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Sapevatelo | Sacrificio D’Amore, la Fiction Mediaset che Meritava di Più

Sarà capitato a moltissimi di voi di aggirarvi annoiati tra i canali  TV quest’estate e di esservi imbattuti in una fiction di Canale Cinque dai toni un po’ simili ai Period Drama che tanto abbiamo amato, Nord e Sud, Orgoglio e Pregiudizio, Poldark, Dowton Abbey.

L’ambientazione ce li ricorda immediatamente, i costumi anche, la storia appassionata e struggente infine ci catapulta indietro nel tempo.

Siamo a Carrara, cittadina Toscana famosa per le sue cave che hanno fornito a migliaia di mani d’artista il materiale per eccellenza per realizzare le loro opere, Rodin, Canova, Michelangelo, solo per citarne alcuni. Ne fa da sfondo il Ventesimo Secolo ai suoi albori, con tutti gli ideali della classe operaia, con le feste scintillanti dei Signori, vicinissime ai suoni e ai colori dei ruggenti anni venti stile The Great Gatsby.

Come per tutte le storie d’amore che si rispettino, due mondi diversi devono incontrarsi, con tutte le conseguenze che le diversità portano con sé, nel caso della nostra Fiction, a scontrarsi sono il mondo dei cavatori di marmo e quello dei padroni delle stesse cave.

Si incrociano per caso Silvia e Brando, i magnifici protagonisti della nostra storia, interpretati da un affascinante e sorprendente Francesco Arca (peraltro al meglio delle sue  capacità attoriali a mio avviso) e da una enigmatica ed espressiva Francesca Valtorta,  moglie del perfido Corrado Corradi (okay, per il nome avrebbero potuto lavorarci meglio, lo ammetto) al quale da il volto il famoso Giorgio Lupano, porto sicuro della fiction italiana, proprietario della cava di marmo più importante della città.

Silvia è una donna idealista, proviene da una famiglia modesta, acquisisce la sua posizione soltanto grazie al matrimonio, femminista convinta, vicina alle esigenze degli operai che lavorano sotto direttive del marito, ascolta per caso le lamentele concitate di un uomo che le piomba in casa nel bel mezzo di un ricevimento piuttosto aristocratico, che chiede di poter avere sua sorella Maddalena (cameriera di casa Corradi) a casa per festeggiare il suo compleanno.

Quell’uomo è Brando, cavatore e unico figlio maschio della famiglia Prizzi, siciliana di origine arriva a Carrara dopo la morte di uno dei figli per un incidente sul lavoro, carattere irascibile il suo, modi rudi e una presunzione spiccata dovuta dalla convinzione che Corradi sfrutti i suoi dipendenti, costringendoli a orari estenuanti e a paghe da fame, sia alle cave che in casa sua.

E’ questo il punto nodale, la scintilla che da’ avvio a tutti gli accadimenti successivi, alle lacrime, al dolore, all’amore, agli sviluppi delle vite dei personaggi secondari che appassionano quasi quanto quella dei protagonisti.

E’ un tutt’uno armonico quello che viene fuori, una storia degna di nota, carica di suspense, di elementi storici della nostra Italia negli anni precedenti e coevi alla Grande Guerra, un racconto cinematografico che ci appare talmente bello da sembrare impossibile che sia una Nostra produzione, Italiana. Un gioiello che avrebbe meritato di più, maggiore pubblicità, maggiori approfondimenti, messe in onda continue e studiate, nota di merito concedetemela per la sigla incantevole cantata dalla nostra Mina.

Purtroppo ciò che viene fuori dalla trasmissione delle puntate, è un andamento singhiozzante, sia di ascolti che di continuità, inizia in inverno nel 2017, poi viene interrotta, infine torna su canale 5 in estate, con una messa in onda addirittura nel giorno di ferragosto, quando sono pochi i telespettatori presenti davanti alla Tv, le puntate aumentano di durata, segno che il palinsesto si è stancato, vuole che Sacrificio D’Amore finisca, così gli episodi da 21 diventano 16 e noi fan siamo in attesa delle ultime due puntate che andranno in onda tra qualche giorno.

Però, per dare seguito a quello che questa bellissima fiction merita, bisogna che vi racconti un po’ la storia, quel poco che serva a farvi venir voglia di cercarla e rivederla, quel tanto che vi faccia arrivare con il cuore in gola al sol pensiero di Brando e Silvia, chiedendovi ad ogni piè sospinto, quel sacrificio d’amore sarà valso a qualcosa?

