Poldark/Telefilm

Recensione | Poldark 4×02 “I’ve loved…and I’ve lost”

“Ho amato ed ho perso.

Ho amato con ogni fibra del mio essere ed ho perso ciò che avevo.

(source: clayymarek.tumblr.com)

Ho visto quel dolce sorriso di ragazzina e quel bracciale di conchiglie venir macchiato dalle sue lacrime e dal sangue ignobile di un sudicio verme, che di lividi ne ha coperto il corpo e il cuore. E di lividi ho coperto il viso, come la corda della forca ha accarezzato il mio collo. Mai però, dimenticherò la sabbia e le onde, le rane e le passeggiate, e anche se in un giorno grigio ho avuto salva la vita, e su quella spiaggia ci siamo incontrati brevemente, ti ho amato e ti ho persa di nuovo, anche se nel mio cuore tu sei sempre, ed io nel tuo. Lo vedo nei tuoi occhi, lo vedo nel fiore appassito in cui quel reverendo malato da due soldi vuole convertirti. Tu però splendi, sei un fiore forse appassito, ma sei conservato con cura e gelosamente tra la pagine di un libro, il mio libro, lontano dagli occhi malvagi. E io ti aspetterò, perché chiedendoti se stai bene, e nel tuo sguardo di risposta, ho soffocato la rabbia contro il mondo, ma ho capito che mi ami ancora, come io amo te”.

 

“Fratello, non fare certi pensieri. Si, lo so, anche io talvolta, lascio che sia la stupidità a guidarmi e non ascolto la parola del Signore. Come dici? No, non so se sia ‘quel’ sentimento, per me tutto è nuovo e mi confonde.

Non capisco bene cosa mi prenda ma…quando vedo lei, e quando la guardo negli occhi mi ribolle il sangue nelle vene, e non so come reagire se non in maniera avventata. Oh, Signore. Avrei potuto vincere e mi sono dimostrato debole, perché l’inganno ha vinto, e mi sento tradito dopo tutta la fatica…anche se, sono confuso…e non so ancora come interpretare tutto questo. C’è un grande senso di ingiustizia dentro di me che non vuole accennare ad andarsene. So solo che lei se ne andrà allo stesso modo, e allora spero, la preghiera mi conforterà”.

 

“Preghiera dici? No, le preghiere potranno servire a pulirti l’anima, ma non a far si che tu ti senta meglio, te lo garantisco, Sam. E le ingiustizie a questo mondo sono ciò che lo contraddistingue e apparentemente lo fa girare. Mi fa così arrabbiare che sento le lacrime bussare agli occhi.

Dell’amore però non dovete mai dubitare, perché in ogni sua forma è ciò che alimenta le fibre del nostro essere e anche quando la tempesta imperversa è porto sicuro. Ho amato ed amo, e sono amata in cambio, ma ho anche amato e perso. Ho perso mio marito in una notte di oscuri presagi ma l’ho riaccolto dopo che la mia rabbia è colata dalle mie viscere come dolore e sangue nero. Ho perso una figlia. Ho perso infine un amore dal cuore gentile, poetico, che per l’ingiustizia stessa del mondo mi ha donato qualcosa che porterò sempre con me – un frammento di un cuore annientato, dalla malattia come dal dolore. Ed è forse giusto questo?

Ho accusato il mio cuore colpevole, ho fatto ammenda e così ha fatto il cuore di quel tormentato essere che ho preso come marito e che mai sostituirei, ma la vita ahimé ci mette sempre a dura prova. E ora andrà lontano. Sono stata io stessa, e il destino di per se, a far si che andasse avanti perché lui è l’unico che può riportare ardore e giustizia in questo mondo. Il prezzo più alto, però, lo pagherò io, come sempre. Chissà se questa scialuppa trasandata che il mio cuore non cadrà a pezzi…”

 

“No, moglie mia, non lo farà. Ci metterò l’impegno che posso ma non lo farà.

Lo so talvolta le mie sono promesse da marinaio – dico qualcosa ed avviene il contrario, ma l’ardore che mi contraddistingue è ciò che l’impegno mi porta a sostenere, e te lo giuro che ce la metterò tutta. Perché asciugherò le tue lacrime e combatterò ogni forma da ingiustizia anche se, non posso negarlo, temo per quel che sarà. Un uomo è debole se privato della sua volontà, un uomo è debole se privato dell’amore della sua donna. Ed io ho vacillato. Non voglio accusarti perché io per primo ho combattuto contro me stesso, e ti ho fatto tanto male, però ora…ho capito che tu sei la mia salvezza, la mia ancora e saggezza e ti ascolterò, te lo prometto. Anche se non ho altre certezze all’infuori di te.

