Dorama&Drama/Rubriche/Say Yes To The Drama

Say Yes To The Drama | Volume IX – da A Love So Beautiful a Two Weeks

L’estate è iniziata e con i telefilm americani in pausa, cosa c’è di meglio che darsi ai drama tra un tuffo in piscina e l’altro?
È tempo di una nuova carrellata di prodotti asiatici di tutti i tipi!

A Love So Beautiful – Zhì Wǒ Mén Dān Chún Dí Xiǎo Měi Hǎo. C-drama. 2017. 23 episodi + 1 speciale. Rom-com. 

“I love you so much that…even though in this world there are girls who are taller, thinner,
prettier, gentler, and more sensible than you, they all don’t matter to me.”

Chen Xiaoxi e Jiang Chen sono compagni di classe e vicini di casa fin dall’infanzia. Lei non è il massimo nello studio e ha talento solo nel disegno, ma è un ragazza piena di energia e positività. Ha anche una cotta per Jiang Chen, il quale, al contrario, ha ottimi voti ed è un tipo freddo e distante fin dalla prematura morte del padre.

Questo drama di stampa cinese è giunto sui miei schermi in un periodo quasi completamente coreano, quindi non era affatto nei miei programmi seguirlo quando Netflix me ne ha annunciato l’esistenza e l’inserimento nel proprio catalogo.
Ero un po’ indecisa se vederlo subito o aspettare, anche perché erano passati mesi dal mio ultimo drama scolastico, non ero sicura di essere in vena.
Alla fine, ho deciso di non perdere tempo, l’ho iniziato e divorato in meno di una settimana. Mi è piaciuto davvero moltissimo.
La storia è molto semplice, ha anche qualche similitudine con Itazura Na Kiss, ma i personaggi sono tutti simpatici, i due lead hanno un ottimo affiatamento e la storia d’amore è davvero bella come dice il titolo. È una storia di crescita, i personaggi li vediamo crescere e maturare in tutti i sensi, non è la solita commedia scolastica che si conclude al termine del liceo. I protagonisti proseguono nella loro vita, vanno prima all’università e poi a lavorare, cambiando sia fuori sia dentro loro stessi.
Se volete qualcosa che vi tocchi il cuore con la sua storia, i gesti romantici e dichiarazioni d’amore da perderci il cuore, è il drama che fa per voi. Vedetevelo, non ve ne pentirete. Se fosse il vostro primo drama cinese, magari se siete più abituati ai più famosi prodotti coreani e giapponesi, noterete qualcosa di diverso, i rapporti sono più aperti e sciolti, in particolare nelle amicizie, qualcosa che sicuramente vi piacerà.
L’unica cosa che non mi è andata giù nel drama è che è fin troppo sbilanciato nella struttura. La parte dedicata al periodo delle superiori (che occupa i due terzi degli episodi) è troppo estesa rispetto a quello dell’università  (praticamente inesistente, il sogno di ogni universitario) e quello lavorativo. Sarebbe stato preferibile 2-3 episodi in meno della prima parte (che era abbastanza episodica, quindi non sarebbe stato un problema) per diluire maggiormente la seconda, riducendo l’eccessivo uso dei salti temporali. La storia rimane bellissima lo stesso, pure quando vorreste prendere a pugni il male lead (tranquilli, lo amerete di nuovo), ma è un peccato che abbiano premuto così tanto sull’acceleratore, togliendoci il gusto di alcune tappe importanti che sarebbe stato interessante seguire (non “quella” tappa… chissà che diavolo facevano di notte nel salto temporale dei tre anni universitari).

Adorabili anche i personaggi secondari, vale a dire gli amici di Chen Xiaoxi e Jiang Chen che tutti insieme formano un gruppo fantastico. Non manca il triangolo, con un second lead buono, ma testardo fino allo sfinimento e completamente senza speranza. Già di base Xiaoxi non se lo filava proprio, ma dopo le indimenticabili dichiarazioni di Chen era un po’ come sparare sulla croce rossa.

