13 Reasons Why/Telefilm

Recensione | 13 Reasons Why 2×01 “The First Polaroid”

Ammetto di essere una di quelle che non considerava necessaria una seconda stagione di Tredici, eppure eccomi qui a parlarne. Perché? Perché voglio proprio vedere insieme a voi se ne rimarrò soddisfatta o se rimarrò della mia idea e continuerò a pensare che one (season) and only sarebbe stato meglio.

La premiere della seconda stagione riprende esattamente dove ci eravamo lasciati… seppur con un salto temporale di qualche mese. Dico che riprende da dove ci eravamo lasciati perché, nonostante le cassette, nonostante la verità sia salita a galla, certe cose non sono cambiate: Hannah Baker è morta, ma non riusciamo a capire dove sia la ragione. Era una santa? Una vittima? Carnefice? Bugiarda manipolatrice? Dove sta la verità? Probabilmente, alla fine di questi tredici episodi, ci troveremo sempre a questo punto, perché una verità unica e definitiva non c’è e non ci può essere.

La verità può essere manipolata. Basti vedere come si è svolto l’interrogatorio di Tyler: lui si sente in colpa, sa che le sue foto hanno avuto delle forti conseguenze per la ragazza, riconosce il suo ruolo nella questione, eppure l’avvocato difensore riesce a rigirare la vicenda come vorrebbe. Lui ammette che le sue foto hanno turbato Hannah, ma l’avvocato risponde che la ragazza stessa gli aveva chiesto di farsi fotografare, poco importa che fossero degli scatti innocenti di una ragazza sorridente. Lo costringe a rivelare di averla beccata a scattare delle foto in pose provocanti (che poi, se quelle sono pose provocanti…) per qualcuno, come se tutto questo potesse rendere il gesto di Tyler meno grave. Come se questo potesse fare apparire Hannah come una che, in fondo, se l’è cercata, perché se tu sei pronta a scattarti delle foto con un paio di bottoni della camicetta sbottonati, nella sicurezza della tua casa, quando credi che nessuno ti veda, allora va bene se un ragazzo ti spia, se diffonde delle tue foto private, scattate senza il tuo consenso. E la cosa strana è che guardando queste scene magari ti vien da pensare che sia assurdo che qualcuno lo consideri lecito, eppure nella realtà odierna è così.

C’è una cosa che mi è piaciuta particolarmente della prima stagione di Tredici, e spero che continuino su questa scia anche per questa seconda stagione: il fatto che non tutti amassero Hannah. Non tutti credevano che il suo suicidio fosse “giustificato”, non tutti capivano perché quello che aveva passato l’avesse portata a compiere quel gesto estremo. Alcuni persino la odiano, la considerano solo una finta vittima che invece di reagire si lamenta e non combatte le vicissitudini che si trova ad affrontare. Una debole. Ma una cosa rimane comunque certa: ci sono eventi che l’hanno segnata, che non possono essere ignorati. Ci sono gesti che non possono essere messi da parte come delle “ragazzate”, né si può limitare a giustificarli con un semplice “se l’è cercata”. Che tu l’ami o che tu l’odi, sicuramente la vicenda di Hannah è riuscita ad aprire gli occhi su una realtà condivisa e difficile, sulla quale tendiamo spesso a passare oltre perché tutto sommato non ci riguarda, fino a quando poi non ci tocca da vicino o non tocca qualcuno che conosciamo.
Tutto questo per dire: è giusto che, se Hannah era pronta a scattarsi delle foto in pose sexy per mandarle a qualcuno, allora non dovrebbe importarle se qualcuno diffonde delle foto in cui si trova in camera sua mentre bacia una ragazza, o foto della sua biancheria? Il processo, ancora all’inizio, sostanzialmente verte su questo primo punto.

Clay, intanto, è tormentato. Non è stato chiamato a testimoniare e continua a ripetere che la storia di Hannah ormai se l’è lasciata alle spalle, ma il fatto che la veda continuamente dice tutto il contrario. L’anno scorso volevamo sapere quale ruolo avesse avuto Clay nella morte di Hannah, quest’anno dobbiamo capire in che modo contribuirà a rendere giustizia al suo suicidio. In questo primo episodio è messo un po’ da parte ed è giusto così, ma sono impaziente di vedere il suo ruolo d’ora in avanti.

Mi aspetto grandi cose da Jessica. Non l’ho amata particolarmente la scorsa stagione, ma quest’anno la vedo turbata nonostante l’apparenza, e spero che entro la fine della stagione faccia qualcosa, agisca, prenda in mano la sua vita e smetta di fingere che va tutto bene, altrimenti il suo percorso non avrà senso. Mi chiedo invece perché abbiano fatto perdere la memoria ad Alex, dove vogliano andare a parare.

Infine, il personaggio che più mi ha colpita è la madre di Hannah, Olivia Baker, grazie anche all’interpretazione di Kate Walsh che è stata proprio brava, riuscendo a portare sullo schermo una madre distrutta dai sensi di colpa che allo stesso tempo non si fermerà fino a quando non avrà ottenuto giustizia. Spero continuino a mostrarci dei flashback, nei quali lei ricorda determinati avvenimenti e pensa a cosa abbia fatto di sbagliato e cosa no, perché potrebbe mostrarci nuovi aspetti della storia che crediamo di conoscere.
In fondo, la storia di Hannah non è finita.

Concludiamo con i grandi interrogativi dell’episodio: che cosa combina Tony? Chi sono le altre ragazze, chi ha lasciato la foto nell’armadietto di Clay?

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