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Parliamone | “È Solo Una Serie TV”, I Reboot E L’importanza Della Rappresentazione

Di recente sul nostro sito è apparso un articolo che si schiera contro i reboot di cui negli ultimi tempi si è tanto discusso (Buffy, Roswell e Streghe) e sopratutto contro la tendenza ad inserire in essi delle rappresentazioni di quelle che tutt’oggi sono minoranze nella società e nel mondo dell’intrattenimento. Non mi trovo per nulla d’accordo con quanto sostenuto in quel pezzo ma nella mia (breve) esperienza di vita ho imparato che dissentire senza proporre una valida alternativa e criticare qualcosa senza portare un’argomentazione contraria altrettanto forte, dà luogo solo ad una polemica sterile. Ecco perchè ora ci terrei ad esporre la mia opinione sull’argomento.

Parto dal presupposto che nemmeno io ho fatto i salti di gioia all’annuncio dei reboot perchè queste serie fanno parte di un’infanzia che vorrei restasse intonsa e l’idea che qualcuno possa riproporle in chiave moderna un po’ mi fa sentire privata di qualcosa. Questo, però, non è un pensiero, è solo il capriccio del fanciulletto che ognuna di noi si porta dentro e che si rifiuta di abbandonare ciò che ha amato e che lo fa sentire al sicuro. Ed è proprio da questo capriccio che il vero ragionamento prende il via, arrivando a tutt’altra conclusione.

Le serie che hanno segnato la mia crescita, probabilmente anche quella di molti di voi, mi sono rimaste dentro perchè erano speciali, perchè avevano qualcosa da dirmi e da insegnarmi. L’idea che vengano riproposte mi stranisce perchè io non voglio che vengano toccate ma l’errore sta proprio qui, nel pensare che questi reboot tolgano qualcosa all’eredità e ai segni che questi show hanno lasciato su di me. Non è così. I reboot non tolgono niente a tutto quello che le serie originali mi hanno trasmesso. La nuova cacciatrice non mi farà dimenticare che Buffy mi ha insegnato quanto una donna possa essere forte, nonostante le sue fragilità da essere umano, con o senza un uomo al suo fianco. Le nuove streghe non mi faranno smettere di credere nel potere dell’unione del trio Halliwell. Il fatto che nel nuovo Roswell, Michael non sarà più innamorato di Maria, non toglierà nulla alle emozioni che la loro storia mi ha trasmesso ma, anzi, magari mi darà la possibilità di appassionarmi ad un nuovo amore, senza che il ricordo di quello che è stato venga in alcun modo intaccato. Anche perchè, siamo onesti, voi vorreste davvero rivedere la stessa identica storia, riproposta vent’anni dopo, con due attori diversi e in un contesto del tutto nuovo? Io, personalmente, no. Non la voglio la versione 2.0 di qualcosa che in passato ha funzionato benissimo. Non voglio la nuova Buffy e il nuovo Spike perchè magari nemmeno mi piacerebbero e finirei per volere lei insieme al nuovo Angel. E sapete perchè? Perché una coppia non è fatta solo dai personaggi. Una coppia è fatta dai personaggi, dagli attori che li interpretano, del modo in cui è scritta e soprattutto di quello che noi ci vediamo. E, credetemi. quello che avete visto in Liz e Max tanti anni fa, potreste non rivederlo più nelle loro nuove versioni perchè non sarà la stessa storia, loro non saranno gli stessi e soprattutto voi non lo siete.

