A Discovery Of Witches/Telefilm

Recensione | A Discovery of Witches 1×08 “Episode 8” – Season Finale

Witches,
A Discovery of Witches è terminato, ma non dobbiamo disperarci perchè Sky One ha ordinato ben altre due stagioni e quindi, probabilmente, l’intera saga della Harkess, All Souls Trilogy, verrà trasportata sul piccolo schermo. Una bella notizia non solo per i fan della saga cartacea, che avranno seguito con occhio critico la realizzazione della loro trilogia preferita, ma anche per chi si è da poco avvicinato ed ha scoperto di nuovo il fascino dei vampiri, ma in generale del sovrannaturale.

Once the world was full of wonders, but it belongs to humans now. We creatures have all but disappeared – demons, vampires and witches – hiding in plain sight, fearful of discovery, ill at ease, even with each other. But, as my father used to say, in every ending there is a new beginning.

Nonostante siano forse troppo i difetti accumulati per una serie targata Sky, la notizia del rinnovo mi ha rincuorata per vari motivi. Primo fra tutti la curiosità di veder realizzata una serie diversa, che forse mischia tanti generi già visti, ma mai tutti insieme. Secondo motivo, proprio il ritorno delle streghe, dei vampiri e dei demoni; oramai siamo principalmente sommersi da zombie e varie creature non ben identificate, dalle fattezze oltremodo mostruose e di vampiri vecchio stampo o streghe col pentolone fumoso non ce n’erano quasi più. Mi piace l’idea che qualcosa lontano da The vampire diares o Charmed (l’originale, non il reboot), e allo stesso tempo simile, persista sui nostri schermi. È come se fosse una novità “nostalgica“.

Diana, dopo l’attacco di Juliette, offre il suo sangue a Matthew per salvarlo. Nel frattempo la Congregazione cerca di allontanare Baldwin.
Tutto è pronto affinchè Diana e Matthew si rifugiano nel 1590, ma Knox, Satu e Gerbert irrompono nella loro casa a Madison...

Conclusioni:

Questa ultima recensione sarà un po’ ricapitolativa e procederò anche per punti. Ma prima, brevemente, commenterò l’ultimo episodio. Forse fra quelli più riusciti perchè ha ben alternato l’azione con la spiegazione. Il passaggio da una scena all’altra ha avuto un’evoluzione ed ha collegato, per la prima volta, bene il tutto, tanto da non risultare determinate azioni dei protagonisti buttate lì a caso. Un po’ frettoloso, ma le emozioni sono state dosate bene. Certo la scena finale è… meh, una caduta di stile, un cliffhanger non richiesto, ma a quanto pare non ce l’hanno fatta a chiudere dignitosamente il cerchio.

Partirò con quello che proprio non ha funzionato dall’inizio alla fine di questa primissima stagione.

  • Montaggio: un episodio, per giunta breve deve avere un buon equilibrio. ADOW si sviluppa in diverse location, Oxford, principalmente la biblioteca, ma passa anche tra la casa di Diana e Matthew e il laboratorio di quest’ultimo, senza contare la casa di Gillian, Venezia, la casa di Gerbert e la Congregazione, la Francia con Sept-Tours, la casa di Hamish, del figlio di Agatha, il castello abbandonato tra le montagne di Gerbert, la chiesa veneziana… insomma troppi luoghi, troppi salti di scena, troppi cambi. Una delle regole base della trasposizione di un romanzo sullo schermo è quella di accorpare più scene in un’unica location, non solo per risparmiare, ma per dare un senso di continuità all’episodio stesso. Prendiamo ad esempio questa ottava puntata. Gerbert si reca nella biblioteca delle streghe della Congregazione per parlare con un Knox che ha perso da un paio di episodi la sua spavalderia, per mostrargli le sue intenzioni di creare un’alleanza per destituire dal suo ruolo Baldwin; aggiunta arbitraria degli autori che poi non porta da nessuna parte. Successivamente sono ai piedi di un camino a parlare del passato dei De Clermont. Ora, sarò pignola io, ma il tutto poteva essere ben eseguito in un’unica scena, senza grossi cambi. L’ho trovato acerbo questo montaggio, frettoloso ed eccessivamente ricco per un episodio che a malapena dura 40 minuti. Anche il finale ha risentito di questo trattamento. Juliette, di cui sappiamo veramente poco, un personaggio per nulla definito nella serie, viene fatta fuori in pochissimi minuti, con un pathos pari a 0 proprio io per la mancanza di un contesto in cui inserire la rabbia-gelosia della vampira, ex tira piedi di Gerbert, e la remissività di Matthew che si lascia tranquillamente colpire a morte da lei. Ma qualche informazione in più sul loro passato oltre che un flashback lampo episodi fa, no, eh? Dopo il volo di Juliette assistiamo a Diana che lo salva e poco dopo è letteralmente pimpante tra le mura di casa. Così facendo si perde anche la drammaticità del momento che non può essere solo affidata a due battute di Goode, preoccupato ai piedi del letto di Diana, e alla Palmer, perfetta nei panni da strega.