I Hear Your Voice – I Can Hear Your Voice – Neoui Moksoriga Deulryeo. K-drama. 2013. 18 episodi. Legal-drama, Fantasy, Romance.

“Even after 10 years had passed, I still recognized you.
Even after I lost my memory and even after I had erased you, I loved you again.
Even if another 10 years pass, if I lose my memory again, or even when that time comes.
I’m going to find you and love you again.”

 

Jang Hye-sung, da adolescente, assiste all’uccisione del padre di Park Soo-ha e la sua testimonianza fa arrestare il colpevole. Anni dopo, lei è diventata avvocatessa d’ufficio, ma svolge il suo lavoro con svogliatezza. Durante un caso, rincontra Soo-ha, che ora frequenta il liceo e che ha la capacità di leggere la mente delle persone guardandole negli occhi. Dieci anni dopo essere stato arrestato, con spirito di vendetta, Min Joon-gook, l’assassino del padre di Soo-ha, viene rilasciato.

Dopo aver visto ben quattro drama con lui, posso dirlo: Lee Jong Suk è una garanzia. Sceglie sempre di lavorare in drama di ottima qualità, con un trama che cattura dall’inizio alla fine. Anche se spero di vederlo variare maggiormente sul tipo di ruoli in futuro, non posso lo stesso fare a meno di dire che anche I Hear Your Voice mi sia piaciuto un sacco.
Non sono granché interessata al trope “noona romance”, con lei più grande di lui, quindi forse anche per questo ho esitato parecchio tempo prima di guardare il drama (nel senso: chissene se hanno dieci anni di differenza, lui è maggiorenne e vaccinato, preferisco drammi di altro tipo), ma sono contenta di essermi lanciata alla fine, non me ne sono mai pentita.
Al contrario, sono fan del genere mistero con un tocco di fantasy, quindi ho accolto favorevolmente questo drama in cui i due protagonisti vengono uniti da un brutto passato in comune e dalla capacità di leggere la mente di Soo-ha. La sceneggiatrice ormai ne ha fatto un po’ il suo cavallo di battaglia con questo genere, visto che è la penna dietro i più recenti Pinocchio e While You Were Sleeping. 
Però, nonostante siano tre drama con molti punti in comune, ognuno di loro ha le sue qualità a se stanti.
Cose che non mi dimenticherò di questo drama saranno senz’altro la madre di Hye-sung (Kim Hae Sook), con un bel caratterino, ma un’ottima madre, che dice i dialoghi migliori del drama e che ci ha fatto soffrire; il personaggio e la storia dell’antagonista, davvero complessa e che non scuserà lo stesso mai le sue azioni per quasi venti puntate; il conflitto in cui si trovano i due protagonisti, tra l’odio che provano per Min Joon-gook e il non voler scendere al suo livello.
Non importa se la storia è già sentita, non importa se non mancano dei cliché classici – le scene sotto la pioggia, il second lead bravo, gli immancabili amnesia e salto temporale – l’importante è saperla raccontare e quindi complimenti alla sceneggiatrice per avermi fatto passare anche questa volta delle ore di visione piacevoli..

Long Time No See. K-drama. 2017. 5 episodi. Action, Rom-Com, LGBT. 

“…One day, I thought, I’ve been living a life like this… How can someone like me trust people?
Who the hell can I trust? Who am I… supposed to trust?”
“I’ll tell you everything. And I don’t leave anything out. I’m sorry. I’m sorry, hyung.”

Chi Soo scrive romanzi online sotto lo pseudonimo di “Black Rose” e un giorno decide di combinare un incontro con il suo più grande fan, Gi Tae, che si firma con il nome “Wild Dog”. L’amore tra i due scoppia subito.
Chi Soo, però, è anche un sicario conosciuto nell’ambiente come “Flying Dagger”. (Per la cronaca, la mia trama è migliore di quella ufficiale che spoilera senza pietà, quindi, se non conoscete questo film ed è nelle vostre corde, non cercate altro).

