Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 14×20 “Judgement Day”

Attendevo  questo episodio con ansia, un po’ perchè sapevo che avrebbe fatto ridere ma soprattutto perchè so che quando Grey’s punta ad una comicità così marcata, in realtà vuole introdurre temi importanti e/o questioni molto grosse. Ovviamente è stato così quindi andiamo a parlare di quello che è successo, tralasciando (quasi del tutto) i deliri dovuti ai biscotti.

Cominciamo dal cliffhanger con cui si era chiuso lo scorso episodio, ovvero il grave errore di Jackson che, secondo Catherine, porterà tutti alla rovina. Negli corsi mesi siamo stati letteralmente invasi dalle notizie sullo scandalo degli abusi sessuali ad Hollywood di cui tutti hanno sempre saputo ma su cui hanno preferito o dovuto tacere, quindi era impensabile che Grey’s Anatomy non trattasse l’argomento. Gli autori hanno palesemente aspettato il momento più giusto per ricreare, in misura più piccola, il caso Weinstein e proporcelo, con tutte le controverse ad esso annesse. La trasposizione è stata così ben fatta che perfino gli schieramenti e le opinioni emerse dal dibattito pubblico sull’argomento, sono state riportate nello show, utilizzando in modo strategico Jackson e Catherine. Jackson rappresenta la parte di pubblico che si è indignata per le mancate denunce, che non si spiega come mai sia venuto fuori tutto solo ora e che non comprende come le vittime e/o le persone a loro vicine abbiano coperto tutto. Ha ragione? Certo! Ce l’ha perchè è vero che non si dovrebbe mai sottostare a simili angherie, perchè è assurdo pensare che il silenzio su azioni così infami possa essere comprato, a prescindere da quanti zeri abbia l’assegno, perchè nessuno dovrebbe accettare di aver subito un abuso, perchè non è giusto, perchè non è normale che le cose funzionino così, perchè è inammissibile che le vittime non denuncino per la paura delle ritorsioni o, peggio, perchè nessuno crederebbe loro e ha ragione perchè la colpa non è mai, in alcun modo, di chi ha subito l’abuso am solo di chi lo ha commesso. Non esistono scusanti, circostanze particolari, abbigliamenti troppo provocanti, fraintendimenti e nemmeno persone talmente potenti da potersi permettere di compiere una violenza. Non esiste nulla che possa giustificare un simile comportamento. Questi, quindi, sono tutti i motivi per cui Jackson ha perfettamente ragione, anche nella rabbia che riversa contro sua madre. Ma dobbiamo ricordarci che dall’altra parte ci sono le vittime di cui Catherine in questo caso si fa portavoce. E anche lei ha ragione perchè è vero che ha taciuto, ma è anche vero che aveva dei validissimi motivi per farlo. Anni fa, le vittime non avevano tutta la visibilità che hanno ora e venivano messe a tacere con le buone o con le cattive. Non bastava denunciare una molestia per essere al sicuro, non basta tutt’oggi in realtà. Denunciare, parlarne con qualcuno, insinuare un simile dubbio su una personalità importante come era Harper Avery, voleva dire essere una persona finita. C’è stato e c’è bisogno di lottare affinché le vittime abbiano una voce e non debbano mai più stare in silenzio ma, purtroppo, quella dipinta da Catherine, per quanto triste e agghiacciante sia, è la realtà dei fatti. Lei, al tempo, non aveva il potere di fare nulla, se non quello di aiutare queste donne a scappare e farsi una vita da un’altra parte. È chiaro che i soldi non siano una soluzione e che non cancellino un abuso, che resterà per sempre impresso nella memoria delle vittime, ma è altrettanto vero che, tacere per tacere, è meglio farlo avendo in cambio del denaro che permetta di ricostruirsi una vita da un’altra parte. Fa schifo, lo so, ma purtroppo è la verità. Se quelle donne avessero denunciato Harper Avery nella migliore delle ipotesi sarebbero state zittite senza tanti convenevoli o, in alternativa, sarebbero state trascinate da lui in tribunale e fatte a pezzi dai suoi avvocati, ritrovandosi così alla fine di un processo senza alcuna possibilità di ricostruirsi una vita lontano dall’orrore che avevano subito. Mi rendo conto che, a livello ideologico, sia una follia pensare che le vittime abbiano accettato dei soldi in cambio del loro silenzio, ma a livello pratico purtroppo non è una cosa così assurda da immaginare. La vera tristezza è che si debba arrivare a fare ragionamenti di questo tipo e a poterli comprendere. Non c’è un punto d’incontro fra queste due posizioni perchè in realtà esse sono solo due lati della stessa medaglia. L’unica soluzione è la reciproca comprensione che si mostrano Jackson e sua madre e la consapevolezza che c’è ancora molto da lottare per scardinare questo sistema malato e profondamente ingiusto su cui si reggono diverse realtà, grandi o piccole che siano.

