, capiamo quanto sia veritiera e soprattutto quanto nonostante il dolore lui sia perfettamente sintonizzato sulla situazione, comprendiamo che le sue parole sembrano quasi una eco minacciosa, un presagio oscuro di ciò che di lì a poco travolgerà la famiglia in modo indelebile, “L’unico modo di sopravvivere nel mondo reale è essere un peccatore più spietato del tuo nemico”, concetto che di certo nonno Cosimo avrebbe appoggiato con tanto di applauso.
Segue l’affermazione che rivolge a sua madre, tanto romantica quanto cartina a tornasole del profondo amore che lo legava a Simonetta, “Sopporterei la dannazione: insieme all’inferno per l’eternità, meglio che un giorno senza di lei sulla terra”.

Tutta questa saggezza mette in luce un Giuliano prezioso, profondo, sensibile, un’anima rara che forse amiamo tanto proprio perché sappiamo che stiamo per perderla. E ad ogni passo che lo muove verso la celebrazione pasquale, soffriamo della sua tragica e vicina fine, vorremmo che il tempo si fermasse, che Riario non alzasse mai l’ostia.
Ma quel momento, nostro malgrado si fa sempre più vicino.Prima di entrare in duomo, Lorenzo pare essere ancora convinto di risolvere tutto con una soluzione pacifica, non ha idea di ciò che si sta per consumare sotto i suoi occhi. Interessante e commovente anche il tuffo nel passato cui abbiamo assistito che si dispiega un crescendo di emozioni, Contessina sta morendo e sembra voler esortare Lorenzo ad un monito importante che però ancora resta oscuro.
Culmine del primo episodio, il momento in cui Francesco sembra volersi riconciliare con i due fratelli, li abbraccia, l’infido cospiratore, finge che sia tutto risolto, per qualche secondo non capiamo. Poi, pronuncia quella frase, tagliente e tremenda proprio per lo scaltro cinismo che vi si cela, “Nessuno dei due indossa l’armatura” sussurra ai suoi complici.
E da lì, la caduta libera ha inizio.
Lenta, esasperante, impregnata di dolore.
Stranamente Guglielmo e Bianca rimangono indietro, in una zona della cattedrale di certo non destinata a due persone del loro rango, Lucrezia si accorge che qualcosa non quadra, tant’è chiede al marito come mai Francesco Pazzi sia seduto dietro a Giuliano, un posto inconsueto.
Il tempo scorre, il momento arriva, come un fendente, non ammette repliche.


E la tragedia si consuma, è un attimo e Giuliano viene colpito, trafitto da mille coltellate, mentre a tenerlo fermo sono le mani del marito della sua amata Simonetta. Lorenzo scampa la morte, ma insieme a Clarice (Dolcissima nel contenere il dolore dilagante della suocera e del marito, ha dimostrato forza d’animo e tenerezza) e a sua madre, si rifugia nella sacrestia.
Apriamo una piccola parentesi per fare un inchino alla bravura di Daniel che è stato immenso in queste scene di dolore e disperazione.

Tanto intenso quanto lo è stata la scena dell’ultimo saluto a Giuliano, finalmente sereno nel sapersi quasi vicino alla sua Simonetta, anche se le sue scuse a Sandro sono state il momento più emozionante, quello che ha fatto scendere una lacrimuccia in più. Bradley James ha dimostrato, non solo in questa scena, la sua poliedricità e la grande intensità che riesce a dare ai personaggi che interpreta.

Il caos generale porta tutti fuori, quasi calamitati verso Palazzo vecchio che nel frattempo è stato raggiunto da i Pazzi, intenzionati a prendere il potere mentre Salviati tiene in ostaggio il gonfaloniere Petrucci.
Per alcuni minuti ci sembra di essere arrivati alla fine. Al tragico tramonto della famiglia Medici. Jacopo è acclamato dal popolo, Francesco l’ha raggiunto trionfante, convinto della morte certa del suo avversario, tutta Firenze è nelle loro mani.
Ma basta poco e vediamo farsi largo tra la folla il nostro Magnifico, così bello e potente nel suo dolore inconsolabile, pronto a smascherare gli assassini che vorrebbero rapire Firenze rendendola prigioniera delle loro regole sporche macchiate di sangue e odio.

E stavolta la verità vince, il popolo lo ascolta e lo incita, canta tutta insieme il suo nome, l’onore del Magnifico, lui che ha saputo donar loro l’arte, la pace, la prosperità, la lealtà, “Evviva Lorenzo che ci ha dato la poesia”, per dirlo con le parole di Lucrezia, della quale non dimenticherò lo sguardo che le appare in viso dopo aver visto Lorenzo vivo, lei che lo acclama per le sue poesie, tante delle quali lui stesso le ha dedicato a cuore aperto.
Lorenzo entra trionfante a Palazzo Vecchio, spodesta gli avversari, toccante il momento del confronto tra lui e Francesco, intervallato dal monito che Contessina rivolge al nipote poco prima di morire. Forse Lorenzo spera che quell’uomo insanguinato che giace in ginocchio al suo cospetto gli chieda scusa, gli mostri un po’ di pentimento, ma così non è.
Allora le parole della nonna suonano come un’utopia lontanissima, sarai tu a mettere fine a questa lotta, ma lo farai in modo pacifico, senza spargimenti di sangue, gli fa da eco l’ammonimento di Sandro, non fare cose di cui poi ti potresti pentire.