La soluzione più logica a questo, secondo molti, sarebbe quindi quella di lasciare quelle serie lì dove sono, senza riportarle in vita. Io, però, non sono d’accordo. Sono fermamente contraria al riproporle tali e quali ma sono favorevole ai reboot annunciati perchè, da quanto ho potuto dedurre fino ad ora, manterranno l’anima delle serie originali e la trasporteranno in un prodotto più adatto al momento storico in cui viviamo. Paradossalmente, questi reboot non toglieranno nulla a chi ha amato le serie originali ma potranno dare loro qualcosa e soprattutto potranno arrivare ad un pubblico più ampio e anche molto molto giovane. Tanto per fare un esempio, parliamo di Buffy. Io vorrei tantissimo che una ragazzina oggi riuscisse a sentire l’energia e la forza che la cacciatrice bionda aveva trasmesso a me anni fa, ma sono anche consapevole che se le facessi vedere la vecchia serie, parte della sua attenzione sarebbe concentrata sugli effetti speciali ormai superati, sui colori a volte troppo spenti e altre troppo sgargianti e su mille altri dettagli, teoricamente irrilevanti, ma in pratica fondamentali per catturare lo spettatore. Ed è sacrosanto che sia così. Anche io non avrei mai apprezzato “Ladri di biciclette” quindici anni fa ma mi sarei solo lamentata di quanto sia noioso un film in bianco e nero. Quindi perchè non prendere Buffy, con i suoi elementi fondanti, e non darle una nuova veste, rendendola più appetibile anche per chi non ha avuto la grande fortuna di crescere con la serie originale? Che male c’è nel permettere a tutti di accedere a quelle emozioni che ci si sono radicate dentro così tanto da portarci oggi a schierarci strenuamente contro i reboot? Tanto più che le serie originali sono sempre lì. Nessuno ce le tocca e, anzi, può essere che il reboot spinga qualcuno a volerle conoscere.

Ora, poiché non vivo nel mondo delle favole, so bene che tutta questa poetica ai network non interessa. Loro vogliono solo fare soldi usando un marchio già conosciuto e puntare ad accaparrarsi la fetta di pubblico più ampia possibile. La questione è che si possono fare entrambe le cose. Le reti possono guadagnare, noi possiamo vedere una nuova serie con quel retrogusto nostalgico che tanto ci piace, senza che le nostre amate serie originali vengano intaccate, e i neofiti possono avvicinarsi a qualcosa di nuovo, che però parte già da una base solida. È uno di quei rari casi in cui vincono tutti quindi non vedo perchè impegnarsi tanto a criticare/boicottare qualcosa ancor prima di averlo visto.

Chiarito il perchè secondo me i reboot non sono un male del mondo, paragonabile ad un’epidemia di peste, vorrei soffermarmi  su alcuni dettagli specifici dei vari show annunciati, apertamente criticati dalla mia collega, e darne la mia interpretazione.

  • Streghe
    Una delle più grandi polemiche nate attorno al reboot si è scatenata quando il nuovo show è stato definito femminista, come se quello originale non lo fosse. Ora, a parte che nessuno ha detto questo e che comunque non basta la presenza di un cast di donne per definire femminista un prodotto , ma il fatto è che la frase va anche contestualizzata. Il femminismo non è come le tabelline, non rimane immutato nel tempo. Il femminismo è un movimento che lotta per la parità politica, sociale, economica, giuridica e sotto tutti i punti di vista tra gli uomini e le donne. Per sua natura, quindi, esso si evolve perchè nel tempo alcuni diritti vengono per fortuna conquistati e si lotta per altri. Prima si combatteva per il suffragio universale, ora per azzerare il gender pay gap o perchè le donne transgender siano viste come donne a tutti gli effetti, tanto per fare un paio di esempi. Il femminismo si suddivide in ondate a seconda del momento storico in cui ci si trova. Streghe, quello originale, si colloca nella terza ondata del femminismo, ovvero quella del femminismo intersezione, durante la quale è arrivata la consapevolezza che la lotta doveva essere estesa anche al di fuori del ceto medio bianco e arrivare a tutte le donne, di qualsiasi etnia ed estrazione sociale. Attualmente, invece, ci troviamo nella quarta ondata e stiamo gradualmente entrando nella quinta, fase nella quale ci si auspica che le persone lottino per i diritti di altre persone, a prescindere da identità di genere, etnia, orientamento sessuale e disabilità, utilizzando anche la tecnologia e i social per dare visibilità a queste tematiche. Capirete bene, quindi, che definire femminista uno show oggi, significa dire che riflette il concetto attuale di femminismo, che non è identico a quello di vent’anni fa. Di conseguenza, è inutile scaldarsi tanto perchè il reboot di Streghe è stato definito tale. Significa semplicemente che rispecchia il femminismo attuale, non che la serie originale non lo fosse. L’altra critica posta al reboot è che una delle tre sorelle sarà lesbica. E quindi, qual è il problema? Non ci saranno Piper e Leo ma ci saranno Genoveffa e Guendalina. Dov’è la differenza? Cosa vi impedisce di appassionarvi alla loro storia nello stesso identico modo? Tanto più che nessuno vi tocca la vostra coppia storica. Magari scoprirete che loro due sono anche più belle di Piper e Leo e che non basta scrivere “love is love” su Facebook per combattere l’omofobia interiorizzata con la quale tutti bene o male cresciamo a causa della società in cui viviamo (e parlo di omofobia interiorizzata perchè voglio credere alla buona fede delle persone).