Onestamente non ho un grande esperienza della cinematografia asiatica LGBT e il motivo è che sono perlopiù scadenti, in particolare nella recitazione (scusatemi per la generalizzazione, sono sicura che in mezzo ci siano ottimi lavori). Prima di Long Time No See ne avrò visti non più di due e mezzo (due giapponesi e uno thai) e se ci ripenso mi dico che dovevo essere davvero annoiata per averne portati a termine ben due.
Long Time No See si differenzia dalla categoria e si è meritato un posticino nel mio listone di consigli.
Non è un capolavoro, era migliorabile in alcuni punti, ma nonostante sia prodotto a basso costo, si vede la passione che ci hanno messo nel realizzarlo.
Per esempio, il tempo è davvero poco (sommando i cinque episodi, si arriva appena a 80 minuti di visione), quindi la narrazione è piuttosto spiccia, alcuni personaggi avrebbero meritato un approfondimento maggiore (Gi Tae è rimasto un mistero fino alla fine ed è uno dei protagonisti!), soprattutto i cattivi che erano sostanzialmente macchiette, però nel complesso è una storia semplice, un po’ clichettosa ma decisamente carina.
Mentre, al contrario, gli attori sono proprio bravi, in particolare i due protagonisti, che sanno fare il loro lavoro sia separati sia in coppia. E hanno decisamente chimica, cosa importante e per nulla scontata.
Alti e bassi, capite? Non è un lavoro perfetto, ma arrivati alla fine ti lascia contento.

In realtà il punto dove Long Time No See vince è nei dettagli, perché se voglio essere brutalmente sincera, messo insieme il drama è decente, da 7 su 10, ma ha qualcosa che molti altri non hanno, compresi lavori molto più mainstream. Per farvi capire, finalmente una rappresentazione affettiva decente, che sembra vera. Non solo sono riusciti a mostrare di più dei soliti baci a stampo senza che nessuna scena sembrasse nemmeno un po’ volgare, ma anche a rendere la situazione imbarazzante come potrebbe avvenire nella realtà con bottoni che non si slacciano oppure perché nella foga del momento si scivola dal divano e si cade sul pavimento. E finalmente un BL con un rapporto paritario, con nessun bacio in cui uno dei due passa il suo tempo a lamentarsi o a cercare di tirarsi indietro (ciao, Addicted), che è una cosa che onestamente non sopporto.
Spero davvero di beccare per caso altri lavori di questo tipo, magari imperfetti, ma che hanno qualcosa di buono che altri non hanno. Penso che la giovane casa di produzione Strongberry sia da tenere d’occhio.
[Nota finale: La sorella di Gi Tae era un personaggio meraviglioso. E la scena finale perfetta, mi ha quasi commosso per la sua dolcezza.]

I Remember You – Hello Monster – Neoreul gi-eokhae. K-drama. 2015. 16 episodi. Thriller, Mystery, Romance. 

“It’s past tense. Because you have someone next you.”
“You too are past tense. Because you have me now.”

Il padre di Lee Hyun viene ucciso da un serial killer quando è solo un bambino, mentre suo fratello minore Min scompare misteriosamente.
Vent’anni dopo, Hyun diventa consulente di un team della polizia di cui fa parte anche Cha Ji-an, che lo conosce e ha una cotta per lui fin dall’infanzia. Intanto, il serial killer che ha ucciso suo padre e anche quello di Ji-an non è mai stato preso ed è più vicino di quanto credono.