Non so se servirà pregare ma, se Londra è ciò che mi porterà da te lontano e mi farò tentare, so che tu ci sarai per me, perché senza di te non posso stare. E gioia al mio tetto e alla mia casa hai donato fin da quando ti ho salvata e tu hai salvato me, e dei figli splendidi mi hai dato, una vita che mai avrei sperato”.

 

“Ross, i figli è vero sono una gioia, non sto nella pelle dall’emozione, perché dopo tanti patimenti finalmente è per me come se portassi a compimento tutto l’amore che serbo nel cuore.

Anche se, ho paura di non esser all’altezza, perché di medica certezza non ce ne è mai abbastanza, figuriamoci il sostenere con l’amore ciò che il ventre dona con abbondanza. Io la amo però, e sono certo che amerò la creatura che dal suo grembo nascerà, e convincerà anche lei, lei coi suoi capricci e le sue manie, i suoi timori manifesti che cercherò in ogni modo di cancellare. Perché l’ho perduta e ho rischiato nelle carceri francesi di perdere anche la sanità mentale e me stesso…ora lei è di nuovo con me e io con lei, e questo è ciò che conta, e più mi basta”.

 

“Oh, davvero commovente, non trovate? L’amore puro che tanto elogiate. Se solo sapeste invece che in realtà quello che provate è tutto un calcolo e un tornaconto personale. Stolti!

Si, certo, ‘amo’ Elizabeth e per lei mi sono arrischiato parecchio, e mio padre ancora non la vede di buon occhio. Io però mi sento un Re e per me lei è il giusto complemento, anche se guardando Valentine resto sempre assai sgomento. Non c’è tranquillità che mi arrivi nemmeno da un bicchiere allungato, la mia bile trasuda odio e a volte in bocca diventa fiele. Lei però mi rende mansuetamente quieto, e forse chissà, ora mi ‘ama’ anche lei davvero. Del resto, vuole altro da me, oltre a prestigio e una posizione, perché nella famiglia vuole portare una ulteriore addizione. Se poi nel cuore suo stia covando amore represso o odio per il passato, che mai me ne importa, se adesso lei è mia ed è quella che ho plasmato. Ammetto sì, forse ha plasmato anche me, ma è la mia dolce e marcia metà e questa è la soddisfazione immensa che mi da’. Sarà ancor più soddisfacente poi se riuscirò, in un modo o nell’altro, a veder quel Poldark finire nello sterco. E allora sì, riderò di gusto e riderò contento e di tutto quello che ho fatto no, non me ne pento”.

 

 

“Io dall’alto vi guardo e un po d’invidia mi sale,
voi che calpestate ancora la terra mortale,
così mi libro sopra di voi come un alito di vento
e anch’io di ciò che ho fatto non me ne pento.

Ho amato e perso, e il più alto dei prezzi ho pagato
perché grande dolore e perdita l’amor m’è costato,
e quando il paradiso pensavo di aver raggiunto in un solo istante
le mie membra e il mio cuore mi hanno abbandonato poi febbricitante.

Non piangere per me tu che hai condiviso i miei sospiri,
madonna Demelza che ancor la dolce poesia m’ispiri,
perché ti sono grato per quel dono che tra i più preziosi
ha reso i miei giorni finali non tristi ma tra i più meravigliosi.

Conserverò nel fuoco eterno delle gote tue il rossore
e dell’incarnato che ho sfiorato il morbido candore,
e se ingiustizia e fato avverso lontano mi hanno portato
non mi idealizzar, ma fa’ si che non sia dimenticato.

So per certo che amore è lotta, è difficoltà, è lamento
è felicità ma è anche sgomento.
E allora diparto da questo mondo, ma sappi che tanto ho amato
ho amato e perso, ho perso e amato”.

 

E allora pensatelo come un dialogo, dei nostri protagonisti adorati, che in questo episodio hanno riso, hanno lottato, hanno perso e sono stati amati.

 

-Notforyourears

 

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