Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 15×07 “Anybody Have a Map?”

Ridendo e scherzando, Grey’s Anatomy sta ricominciando a farci male, a prendere a calci i nostri sentimenti senza alcun ritegno e a toglierci ogni certezza. E meno male. Non se ne poteva più di questa atmosfera light e priva di emozioni. Se volessimo ridere, guarderemmo una comedy; se volessimo discutere di politica, guarderemo altri programmi; ma stiamo guardando Grey’s Anatomy, quindi vogliamo soffrire. Sì, perché è inutile che stiamo qui a raccontarcela e a dire che non vogliamo più morti, tragedie, catastrofi e problemi. Se siamo ancora qui a guardare questa serie è perché, in fondo, ci piace la sofferenza che ci provoca; ci piace percorrere le montagne russe di emozioni che prova a proporci con le sue storie e ci piace vedere che nulla è destinato a durare in eterno. Nulla ad eccezione di questo show che, ancora una volta, sta mostrando la capacità di riprendersi dopo un periodo negativo e di riuscire a rianimare il proprio cuore che sembrava ormai aver smesso di battere.

Cominciamo da qualcosa che dovrebbe essere la norma, trattandosi di un medical drama, ma che spesso gli autori tendono a dimenticare: i casi medici. Grey’s Anatomy non sarebbe Grey’s Anatomy se ogni tanto non ci fosse un caso mai visto prima, nello specifico un tumore praticamente impossibile da operare con annesso neurochirurgo geniale che si imbarca nell’impresa. È successo a Derek  prima con Isaac (il famoso tumore disegnato sul muro) e poi con Izzie, è successo ad Amelia con la dottoressa Herman ed ora è il turno di Koracick con Catherine. Di per sé, non muoio dalla voglia di vedere la moglie di Richard rischiare la vita, soprattutto ora che Webber è già in una situazione precaria, però è bello ritrovare certe costanti andando avanti con le stagioni, ed è bello che il focus di questo show tornino ad essere anche i casi clinici. Meredith, Amelia, Alex, Koracick e tutti gli altri ci vengono dipinti come i migliori chirurghi al mondo quindi è giusto vederli affrontare sfide impossibili e fare il tifo perchè le vincano, a prescindere da chi sia il paziente, ma a maggior ragione perchè è un personaggio che conosciamo e con cui abbiamo a che fare da tempo. Grey’s è fatto anche di operazioni impossibili riuscite grazie alla bravura dei chirurghi coinvolti, di situazioni disperate risolte all’ultimo secondo, di persone ormai destinate a morire che riescono a farcela solo perchè dall’altra parte c’è la squadra del Grey-Sloan. Potrà non essere sempre realistico, è vero, ma fa parte di quello che ha reso questa serie ciò che è ed eliminare questo aspetto negli ultimi anni è stato un grosso errore. Come dicevo prima, è un medical drama quindi la parte sugli interventi è necessaria alle dinamiche dello show. Se volessi vedere solo gente che si strugge per amore, guarderei un teen drama, anche se ormai non li fa più nessuno, ma questo è un altro discorso

Da Catherine a Richard il passo è breve, quindi parliamo di un’altra costante dello show: le cicliche crisi esistenziali di Webber. Non fraintendetemi, la mia non è insensibilità, però è un dato di fatto che a distanza di intervalli di tempo più o meno brevi, Richard abbia una crisi personale, spesso e volentieri legata alla perdita di qualcuno a lui caro. Non capisco come mai gli autori abbiano questo accanimento verso di lui, ma Webber potrebbe fare a gara con Meredith in quanto a morti da piangere. C’è da dire che  questa cosa era nell’aria da un po’, tra la scomparsa di Ollie e Catherine che non è quasi mai a casa. Eppure non ha fatto meno male. Vederlo distruggere il bar con una violenza e una furia che sicuramente non gli appartengono, ha fatto male. Male da morire. Ogni colpo sferrato contro quelle bottiglie era un colpo contro la vita che si è accanita e continua ad accanirsi su di lui. Lo abbiamo visto crollare tante volte e ricadere nel tunnel dell’alcolismo, ma questa volta è diverso. Per assurdo, questa volta nemmeno la vodka è un veleno abbastanza forte da anestetizzare il dolore. Richard sceglie di non cedere al suo solito vizio, probabilmente anche per rispetto alla sua amica che è appena morta, ma non riesce a trattenere la rabbia che si porta dentro da tempo. Webber, come tutti noi, vive la morte delle persone a lui care come un’ingiustizia ed è proprio questo sentimento ad animarlo mentre distrugge il bar che, in quel momento, per lui rappresenta la cosa più abominevole che possa esistere. Sinceramente non se, come mi suggeriva Tody nei commenti settimana scorsa, questo sia l’inizio della fine del personaggio di Richard Webber ma potrebbe davvero esserlo. Non perchè non si sia mai rialzato dalle sue crisi, anzi, ma perchè quando Grey’s comincia a minare un personaggio in maniera così profonda, non è mai una cosa buona e di solito si associa ad un’uscita di scena, bella o brutta che sia. Pensateci e vi accorgerete che nessuno, e dico nessuno, se n’è andato senza aver prima affrontato un profondo periodo di crisi personale. Mi auguro che non sia così ma forse è meglio iniziare a prepararsi al peggio anche se quindici stagioni dovrebbero avermi fatto capire che non saremo mai pronti a quello che questa serie ci riserva.

