Parliamone/Telefilm

Parliamone | Perché dovete assolutamente vedere Better Call Saul

L’altra sera si è conclusa la quarta stagione di questa bellissima serie TV,  di cui pochissimi parlano. E’ con questo “Parliamone” che tenterò di convincervi a guardare questa perla del piccolo schermo. Per chi ha visto la serie, potete anche leggere la parte spoiler a fine articolo!

Su Better Call Saul ho sentito di tutto e di più: “Capolavoro”, “Noiosa”, “Lenta”, ma soprattutto il famigerato “Non all’altezza di Breaking Bad“. Sì, perché Better Call Saul ha sulle spalle uno grandissimo fardello: si tratta dello spin-off di Breaking Bad, una delle serie più apprezzate di sempre e probabilmente la migliore degli ultimi dieci anni. Breaking Bad è stato un vero e proprio capolavoro: regia, trama, personaggi… tutto perfetto. Sono quindi riusciti a creare un prodotto altrettanto riuscito? Better Call Saul è all’altezza di Breaking Bad? Secondo me, sì. Ma in modo anticonvenzionale. La prima serie  poggiava principalmente su una storia originale, ma soprattutto adrenalinica (tanti i colpi di scena e momenti “OH MY GOD!!”), e sulla qualità di scrittura dei personaggi. Era quindi un thriller, un crime profondo ed estremamente coinvolgente. Inaspettatamente, Better Call Saul ha un’impostazione diversa. Si tratta più che altro di un drama con sfumature thriller ed è dedicato ad uno dei comprimari più amati di Breaking Bad: l’avvocato Saul Goodman, interpretato da Bob Odenkirk. Better Call Saul è quindi la storia di questo personaggio, che, nella serie originale, appariva semplicemente come un buffonesco e moralmente discutibile avvocato con tanta parlantina, e della sua evoluzione (anche se sarebbe più corretto parlare di involuzione). La narrazione si sposta a sei anni prima dell’inizio di Breaking Bad: Jimmy McGill (questo è il vero nome del nostro protagonista) cerca di affermarsi come avvocato, tra delusioni personali ed esperienze che lo cambieranno nel profondo. In un certo senso il percorso di Jimmy ricorda quello di Walter White. Entrambi si sentono sacrificati, ingiustamente messi in un angolo del mondo. Il desiderio di emergere ad ogni costo li accomuna. Lo spettatore si affeziona presto a Jimmy. Sì, perché il nostro avvocato non era affatto una cattiva persona. Aveva buon cuore, ma un animo truffaldino che spesso lo portava a scontrarsi con suo fratello maggiore Chuck. Ecco, Chuck, una delle new entry della serie, rappresenta un tassello fondamentale per la trasformazione di Jimmy in Saul. Chuck è un bravissimo avvocato, di grande fama. Un vero e proprio gigante della legge, che spesso mette in ombra Jimmy, considerandolo un avvocato da quattro soldi, che riesce a cavarsela solo perché, cito, “ci sa fare con le persone”. Jimmy è amato da tutti proprio per questo: sa ascoltare la gente, sa confortarle, farle divertire, convincerle a fidarsi di lui. A volte con buone intenzioni, ma, con il proseguire delle stagioni, sempre più per puro interesse personale.

Poi c’è Kim. Ecco, lei è la mia preferita. Kim Wexler è la compagna di Jimmy. Fedelissima, paziente, ma allo stesso tempo una donna forte e tenace (bellissima la sua frase “You don’t save me, I save me”). Anch’essa brillante avvocato, Kim è innamorata di Jimmy, ma spesso non ne condivide i comportamenti. Adoro il loro rapporto perché è estremamente vero, realistico. Si percepisce alla perfezione l’affetto che provano l’uno per l’altro, che è inevitabilmente ostacolato da Jimmy e dalle sue continue bravate. Kim rappresenta una sorta di bussola morale per Jimmy. Ma per quanto ancora? Insomma, la donna in Breaking Bad non si vede. Le succederà qualcosa di brutto o semplicemente si lasceranno? Non si sa ancora, ma una cosa è certa. Kim è una presenza importantissima nel percorso di Jimmy.

