Skam Italia/Telefilm

Recensione | Skam Italia 2×04 “Trattenere il respiro”

Puntatona, ragazzi. Finalmente entriamo nel vivo della storia d’amore tra Martino e Niccolò, che non sarà semplice ma sicuramente ci saprà coinvolgere tantissimo emotivamente.

L’episodio inizia con un Martino un po’ incerto, che vorrebbe continuare quello che era stato interrotto tra lui e Niccolò alla festa, ma non riceve risposta da lui all’inizio. Nella prima clip, è interessante la ricomparsa del padre, con cui Martino ha un atteggiamento di totale chiusura, molto comprensibilmente visto che, da quello che si è visto, l’uomo non ha esitato ad andarsene di casa, anche se ora sta cercando di riallacciare i rapporti con il figlio. Mi ha resa felice anche il messaggio che Martino manda a Filippo, invitandolo a uscire – è significativo che si fidi già abbastanza da rivolgersi a lui quando ha dubbi sul suo rapporto con Niccolò. Filippo sarà un amico e un sostegno importante per lui, e come sempre mi fa molto ridere con le sue battute.

Un tanto atteso segnale da Niccolò arriva lunedì, a scuola, quando lo invita ad andare alla festa di Halloween con lui. Peccato che Emma e Maddalena si aggiungano – la delusione di Martino alla notizia è percepibile, e infatti Sana l’ha notato subito. Sono molto contenta di vedere evolversi anche il rapporto tra lei e Martino, che parlano di cose molto serie, come questo confronto su religione e scienza che ci è stato mostrato – non sono d’accordo con Sana quando dice che l’omosessualità è un vicolo cieco per la genetica, ma il suo discorso aveva senso in risposta a quello che le ha fatto presente Martino, che non è stato delicatissimo nel farle domande sulla sua religione. Come avevo già detto, entrambi trarranno lezioni preziose da questa amicizia – e non solo su personaggi femminili storici importanti, che comunque non può far male a Martino (Sana è la femminista di cui ogni scuola superiore ha bisogno).

Ma parliamo subito della parte più importante dell’episodio, ovvero, come sempre, l’ultima sequenza. Quando sono al bar con le rispettive ragazze, l’atmosfera è di disagio evidente, con Niccolò e Martino che non dissimulano di certo il loro disinteresse, e Niccolò che non nasconde l’insofferenza verso Maddalena – per cui un po’ mi è dispiaciuto, perché non si meritava un trattamento del genere. Ad ogni modo, appena hanno una scusa i due se ne vanno, e ancora una volta vorrei sottolineare quanto è bella la fotografia di questa serie: la scena dei due ragazzi in bicicletta con San Pietro illuminata in sottofondo è molto suggestiva. Se vogliamo, possiamo anche leggerci dietro un messaggio potente, visto che si tratta di una coppia omosessuale che si sta liberando delle costrizioni sociali, mentre sullo sfondo vi è il simbolo della chiesa cattolica per eccellenza.

Quello che Niccolò considera un gesto romantico è anche un po’ folle, visto che porta Martino in una piscina, ma per arrivarci di nascosto devono attraversare un – deposito? Garage? Magazzino? Non ho ben capito cosa fosse – che pareva perfetto per ambientarci un film horror, come gli fa notare giustamente Martino. Comunque i loro finti battibecchi con tanto di insulti (apprezzatissimo il “ma sei deficiente?”, adorabile) sono la tenerezza e aggiungono quel tocco di italianità che mi piace tanto di questo telefilm – solo noi italiani siamo capaci di insultarci così amorevolmente. Questo scambio di prese in giro continua anche quando sono in acqua, il tono rimane sempre molto flirty, e gli sviluppi della scena sono prevedibili. Tutto di questo loro primo bacio – sott’acqua, come nei migliori film d’amore, niente di meno – è perfetto, le scene sono girate veramente bene, la fotografia ancora una volta lascia a bocca aperta, la colonna sonora comunica tutte le sensazioni giuste. Rocco e Federico hanno una chimica che funziona moltissimo, e gli sguardi che si scambiano prima di ricominciare a baciarsi fuori dall’acqua sono così intensi che mi sono sentita quasi un’intrusa nel guardarli. Il tocco comico del personaggio del custode Renato è quasi geniale – “ma non era sordomuto?” “che cazzo ne so, non ci vengo da dieci anni” è uno scambio di battute spassoso, così come lo è lui che li chiama “zozzi” e gli urla dietro, ancora una volta mettendo in mostra l’italian culture at its finest.

Da fan sfegatata di Skam originale, avevo delle aspettative molto alte e temevo di essere delusa dall’adattamento italiano di Isak ed Even. E invece non solo ho adorato questa puntata, ma apprezzo sempre di più Martino e Niccolò separatamente dalle loro controparti norvegesi, con cui, certo, condividono le linee principali della trama, ma da cui sono diversi al punto giusto, riuscendo a tenermi, ancora una volta, incollata allo schermo.

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. Ed infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

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