Ridatemi il cuore che mi si è sciolto tutto con questo drama.
Hello Monster non mi è stato consigliato, né suggerito da Netflix, questa volta ho volutamente cercato un genere su MyDramaList – avevo voglia di qualcosa di “mistero” – e mi si è presentato questo davanti tra le varie possibilità. Immaginate la mia gioia quando, oltre a una trama che mi ricordava un po’ il mai dimenticato Love Me If You Dare, ho scoperto che nel cast c’era anche Park Bo-Gum?
Lo avevo visto in Love In The Moonlight e mi è rimasto nel cuore non solo perché è bellissimo (cioè, guardatelo! Pure con il sorriso psicopatico mi fa mancare un battito), ma perché è talmente bravo da poter recitare in modo eccelso anche muovendo solo gli occhi, è molto espressivo (spero che la pausa che si è preso negli ultimi due anni sia finita perché DEVE tornare a recitare).
A scanso di equivoci, Park Bo-Gum in Hello Monster non ha il ruolo del lead principale, ma ancora una volta sono rimasta conquistata dalla sua recitazione, anche se, a onor del vero, tutto il cast era bravo.
Mi hanno colpita anche i vari personaggi, erano tutti ben fatti, multi-sfaccettati, cattivi compresi che non lo erano solo a beneficio della trama, ma avevano le loro motivazioni (ecco, forse hanno un po’ esagerato con il numero di psicopatici, erano davvero troppi!). Comunque sia, mi sono piaciuti tutti, avevamo Ji-an che non era un’idiota come tante female lead, ma un ottimo poliziotto e un po’ la voce della ragione del drama; Hyun, intelligente, arrogante e onesto, ma disposto a tutto pur di proteggere il fratello minore; Min, che sembrava quasi essersi fermato all’infanzia quanto a maturità, che sarebbe cambiato solo per Hyun e metteva spesso un broncetto adorabile.

Ho come la sensazione di essere un po’ di parte con queste gif…

La storia d’amore tra i due lead, Hyun e Ji-an, era carina, ci sono stati parecchi bei momenti (a parte il primo bacio più brutto della storia, lei manco la bocca è riuscita a c’entrare! Da dimenticare), però si vedeva che la parte romantica era un plus, non il punto principale. Il vero rapporto su cui si basa il drama e che ispira pure i due titoli (I Remember You e Hello Monster) e l’OST principale è quello tra i due fratelli che non si sono visti per vent’anni.
Complice l’ottima chimica tra Park Bo-Gum e Seo In-Guk, il rapporto difficile e al limite del tragico tra questi due fratelli che sono stati separati per lungo tempo mi ha rapito il cuore. E lo ha sciolto. E lo ha calpestato.
Con il finale ci è andata meglio di quanto mi sarei aspettata. Puntare sul TRAGICO era facile, invece gli autori hanno preferito un finale più controverso che mi è piaciuto molto. Sapete, una cosa bella di questo drama è che i personaggi sono umani e non veniamo sommersi di buoni insegnamenti e politicamente corretto.

Rich Man – Rich Man, Poor Woman – Richimaen. K-drama. 2018. 16 episodi. Rom-com. 

“I can only think about your face. No matter how hard I try to shake it off.“

Lee Yoo-chan è il CEO e il programmatore genio di un compagnia IT; soffre di una patologia che non gli permette di riconoscere il volto delle persone. Kim Bo-ra è una studentessa universitaria con una memoria formidabile e alla disperata ricerca di un lavoro.

