A Discovery Of Witches/Telefilm

Recensione | A Discovery of Witches 1×01 “Episode 1”

“Is it happening to you?”

“Yes.”

“Our blood. It’s reacting to something.”

Dal 14 Settembre 2018 i vampiri sono riapprodati sui nostri schermi grazie all’adattamento televisivo della famosa saga, All Souls Trilogy, della scrittrice e accademica statunitense Debora Harkness. Il primo libro (in Italia, Il libro della vita e della morte), da cui dipenderà la prima stagione, dà il nome all’intera serie trasmessa su Sky one, prodotta da Bad Wolf e Sky con Teresa Palmer (Warm Bodies), Matthew Goode (Downton Abbey, A single man) e tantissimi altri noti volti inglesi (se avete visto Sherlock della BBC ne riconoscerete un paio). Nel lontano 2011 la Warner Bros aveva pensato ad una serie di film, tutto rimasto nell’oblio fino a quando più recentemente il canale inglese Sky One non ha comprato i diritti dei libri.

Chiusa questa parentesi tecnica, immergiamoci completamente nel commento di questa nuova serie fantasy. Ammetto che il nome di questa saga, fino a qualche mese fa, mi era abbastanza sconosciuto. E per un’appassionata del genere che conosce sia le saghe che più hanno popolato le nostre librerie che quelle che arrivano ancora a fatica (si sa, in Italia il fantasy è considerato un genere per solo “ragazzi”), è stata una mia grande mancanza. Ma a mia discolpa posso dire che sono stata fuori dal giro vampiresco per un po’. Sto recuperando e subito mi sono immersa nella lettura del primo romanzo. Al momento non mi dilungherò in un approfondito commento-confronto, però posso dire che è stata una piacevole scoperta leggere di nuovo di questo mondo sovrannaturale con una mente, la mia, più adulta come la stessa protagonista. Ed è anche una ventata di freschezza uscire dai licei americani per “piantonare” (non letteralmente) qualche paletto, anche ad Oxford. Naturalmente il mio primissimo passo verso questa serie è stato grazie al bel faccino di Matthew, che seguo dai tempi del film con Mandy Moore, Amori in corsa (Chasing Liberty, 2004), fino al suo Antony Armstrong-Jones, in The Crown 2. Il connubio Matthew, attore britannico, e vampiro, mi hanno subito affascinata, per non parlare di una attenta prima lettura della sinossi della serie che mi ha subito riportata ai tempi in cui, una tranquilla sedicenne si inoltrava in questo mondo oscuro e pieno di creature misteriose.

Diana Bishop, discendente di una potente famiglia di streghe, storica e docente di Yale, è ad Oxford per alcuni studi di alchimia. Ci sarebbe persino la possibilità di ottenere una cattedra, ma determinati eventi misteriosi, come il ritrovamento di un antico libro e la conoscenza di un certo vampiro, la faranno avvicinare sempre più a quel mondo fatto di magia da cui prova ad allontanarsi da anni.

Commento:

Sono del parere che una trasposizione deve cogliere del romanzo l’essenza, lasciare dei dettagli o sviluppi importanti, ma poi giostrarsi gli elementi che ha a proprio vantaggio. A discovery of witches è raccontato in prima persona da Diana, perciò i pensieri di un Matthew o altri al di fuori della sfera visiva di Diana, ci sono celati. Per sfuggire a questo espediente narrativo, che nei romanzi ci fa vivere in prima persona gli eventi, ma sugli schermi, inserire un unico punto di vista, può essere eccessivamente vincolante, la serie televisiva deve offrire un punto di vista ampio e più occhi che osservano. Infatti nel primo episodio ne abbiamo quasi tre: Diana, un po’ della sua vita, le strane scoperte in libreria; Matthew, il vampiro professore di biochimica che cerca l’Ashmole 782 e Knox, lo stregone anche lui alla ricerca di questo antico scritto andato perduto o semplicemente introvabile ai più. Questi sarebbero i tre punti di vista focali. Forse, oserei dire, due o tre dettagli sono stati spiattellati troppo presto, d’altronde un episodio dura 44 minuti circa, potevano permettersi di farci brancolare nel buio. Lasciare quel classico alone di mistero che solo le storie con vampiri e compagnia bella sanno fare. Sappiamo subito che i vampiri non riescono più a generare loro simili dopo il tentativo disperato e fallito di Marcus, figlio di Matthew, privo della sua chioma bionda. Non è un dettaglio da poco, ma proprio un elemeneto fondamentale della storia, perciò perchè sbandierlo così invece di lasciare noi pubblico visibilmente perplesso e confuso? Sono proprio le scene con Goode al di fuori della visuale di Diana ad avermi convinto poco. Non per lui, ma perchè ritengo che sia davvero presto per mostrarcelo già nel suo laboratorio con la collega vampira Miriam a discutere del grave problema che affligge la loro razza.