  • Spiegazioni/Contestualizzazioni: un’altra grande pecca, ma questa volta della sceneggiatura, è stata quella di essere talmente affrettati da risultare approssimativi nelle spiegazioni. Stavo riflettendo che sono all’incirca tre episodi che si parla dei Cavalieri di Lazzaro e solo all’ottavo ci hanno chiaramente detto cosa rappresentano. Non un cenno prima, un indizio. Il chiarimento non deve arrivare tutto in una volta, se no si perde totalmente il mistero. Esempio, dopo le prime puntate l’Ashmole ce lo siamo quasi dimenticato, poi Diana ritrova nella sua casa di infanzia le famose pagine strappate che aveva notato e annotato quando ha avuto tra le mani il libro della vita e della morte. Ho dovuto spremere completamente le mie sinapsi per non trovare il dettaglio pagine streppate superfluo e ricordarmi che ne avevamo già parlato. Spesso è mancata la continuità tra le azioni e di conseguenza una spiegazione valida a queste. Diana passa dalla diffidenza all’innamoramento più totale per Matthew nell’arco di due puntate. Non solo non è realistico neppure in una serie sovrannaturale, ma fa quasi credere che manchi un tassello, come se avessimo saltato l’episodio decisivo, la svolta. E invece spesso tutto è semplicemente buttato così. Logico che il punto 1 e 2 vanno di pari passo ed essendo entrambi inadeguati ad una serie che reputo di un certo livello, la resa è stata mediocre. Senza contare che sia Matthew che Diana hanno alle spalle un passato che conosciamo a stento; non basta la visione sui genitori di Diana per tenerci buoni, a mala pena negli episodi precedenti se ne parla e poi nel settimo abbiamo tutte le rivelazioni insieme! E l’incapacità dei vampiri di procreare? È mancata, come già detto la caratterizzazione dei personaggi cardine. La serie alla fine sarà risultata più lineare per chi ha letto i romanzi, ma gli altri?

I can’t do this. I don’t want to. You think I did? But Philippe wanted to keep The Congregation and the Knights separate. So he made me promise him that the brotherhood would never be run by Baldwin. And I’m asking you to do the same.

  • Effetti speciali: qualcosa non mi torna, se la fotografia è oltremodo stupenda, e forse questo è da imputare ai paesaggi gallesi sfruttati per la serie, la CGI è imbarazzante. Non dimentichiamoci mai una Diana appesa a testa in giù da Satu o che tenta di volare come se appunto ci fossero delle imbracature che la tirano su. Ci sono state scene che richiedevano grande precisione e questa non c’è stata, altre invece nella loro semplicità sono risultate convincenti come la stessa Diana che usa il fuoco delle Streghe. Forse poca preparazione dietro.
  • Teresa Palmer: le dedico un punto a parte perchè c’è qualcosa su cui discutere. È bella, è brava, ma non è la Diana Bishop dei libri. A me che lei non sia mai stata riluttante nei confronti della magia non va per niente giù. Ho sempre affermato che sono a favore dei cambiamenti nelle trasposizioni, cerco di comprenderle, ma se qualcosa funziona sulla carta non deve essere eccessivamente modificata. Siamo onesti, Elena Gilbert nei romanzi non era tutta questa simpatia, nella serie ha ottenuto molti consensi. Diana invece non doveva essere interpretata completamente così.
    Mi ha dato l’idea di una ragazzina, nemmeno una studiosa di alchimia, impacciata, curiosa, troppo informata sull’essere una strega che è caduta facilmente tra le braccia di un bel vampiro. Qualcosa mi disturba, anche perchè gli anni di Elena Gilbert e Bella Swan li ho passati da parecchio e infatti proprio l’atteggiamento maturo di Diana mi aveva colpita. La Palmer risulta troppo giovane nel ruolo della studiosa, ma convincente in quello dell’innamorata e della strega consapevole. È mancata un’evoluzione e secondo me anche la comprensione del romanzo vero e proprio.