Il mio primo drama on-air, il primo che ho seguito settimana dopo settimana anziché aspettare di binge-watcharlo in una volta sola alla fine (però ho barato, perché ho cominciato quando erano già disponibili i primi 8 episodi).
Lo scorso anno, ho recuperato la serie originale giapponese del drama in questione ed essendomi piaciuto, il remake mi sembrava una tappa obbligatoria. Inoltre, tra durata e numero degli episodi, la versione coreana è complessivamente lunga quasi il doppio, quindi speravo che avrebbero avuto il tempo per dare più spazio allo sviluppo romantico tra i due lead, cosa che nella versione giapponese era un po’ troppo ridotta all’osso. Ho avuto ragione solo in parte.
La verità è che non hanno solo aggiunto alcune scene e situazioni (molte meno del previsto), hanno proprio cambiato la storia alla base. Alcune modifiche sono state ben apprezzate, ad esempio il maggior peso dato al disturbo di Yoo-chan (nella prima versione era più un comic-relief e non era così grave), mentre altre no, tipo l’aver reso, soprattutto nella prima parte, Yoo-chan molto più stronzo carogna di quanto non fosse Hyouga Toru. Non vedevo un lead così antipatico dai tempi di Playful Kiss, del tipo che non vedevo l’ora che il karma lo colpisse. Per fortuna, con l’andare degli episodi, è migliorato, si è addolcito e sono riuscita a farmelo andare giù (però quando il karma ha colpito è stato lo stesso un vero piacere).
Onestamente, avrei fatto a meno di rendere il vicepresidente un second lead classico, che i coreani devono aggiungerci per forza altrimenti non sono contenti, soprattutto visto che quello giapponese Makoto non se la filava manco di striscio (senza contare che poi nella seconda parte pareva soffrisse di doppia personalità).
Così come l’aver dato fin troppo spazio alla relazione tra Yoo-chan e la second lead, che per quanto mi riguarda avrebbe potuto passare tutto il drama insieme al pittore e mi sarebbe andata benissimo visto quanto erano carini insieme. Diciamo pure che questa versione coreana piuttosto che dare maggiore spazio alla coppia principale, le ha proprio moltiplicate! Erano di più le coppie o possibili tali che i miliardi di won di Yoo-chan a momenti.
Nella seconda parte, poi, gli autori si sono stufati di inventare qualcosa di nuovo e il resto è quasi preso pari-pari alla versione giapponese (con qualche miglioramento, tipo baci un po’ più decenti).
Nel complesso, è una bella versione, la storia è riuscita a prendermi ancora una volta, in più è stato un bene modificare il passato dei protagonisti, in questo modo anche chi aveva visto la versione giapponese era come se vedesse un drama quasi nuovo, almeno la prima metà; sono riusciti a farmi chiedere e mangiarmi le mani per mezzo drama perché volevo assolutamente scoprire perché l’ex di Yoo-chan l’avesse lasciato all’improvviso. Era esattamente quello che immaginavo, però vabbé… 
A scanso di equivoci, Rich Man Poor Woman è sì un drama che mi è piaciuto, ma non è uno dei migliori, intrattiene, ma non spicca tra la massa di drama romantici ambientati in una compagnia. Il problema è che viene dato molto, molto spazio all’intrigo aziendale e al lavoro che si svolge nell’azienda stessa, a discapito della parte romantica, quindi lo consiglierei solo a chi non ha problemi con questo genere.

Mother – Madeo. K-drama. 2018. 16 episodi. Drama, Suspence.

“I love you, mom, as much as the distance between the heavens and the earth.”

Kang Su-jin, ricercatrice di volatili, sostituisce l’insegnante di ruolo per alcune settimane in una scuola elementare. In breve tempo si accorge che una dei suoi studenti, Kim Hye-na, viene maltrattata a casa dalla madre e dal compagno di lei. Rammentandole la sua infanzia, istintivamente, decide di rapirla per portarla con sé in Islanda e darle una vita migliore.

