A Series Of Unfortunate Events

Recensione | A Series Of Unfortunate Events 2×01 e 2×02 “The Austere Academy”

 I fratelli Baudelaire sono tornati.

I say it louder for the people in the back: I FRATELLI BAUDELAIRE SONO TORNATI!

Se avete letto le mie recensioni della prima stagione di questa fantastica serie, sapete quanto io ami Una Serie di Sfortunati Eventi. Appassionata fin da piccola del libro, e poi del film, non potevo non amare anche la serie, che è davvero ben realizzata e molto fedele alla grande opera letteraria di Lemony Snicket.

Dopo più di un anno di attesa, finalmente arriva la seconda stagione su Netflix, che da una parte ci rende contenti di potercela bingewatchare (?) in un giorno, ma dall’altra allunga l’attesa per la prossima e probabilmente ultima stagione.

Ci eravamo lasciati con i nostri tre fratelli in balìa del Conte Olaf e delle sue macchinazioni, e risentire la sigla… Look away, looook awaaay… è stato emozionante.

Ma torniamo a noi… gli orfani, dopo che la scelta di destinarli ad un tutore si è rivelata fallimentare, sono finiti direttamente in un orfanotrofio collegio. Un’Atroce Accademia. E anche qui i titoli di Snicket sono esplicativi. E geniali. Lui è un genio. Come avete capito, lo amo.

Il primo episodio parte subito con il nostro amato narratore: Lemony Snicket. Come ho già detto nelle precedenti recensioni, nel libro il narratore è una presenza costante, ma sublimata, soprattutto per le caratteristiche del medium di riferimento. In un’opera televisiva come il telefilm, invece, il narratore può essere presente in carne ed ossa, come in questo caso, e diventare un vero protagonista della serie, rendendola meta-narrativa.

L’accademia in questione viene subito inquadrata come un posto macabro: sembra un cimitero e ha all’ingresso la scritta: memento mori, che ricorda un po’ Auschwitz. Tutto il telefilm è molto didascalico, rendendo esplicito il significato e le caratteristiche di luoghi e personaggi tramite l’esagerazione e la spettacolarizzazione delle loro connotazioni fisiche. Come si dice: il luogo riflette il suo abitante. E questo è molto valido per l’ufficio sporco e disordinato del Vice-Preside Nero, tra l’altro con un’estetica talmente disgustosa che è spettacolare.

Come nella precedente stagione, vediamo in questi primi due episodi un impianto prettamente teatrale, dove le scenografie e le ambientazioni sono esagerate, i personaggi grottescamente caratterizzati e le situazioni rocambolesche che virano verso il nonsense.

I dialoghi sono veramente eccezionali. Superano quelli della prima stagione. Devo dire che stanno migliorando sempre di più e si vede che gli sceneggiatore e i registi e gli showrunner fanno un lavoro molto preciso su tutti gli aspetti del mondo televisivo.

E poi, come abbiamo detto, ci sono tanti elementi meta-narrativi, di cultura pop e di rottura della quarta parete. Tipo questo:

Larry: Just tell me what you want. What you really really want.

Carmelita: Oh, I’l tell you what I want. What I really really want.

Spice Girls: Wait what?!

Anche questa volta il Conte Olaf ha in serbo uno dei suoi stravaganti travestimenti. Non ci stanchiamo mai di scoprire quale nuovo personaggio bizzarro e arzigogolato si è inventato questa volta Olaf.

Questa volta appunto è un insegnante di ginnastica che è un misto tra il coach di Teen Wolf e il professor Raptor di Harry Potter. 

I personaggi secondari che fanno parte dell’associazione VFD sono straordinari. Un’aggiunta significativa rispetto ai libri, sono tutti ben caratterizzati per quanto li vediamo poco e fanno morire dal ridere. Jacquelyn è sempre la mia preferita, l’attrice è bellissima. In queste puntate fa anche la comparsa Jacques, ossia Nathan Fillion, e qui gioiamo tutti perchè chi non ha visto almeno un episodio di Castle? Poi con i baffi… no ragazzi, ciaone. Assomiglia a Pedro Pascal.

In questa seconda stagione conosciamo finalmente i Trigemini Quagmires, o Pantano come sono stati tradotti in italiano. La loro storia è uguale a quella dei Baudelaire, e infatti gli orfani scoprono di avere tantissimo in comune e devono capire in che cosa erano invischiati i loro genitori.

Anche in questa location abbiamo un’adulto, Olivia, che è l’unico buono e simpatetico, ma non riesce a fare nulla per i Baudelaire poichè è intrappolata nella stupidità tipica di quasi tutti gli adulti nel mondo di Snicket.

Le lezioni della Pufrock sono una critica non tanto velata a quei professori il cui intendo è far imparare nozioni e fatti a memoria senza instillare uno spirito critico negli studenti, portando avanti un insegnamento nozionistico e inutile.

Parliamo della fotografia, che in questi primi episodi è molto cupa, grigia, con poche ombre, molto piatta, proprio a significare la situazione cupa e tediosa che stanno vivendo i Baudelaire.

La CGI come sempre è un pochino scadente, soprattutto nelle scene con Sunny, ma questo immagino sia per questioni di budget.

Insomma, due episodi iniziali a bomba. Ora passiamo alle votazioni:

Trama: 10/10

Regia: 9/10

Lacrimometro/Divertometro9/10

Nota di merito: Isadora e Duncan, adorabili!

Overall: 9.5/10

Sylvie

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 Ringraziamo: Serial Lovers – Telefilm Page | Serie Tv Mania | Film & Serie TV | Serie Tv News | I love telefilm & film ∞

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