Speriamo fino all’ultimo che Lorenzo si ravveda, che vinca perdonando. Ma non ne ha la forza.
Così fa impiccare Salviati, Francesco e Jacopo.
Jacopo che gli dice beffardo che ormai ha macchiato il suo animo irrimediabilmente.
E forse Lorenzo gli crede, perché sa che è la verità.
Ma non esiste peggior condanna che quella pronunciata da un buono che sceglie di diventar cattivo, perché tanto di buono ha dato e tanto può togliere, con la stessa facilità. Giuliano è morto, ucciso, trucidato in Chiesa, da mani di uomini di Firenze che riteneva amici, la sua buona fede è stata violata, la bontà ha lasciato spazio all’egoismo. Allora Lorenzo emette l’ultima sentenza. Anche Jacopo verrà impiccato.

Ho apprezzato l’unico gesto che ha rivelato un po’ d’amore nel cuore del cattivo Pazzi, il bacio che lascia all’immagine della moglie custodita nel monile che portava sempre con sé.
Ma con quell’addio al suo amore lontano, si fa lontano anche lui. Muore.
E il sipario su i Medici sta per chiudersi di nuovo.
Lorenzo ormai ha guadagnato un grandissimo potere, manda via Bianca e Guglielmo, costringendoli all’esilio.
Poi la scena finale ci riporta ad una delle arterie del cuore di questa serie, l’arte.
Siamo nello studio di Sandro che sta dipingendo una nuova immagine, Marte e Venere in una nuova veste, quasi trionfante, viva, nuova. Sento ancora dei profondi brividi a ripensare alla scena in cui il nostro Botticelli vede il suo dipinto bruciare, e mentre osserva i tratti dipinti dal pennello confondersi con il fuoco, i volti dei personaggi si sovrappongono a quelli che l’hanno ispirato. Forse perché in quel momento vede morire il ricordo dei suoi amici, vede sparire quei tempi in cui c’era qualcosa in più, avverte bruciare senza possibilità di remissione una parte di se stesso, una scintilla del Divino che era riuscito a scorgere negli occhi della incantevole fanciulla che aveva rubato i suoi occhi e il cuore di Giuliano.
Ma dopo la morte torna la vita.

E allora, conserveremo il ricordo di queste emozioni, le serberemo per bene, tenendoci pronti per il ritorno dei nostri personaggi.
Grazie agli attori, dal profondo del mio cuore di fangirl innamorata delle serie storiche, sarete sempre nel mio animo.
Vi saluto con la bellissima poesia che abbiamo ascoltato nell’episodio 6, sigillo di tutta la seconda stagione, diamante di rara bellezza e con un video altrettanto Magnifico, che mi ha emozionata tanto perché mette in evidenza quanto il rapporto tra Lorenzo e Giuliano sia stato fondamentale per lo sviluppo delle vicende, ma soprattutto per l’andamento delle loro vite.
Spero piaccia anche a voi.

 

Mi lasciasti senza avere pietà, ed io restai così
Pallida e smorta
triste presagio della mia vita corta
ad altro non posso pensare se non a quell’ora
che fu motivo dei miei pianti
e della tristezza insieme.
Se il ricordo non consumasse
gli affannati amanti
soltanto la morte porrà fine a tante pene.

Grazie a voi per avermi letta e aver condiviso con me questa avventura.
A presto con altre storie, altre emozioni, diverse ma non per questo meno magnetiche e appassionanti.
In alto i cuori, evviva i Medici, evviva il Magnifico!

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One thought on “Recensione │I Medici, Il Magnifico 1×07-1×08 “Tradimento – Consacrazione”

  1. Molto bello, brava! ben scritto. Anch’io ho sperato che i Pazzi cambiassero idea, che la storia riavvolgesse la bobina, che Giuliano finalmente se la cavasse con qualche graffio, invece di subire il reale massacro che gli fu riservato. E’ un’idea che mi perseguita da quando avevo nove anni, da quando alle elementari avevo visto il suo bel viso sul mio sussidiario. E adesso che ne ho … diciamo molti di più… avevo sperato che la fiction facesse il suo bravo lavoro di finzione. Ti ho scritto perchè mi sono piaciuti i tuoi pensieri, che sono anche i miei. Ciao! Una Prof. da sempre innamorata di Giuliano de’ Medici.

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