Remake della versione giapponese del 2010, premetto subito che non ho visto la versione originale, quindi la mia opinione si baserà unicamente sullo splendido drama coreano.
Avevo adocchiato questo titolo già lo scorso anno, quando ne era stata annunciata la produzione, ma ero da poco “nel giro”, quindi non mi sentivo pronta per un drama di questo tipo.
Di recente mi è ricapitato sotto gli occhi e mi sono detta che era arrivato il momento di guardarlo, sebbene sapessi che con una trama del genere, la sofferenza era dietro l’angolo. E cavolo se si soffre!
Però ne vale la pena. Mother è un piccolo capolavoro, un’opera che merita sia per produzione, sia per sceneggiatura, sia (e soprattutto) per il casting. Sono tutti bravi, in particolare la bambina che interpreta Hye-na, la lead Lee Boo Young (moglie in real life del grande Ji Sung e interprete anche del sopra citato I Hear Your Voice, un’attrice con i controfiocchi) e la veterana Lee Hye Young, madre adottiva di Su-jin.
E a proposito di quest’ultima, sicuramente ve la ricorderete per il famoso Boys Over Flower, dove interpretava la madre più cattiva di sempre; qui ha un ruolo quasi opposto, dove interpreta una matriarca legatissima alle sue tre figlie e i suoi nipoti, che nemmeno la grave malattia di cui soffre le impedisce di aiutarle con qualsiasi mezzo.
Per la precisione, non ho trovato nemmeno un personaggio che fosse una macchietta, chiunque abbia avuto almeno una battuta aveva delle sfaccettature e questo ha reso ancora più facile legarsi a loro e ai loro problemi. Nessuno di loro era una persona perfetta, anche il personaggio più buono aveva il suo carattere, i suoi difetti e i suoi pregi (questo vale anche per i cattivi della storia). Assistiamo alla rappresentazione di tanti genitori (in particolare mamme) nel corso della storia oltre che a una serie di scene parallele tra situazioni simili con reazioni diverse che mi hanno colpito per come il drama non giudicasse mai. Non c’è buonismo tra le righe, solo raccontare una storia difficile e profonda con le sue ripercussioni.
Non ho critiche da fare, rientra nella mia personale top ten dei drama, è un’opera di cui non cambierei una virgola e che vi consiglio spassionatamente. Forse troverete la prima parte un po’ lenta, perché il drama si prende il suo tempo per presentare degnamente tutti i personaggi di questa storia, ma non è un problema. Pensavo mi sarei trovata di fronte una storia soprattutto di fuga, invece è più una storia famigliare e di cuore. Sul serio, non vi deluderà.
Complice il fatto di avere una quasi inesistente parte romantica (dai, venite a dirmi che non avete shippato Su-jin con il dottore! Dai!), in Italia mi sembra sia passato piuttosto inosservato, ma se siete alla ricerca di qualcosa di serio, magari senza fare il binge-watch per avere il tempo di metabolizzare le tematiche difficili, Mother fa sicuramente al caso vostro.

Miss Sherlock – Misu Sharok. J-drama. 2018. 8 episodi. Suspence, Crime. 

“Eliminate the impossible, and you’re left with the unlikely truth.”

Sherlock è la consulente investigativa di un dipartimento di polizia, mentre Wato Tachibana una dottoressa tornata da una missione umanitaria. Insieme risolvono casi e dividono un appartamento nella Tokyo dei giorni nostri.

In parole povere, è Sherlock della BBC al femminile e giapponese, solo che non è altrettanto brillante. Le attrici sono brave, c’è qualche personaggio interessante, ma i casi non sono granché.
Si nota che hanno cercato di non copiare, limitandosi a prendere spunto, ma forse anche a causa del tempo limitato (gli episodi sono lunghi quarantacinque minuti, la metà di un episodio della serie originale) e della decisione di non protrarre nessuna storia, tranne quella principale, oltre il singolo episodio, i casi lasciavano ben poca sorpresa. Per meglio dire, la maggior parte era risolvibile in tre secondi netti dallo spettatore, e a volte faceva pure strano che la grande Sherlock non li avesse risolti nello stesso tempo.
L’idea di partenza mi piaceva da morire, però solo nella seconda parte sono spuntate fuori delle idee interessanti e qualche plot twist meno telefonato. Insomma, sono rimasta un po’ delusa, soprattutto perché la parte finale relativa a Wato non ha tutto questo senso.
Non è un brutto drama, solo che è dimenticabile. Anche il rapporto tra Sherlock e Wato, nonostante siano ben otto episodi, finisce per essere troppo risicato. Necessitava di una maggiore costruzione in particolare perché le due non cominciano con il piede giusto a differenza di Sherlock BBC e quindi sembra quasi che passino da un estremo all’altro.
Se faranno una seconda stagione, cosa assolutamente probabile, spero in una scrittura migliore. Per il momento il mio è un sì non tanto convinto. Dovete veramente apprezzare il genere e sentire la mancanza dei tempi d’oro di Sherlock BBC.

Two Weeks – Toowikseu. K-drama. 2013. 16 episodi. 

“I want to forgive you. That way you’ll forgive yourself, too.”