L’altra grande tematica che questo scandalo porta con sé è incarnata da Meredith, la quale improvvisamente si ritrova a fare i conti con la consapevolezza di aver inseguito un premio che porta il nome di una persona capace di azioni terrificanti. Il punto, però, è che si dovrebbero distinguere l’uomo e il medico. Harper Avery è stato un uomo schifoso, ignobile e della peggior specie ma è stato un dottore eccezionale e quello che ha fatto nel suo lavoro non viene in alcun modo intaccato dalla sua vita privata. È difficile, anzi difficilissimo fare questa distinzione, ma deve essere fatta. Il premio per cui Meredith ha lottato tutta la vita, quello stesso premio che voleva vincere per sentirsi la degna figlia di sua madre, non ha meno valore alla luce di quanto successo. La fondazione Avery è una fondazione medica, intitolata ad un grande chirurgo. Punto. Ci si deve fermare qui e scindere completamente l’Harper Avery uomo dall’Harper Avery chirurgo. Non dico che non debba essere reso noto ciò che ha fatto o che vada insabbiato, ma sicuramente non deve essere sminuito il valore del traguardo che Meredith e altri prima di lei hanno raggiunto. Sarebbe qualcosa di sbagliato e profondamente stupido perchè sminuirebbe tutto il percorso di crescita professionale che Mer ha fatto fino a qui. L’Harper Avery è un pezzo di vetro che sta su un tavolino ed è irrilevante rispetto a tutto quello che Meredith è riuscita a creare. Le idee innovative e geniali che ha avuto e i brillanti interventi che le hanno fatto avere quel riconoscimento sono reali, esistono. Meredith è un chirurgo eccezionale a prescindere da quel soprammobile. Lei non ha combattuto per vincere quel premio ma lo ha fatto per avere ciò che quel premio rappresenta: essere la migliore. E lo è. Lo è con o senza quello stupido pezzo di vetro ed è per questo che le vili azioni di chi dà il nome a quel premio non ne sminuiscono il valore.

La questione però è diversa per Ellis e Marie Cerone perchè la madre di Meredith ha volutamente estromesso una sua amica da un progetto al quale avevano lavorato insieme. E qui poco importa ciò che ha fatto il nonno di Jackson, perchè il vero problema è che Ellis si è appropriata di qualcosa che non le spettava di diritto, o che comunque non spettava solo a lei. La situazione peggiora se immaginiamo che, pur essendo a conoscenza di quanto subito dalla sua amica, lei abbia scelto di tagliarla fuori dal progetto e di proseguire da sola perchè significherebbe aver vinto un premio che non meritava, con l’aggravante di tacere su un’esperienza traumatica vissuta da una persona a lei cara. Se così fosse, perchè in realtà non possiamo essere certi di cosa sapesse davvero, Ellis avrebbe in sostanza strumentalizzato la violenza subita dalla sua amica per vincere qualcosa a cui non aveva nemmeno del tutto diritto. Di nuovo, questo non toglie nulla a quanto ha fatto dopo in termini di successi professionali, ma le toglie molto in qualità di essere umano e di amica, rendendola una persona ancora più meschina di quanto potessimo pensare. Tutto questo comunque non giustifica il comportamento di Marie Cerone nei confronti di Meredith Se, infatti, posso condividere la sua richiesta di rinominare la tecnica chirurgica che lei ed Ellis avevano davvero ideato insieme, non posso però accettare quello he ha fatto a Meredith e il suo tentativo di portarle via la sua ricerca perchè Mer non deve e non può scontare le pene per i reati commessi da sua madre.

