Grey’s Anatomy

Recensione | Grey’s Anatomy 14×16 “Caught Somewhere In Time”

Dai che forse, e dico forse, gli sceneggiatori si sono ricordati che stanno scrivendo Grey’s Anatomy e non One Three Hill. Finalmente si è rivista un po’ di chirurgia e, come già detto mille volte, questo non ha tolto nulla alle storie personali dei personaggi ma le ha solo arricchite.

Partiamo da Meredith che decide di rinunciare al suo progetto ma alla fine Jo riesce a dissuaderla. Lo ammetto, non avrei mai pensato che il loro rapporto potesse funzionare così bene e invece mi sono dovuta ricredere. All’inizio sembrava che le loro personalità fossero inconciliabili e che si tollerassero solo perchè sono entrambe molto presenti nella vita di Alex ma, messe da parte l’acredine, pare che entrambe abbiano piacevolmente scoperto di non essere così incompatibili. Buona parte del cambiamento di questo rapporto credo sia dovuto all’evoluzione fatta da Jo in questa stagione. La Wilson della tredicesima stagione, sciatta, piagnucolona e dedita all’autocommiserazione, non sarebbe mai potuta andare d’accordo con Meredith perchè non sarebbe mai stata degna della sua stima. Non che i criteri di giudizio di Meredith siano quelli giusti da applicare, per carità, ognuno ha i propri e va benissimo così, ma è innegabile che le persone che si lasciano sopraffare dagli eventi e dalle avversità della vita, non siano adatte a stare di fianco a lei. La Jo di adesso, invece, è la partner perfetta per Meredith in questo momento perchè la sprona ad andare oltre il rispetto che la Grey nutre nei confronti di sua madre. Jo non ha un modello genitoriale così forte con cui confrontarsi e forse proprio questo l’aiuta a vedere con distacco una situazione da cui, invece, Meredith viene toccata nel profondo. E tutto sommato ha ragione Jo. Per quanto la rinuncia di Meredith, in favore della memoria di sua madre sia corretta, non è corretto che Ellis le porti via questa opportunità. E Jo ha ragione anche nel dire che Ellis non avrebbe voluto che Meredith si arrendesse davanti a questo ostacolo. Meredith si è concentrata troppo sul voler preservare l’eredità di sua madre, senza rendersi conto che in questo modo stava tradendo forse l’unico insegnamento che le abbia mai trasmesso: quello di puntare sempre più in alto. Mer è un chirurgo eccezionale, possiede una quota dell’ospedale in cui lavora, è primario del suo reparto, gode della stima dei suoi colleghi e ha vinto un Harper Avery quindi si potrebbe considerare realizzata. Oggettivamente non avrebbe più nulla da dimostrare, non ha motivi di combattere per questo progetto, se non quello di provare a salvare delle vite ovviamente. Eppure non è così e non deve esserlo. Quando si arriva in cima è giusto godersi il panorama ma, una volta fatto questo, è doveroso voltarsi e cercare una nuova cima da scalare. Questo è stato lo stile di vita di Ellis ed è uno delle poche cose buone trasmesse a Meredith ma lei sembrava averla dimenticata per un attimo. Per fortuna Jo è nel suo periodo migliore e la sua voglia di crescere e lottare per qualcosa in cui crede, è abbastanza forte da spronare anche Meredith. Non me la sento di biasimare la Grey per aver scelto di fare un passo indietro perchè le sue motivazioni sono più che comprensibili ma sono ancora più contenta di rivederla in pista insieme a Jo. Se lo merita e soprattutto noi ci meritiamo questa Meredith Grey.

Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda è la storyline della Bailey che purtroppo si trova a dover affrontare la morte di una paziente, la quale era anche un suo grande mito. Questo però non la scoraggia ma la spinge a fare meglio, proprio come avrebbe fatto l’astronauta. Perché alla fine, che si tratti di viaggi nel tempo o di tecniche chirurgiche sperimentali, il concetto è sempre quello di provare, riprovare e di non fermarsi mai. Se ci fermassimo sarebbe la fine. Se non tentassimo di migliorare noi stessi e il mondo in cui viviamo, se non lottassimo per ottenere di più, allora non avrebbe senso vivere. Il messaggio dell’episodio è proprio questo: non accontentarsi mai. Sarà banale, è vero, ma arriva in maniera così limpida e diretta da essere sorprendente. Era esattamente questo a cui mi riferivo quando mi sono lamentata della poca attenzione ai casi clinici. Quello che Grey’s ha sempre fatto bene è stato far passare degli insegnamenti attraverso le storie che racconta e quando questo non c’è, quando questa morale di fondo, lontana anni luce dalla retorica spicciola e buonista, viene a mancare, allora viene meno una colonna portante della serie. Ecco perchè, ad esempio, questo episodio funziona meglio del precedente. Questa settimana c’è stato un punto, un filo conduttore che ha collegato tutto e ci ha portato da qualche parte. Mancava da troppo questa componente della serie e ritrovarla è stato un enorme piacere.

La giornata invece va meno bene per Arizona che si ritrova per le mani un caso molto difficile ma alla fine riesce a gestirlo in modo egregio, nei limiti di quello che la situazione le permette ovviamente. Mi fa piacere constatare che sia siano ricordati di lei come chirurgo e che le abbiano finalmente dato un caso clinico serio. Arizona è un personaggio fantastico in qualsiasi ambito e basta la sola presenza di Jessica Capshaw a rendere speciale una scena, ma era veramente troppo tempo che girava per i corridoi dell’ospedale senza essere mai davvero protagonista. Inoltre mi piace che sia fiancata ad Alex e Amelia perchè penso che insieme potrebbero dar vita ad una storyline molto bella. Non li abbiamo mai visti lavorare tutti e tre a stretto contatto eppure ho la netta sensazione che insieme funzionerebbero alla grande, per cui mi auguro che questo caso venga portato avanti nei prossimi episodi e che gli venga dato il giusto spazio. A riprova della poliedricità della Robbins, comunque, ci sono che le scene con Sofia che sono di una tenerezza disarmante. Avevo dimenticato quanto fosse bello vedere Arizona fare la mamma e quanto il suo legame con la figlia fosse profondo. Sarà che lo abbiamo visto molto poco e che non c’è mai stata occasione di esplorarlo, ma questi pochi momenti insieme mi hanno lasciato tanto. Quello che più amo del personaggio di Arizona è la passione che mette in tutto quello che fa. Non si risparmia mai, su nulla, e questo la rende così meravigliosa e adatta in qualunque situazione. Con lei raramente si ha l’impressione che non abbia dato il 100% di se stessa e questo probabilmente è il motivo per cui riesce ad arrivare così tanto. Detto ciò, non capisco, o forse non voglio capire, questi continui riferimenti a New York per cui fingerò di non averli colti e adotterò il metodo Yang.

A proposito di Cristina, parliamo un attimo di Owen e di Amelia. E di Teddy. Si, lo so che sembra un collegamento forzato, ma non lo è. Arriviamoci per gradi però.