 

Jang Tae-San lavora a un banco di pegni, ma trascorre il suo tempo soprattutto tra bische e donne, e ha conoscenze poco raccomandabili. Un giorno, scopre di avere una figlia ammalata di leucemia avuta da una sua ex, la quale lo rintraccia per scoprire se il suo midollo sarebbe compatibile per un trapianto.
Viene fissata una data per l’intervento, ma lo stesso giorno Tae-san viene accusato ingiustamente dell’omicidio di una ragazza. Riesce a evadere e ora deve riuscire nell’arco delle due settimane che mancano all’operazione a non farsi arrestare o uccidere dal vero assassino.

La trama qui sopra è il nulla, ci sono tante sottotrame che tengono lo spettatore incollato per tutti e sedici gli episodi. La narrazione diventava sempre più intensa man mano che gli episodi si susseguivano uno dietro l’altro. Una visione davvero emozionante e recitata magistralmente dal protagonista maschile, Lee Joon Gi. È il mio primo drama con lui e sicuramente non sarà l’unico, perché ha davvero un talento naturale.
Come potrete notare, vi sto proponendo un altro drama che tratta di amore genitoriale, dopo Mother, tocca a Two Weeks, solo che il genere è totalmente diverso visto che qui spiccano l’azione e gli intrighi, un vero e proprio thriller al cardiopalma.
Soprattutto nella prima parte, maggiormente dedicata alla fuga di Tae-San, non c’era un attimo per tirare il fiato mentre si seguono le vicende di quest’uomo che, nonostante il buon cuore e l’animo puro, ha una vita costellata di sbagli che l’hanno portato alle settimane più caotiche e frenetiche della sua vita. Non avrà un secondo per riposarsi, dovrà continuamente fuggire, cercare di non farsi uccidere o arrestare (e a volte le due cose erano strettamente collegate), far lavorare il cervello e noi che seguiamo la sua vicenda non possiamo fare a meno di affezionarci a lui. Vogliamo che si salvi, vogliamo che sua figlia viva, vogliamo che sia felice e si riappropri della sua vita.
Per più di metà drama, ha praticamente un unico pensiero, riuscire a sopravvivere fino all’operazione, in modo da poter salvare la figlia che gli ha fatto schizzare l’istinto paterno alle stelle. Un amore così totale che gli farà affrontare qualsiasi cosa pur di riuscire ad arrivare vivo sul tavolo operatorio, non gli importa nemmeno se dopo verrà ucciso. Fortunatamente, poi comincia a nascere prepotente anche il desiderio di qualcosa di più, di riuscire a trovare le prove per farsi scagionare e pensare un minimo anche a se stesso, di non far vincere il cattivo ancora una volta. Un ottimo sviluppo caratteriale del personaggio che si evolve molto nel corso dei sedici episodi.
A volte andiamo a beccare quei drama che ci conquistano con il loro essere speciali e Two Weeks è sicuramente uno di questi. Potrei giusto giusto criticare alla trama le coincidenze un po’ troppo comode e fortuite che facevano da Deus ex machina, ma ci si può benissimo passare sopra senza problemi.
Ottimi anche i personaggi di contorno – bravissima la baby attrice –  e anche un po’ di romanticismo – molto di più di quello che avrei immaginato quando l’ho cominciato – che non guasta mai, sebbene come in Mother anche qui è l’amore genitoriale a vincere su tutto.
Il finale è assolutamente positivo, giusto leggermente aperto a tratti, ma dopo sedici puntate di sofferenza, il sorriso del bellissimo Lee Joon Gi era il massimo della soddisfazione.