  • Roswell
    Anche qui l’enorme problema sembra sia l’omosessualità di Michael che non sarà più innamorato di Maria ma avrà una relazione con Alex. Ovviamente la risposta è la stessa data per Streghe. Non ha senso criticare questa storia per partito preso solo perchè Michael deve stare con Maria in ogni versione possibile e immaginabile dello show. Ripeto, loro e la loro storia sono unici e intoccabili, mi sembra assurdo pretendere che in una nuova versione della serie tutto resti immutato. L’altra variazione sul tema riguarderà Liz che, come è nei libri, sarà latina. In questo caso direi che la rabbia sarebbe da rivolgere alla serie originale e alla sua inequivocabile operazione di white washing che aveva trasformato la protagonista dei romanzi in Liz Parker, lo stereotipo vivente della “fidanzatina d’America”. A questo si aggiunge che i suoi genitori saranno immigrati senza documenti e non credo esista un momento migliore per parlare di questo tema, soprattutto perchè la serie sarà ambientata in Messico, proprio dove Trump vorrebbe costruire il suo tanto sognato muro e dove centinaia di persone rischiano la vita solo per provare ad avere un’opportunità migliore, anzi, la stessa opportunità che avrebbero avuto se fossero nate 10 km più a nord.

  • Buffy
    Di questo reboot si sa molto poco, se non che sarà una continuazione della serie originale, d’altronde il finale lo permette, e che la protagonista sarà un’attrice nera. Ho letto diverse critiche secondo le quali questa informazione è superflua, soprattutto perchè è stato il primo dettaglio ad essere rivelato. Sapete una cosa? È vero, è inutile. In un mondo nel quale tutte le etnie hanno la stessa rappresentazione e tutti gli attori hanno le stesse possibilità a prescindere dalla loro provenienza, allora quel dettaglio è inutile. Peccato che noi non viviamo in quel mondo. Noi viviamo in un’epica nella quale il razzismo dilaga e la gente ancora muore solo perchè ha un colore diverso di pelle o è svantaggiata perchè non ha i tipici tratti occidentali. Viviamo in un’epoca nella quale la Marvel viene criticata perchè per il film di Black Panther è stato scelto un cast quasi completamente di colore. Ai fini della serie in sé, che la cacciatrice abbia gli occhi a mandorla, la pelle scura o i capelli biondi, non cambia nulla. Cambia però la percezione che si dà. Cambia il messaggio che passa, ovvero quello che non c’è bisogno di essere bianchi per essere protagonisti. Potrà sembrarvi ridicolo e fuori di testa, ma scommetto che a chi tutti giorni si sente urlare insulti razzisti della peggior specie, farà piacere avere un personaggio nel quale immedesimarsi o vedere che qualcuno come lui è riuscito a farsi strada tanto da avere un ruolo principale  in una serie che porta su di sé il peso di un’eredità enorme.