Era più che plausibile che il “sesso senza sentimenti” avrebbe portato a galla dei sentimenti, ma non mi aspettavo che sarebbero stati questi. O almeno non credevo che un chiarimento fra Amelia  e Owen avrebbe ricondotto a Teddy, più che altro perchè, a parer mio, lei non c’entra nulla con loro due. Quello che ha detto Amelia, infatti, è giusto fino ad un certo punto ed è qui che torna in ballo Cristina. Teddy è sicuramente la storia in sospeso di Owen, l’amore mai vissuto, la sua persona, quella che c’è sempre stata, il suo punto di riferimento, il suo eterno rimpianto, la donna che occupa da anni un posto nel suo cuore anche se non è ben chiaro quale sia e la sua ancora di salvezza, ma non è il motivo per cui sono falliti i matrimoni di Owen e, nello specifico, non è la ragione per cui con Amelia non ha funzionato. E sapete cosa lo dimostra? Cristina. Nonostante infatti Teddy rappresenti da sempre tutto questo per Hunt, quando lui si è trovato  a dover scegliere, ha scelto la Yang. E non solo una volta, ma tante. Questo significa che Owen era perfettamente in grado di impegnarsi con un’altra donna, di amarla e di darle tutto se stesso a prescindere da Teddy. Certo, poi fra loro le cose non hanno funzionato per altri motivi ed entrambi si sono causati molta sofferenza a vicenda, ma la Altman non è mai stata il problema. Allo stesso modo, non si può imputare a lei la fine del matrimonio Omelia perchè non sono stati i sentimenti di Owen per Teddy a mandarlo in crisi. Hunt ha indubbiamente sbagliato a correre da lei, anche se è comprensibile che l’abbia fatto, ma questa è stata una conseguenza. È troppo semplice che ora Amelia si nasconda dietro al tumore e addossi ad Owen tutte le colpe. La Shepherd l’ha allontanato dicendogli di averlo sposato per via del tumore, dicendogli che lui aveva sposato un tumore. Con poche parole ha azzerato tutti i sentimenti che aveva detto di provare per lui. Ha distrutto una storia durata anni e l’ha resa una farsa. Owen sarebbe dovuto restare con lei? Sarebbe dovuto rimanere con una donna che fondamentalmente non conosceva e che forse non è mai esistita? Si, forse avrebbe dovuto farlo, ma non è così assurdo che invece abbia deciso di allontanarsi. L’Amelia di cui lui era innamorato, per come è stata presentata la situazione in quel momento, forse non c’era mai stata quindi lui era innamorato di un’illusione. Per questo ha scelto di andare da Teddy, di andare incontro a qualcosa di reale. Ha sbagliato ed ha avuto un momento di debolezza che la Altman ha avuto il buon senso di fermare, ma direi proprio che non sono stati i sentimenti repressi di Owen nei confronti di Teddy a far fallire il suo matrimonio con Amelia. Al massimo, questa situazione li ha fatti tornare a galla e ha reso palese quanto sia necessario un chiarimento fra loro, ma Amelia non può dire che Teddy sia la causa del loro fallimento come coppia perchè non è così. Tutti abbiamo una storia irrisolta e un rimpianto che ci portiamo dietro, ma questo non ci rende incapaci di amare qualcun altro e l’impegno che Owen ha dimostrato sia con Cristian che con Amelia, ne è la prova. In ogni cosa, stando così la situazione, non esiste momento migliore per chiarire, mi auguro definitivamente, quello che c’è tra Teddy e Owen e Amelia ha fatto bene a spingerlo a partire per andare da lei.

Non se la passa per niente bene April ma ormai ci siamo abituati. La sua crisi è più che conclamata, tanto che persino gli specializzandi hanno fatto in modo di allontanarla dall’esercitazione. Alla fine non c’è tanto da dire perchè la situazione è sempre la stessa: April sclera, qualcuno, di solito Jackson, si accorge che non sta bene, fa un timido tentativo per aiutarla, lei se ne va e tutto si risolve nel nulla. A questo punto la colpa è un po’ di tutti. Di April che non si lascia aiutare, di Jackson che prova a parlarle e accetta bonariamente che lei gli sbatta la porta in faccia (metaforicamente e non), senza provare un intervento più deciso, di Arizona che nonostante abbia visto quella scena al bar, non ha fatto nulla di concreto, degli specializzandi che la escludono senza far rapporto ad un superiore che potrebbe accorgersi della situazione  e anche di Owen, il quale assiste al suo esaurimento e non fa nulla. La faccenda sta diventando sempre più seria e sembra non esserci limite. Non ci resta che attendere che il treno Kepner arresti la sua corsa e sperare che lo schianto finale non le sia fatale.