  • Mancanza di genere: ADOW non può essere bollato, non fa parte di nessuna categoria precisa. È una serie tv fantasy, ma non solo sui vampiri e neppure solamente sulle streghe; non è teen, ma nemmeno adult, a tratti è romantica, ma non disprezza alcune scene horror. Non avere un genere è un male, perchè succede che se si scende troppo nel romance è facile gridare a Twilight e quando si prende una strada differente, più seria, ci si perde, creando confusione nel pubblico. La storia romantica c’è, anche se non abbiamo ben capito come sia scoppiato l’amore, ma il background di ADOF è pregno di mistero e pericoli, che non sono stati fatti emergere del tutto. Deve meglio definirsi, creare una scia di misteri che porteranno allo svelamento, insinuare il dubbio in chi guarda, stupire al momento giusto.

Se ho stroncato la serie più per gli aspetti tecnici, devo dire che a sentimenti e recitazione è andata decisamente meglio:

  • Cast: scelte opinabili a parte, come Ysabeau che bene o male può funzionare con un Matthew Goode sulla soglia dei quaranta al suo fianco, quel che colpisce è la bravura della maggior parte di loro e anche di chi ha avuto un paio di scene e non è neppure riuscito a presentarsi adeguatamente come Miriam e Marcus. Matthew Goode è stato la crema pasticcera e la ciliegina sulla torta. Che fosse bravo lo sapevamo già dalla sua folta filmografia, che fosse perfetto per essere Matthew de Clermont lo abbiamo da poco scoperto. Scelta azzeccata come narratore e carta vincente rendere lui più protagonista di Diana stessa, narratrice indiscussa nei romanzi. Funziona perchè Goode prima di tutto ha una compostezza e un’eleganza che ben si combina col suo personaggio e inoltre il suo punto di vista ha dato una svolta alla serie, rendendola meno standardizzata. A volte anche Goode ha avuto i suoi momenti “no” e la CGI non ha risparmiato nemmeno lui (la corsetta nella prateria vi dice nulla?), ma nei panni del vampiro pericoloso è stato impeccabile, dalla sniffata alla felpa alla giocosa caccia nel bosco con Diana, senza contare le minacce a Domenico e Gillian. Soprattutto Goode e Palmer erano perfetti insieme. Se separati Teresa risultava più debole e abbastanza spaesata nelle sue scene, insieme hanno fatto scintille anche al di fuori del letto. Una chimica ottima, una sintonia visibile anche nei gesti. Ed è per questo che ho perdonato la mancanza di connessione tra avvicinamento e innamoramento, perchè loro si fanno amare e basta.

  • L’amore: ed è stata questa l’arma vincente di ADOW, il sentimento visibile dei protagonisti. Credo di aver apprezzato tutte le scene che li ha riguardati e che siano state queste a spronarmi a continuare. Se ci soffermiamo a pensare un attimo, si capisce che è un amore incondizionato, ma solido. Questo sentimento però è percepibile anche sotto altre sfumature come l’amicizia tra Hamish e Matthew. Sono insieme protagonisti di pochissime scene, ma queste ci hanno permesso di vedere un vampiro diverso dagli altri e il suo rapporto con un amico di vecchia data che si preoccupa sinceramente per lui. Anche Ysabeau e le zie di Diana riescono, nel poco tempo avuto a disposizione, a mostrare il loro affetto per i proprio figli e per chi amano e infatti la scena della cena a Madison con a tavola membri di ogni razza è stato un bellissimo momento che voleva creare con i suoi toni caldi e spensierati, nonostante l’imminente pericolo, un forte contrasto con l’altra riunione sovrannaturale della Congregazione, dai toni decisamente più freddi.

  • Magia: è più nominata che praticata, ma quando c’è mi ha affascinata. Streghe, antiche divinità e miti, misteri sulla creazione ed origine, viaggi nel tempo, quanto ancora nasconde A Discovery of Witches?

La serie non la boccio, anzi la promuovo con un 7, ma deve studiare e applicarsi di più, perchè ha introdotto tanti temi, ma ne ha sviluppati pochissimi. Di serie con questo potenziale magico ne abbiamo ancora bisogno!

Ci vediamo nel 1590!

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