Abbandoniamo Richard e Catherine per andare a parlare dei rispettivi figli che tanto meglio non stanno. Onestamente devo dire che ho trascorso l’episodio in bilico tra lo sconcerto e la perplessità perchè non credo di aver mai sentito una tale quantità di insensatezza in un solo discorso. E, credetemi, ho visto e amato tutte e sette le stagioni di Pretty Little Liars, quindi la mia soglia di sopportazione dell’insensato è molto, molto alta. Ho più domande che risposte su Maggie e Jackson per cui proverò ad analizzarli separatamente, ma non garantisco che ne venga fuori qualcosa di comprensibile.

Jackson è completamente andato alle cozze. Mi spiace essere così brutale, ma questa è la realtà dei fatti. La sua improvvisa fede in Dio lo ha così folgorato da avergli bruciato anche quei due neuroni funzionanti che aveva. In sostanza ha detto a Maggie di essere in lutto perchè l’unico ostacolo che lo divideva da April ora è svanito (tradotto: se Srah non fosse stata licenziata, ora i Japril starebbero insieme) ma che lui la ama e vuole stare con lei. Questo discorso è pura follia. Jackson se n’è andato a fotografare alberi, è tornato, ha capito di non riuscire a parlare con Maggie e che non sa nulla dei suoi sentimenti, ma la ama. Esattamente cosa ama di lei? I capelli ricci? Gli occhi scuri? Gli sproloqui sulla cardiochirurgia? Cosa ama di lei se non la conosce come persona? Io davvero non ci arrivo. L’amore è soprattutto conoscenza. Per amare una persona devi viverla, devi trascorrere del tempo con lei, devi conoscerla e capirla, devi vivere con lei momenti belli e brutti, riuscendo a superarli senza mandare alle ortiche il rapporto. Se ,manca questo, semplicemente non è amore. Maggie ha fatto bene ad andarsene perchè Jackson non è stato onesto con se stesso e, di conseguenza, con lei. Il ragazzo ha bisogno di fare un po’ di chiarezza dentro di sé, senza distruggere chi gli sta in torno durante questo suo processo di presa di coscienza

Maggie, per contro, ha avuto una reazione assolutamente giustificata a tutta la situazione. Il problema con lei, però, sta a monte. C’è un momento della conversazione in cui lei ammette che non ha mai creduto che lei e Jackson sarebbero durati e che credeva che sarebbe stata lei a mandare tutto all’aria. Ora, io mi chiedo, cosa porti avanti a fare un rapporto se non credi che possa essere per sempre? Ovviamente non vivo nel mondo delle favole e so benissimo che le persone si lasciano, però credo fermamente che mandare avanti una storia se in quel momento non si crede che possa essere per sempre, non abbia alcun senso. Per costruire qualcosa ci vogliono impegno, sicurezza e coraggio. Tutte cose che vengono automaticamente a mancare se in quel rapporto non ci si crede al cento per cento. Sarà una visione estrema che non tiene conto di mille sfaccettature e variabili, ma alla fine la sostanza delle cose è questa. Le insicurezze di Maggie sono più che comprensibili e il suo rendersi conto di essere emotivamente immatura dimostra una grande lucidità e una grande consapevolezza, ma non basta. La Pierce capisce questa cosa e non resta con Jackson ma decide di scappare perchè non è in grado di reggere la situazione. Dopo quello che lui le aveva detto, è normale che se ne sia andata, ma resta il fatto che nessuno dei due sia stato in grado di affrontare i propri problemi insieme all’altro. E allora arriviamo alla stessa conclusione di poco fa: se non si è in grado di stare insieme nei momenti difficili, è inutile farlo in quello semplici. Un rapporto con queste premesse è già spacciato.

Ben, direi che anche per questa settimana è tutto. Io vi do appuntamento alla prossima con il finale di metà stagione, sempre perchè in casa ABC 8 è circa la metà di 24.

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2 thoughts on “Recensione | Grey’s Anatomy 15×07 “Anybody Have a Map?”

  1. Onestamente tutta la parte su Jakson Maggie si poteva tranquillamente saltare ma sono un fan japril, e quando parla del cattivo tempismo l’avrei lapidato, tale era il non senso. Ho avuto l’impressione del riempipista. Su Webber cercano di dissimulare con la malattia della moglie ma l’impressione netta è che per un verso o per un altro indichino una strada parallela alle condizioni cardiologiche della Bailey per i tenere i fan sulle spine. Però il tentativo di ritorno alle origini è evidente, mescolando le carte ad ogni piè sospinto su tutti gli intrecci, ci voleva un po’ di sale.

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    • Io non sono mai stata fan Japril eppure l’ho trovato comunque senza senso. Anzi, l’ho trovato senza senso dal punto di vista della storyline e irrispettoso verso i fan dal punto di vista della sceneggiatura. Voi avete deciso di licenziare Sarah per cui queste lacrime di coccodrillo sui Japril sono proprio ipocrite. Dovevano trovare un modo per farli mollare, perchè le coppie felici non mandano avanti gli show, e hanno trovato quello peggiore possibile, come al solito del resto.
      Su Webber non so, magari andrà semplicemente in pensione a fine stagione senza che la sua salute venga compromessa.
      Il ritorno alle origini è palese e infatti la stagione sta funzionando molto meglio rispetto a quella precedente. Ha riacquistato un minimo di profondità anche se siamo lontanissimo dai bei tempi.

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