13 Reasons Why/Telefilm

Recensione | 13 Reasons Why 2×12 – 2×13 “The Box Of Polaroids – Bye”

Ho avuto bisogno di un paio di giorni per metabolizzare gli ultimi due episodi della stagione, e una settimana per scrivere la recensione.
Abbiamo ascoltato Justin parlare di Bryce, ma io non mi bevo nemmeno per un secondo la balla del “da bambino era un vero amico”. Come dice lui stesso, tutti i rapporti con lui si basano su lealtà e paura: lo stesso Justin ne è stato vittima e ne ha subito le conseguenze. I suoi compagni di squadra non sono i suoi amici, sono i suoi scagnozzi. Chloe non è rimasta con lui per amore, ma perché è riuscito a manipolarla – anche se io continuo a considerarla un po’ stronza pure lei.
Abbiamo visto i ragazzi unirsi, prima per Jessica e poi per Clay. Jessica ha finalmente trovato il coraggio di fare quello che ha chiesto ad altre di fare perché lei non ce la faceva, anche se ha portato a conseguenze inaspettate. Clay ha trovato il sostegno da parte di quelle persone che nella prima stagione detestava, perché quello che mesi prima li separava adesso invece li lega gli uni agli altri.
Abbiamo visto Justin sorpreso nel sentire che qualcuno vuole adottarlo, lui che una famiglia non l’ha mai avuta adesso potrebbe finalmente conquistarla.
Abbiamo visto Alex e Jessica legare nuovamente, e Alex trovare un vero amico in Zach.
Abbiamo visto Clay fare pace con la morte di Hannah e lasciarla andare.
Abbiamo visto la signora Baker andare avanti con la sua vita, percorrendo il sentiero che sarebbe dovuto appartenere a sua figlia e che adesso è un modo per renderle omaggio e onorare la sua memoria.
Abbiamo visto Bryce finire in manette.

Però.

Abbiamo visto Bryce farla franca. Justin non è stato altrettanto fortunato.
Abbiamo visto Tyler perdere i suoi amici e subire una violenza scioccante da vedere, insopportabile quasi quanto la scena dello stupro di Hannah.
Abbiamo visto Chloe continuare a stare al fianco di Bryce perché incinta.
Abbiamo visto Jessica ricaderci con Justin, una delle cose che più speravo NON succedessero, soprattutto dopo aver visto Justin continuare a drogarsi.
Abbiamo visto i signori Baker perdere un processo che per loro era di importanza fondamentale.

Allora mi chiedo: che senso ha avuto questa stagione? Che senso ha avuto ripeterci allo sfinimento quanto tutti dovessero pagare per quello che è successo ad Hannah, che senso ha avuto farci odiare tanto Bryce se alla fine nessuno ha avuto quello che meritava?
Qualcuno potrebbe dire che questo finale è più giusto perché è quello più realistico, ma io non volevo vedere qualcosa di realistico. Volevo vedere Bryce perdere tutto, volevo vederlo pagare per quello che ha fatto – succederà mai? Nina ha bruciato le polaroid, non credo che adesso sia più possibile – e soprattutto volevo che tutti capissero quanto ogni nostro gesto, ogni nostra parola, anche quelli più insignificanti, possano avere un impatto cento volte maggiore nella vita delle persone che ci stanno intorno. Perché è questo quello che mi ha insegnato la storia di Hannah Baker: ci è stato dato il potere della parola, dovremmo usarlo con giudizio e capire che quello che diciamo o facciamo può ferire gli altri più di quanto immaginiamo. Che invece di buttare sempre più giù chi già soffre, dovremmo porgergli una mano e aiutarlo a risalire.
Forse i ragazzi lo hanno capito. Clay, Jessica, Justin, hanno tutti capito la loro colpa e imparato la lezione, ma per il resto del mondo Hannah rimane una ragazza debole ed egoista che ha preferito porre fine alla sua vita piuttosto che continuare a lottare come chiunque altro, che non ha chiesto aiuto quando poteva farlo anche se in realtà le sue richieste non sono state colte in tempo, vittima di quella stessa colpa della quale si era macchiata in precedenza.
Insomma, è un finale che lascia l’amaro in bocca, un po’ come tutta la serie.

E quindi, per rispondere alla domanda che mi sono posta nella prima recensione – c’era davvero bisogno di una seconda stagione? – direi che… no, non c’era veramente bisogno. Soprattutto visto il finale. Perché impostare una stagione intera sulle conseguenze del suicidio di Hannah, se poi queste conseguenze non ci sono state e anzi i colpevoli continuano la loro vita senza rimorso come se niente fosse? L’unico ad aver pagato è stato Tyler, in maniera brutale, solo perché ha provato a fare la cosa giusta – a modo suo. Non lo trovo corretto. Hannah si è uccisa, lui era pronto a fare una strage per fare pagare quelli che gli hanno fatto del male, consapevole che nessun altro lo avrebbe fatto al suo posto. Tutto questo è sbagliato, ovviamente, ma Tyler ha i suoi problemi e stava cercando di risolverli, e siccome nessuno era lì a tutelarlo, un brutale incidente poteva tramutarsi in qualcosa di mille volte peggio.

Dunque, mi è piaciuta questa seconda stagione? Tutto sommato sì, anche se alcuni episodi sono davvero lenti e il finale aperto me lo sarei risparmiato più che volentieri: quanto a lungo puoi spremere uno show come questo, prima che esaurisca il suo messaggio e cada nel baratro delle serie diluite troppo a lungo?
Non mi pento di averla guardata, perché ha aggiunto dei dettagli alla storia che ci hanno permesso di osservarla sotto nuovi punti di vista. O meglio, ci hanno permesso di capire che la famosa frase se l’è cercata non è mai giusta, come ho già detto nelle altre recensioni.

Però vale la pena di vedere la stagione anche solo per questa scena, che per me è stata davvero bellissima e mi ha emozionata tantissimo, perché senza parlare questi ragazzi ci mostrano l’importanza dell’amicizia, della vicinanza e di come qualcosa che poteva esserci ma non c’è stato possa continuare a fare male.

E per questa, che non ha bisogno di parole perché è davvero… potente. Complimenti a tutte le donne che ci hanno emozionato semplicemente con una frase a testa.

 

Io adesso vi saluto. Prima di lasciarvi, però, vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate:

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