Bene, dov’eravamo rimasti? Dopo il fatidico incontro dei protagonisti, tutto è sbocciato, inevitabile il loro coinvolgimento, impossibile dimenticarsi, conseguenza necessaria innamorarsi. Così scoppia l’amore tra loro, una passione travolgente, un sentimento mai sperimentato prima di allora. I due se lo promettono, scapperanno insieme, non importa se le conseguenze saranno deleterie, sia per la reputazione di Silvia che per la moralità di Brando, loro desiderano con tutto il cuore amarsi alla luce del sole. Tutto sembra deciso ma il destino beffardo e cieco li separa, irrimediabilmente. Brando comincia ad accusare strani malanni, tossisce sangue, è debole. Il dottor Lucchesi, alias Luca Bastianello (devo dire molto bravo nel suo ruolo, occhi espressivi e voce ammaliante) è sicuro sulla diagnosi, è tisi: non restano che pochi mesi di vita a Brando, a meno che non vada a curarsi in una clinica svizzera, famosa per le sue tecniche alternative che hanno dato ottimi risultati di guarigione sui pazienti.

Silvia è disperata, cerca a tutti i costi un modo per salvare il suo grande amore, ma la clinica è molto costosa e lei non ha il denaro sufficiente per pagarla, figuriamoci il povero Prizzi.

Così, la situazione disperata trova soluzione soltanto  in un tentativo altrettanto disperato.

Silvia confessa il suo tradimento al marito e l’implora di pagare le cure all’uomo che ama.

Corrado, furioso e addolorato, accetta, ma ad una condizione, lei dovrà dimenticarlo per sempre.

Una vita per una vita, Silvia decide che ne vale la pena, la salvezza di Brando a discapito della sua felicità. Così accetta. Il sacrificio d’amore è compiuto.

 

Da qui in poi, la trama si intreccia, si intrica, i nostri due amanti si separano, Brando è convinto che Silvia non lo ami più e parte per la Svizzera sicuro di essere oggetto di una sperimentazione medica gratuita, Silvia inizia la sua vita costellata dall’atroce vendetta del marito che parrà essere impazzito dalla gelosia e pronto ad azioni altrettanto atroci.

La storia continua, piccole trame secondarie ci appassionano, vediamo la storia d’amore tra Maddalena e Tommaso, maestro del piccolo Simone di casa Corradi, l’amore alla “Violetta e Alfredo” tra il dott. Lucchesi e la bella Nanà, ballerina (interpretata da Roberta Giarrusso, la ragazza che un tempo fu tra le protagoniste di Carabinieri, dal viso dolce e i capelli alla Audrey Hepburn), bellissimo personaggio che dovrà far fronte ai pregiudizi che il suo lavoro porta con se’.

Ma inevitabilmente, tutto torna a loro, tutto torna al dolore di quel sacrificio e alla consapevolezza che Brando non saprà mai quanto Silvia è stata disposta a perdere per salvarlo.

Così, in questo triangolo si aggiunge un elemento, Lucrezia Farnesi, alias Federica De Benedittis, attrice dal volto nuovo di grande talento ma che, non me ne voglia, da vita ad un personaggio davvero poco brillante, un po’ noioso sul quale di certo sarebbe stato meglio approfondire; contessa, ricoverata nella stessa Clinica di Prizzi.

Tra di loro, dopo lungo tempo nasce una liaison che sfocerà, purtroppo, causa forza maggiore, in un matrimonio.

Ma si sa, il cuore non ce la fa ad amare chi deve, lui ama e basta.

Così, quando Brando tornerà a Carrara insieme alla sua promessa sposa, tutto parrà essere perduto, il sacrificio di Silvia, il sentimento che un tempo li legava, la possibilità che il vero amore vinca. Ma la vita, non sempre risponde nel modo sbagliato, non sempre il fato conduce lungo vie beffarde. Così, con lo scoppio della Grande Guerra, tutto muterà, le verità verranno svelate, l’amore vero prenderà il sopravvento, perché quando la morte sembra vicina, non si vuole e non si deve più mentire.

In attesa di sapere come si concluderà questa amata storia, ne consiglio vivamente la visione, vi troverete catapultati in un mondo tanto lontano quanto vicino, trasportati dall’intensità della coppia, dalla palpabile passione che attraversa tutti i protagonisti, dalla voglia di vivere, a tutti i costi, dalla speranza che anche se sembra affievolirsi, alla fine non sparisce mai del tutto.

 

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