Parlando più in generale, credo che arrogarsi il diritto di criticare la troppa rappresentazione, sia ai limiti della follia. Siamo così indietro su questo argomento che parlare male anche dei pochi passi avanti fatti, è assurdo. Non possiamo lamentarci se in una rivisitazione moderna, perchè alla fine questo sono i reboot, i personaggi non sono tutti bianchi, eterosessuali e cisgender. Dovremmo alzare la voce se non succedesse, invece. Dovremmo prendercela perchè c’è uno stigma enorme nel parlare di malattie mentali, perchè ci si approccia alla depressione come se fosse un po’ di tristezza e al disturbo bipolare come se si trattasse di volubilità caratteriale. Dovremmo infervorarci perchè gli attori e le attrici transgender non hanno spazio in film con risonanza mediatica mondiale, né tanto meno in ruoli tipicamente maschili o femminili. Ce la dovremmo prendere perchè il numero di protagonisti con disabilità di qualsiasi tipo rasenta lo zero. Dovremmo indignarci perchè il mondo dell’intrattenimento non è abbastanza inclusivo, non perchè Michael non farà gli occhi dolci a Maria.

Sempre perchè non vivo nel mondo delle favole, so benissimo che ai network non interessa nemmeno questo. Sono consapevole che CW non piazzi una coppia LGBTQ praticamente in ogni suo show perchè le interessi la rappresentazione della comunità o perchè si faccia paladina delle lotte civili. Lo fa per gli ascolti, me ne rendo conto, ma il discorso è lo stesso di prima: vinciamo tutti. Loro hanno i risultati e noi la rappresentazione di una realtà un po’ meno falsata nella quale tutti possiamo riconoscerci.

A tal proposito, mi piacerebbe concludere questo lungo sproloquio, rispondendo ad una delle frasi dell’articolo che ho citato all’inizio e che vi riporto per comodità.

“Secondo me bisognerebbe ricordarsi che i telefilm non hanno tutto questo potere sulle vite delle persone, e per fortuna!

Personalmente trovo tutto questo offensivo o quanto meno irrispettoso nei confronti di chi grazie ad una serie tv si è sentito capito e accettato ed è riuscito a sua volta a volersi bene, di chi si è sentito solo e non ha avuto niente a cui aggrapparsi se non un personaggio di finzione, di chi non sapeva parlare ma ha imparato a farlo anche perchè lo ha visto fare in tv. È una cosa tremenda da dire perchè calpesta i sentimenti di migliaia di persone che là fuori hanno lottato e lottano ogni giorno per vedersi rappresentate, per far sapere al mondo che ci sono anche loro e che contano qualcosa. Un’affermazione del genere è un insulto a tutte quelle persone che scendono in piazza ogni anno per combattere per i loro diritti e che ogni volta che si vedono rappresentate nel modo giusto, hanno un piccolo moto di gioia perchè sono consapevoli di aver vinto una battaglia. Una battaglia che a voi potrà sembrare stupida e irrilevante ma che per loro è qualcosa di fondamentale.

Non serve aver provato tutto questo per capirlo e nemmeno vi auguro che vi succeda, ma so per certo che almeno una volta nella vita tutti ci siamo sentiti diversi o sbagliati e che abbiamo avuto bisogno di aggrapparci a qualcosa per restare in piedi, anche se gli altri non ci capivano, soprattutto perchè gli altri non ci capivano e sminuivano quella che in quel momento era la nostra ancora di salvezza. Quindi, quando vedrete qualcuno incaponirsi perchè nella sua serie preferita ci sia un personaggio clinicamente depresso o una donna che non passi la vita a sfornare torte di mele o perchè la sua coppia LGBTQ preferita abbia più spazio, fermatevi a chiedervi perchè sia così importante e non liquidate il tutto con “è solo una serie tv”. Siate consapevoli di non essere, emotivamente parlando, dei pozzi in mezzo a tante pozzanghere. Non siete gli unici a vivere un disagio o ad avere un bisogno. Ognuno di noi ha un vuoto che cerca di riempire come meglio riesce, e non sarà certo il vostro parere colmo di banalità e insensibilità ad aiutarlo a farlo.

