Telefilm

Recap | Mozart in the Jungle – Dalla 1 alla 3 Stagione

Il 16 febbraio 2018 è stata rilasciata da Amazon la quarta stagione di Mozart in the Jungle e purtroppo sarà l’ultima: Amazon ha cancellato la serie.

Lo scorso mese avevo scritto un articolo per consigliare la visione della serie proprio perché la sensazione era che Mozart in the Jungle fosse rimasta di nicchia, inspiegabilmente.

Inspiegabilmente perché l’atmosfera di Mozart in the Jungle è fresca, ma intensa e racconta di creatività, ambizione e arte. Il tema della musica classica, forse, ha trattenuto qualcuno. In realtà, è uno dei punti di forza della serie perché la musica rimane pregnante nella storia  intrecciandosi con le relazioni tra i personaggi e sono proprio le relazioni ad essere la base di ogni storia che ci appassiona, così come di Mozart in the Jungle.

Prima stagione

“All I spend my time doing it’s like figuring out how to make money. None of it is about the art.”

[“Tutto il mio tempo lo trascorro a cercare di capire come guadagnare qualcosa. Niente ha a che fare con l’arte.”]

La prima stagione è raccontata attraverso gli occhi di Hayley, ma è presto ben chiaro che il personaggio di Rodrigo sia centrale nella storia. Eppure è come se fosse Hayley a raccontarci di lui, come di tutti gli altri personaggi che la circondano. Dopotutto, la serie è la trasposizione di un romanzo ed Hayley è il nostro punto di vista.

Ognuno dei personaggi, che abbia un ruolo più o meno centrale, ha le proprie peculiarità che lo rendono originale, ma rimane autentico. Ciò che sorprende è che personaggi così estrosi riescano a funzionare e, probabilmente, funzionano perché sono armonizzati tra di loro, come un ensemble. Non ho azzardato la metafora dell’orchestra perché essa ha troppi elementi rispetto a Mozart in the Jungle che presenta giusto cinque personaggi principali, Hayley, Rodrigo, Cynthia, Thomas e Gloria. Quindi la serie è più vicina ad un ensemble che si esibisce insieme a degli ospiti che, alla fine, risaltano i membri fissi. Ciò detto, nulla da togliere a questi “ospiti”, anzi, ad esempio Ana Maria è una di questi ed è sia uno dei personaggi più complessi sia uno tra i meglio riusciti. Nella sua selvaggia eleganza, Ana Maria serviva nella prima stagione (e in parte nella seconda) a sviluppare il personaggio di Rodrigo, quasi ad incarnare la parte puramente appassionata di lui nel conflitto tra gloria e arte. Questo rapporto è ancora più esplicito tra Rodrigo e le sue visioni di grandi compositori, primo tra tutti Mozart, e le conversazioni tra di loro sono l’estremizzazione di ciò che le relazioni tra i personaggi determinano. Ciò non vale solo per Rodrigo, ma per questo occorre attendere ancora qualche stagione. L’uso di altri personaggi come motori nello sviluppo di altri è presente anche e soprattutto tra i personaggi centrali, pur essendo meno evidente perché si aiutano a vicenda: era ciò che intendevo scrivendo che le relazioni sono alla base di Mozart in the Jungle e, tra di esse, spicca quella tra Hayley e Rodrigo e nel finale di stagione la conferma è ufficialmente ufficiosa.

Non è un caso che sia New York lo sfondo stimolante della prima stagione e che rimarrà quello prevalente nelle successive, perché Hayley non ci racconta solo delle persone, ma ci trasporta nel contesto della musica classica e ne racconta le dinamiche inaspettate e non. Ciò che ne risulta è un quadro altamente settoriale, le cui spinte interne sono però le stesse che si ritrovano in ogni ambito che richieda il perseguimento di un obiettivo: passione e determinazione, ma anche sacrifici e dubbi.

“Sometimes, when we lose our way, we must return to the basics. That’s where the beauty lies. La bellesa de la vida.”

