Poldark/Telefilm

Recensione | Poldark 4×04 “Do you think we’ll ever truly mend?”

La magia di Poldark e la sua intensità, lo sappiamo bene, risiede non solo nei paesaggi mozzafiato, nelle doti recitative degli attori e nella qualità dei libri, in primis, che forniscono la materia. Il linguaggio è la chiave di volta per accedere a questo mondo fantastico e che ci appassiona, soprattutto quando alle immagini le parole si pongono come degno contrappunto, ed ecco perché ho scelto questa frase di Demelza come titolo e motivo conduttore, a mio avviso, di tutto l’episodio. Parole che nascono dalle labbra di una donna, nell’intimità della camera da letto, e che sgorgano con sincerità dal cuore, figlie di una preoccupazione vera.

Do you think we will ever truly mend?

Pensi mai che guariremo veramente?

To mend è un verbo fantastico in inglese. Sappiamo che per curare una ferita o per guarire da un accident usiamo to heal, quando è il corpo stesso che rigenera a volte senza aiuto dell’uomo, lasciando partire il processo di rimarginazione. Sappiamo che to recover è un passaggio di ripresa, è il superare una malattia, un infermità. Mend, invece, usato anche nell’espressione ‘to be on the mend’ è una guarigione che ha a che fare con una riparazione non solo fisica, ma anche psicologica e mentale. E’ postuma ad una rottura, ad un tracollo enorme, al toccare il baratro e risalire. E’ un percorso di riabilitazione.

Si può guarire quindi dalla perdita e dal dolore, dall’infermità vera e/o presunta, dall’invidia, dall’amore infedele, dall’amore quello rifiutato e da quello perduto?

La perdita ed il dolore sono i sentimenti che travolgono Dwight e Caroline. Il loro rapporto, per quanto sentimentalmente puro, ha accumulato la sua dose di sfortune e altrettanti dolori che, col tempo, avevano cementato la coppia. La lontananza, la guerra, infine la gioia di potersi riunire e riabbracciare. La morte della piccola Sarah però viene a scombussolare quegli equilibri che iniziavano a prendere forma, e così come sconvolgono un padre amorevole, lo fanno ancor più nel cuore di una madre.

Adoro come è stata dipinta Caroline, perché nonostante ad un occhio superficiale possa sembrare il suo un atteggiamento estremamente viziato-borghese, incarna quello che è in realtà il timore di una donna normale che, oltre l’etichetta, non è stata mai abituata a gestire un pargolo. Si è armata di frivolezze, ma ora al cospetto di quella creaturina, sa che la sua vita cambierà e per quanto molte donne fingano o (beate loro) paventino di avere un instino materno fin da quando sono nate o giocano con le pentoline a tre anni, Caroline è onesta. Ha paura, è spaventata perché è conscia della responsabilità e perché sa che quel fagottino le porterà via il cuore, proprio come è successo, e soprattutto in una circostanza così dolorosa se ne rende conto in un battito di ciglia.

Dwight, di contro, è il vero eroe e colonna portante di un episodio dove, con un’estrema umanità, riesce a gestire forse la più grande delle disfatte che la vita riserva lui. Ha conosciuto e toccato la morte da vicino, personalmente e col suo lavoro, eppure il più grande dei fardelli è vedere e capire cosa ha sua figlia e non poter intervenire, nemmeno con la medicina.

Forse quello è il senso di impotenza che lo guida e lo porta a sfogarsi con Ross (tutti avrete notato il parallelismo con la perdita di Julia) e che poi lo porta ad ergersi difensore dei più deboli, perché in quel caso può fare qualcosa – può fare la differenza. Può salvare e donare di nuovo la vita nell’incidente alla miniera, e può impedire che ulteriore male venga fatto quando per ingiustizia si vuole condannare una donna costretta in un legame che è una carcere senza uscita.

Ci riferiamo ovviamente a Morwenna, che oramai, intrappolata nelle spire di suo marito e della sua famiglia non vede via d’uscita in un momento di sconforto e disperazione. Il reverendo, tra l’altro, cercando di portare la cosa a suo favore, prova a far si che venga interpretata come un’infermità per liberarsi del peso di una moglie scomoda e che non affronta i suoi doveri coniugali.

Elizabeth, in tutto questo, si conferma come sempre inopportuna, forse avendo un barlume di lucidità nel rendersi conto che – come Verity saggiamente le ha già detto attraverso le parole di suo marito – ciò che chi non capisce nulla vuole obbligare a fare, risulterà sovente in un completo disastro.

La situazione di Morwenna è colpa di Elizabeth, e non c’è altro che possa fare oramai seppur voglia mostrarsi preoccupata.

Del resto, lei che è abituata a vivere nella casa dell’invidia, è oramai divenuta come il gatto bianco che si vede di solito in braccio alle figure malvage e oscure da manuale. George è la mano inanellata che conta soldi e li pesa di gran carriera così come pesa il cuore suo e del piccolo e povero Valentine, ed è quella stessa mano che si allunga verso Pascoe per chiudere lui, Ross e i suoi creditori in una morsa che darà certamente uno scossone a tutta la Cornovaglia e si sentirà fino a Londra.