 

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9 thoughts on “Parliamone | “È Solo Una Serie TV”, I Reboot E L’importanza Della Rappresentazione

  1. Ti dirò, in un primo momento quando ho letto dei reboot annunciati mi si sono rizzati i capelli in testa. Il mio primo pensiero è sempre quello che se non hai un idea originale ti tocca appigliarti a cose già viste e che persone cresciute con le serie da te citate non vorrebbero vederle rimaneggiate.
    Ma sai una cosa? Il tuo articolo mi è piaciuto moltissimo, mi ero semplicemente fermata al mio “capriccio” infantile e non mi ero banalmente resa conto della meravigliosa opportunità di trasportare serie così amate in un contesto del tutto nuovo, pronte per affrontare le tematiche della vita moderna.
    Grazie

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    • Grazie a te, non tanto perchè hai cambiato idea ma perchè sei andata oltre il tuo pensiero, provando a comprendere un punto di vista completamente diverso. È una cosa che avviene raramente ma che trovo fondamentale.

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      • Se il pensiero oltre il mio è intelligente e motivato può essere stimolante, fosse anche solo da un punto di vista esclusivamente intellettuale. Se ascoltassimo sempre e solo il nostro parere e quello di persone che la pensano esattamente come noi (cosa che abitualmente capita) non ci sarebbe un margine di miglioramento per nessuno.

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        • Sono perfettamente d’accordo ma, come hai detto tu, è una cosa poco diffusa perchè si tende a rinchiudersi in contesti nelli quali l’opinione è unica e condivisa da tutti. Ecco perchè quando vedo un atteggiamento come il tuo, lo apprezzo molto.

          Piace a 1 persona

  2. Concordo assolutamente su tutto. L’articolo è fatto molto bene e la tua opinione è espressa alla perfezione.

    Il reboot viene visto un po’ come un nemico e okay, capisco che infastidisca che un’opera che si è tanto amata venga ripresentata in maniera differente, ma alla fine non si va a intaccare quello che si è stato; anche se la base di partenza è la stessa, rimane un prodotto nuovo. E sì, sarebbe tanto bello avere idee sempre nuove e originali, ma lo stesso non è un male riproporre qualcosa in chiave più moderna anche per le nuove generazioni (non sarebbe peggio riproporre Buffy tale e quale e solo con qualche effetto speciale fatto meglio?). Anche se fosse solo business, che importa? Se fai una cosa bella e nello stesso ci guadagni pure è sbagliato? E chi lo ha detto?
    In futuro, spero in rappresentazioni di minoranze sempre migliori, senza stereotipi, con personaggi a tutto tondo, che siano protagonisti e dove la loro minoranza non sia il punto focale del loro carattere, ma solo uno dei loro tanti lati. Siamo tutti diversi, dimostriamolo.

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  3. Ci tenevo soltanto a chiarire una cosa, però, perché la frase sul “è solo una serie tv” è stata decontestualizzata.
    Io ho scritto “Secondo me bisognerebbe ricordarsi che i telefilm non hanno tutto questo potere sulle vite delle persone, e per fortuna!, o a vedere thriller o serie su personaggi malavitosi con la violenza all’ordine della puntata diventeremmo tutti assassini a sangue freddo perché tanto l’ho visto in tv.”
    Significa che se io divento fan di Queen of the South o di Good Behavior dove spacciano e ci sono assassini su commissione non devo diventarlo anche io e mettermi a uccidere la gente perché l’ho visto fare ai miei personaggi preferiti.

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    • Non è decontestualizzata, a meno che tu non stia ammettendo di aver buttato una frase a casaccio sull’eccessiva violenza in tv, in un articolo che parlava di tutt’altro. Tu hai detto che le serie non hanno tutto questo potere sulla vita delle persone e io ho sostenuto il contrario perchè secondo me lo hanno, sia per la rappresentazione, sia per l’esempio che hai portato. Non è un segreto, infatti, che la normalizzazione della violenza e dei crimini efferati passi anche attraverso la loro larga diffusione nei prodotti televisivi.

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  4. Solo una cosa da dire: complimenti. Hai scritto un articolo bellissimo e che comprendo pienamente, avendo anch’io vissuto esperienze simili. Ora spero solo che questi reboot siano fatti bene, perché quello di Roswell sembra davvero essere interessante e spero che Julie Plec non rovini tutto…

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