Ciò che più apprezzo di questo show, è la perfetta caratterizzazione dei personaggi. Sembra di assistere a situazioni reali, quotidiane. Le vicende di Jimmy McGill sono più comuni di quelle di Walter White, più vicine allo spettatore. Manca spesso l’epicità di Breaking Bad e per molti questo è un male. Per me, non è né un bene né un male, sono semplicemente due stili narrativi differenti. Gli autori ci mostrano la caduta morale di due uomini diversi (seppur, come già detto, anche un po’ simili), quindi essa è raccontata in modo diverso. In questa serie, le vicende proseguono spesso un po’ lente. Non è forse così la vita reale? Certo, non a tutti potrà piacere questo stile, anche perché ci si è chiesto se gli autori non cerchino solo di allungare il brodo. Questo non lo posso sapere, ma se per caso è quella la loro intenzione, lo stanno facendo maledettamente bene! Nonostante preferisca Breaking Bad, in quanto ha letteralmente aperto le porte al mio amore per la serialità, considero Better Call Saul una serie più delicata, intimista, a tratti commovente. Ci si immedesima in Jimmy: si gioisce e si soffre con lui, come con una persona vera. Partecipiamo al suo declino morale, sempre più comune nelle serie TV odierne, a scapito dell’evoluzione positiva dei personaggi.

Ma la storia di questa serie non riguarda solo Saul Goodman. Un altro personaggio dal mondo di Breaking Bad viene approfondito: si tratta di Mike Ehrmantraut, il sicario di Gustavo Fring nella serie madre. Mike era amatissimo perché era un vero e proprio badass, che però sotto sotto nascondeva un cuore, sensibile soprattutto alla sofferenza dei più deboli. Qui ne viene approfondita la storia dal punto di vista psicologico. Capiamo che cosa ha reso Mike così duro e apparentemente cinico. La sua storyline è molto interessante e prosegue in parallelo a quella di Jimmy, con cui comunque si troverà più volte ad avere a che fare (come già anticipato in Breaking Bad). Ovviamente ci sono altri personaggi altrettanto interessanti, ma essi non verranno rivelati per evitare spoiler.

Un altro elemento che rende Better Call Saul un vero e proprio gioiello del piccolo schermo è senz’altro la regia. Davvero, non ho mai visto inquadrature più azzeccate e intense in una serie televisiva. Vince Gilligan ha uno stile semplice e grandioso allo stesso tempo. E’ incredibile come riesca a cogliere l’essenza emotiva di ogni singolo personaggio. Infine menzione per le perfomance degli attori. Bob Odenkirk è a dir poco eccezionale, non vedevo da tempo un’interpretazione così sentita. Davvero, un attore magistrale, che ha saputo cogliere alla perfezione le sfumature di un personaggio più complesso di quanto possa apparire. Bravissima anche Rhea Seehorn nel ruolo di Kim Wexler e ovviamente menzione per un intenso Jonathan Banks, che ci ha fatto conoscere un nuovo lato di Mike. Infine, una buona notizia per i fan di Breaking Bad. Perché è vero che Better Call Saul è diversa dalla scena madre, ma i riferimenti ad essa ci sono… e sono anche parecchi! E soprattutto per nulla forzati. Ogni singolo richiamo, implicito o esplicito, è incastrato con precisione quasi maniacale e con una cura per i dettagli fuori dal comune. E’ come se gli autori volessero comunicare allo spettatore che alla fine, tutto torna, scorre. I destini si incrociano, gli eventi si ripetono. Jimmy McGill e Walter White appartengono allo stesso mondo, alla stessa Albuquerque fatta di delinquenza e crimine. Come se non bastasse, Vince Gilligan ha confermato che l’ultima stagione della serie sarà ambientata nel periodo post Breaking Bad!

E ora la parte  S P O I L E R

Ecco alcuni tra i  momenti più belli di queste quattro stagioni di Better Call Saul !

  Episodio 1×05: FIVE O . Si tratta di uno degli episodi migliori della serie ed è incentrato sul personaggio di Mike. Veniamo a sapere che Mike ha perso un figlio, Matty, anch’egli poliziotto come il padre. Matty aveva scoperto che alcuni suoi colleghi erano corrotti e per questo motivo era stato da loro ucciso. Attraverso un flashback, vediamo Mike uccidere i due assassini, in una sequenza molto intensa. Da segnalare anche il suo commovente discorso alla cognata (che purtroppo non ho potuto trovare su Youtube): in quel bellissimo monologo ascoltiamo un Mike devastato, come non lo avevamo mai visto prima. Straziato dalla morte del figlio, vulnerabile, debole. Grandissima performance di Jonathan Banks.

