Telefilm/The Handmaid's Tale

Recensione | The Handmaid’s Tale 2×13 “The Word”

Siamo finalmente giunti alla fine di questa devastante e tragica seconda stagione. Ci sono state tante morti, ma anche nascite, separazioni e ricongiungimenti. Abbiamo riso e abbiamo pianto. Ma soprattutto abbiamo pianto, di quel pianto muto di chi non può fare nulla in una situazione disperata se non guardare come gli esseri umani si trattano in modo abominevole gli uni con gli altri. (solo io?)

L’episodio inizia subito con una critica alla società delle ‘etichette’. June afferma che a Gilead tutto quello che le persone si lasciano dietro è un’uniforme e una parola che le definisce, come se le persone non fossero esseri tridimensionali con una personalità a 360 gradi, ma semplicemente anime piatte, definite da un unico tratto. Questo pensiero è molto attuale, secondo me; e infatti questo telefilm dimostra ad ogni puntata quanto sia un riflesso della società di oggi e che dovrebbe essere guardato da tutti per far aprire gli occhi. Perché alcune azioni che compiono, ad oggi possono sembrare impensabili, ma il pensiero e l’odio che c’è dietro sono reali anche nel 2018.

E appunto veniamo a sapere che i genitori stessi di Eden l’hanno tradita e l’hanno mandata al macello. Questo per capire quanto radicata è la mentalità di Gilead in certe persone, e quanto non si rendano conto di quello che fanno e perché lo fanno.

Diciamo che tutta la storia di Eden alla fine ha avuto un risvolto utile in quanto ha permesso di evidenziare questo aspetto della società.

Il comandante Waterford fa sempre più schifo. Basta solo che lo vedo e mi vengono i conati. E ora anche Serena ha avuto la certezza che è un mostro.

Dolcissime le scene tra June e Nick. Loro due sono cucciolissimi insieme.

Ma parliamo di Serena. Per quanto anche lei sia una stronza, forse si sta svegliando e sta capendo che c’è qualcosa che non va nella società in cui vive. Ovviamente non arriverà mai ad essere una persona umana e considerata, sarà sempre un mostro perché sarà sempre convinta che le azioni che ha fatto sono state giuste, però ha dimostrato coraggio nello sfidare tutti gli uomini per proteggere i bambini di Gilead.

Emily invece mi spaventa. Le hanno tolto tutto e ora non ha più nulla da perdere. Ci ho un po’ goduto quando ha cercato di uccidere Zia Lydia, però mi è venuta anche un’angoscia perché ho visto veramente la disperazione nei suoi occhi.

La scena tra June e Serena è stata straziante. Perfetta. Loro due, due fuochi con la bimba in mezzo. Due madri in modi diversi, che amano questa creatura e vogliono il meglio per lei. I loro sguardi, la tristezza ma anche la consapevolezza che, dopo tutto quello che hanno passato insieme, saranno unite per sempre.

Tutto il momento della fuga mi ha messa super in tensione. Continuavo a vedere i minuti che mancavano alla fine dell’episodio per capire quando si arrivava a una conclusione di questo momento di ansia. Come sempre gli sceneggiatori e tutto l’impianto tecnico hanno fatto un lavoro magistrale.

E poi alla fine il colpo di scena. June ha finalmente abbracciato al 100% il suo ruolo di vendicatrice e ora sono cazzi amari. Io volevo che lei si salvasse con la bimba, ma c’è ancora tanto da fare per distruggere Gilead.

Ma ora i voti:

Trama: 10/10

Regia: 10/10

Lacrimometro/Divertometro: 10/10

Nota di merito: l’ultimo sguardo di June

Overall: 10/10

Sylvie

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