Film

Recensione│Mary Shelley, Un Amore Immortale

Di recente uscita nelle sale cinematografiche Italiane, Mary Shelley, un amore immortale si pone a grande merito, nel carnè dei film a sfondo storico più interessanti dell’anno.
Già dal titolo è chiaro agli spettatori che si tratta della biografia della grande scrittrice Mary Wollstonecraft Godwin, meglio conosciuta come Mary Shelly, nome che prese a seguito del matrimonio con l’omonimo poeta. E’ attorno a questa intensa storia d’amore che ruota infatti la pellicola, catapultandoci nell’Inghilterra del florido XIX secolo, che ha visto venire alla luce i più grandi poeti e scrittori inglesi (J.Keats, P.B Shelley, Lord Byron ecc…).

La protagonista è Mary, interpretata dalla talentuosa Elle Fanning (la migliore tra le sorelle a mio avviso) ammirata da tutto il mondo per il suo ruolo nello spin-off Disney Maleficent nel quale veste il ruolo di Aurora accanto alla perfida Angelina Jolie, ha dimostrato in questa parte una maturità e una profondità sorprendenti.

La giovane Mary appunto, talentuosa figlia di scrittori, segue anch’essa le orme dei genitori, scrive storie di paura nascosta negli angoli più disparati della casa, alla perenne ricerca della sua voce, quella che le permetterebbe di evolvere le sue capacità scritturistiche e avere finalmente un suo stile, una sua particolarità.

A sconvolgere le carte in tavola arriva un soggiorno in Scozia dai suoi zii e una serata di gala alla quale giunge, spettinato e incurante del suo mirabile fascino, il Signor Shelley.
Plauso immancabile a questo attore, Douglas Booth, che oltre ad essere un gran bel ragazzo, dimostra in tutte le sue interpretazioni una tale intensità da lasciare incantati, a dimostrazione di ciò basti ricordare il suo Pip nella serie targata BBC Great Expectation, tratta dall’omonimo romanzo di Dikens oltre che all’indimenticabile Romeo nel film Romeo e Giulietta di regia italiana anno 2013, (peraltro con la sceneggiatura e la produzione del Maestro Julian Fellows, Downton Abbey n.d.r., e con una colonna sonora da brividi firmata Abel Korzeniowski).

Tra di loro è sufficiente uno sguardo per capire che quell’ incontro non è uno dei tanti, bastano poche parole, qualche sorriso e la trappola è tesa, è sufficiente solo muovere un passo.
E la caduta libera inizia.
Shelley si presenterà a casa Wollstonecraft offrendo al padre di Mary dei soldi per essere suo protetto, inutile specificare che il signor W. accetterà, sicuro di avere al suo cospetto uno dei poeti più talentuosi dell’epoca. Così Mary incontrerà Percy ogni giorno e ogni giorno verrà messa di fronte a quell’irresistibile attrazione, a quell’incredibile fascino inconsapevole che emana quell’uomo. Basterà poco e i due confesseranno l’uno all’altra il loro amore.

Ma si sa, la vita nasconde sempre qualche insidia e ogni uomo ha i suoi segreti.
Mentre Mary cammina in paese, una donna dall’aspetto emaciato che tiene tra le mani una bambina la ferma, chiede notizie di Shelley. Lei è Harriet, sua moglie e quella creatura Iante, sua figlia.
Mary è sconvolta, l’amore l’ha ingannata.
Ma ognuno di noi sa che per ogni grande amore che si rispetti, una porticina rimane sempre aperta. Così, in quella lieve fessura Percy si insinua, le dice che Harriet non significa nulla, che è stata un errore, che lui la ama e farebbe tutto per averla con sé.

Mary allora, cede. Scapperanno in una notte umida, vivendo alla bene e meglio, spostandosi di città in città come dei nomadi, perseguitati dai creditori, incuranti delle regole che imporrebbero loro di non poter vivere insieme, sicuri che al mondo esistesse qualcosa di più nobile delle regole che dipingevano Mary come una reietta, incinta di un uomo già sposato e Percy come un fedifrago Don Giovanni privo di sentimenti.
La loro non è una vita facile, Percy non è un uomo che Mary riesce a controllare, esce quando vuole e non torna a casa, beve troppo e dimentica le attenzioni che lei anela come ossigeno.

Da tutta quella sofferenza e quell’abbandono, nasce l’Opera, viene fuori il mostro dimenticato dal mondo, Frankenstein, la mirabile parabola dell’oscuro lato dell’essere umano, la metafora cruda e tagliente delle conseguenze che l’indifferenza imprime nell’anima.

La fine della storia è dolceamara, è la conclusione di una vita vissuta con coraggio, di scelte azzardate, di amore che non lascia scampo, di errori imperdonabili e di altri per cui si trova la forza di continuare a vivere.
È una pellicola profonda, crudele, ma piena di umanità. È la storia di un amore che è imperfetto e proprio per questo, vero.

È un’esperienza cinematografica da vivere, non solo per chi ama il periodo storico o il luogo in cui è ambientata, ma per tutti coloro che hanno fame dei sentimenti reali, non indorati, per tutti coloro che vivendo sanno, che il lieto fine non è la felicità, ma la consapevolezza di non avere alcun rimpianto.

 

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