Passando a qualcosa di decisamente più allegro: Owen ha un figlio. Non si sa come sia possibile visto che normalmente  ci vogliono i secoli per ottenere un bambino in affidamento (ricordiamoci tutta la storia di Meredith, Derek e Zola), ma il nostro Hunt ha un bellissimo bambino. Non vi so descrivere la sensazione del vederlo aggirarsi per casa o in macchina con quel cucciolo di umano perchè per certe cose non ci sono parole. È stato bello, bellissimo, perfetto e le sue paure hanno solo contribuito a rendere il tutto più realistico ed emozionante. Avere un figlio è sempre stato il suo sogno ma è normale che abbia paura. Questa è una responsabilità enorme e, per quanto possa averci pensato, è ovvio che vedere concretizzarsi quella che era solo un’idea, lo abbia spaventato. Owen ha avuto e ha giustamente paura di non essere all’altezza ma sarà questo che lo porterà ad essere un bravo papà (a meno di futuri sconvolgimenti) perchè sbaglierà, come tutti, ma questo lo spingerà a fare meglio e a voler essere migliore perchè ora c’è qualcuno che dipende da lui. Quello che però non è piaciuto tanto è stato il tentativo di mostrarci Owen, il piccolo appena arrivato e Amelia come una famiglia. Mi dispiace, ma no. Non ci siamo. Non ci siamo perchè per quanto belli potessero essere e per quanto Amelia sia stata brava a rimanergli accanto e a spronarlo, questo non rende loro due una coppia e loro tre una famiglia. Owen e Amelia si vogliono bene, e probabilmente si amano anche, ma hanno dimostrato di non poter stare insieme senza distruggersi a vicenda, almeno non adesso. Il tumore di Amelia ha fatto emergere quanto non fossero in sintonia e quanti problemi in realtà ci fossero e questo non cambia solo perchè arriva un bambino nella vita di Owen o perchè sono stati bene insieme una giornata. Senza contare che Owen qualche giorno fa era dall’altra parte del mondo a dire a Teddy quanto la ami da sempre e questo non può essere cancellato così facilmente.

Chiudiamo con quella che per me è stata una delle parti più belle dell’episodio e che in generale è una delle cose che preferisco in Grey’s Anatomy: Arizona, E si, lo so che le faccio una dichiarazione d’amore una settimana si e l’altra pure, ma sopportatemi perchè Arizona..beh perchè è Arizona e questo dice giù tutto. Al di là dei deliri dovuti ai biscotti, il suo discorso non fa una piega. Tutti se ne vanno e la lasciano sola per cui lei ha voluto assicurarsi che Carina non avesse intenzione di piantarla in asso da un giorno all’altro. Già nella scorsa recensione avevo detto questa cosa quindi non è stata una gran sorpresa sentirle ammettere ad alta voce la sua paura di restare sola. D’altronde come darle torto? Suo fratello è morto in guerra, Mark, il suo migliore amico, è morto, Callie se n’è andata e ha cercato di portarle via sua figlia, Eliza è sparita dall’oggi al domani senza un motivo e, pur avendo tanti amici, è comunque molto sola. Carina è la persona a lei più vicina in questo momento ed è normale che abbia paura di perderla ma questo non toglie nulla a ciò che prova per lei. Arizona potrà anche aver paura di restare sola, è vero, ma temere di perdere qualcuno significa tenerci, significa amarlo. Ecco perchè non credo che il suo vaneggiamento in preda alla droga sminuisca i suoi sentimenti per Carina. Stanno insieme, la ama e ha paura di perderla. Ci può stare, soprattutto viste le esperienze della sua vita. Il nome di Callie pronunciato così per sbaglio non ha alcun significato. tanto meno se paragonato all’ultima scena con Carina. Il modo in cui la guarda quando capisce che non se n’è andata ma che anzi, l’ha cercata per riaccompagnarla a casa, quel sorriso pieno di felicità e di gratitudine per un gesto così piccolo e il modo in cui si avvicina a lei per baciarla, non possono valere meno di un nome pronunciato per errore in un momento di poca lucidità. Arizona ha amato profondamente Callie, e una parte di lei magari la ama ancora, ma questo è ormai il passato e tale deve restare. Carina è il suo presente, bello, luminoso e felice, e (spero) anche il suo futuro.

Bene,a che per questa settimana è tutto. Vi do appuntamento al prossimo episodio ma prima di lasciarvi,  vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate.

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