L’invidia, certo, è una gran brutta bestia, ed una volta che si insinua in un rapporto, lascerà i suoi semi così come il sospetto, figlio della mancanza di fiducia. Vediamo infatti che, se da un lato Ross è convinto e professa amore per l’unica vera donna della sua vita, ha ancora problemi nel lasciarsi andare completamente. Ecco perché la frase di Demelza, quel ‘guariremo mai’ è una preoccupazione sincera, e alla quale forse vorrebbe ricevere più garanzie – quelle garanzie che la situazione di Ross tra Londra e Nampara non possono darle. Ross e Demelza si sono messi a nudo l’uno di fronte a l’altra, ciascuno con le proprie colpe e le proprie cicatrici, unendosi non solo carnalmente, ed il bagno ha lavato via forse parte di quelle colpe stesse, anche se sono ancora lì alla fine di tutto. Sono in un sorriso imbarazzato, nelle lacrime e nel cercarsi, ma anche nella battuta mi permetterete poco felice di Ross dopo il funerale della piccola Sarah a Demelza. Demelza è devastata e Hugh non è assolutamente nei suoi pensieri, eppure Ross ha il cervello tarlato da quel ricordo e pensa lei stia piangendo anche per lui.

Demelza, in tutto il suo orgoglio, si mostra nuovamente come la più fragile eppure la più forte delle creature, così come nella malattia perse sua figlia per curare il prossimo che tanto male le aveva fatto. Ecco che quindi viene accostata a Dwight, come se i due fossero una compagine misericordiosa dell’esercito della salvezza, all’osservare l’eroe tanto amato che galoppa verso il futuro ed il cambiamento volto a salvare il mondo mentre loro sono lasciati a gestire le grandi piccole difficoltà della quotidianità. Sono sicura però che Dwight e Demelza sapranno guarire con sincerità l’uno l’anima dell’altra e supportarsi in questi momenti di grande difficoltà.

Di difficoltà e disperazioni del resto i fratelli Carne ne sanno qualcosa. Se stavolta vediamo Drake tentare di andare avanti, ma col cuore sempre puntato verso Morwenna seppur provi a farsi ad andar a genio Rosina, Sam colleziona quella che potrebbe esser definita come una mazzata ancor più dolorosa delle botte ricevute nel famoso duello. Il suo è il dolore del rifiuto, un rifiuto che è figlio delle necessità apparentemente e che, nella sua incrollabile fede metodista e la sua situazione economica non proprio rosea, vedono ostacolo al sentimento che ne aveva smosso le membra. Rimane quindi deluso, dopo aver faticato tanto per esporsi e per porgere al prossimo il suo cuore, nonostante con la gioia della fede (e la certezza che a sfiga se la gioca solo con suo fratello e Zacky Martin) riesca a porgere l’altra guancia a questo destino così beffardo in questo angolo di Cornovaglia.

speriamo che non applauda allora… (img di repertorio)

 

E dunque, che la divina provvidenza o la sorte ci arridano o meno, io vi attendo qui la prossima settimana, lasciandovi presagire col consueto trailer che le gioie, ovviamente, tendono a tenersi ben lontane. Ma proprio kilometri di distanza infiniti. Anni Luce.

Se poi volete passare sulla nostra pagina social o lasciare un commento per condividere il vostro dolore, sappiate che sono qui per voi, ricamando fazzoletti da porgervi all’occorrenza.

 

-Notforyourears

 

Ringraziamo: Crazy Stupid Series | Serie Tv Mania | Aidan Turner Italia | Poldark Italia | Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita | Blends of Scotland, Ireland, UK: Ladies’ perfect Tea |Roba da Vittoriani | Eleanor Tomlinson daily | Ross e Demelza Poldark Italia | Aidan Turner Source. | Heida Reed Source.

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2 thoughts on “Recensione | Poldark 4×04 “Do you think we’ll ever truly mend?”

  1. L’uscita di Ross su Hugh mi ha buttata giù. La puntata era stata quasi… benevola, con loro due. E poi, boom, la demenzialità che torna a galla un po’ come la cacca nell’acqua del mare.
    Il trailer mi ha mandato strane vibrazioni su Dwight e Demelza e sono curiosa e terrorizzata al tempo stesso. Diciamo che il quadro finale con loro due e i bimbi sotto al portico ha aperto in me una porta in cui sull’ingresso c’è scritto “questa sì che potrebbe essere una famiglia normale e mediamente felice”.
    Caroline m’ha fatto di una tenerezza assurda… E mi ha sconvolto la faccia mogia del putrido al funerale: in fondo in fondo anche lui ha dei sentimenti e la compassione?
    Come al solito, comunque, nulla da aggiungere alla tua meravigliosa analisi. Tranne contestarti il fatto che mi fai soffrire come se stessi rivendendo l’episodio a intensità maggiore.

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    • Che te lo dico a fare. La pensiamo alla stessa maniera. La tua metafora è esattamente l’immagine che avevo in testa in quel momento.
      Su Demelza e Dwight ho avuto degli strani feels allo stesso modo (non voglio dire ship perchè mi sembra troppo), anche se li vedo ovviamente più come un supporto l’uno per l’altra. Un po’ come il compianto Francis che, prima di dipartire per l’altro mondo, disse a Demelza che creatura meravigliosa sia. Solo Ross ogni tanto se ne dimentica…e lo prenderei a mazzate. In testa. Di brutto.
      Grazie sempre, sei troppo buona ç_ç

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