[“Qualche volta, quando perdiamo la strada, dobbiamo ritornare alle basi. Lì è dove la bellezza risiede. La bellesa de la vida.”]

Seconda stagione

“You say ‘amateur’ as if it was a dirty word.

‘Amateur’ comes from the Latin word ‘amare’, which means to love. To do things for the love of it.”

[“Tu dici ‘amatore’ come se fosse una brutta parola.

‘Amatore’ deriva dalla parola latina ‘amare’. […] Fare le cose per l’amore di farle.”]

In confronto alla prima stagione, la seconda risulta più strutturata perché, grazie alla base relazionale della precedente, la seconda può giocare su quei personaggi che la prima ha costruito. Da notare che, nonostante le differenze, la seconda stagione non perde la spontaneità e la freschezza che avevano caratterizzato la prima. La parola struttura non si riferisce alla nuova sigla (che rimane notevole a mio parere) ma ai due eventi che fanno muovere gli episodi, cioè il tour dell’orchestra, in particolare la tappa in Messico, e la lotta sindacale tra musicisti e teatro che sarà presente anche nella terza stagione.

Chi, come me, ha già finito l’intera serie saprà che Mozart in the Jungle ha il vizio di portare i personaggi in trasferta almeno una volta a stagione: durante la prima, Cynthia recupera Thomas a Cuba, nella terza gran parte della storia si svolgerà a Venezia e nell’ultima in Giappone. La trasferta della seconda stagione è però l’unica che porti l’intera orchestra e con essa le sue dinamiche. Infatti, seppur in Messico insieme agli altri, Hayley e Rodrigo si distaccheranno per dare una parentesi narrativa esclusiva alla relazione tra loro due. Il Messico è però legato a Rodrigo (che ci è nato) ed è raccontato in modo onirico, in confronto agli schietti toni newyorkesi, dato che la narrazione è invece legata ad Hayley. Il legame di Rodrigo non si riduce al luogo, bensì sono altri personaggi, in parte la nonna e l’amico di vecchia data e soprattutto il maestro Rivera, che aggiungono una sfaccettatura al personaggio principale.

I due pilastri della struttura, il Messico e la lotta sindacale, apparentemente separati uno dall’altro, confluiscono nel finale “Home” che considero anche il migliore episodio della seconda stagione, con l’esibizione all’aperto dell’orchestra: mentre tutto è incerto, in quel momento, è al posto giusto.

Terza stagione

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“You should only listen to yourself.

That’s your only job, really, as an artist.

Even if you’re completely wrong, that’s what an artist does, listen to one’s self.”

[“Dovresti ascoltare solo te stessa.

È il tuo solo lavoro, veramente, come artista.

Anche ti stai sbagliando completamente, è ciò che fa un artista, ascoltare se stesso.”]

Se il finale della seconda stagione era un compendio, la terza stagione inizia con dispersione.

Come già scritto sopra, gran parte della terza stagione è ambientata a Venezia, dove Hayley e Rodrigo si trovano di nuovo in una parentesi narrativa, come era successo in Messico. È da precisare che l’espediente è lo stesso, ma le due situazioni sono profondamente diverse.

Innanzitutto, la terza stagione, diversamente dalle precedenti, si è adagiata sul luogo. Ciò non è un difetto a priori perché un luogo può prendere vita ed entrare a fare parte di una storia, ma è una magia diversa da quella che erano riuscite a suscitare le prime due stagioni, cioè una magia genuinamente comica e fresca. È un peccato che quest’atmosfera sia mancata proprio a Venezia, ma forse non è un caso. La storia si è adagiata, appunto, sulla città senza farla risaltare come avrebbe potuto. Nonostante ciò, Venezia riesce a dare una spinta ad Hayley per le sue ambizioni da conduttrice, a Rodrigo per riunirsi all’orchestra e ad entrambi per far evolvere il loro rapporto, finalmente.

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Ringraziamo: Citazioni film e libri | I Love Film and Telefilm | And. Yes, I love telefilms and films ∞ | Because i love films and Tv series

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