Episodio 3×08: SLIP . Un altro personaggio che ho amato moltissimo in Better Call Saul è Nacho Vargas, giovane corriere dei Salamanca. Nacho mi ricorda un po’ Jesse Pinkman. Un piccolo criminale al soldo di gente violenta e potente, un ragazzo probabilmente di buon cuore, ma che ha scelto una cattiva strada. Quando però il boss Hector Salamanca cerca di coinvolgere suo padre nei suoi traffici, Nacho tira fuori gli attributi, mettendo in atto un piano geniale quanto pericoloso. In una scena mozzafiato, in cui la suspence si taglia con il coltello, Nacho sostituisce le pillole per il cuore dell’anziano Salamanca con altre identiche, ma contenente solo ibuprofene. La spettacolare regia e l’espressività di Michael Mando hanno reso la scena di un’intensità pazzesca. Scopriamo quindi come Hector è finito nelle condizioni in cui lo vediamo in Breaking Bad: dopo aver ingerito le pillole, ha avuto un ictus ed è quindi stato proprio Nacho a procurarglielo. Insomma, tanto per cambiare, un altro personaggio bellissimo.

 Episodio 4×10: WINNER. Eccoci arrivati al finale di quest’ultima stagione. Nell’episodio prima, Jimmy non era riuscito a riottenere la propria licenza di avvocato, in quanto considerato “non sincero” durante il proprio discorso. Decide di riprovarci e questa volta parlando del suo defunto fratello Chuck. Le sue parole, così convincenti e toccanti, fanno commuovere la commissione, che gli concede la licenza. Anche Kim è commossa e va a complimentarsi con Jimmy. Ecco, però la scioccante verità che sconvolge la donna: tutto il discorso era una finzione, un semplice stratagemma per intenerire la commissione. Kim si sente ingannata, tradita. La sua espressione delusa vale più di mille parole e probabilmente questo evento segnerà la definitiva rottura tra i due. Infine, la battuta finale. Jimmy comunica a Kim di voler ricominciare ad esercitare, ma con un altro nome. Quando la donna gli chiede spiegazioni, Jimmy risponde “It’s all good, man!”. Un geniale gioco di parole che presenta il nuovo volto di Jimmy: Saul Goodman, l’avvocato dei criminali. Con quest’ultima mossa cinica e disonesta, Jimmy McGill è morto per far nascere Saul, futuro avvocato di Walter e Jesse in Breaking Bad.

E’ stato confermato che ci sarà anche una quinta stagione, perciò…correte tutti a guardare Better Call Saul!

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2 thoughts on “Parliamone | Perché dovete assolutamente vedere Better Call Saul

  1. Grande analisi! Centrato alla perfezione tutto! Anche a me secca sempre il fatto che quasi nessuno che io conosca sappia nulla di questa meravigliosa serie.

    Nota a margine: io mi sono molto affezionata a Nacho, proprio perché mi ricorda molto Jesse, anche se entro certi limiti. Si tratta infatti di un gangster navigato e molto sveglio (non lavori fianco a fianco con quelle teste calde dei Salamanca senza possedere un minimo di cervello), non un ragazzino tossico che ci si possa rigirare come si vuole. Ma comunque mi è sempre piaciuto anche il rapporto col padre e il fatto che, quando le cose si stavano per mettersi male per entrambi sia corso ai ripari, anche se le conseguenze…. non sono state quelle sperate. Chissà se arriverà vivo alla fine della serie? Io personalmente continuo a sperare che lui sarà il primo cliente noto dell'”estrattore”. Vana speranza sapendo come vanno solitamente le cose in questo universo, ma per ora… lasciatemi sognare.

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  2. Sono davvero contenta che tu abbia apprezzato l’articolo, grazie mille! Su Nacho ti do ragione. Nel senso, mi ha ricordato Pinkman in molte occasioni (ad esempio per il parallelismo “Jesse tenta di avvelenare Gus”, “Nacho avvelena Hector”), però sì è comunque un criminale, non quanto i Salamanca, ma neanche una vittima ai livelli di Jesse. Diciamo che la perfomance dell’attore ha contribuito a farmelo amare: per me Michael Mando è eccezionale!!

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