Telefilm/The Walking Dead

Recensione | The Walking Dead 9×03 “Warning signs”

C’è questa canzone di Kylie Minogue, con cui sono in fissa da mesi, che fa “Should have seen the warning signs, now we’re running out of time, kinda wanna cross the line”, e che, per quanto strano possa sembrare (essendo un pezzo pop spensierato e tutto), è quanto mai adatta a fare da commento musicale a questo episodio.

Procedendo cronologicamente a ritroso, sul muro della casa che fu abitata dal gruppo di Oceanside campeggia proprio la scritta “ultimo avvertimento”.

È lì che i Salvatori hanno ucciso tutti gli uomini (bambini compresi) ed è lì che le donne sopravvissute li hanno vendicati, uccidendo a loro volta gli assassini. Fin qui, direi, tutto – se non giusto – regolare: non è infatti la prima volta che vediamo qualcuno vendicarsi di qualcun altro. Particolarità, in questo caso, è che tale evento prende le mosse dall’esecuzione di Gregory e, ad insaputa delle sue artefici, ha messo un moto una reazione uguale e contraria di notevoli proporzioni. Come a dire che tirare un sasso in acqua provochi, più che delle increspature, un vero e proprio tsunami.

Le sopravvissute di Oceanside, infatti, traendo legittimazione dalla condanna a morte del precedente capo di Hilltop ad opera di Maggie, hanno deciso che fosse giusto anche per loro “fare giustizia”. E Maggie, per sua stessa ammissione, riconosce a sua volta con Daryl che se lei ha, in qualche modo, mostrato loro la via, è vero anche il contrario: Oceanside le ha fatto capire (o forse lo sapeva già, l’aveva sopito solo per quieto vivere) di avere tutto il diritto di chiudere definitivamente la sua “questione in sospeso”: uccidere Negan. Sappiamo già dal finale della scorsa stagione che in effetti, per lei, non sarebbe finita fino a che l’assassino di suo marito non fosse morto a sua volta. E la stessa morte di Arat, con quella frase pronunciata in entrambe le occasioni, deve aver risvegliato (ma si erano mai sopiti?) ricordi terribili.

Prendendo questa decisone, Maggie (e Daryl con lei) devia definitivamente dalla visione di Rick, per il quale adesso “ogni vita conta” (il mondo già dominio dei morti, a che pro aggiungerne altri?). Anche quella dei Salvatori. Lui stesso confessa a Carol di combattere col desiderio di uccidere Negan (o col rimpianto di non averlo fatto quando ne aveva avuto l’occasione) ma, in accordo col suo nuovo modo di vedere, adesso così stanno le cose. Negan vive.

E in Daryl Maggie ha trovato un solido alleato. Anche lui è arrabbiato per il fatto che le persone che Rick si sta tanto prodigando per far sì che abbiano un futuro (da salvatori a… salvati) abbiano rubato quello stesso futuro a chi se lo sarebbe meritato ben più di loro.

Così, per tornare alla canzone di Kylie Minogue, i segnali di avvertimento che quello di Rick fosse un equilibrio precario c’erano tutti, ma il leader di Alexandria ha (deliberatamente o ingenuamente) scelto di non vederli. Perché era ovvio che vittime e carnefici non potessero coesistere, e soprattutto a così breve distanza dalle morti ricordate da Daryl. Il gruppo, così affiatato, si sta pian piano sfaldando. E non perché le comunità sono geograficamente separate (mera questione logistica, quindi), ma perché al suo interno stanno prendendo corpo visioni contrapposte, distinte e, per forza di cose, distanti. Così, Rick e Carol la vedono allo stesso modo, in maniera opposta a loro Daryl e Maggie. Oceanside, al contrario, sembrerebbe aver chiuso le proprie questioni in sospeso (anche se è probabile che, per affinità di vedute, si schierino con Hilltop), e anche all’interno dei Salvatori si sono sviluppate due filosofie: pro e contro l’integrazione. In effetti, quelli contro hanno già preso baracca e burattini e tanti saluti (resta da vedere come si comporteranno gli altri al Santuario). In tutto questo deve aggiungersi poi la minaccia (che i nostri ancora ignorano) dei Sussurratori.

Insomma, c’è parecchia carne al fuoco. Quel che è peggio, è che mancano appena due episodi prima che Rick ci molli per sempre. Mi domando in che modo ciò sposterà gli equilibri del potere.


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2 thoughts on “Recensione | The Walking Dead 9×03 “Warning signs”

  1. non è proprio ieri che glenn e abe so morti,il salto temporale è di diciotto mesi,un anno e mezzo ,dalla fine dell’ottava stagione,quindi un po’ è un controsenso che maggie e daryl agiscano solo ora….e agiscono pure male, #teamRick always and forevahh anche quando ha torto.

    a detta di the spoiling dead fans su facebook,rick potrebbe NON morire…io so mesi che dico che è una trollata xD ….grand touring operation,ehm,grande operazione di marketing,in ogni caso chi ha mollato e chi voleva mollare tornerà per vedere se rick muore e ascolti booom. ma si renderanno conto che senza rick la serie perde metà potenziale se non di piu’ ? e lo dico io che difendo twd manco fosse un mio prolungamento corporeo….

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    • 18 mesi? Beh, dai, è l’altro ieri! Faccio il confronto con la pratica forense che ha la stessa durata, mi pare ieri che ho fatto il colloquio con gli avvocati per chiedere se mi potevano prendere, e sto dicembre ho l’esame. Sti 18 mesi sono sembrati tipo tre quarti d’ora!

      Boh, secondo me ha più che senso perché magari Maggie ha dato priorità alla gravidanza e comunque hanno deciso di seguire Rick. Poi vabbè, da come è finita l’ottava stagione sembrava quasi che dovessero sgozzare Negan nel giro di trenta secondi. Insomma, la decisione presa ieri l’ho trovata plausibile (se, in effetti, consideriamo che è stata Oceanside a mettere la pulce nell’orecchio: ci può stare che fino a quel momento i propositi vendicativi fossero stati messi, per mille ragioni, in pausa)

      Se non morisse Rick sarebbe il top. Magari c’è un cassonetto in cui nascondersi, da qualche parte, e rispunta fuori con un bel TA-DAAAAAH!

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