Concludiamo questo articolo con un ni/no!
In presa bene dopo il brevissimo drama Long Time No See (vedi sopra), mi sono detta che avrei potuto riprovare con un altro… peccato solo essere stata così sfortunata. Mi sono vista in un giorno Addicted (web serie, C-drama, 2016, 15 episodi, romance, scolastico, BL), per arrivare alla fine e scoprire che ero andata a beccare un drama cancellato 3 episodi prima della conclusione e che di conseguenza finisce in modo aperto. Avrei dovuto informarmi meglio.
La non-fine, uno potrebbe pure passarci sopra se non si considerano gli ultimi 3-4 minuti, non è però l’unico problema di questo drama.
Addicted parla di questi due ragazzi, Bai Luo Yin e Gu Hai. Il primo vive con il padre, mentre la madre si è risposata con un altro. Gu Hai è il figlio di quest’uomo, ma i due non sanno di essere fratelli acquisiti. Si incontrano in classe, quando Gu Hai decide di trasferirsi nella scuola di Bai Luo Yin per allontanarsi dal padre, non contento del suo nuovo matrimonio, e si innamora all’istante del suo nuovo fratello acquisito senza sapere che lo sia.
Sulla carta la storia funzionava benissimo e la prima parte è meravigliosa, oltremodo divertente, da sganasciarsi dalle risate, infatti Gu Hai, nel dimostrare i suoi sentimenti, si comportava un po’ come un bambino delle elementari che tira le trecce alla sua compagna di classe, il che creava dei siparietti fantastici. In seguito, però, il drama si è perso, Gu Hai si è dimostrato eccessivamente possessivo e geloso, andando a rovinare il bel drama che era stato fino a quel momento. Eh sì, scusatemi se pretendo una relazione in cui uno dei due non stia continuamente a dire no e l’altro a insistere troppo.
Eppure, anche se ero infuriata, l’ho portato a termine perché volevo vedere dove andavano a parare (e poi gli episodi erano da 20 minuti, non ci voleva così tanto), per ricevere anche la batosta che il governo cinese ci aveva messo lo zampino e aveva cancellato di botto il drama a 3 episodi dalla fine. Oltre al danno, la beffa.

E anche per oggi ho concluso. Conoscete qualcuno dei drama da me consigliati? Cosa state vedendo al momento?

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate.

Ringraziamo: Nσи sσlσ Ðяαмα иеllα Teѕтα | Drama,Drama e ancora Drama | *_TheWorldDrama_* | A.A.A cercasi dramas disperatamente | DRAMA che passione | I love telefilm & film ∞

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5 thoughts on “Say Yes To The Drama | Volume IX – da A Love So Beautiful a Two Weeks

  1. Con Two Weeks mi hai incuriosita veramente tanto, mannaggia a Joon Gi che fa solo drama seri… ne ho visti ben tre (2 e mezzo) con lui ultimamente e tutte sceneggiature talmente serie che ora ho bisogno di vedere qualcosa proprio di comico! Grasse risate! E possibilmente non drama in costume (altra sua costante) ahahah Ci vorrebbe proprio un altro A love so beautiful ❤

    Piace a 1 persona

    • Two Weeks è davvero bellissimo. E’ un drama serio, ma ne vale totalmente la pena.
      Però hai ragione, dovrebbero fare più drama leggeri e allegri, di cose come A Love So Beautiful non ne fanno abbastanza. Proprio per niente!

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  2. Aaaaa aggiunti altri due alla lista, non finirò mai!
    A love so beautiful è stato il mio primo Cdrama, e mi è piaciuto tantissimo 🙂 divorato in pochi giorni! Come hai detto tu avrei preferito anche io che dedicassero un pò più di tempo agli ultimi episodo, si è svolto tutto troppo in fretta….
    E la OST?! Fantastica, ogni tanto ancora mi suona in testa ahhaha

    Piace a 1 persona

    • Eheh, mi fa piacere che hai trovato qualche consiglio di tuo gradimento. 🙂
      Anch’io non faccio che aggiungere nuove cose che voglio vedere alla lista. 😀

      Eh sì, onestamente se gli episodi di A Love So Beautiful fossero stati 30 anziché 24, sarebbe stato meglio. O che almeno avessero dato più spazio a loro adulti, era interessante vedere come erano cresciuti e cambiati.
      Concordo sull’ost! Davvero bellissima, ogni tanto la riascolto. 😀

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  3. Pingback: Say Yes To The Drama | Volume X – da Lawless Lawyer a Another Miss Oh | parolepelate

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