Bastava un accenno, non l’intera spiegazione. Anche sulla resa di Diana ho qualche perplessità. Se la sua amicizia con Gillian servirà agli scopi della serie, al contempo hanno reso la ricercatrice, una strega ingenua, triste per i genitori e semplicemente annoiata dalla magia. È presto per giudicare severamente, davvero, ne prendo atto. Ma una cosa che mi ha colpito subito della Diana cartacea è stata la paura. Quell’istinto primordiale di fuggire dalla magia e sopravvivere al pericolo che essa porta con sè. Anche se è davvero difficile resisterle, soprattutto se la lavatrice non ne vuole sapere di funzionare. Nonostante ciò, gli occhioni azzurri della Palmer mi hanno colpita, al momento parlano più dei suoi gesti.

Once the world was full of wonders, but it belongs to humans now. We creatures have all but disappeared. Daemons, vampires and witches. Hiding in plain sight. Fearful of discovery. Ill at ease even with each other. 

Tuttavia, l’apertura e chiusura della serie sono state davvero ricche di pathos e ben studiate al momento del montaggio. L’inserimento della scena della canoa con Matthew che spia Diana dal ponte all’inizio, è quel tocco di genio di cui vi ho parlato prima. Prendere una scena iconica e metterla al posto giusto. Il tutto arricchito dalle prime parole del romanzo e dai pensieri dallo stesso vampiro inglese che avrà il grande onore di aprirci fin da subito la sua mente, contrariamente al libro. Sul finale invece abbiamo l’altra faccia del vampiro, quella pericolosa, che per tutta la puntata quasi avevamo dimenticato tra un’inquadratura e l’altra di Matthew, così composto ed elegante. D’altronde eravamo tutti concentrati nel capire perchè i vampiri non riescono più a generare loro simili.

Sappiamo tutti dove vuole andare a parare la storia, anche per chi i libri non li ha letti. La chimica dei protagonisti è ancora acerba, ma le scintille palpabili. La sensazione che qualcosa stia per scoppiare è vicinissima, e l’inquietudine di alcuni eventi, come l’apparizione sinistra nella biblioteca Bodleiana dell’Ashmole 782, è oramai sotto pelle.

Nel complesso è stato un episodio davvero interessante, con una struttura forse troppo articolata per un pilot, ma che ha giocato bene la sua carta vincente, Goode, affidandogli più spazio possibile. Senza contare il tempo dedicato alle inquadrature dall’alto e non degli splendidi paesaggi, per meglio immergerci nell’atmosfera o anche degli interni, come la biblioteca o la chiesa. Una calma elettrica al momento, come il brivido dietro la testa che sente Diana ogni qual volta una creatura, come Matthew Clairmont, le si avvicina.

Le basi sono state gettate, molte cose, soprattutto il background dei personaggi, ci è ancora oscuro, e anzi, tantissimi altri li abbiamo visti fugacemente, come zia Sarah ed Emily, e altri devono ancora palesarsi; i riferimenti ad altre opere sono tanti, ma onestamente dobbiamo vederli come una linea guida, per poi discostarci nell’esatto momento in cui A discovery of witches prenderà il volo. Sono molto fiduciosa.

P.S.

Avete notato che la madre di Diana è Sophia Myles, ex protagonista della serie sui vampiri del 2007-2008, Moonlight?

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