Piccola menzione d’onore per la scena dell’esercitazione che da una parte ci riporta alla memoria quando Owen organizzò la stessa cosa ai tempi in cui Cristina, George e tutti gli altri erano ancora solo degli specializzandi, e dall’altra ci fa tanto ridere con il siparietto comico tra Andrew Sam che continuano a sembrarmi una delle novità più leggere, spassose e allo stesso meglio inserite di queste ultime stagioni.

Mi soffermo ancora un attimo su DeLuuca che è stato l’unico a mostrare un po’ di appoggio ad April, pur non capendo la situazione, mentre tutti gli altri la fissavano interdetti e pensavano alla loro esercitazione. Onestamente non penso che ci sia bisogno di essere chissà chi per mostrare un po” di empatia verso qualcuno che è palesemente in difficoltà ma tanto ci troviamo davanti alla solita mancata caratterizzazione di questo nuovo gruppo di specializzandi, che sembra essere stato introdotto tanto per fare numero. Sono solo delle macchiette e non capisco il senso di tutto ciò. Se l’intenzione è quella di mandare avanti Grey’s Anatomy ancora per un po’, forse sarebbe il caso di cominciare a puntare di più sui nuovi arrivati perchè presto o tardi si troveranno loro al centro dell’azione. Lo stesso Andrew che è lì da diverse stagioni non ha mai avuto una storyline vera e propria. È stato il fidanzato toy-boy di Maggie (senza offesa ma è così che lo trattava lei), l’innamorato non corrisposto di Jo, il collaboratore di Amelia in qualche occasione, quello picchiato da Alex, il fratello italiano della nuova fidanzata di Arizona…e poi? E puoi basta. Non ha avuto un minimo di spazio ed è un peccato perchè il personaggio ha delle ottime potenzialità.

Chiudiamo con una delle cose che più sta aizzando i fan contro lo show. No, non è quella a cui state pensando ma l’altra: Jackson e Maggie. Dopo intere puntate passate a rincorrersi i due ora stanno iniziando a frequentarsi e come è ovvio si trovano a baciarsi un po’ ovunque, facendosi scoprire  da Richard e Catherine. Il fatto che i rispettivi genitori siano sposati era sempre stato presentato come uno dei maggiori impedimenti a questa storia e invece, guardate un po’, si è risolto in 0.3 secondi perchè in realtà non è mai stato questo a dividere Jackson e Maggie. Difficilmente sono cause esterne a dividere due persone. Se due vogliono stare insieme, il modo lo trovano a prescindere da tutto. L’unica ad avere qualche rimostranza è Catherine, la quale si dimostra la solita egoista. Già perchè il punto non è che i due stando insieme potrebbero fare dei danni all’interno della loro “famiglia”, ma che lei soffrirebbe perchè Richard prenderebbe di sicuro le parti di Maggie. Insomma, Catherine pensa solo al proprio possibile dolore, decide già come la penserà Webber, non parlandone nemmeno con lui, non mostra alcuna fiducia nel proprio matrimonio e tratta Jackson e Maggie come due quindicenni, cosa che in effetti hanno dimostrato di essere negli corsi episodi, ma lei non lo può sapere perchè non ha visto nascere la relazione tra loro. La finta preoccupazione per April nemmeno la considero perchè tanto era una palese copertura per il vero motivo che la portava ad essere contraria alla relazione. Tanti complimenti a Jackson che, ancora una volta, si dimostra infinitamente più maturo ed altruista di lei.

Bebe, direi che anche per questa volta è tutto. Vi do appuntamento a settimana prossima ma prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate.

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4 thoughts on “Recensione | Grey’s Anatomy 14×16 “Caught Somewhere In Time”

  1. Allora io mi aspetto a questo punto che Arizona si trasferisca a New York, ha senso, sarebbe meglio per Sofia, ma questo non può e non deve implicare un ritorno di fiamma con Callie. è una cosa a cui non riesco nemmeno a pensare, sarebbe per lei un destino peggiore della morte secondo me.

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    • Forse non peggiore della morte, ma comunque nemmeno io voglio che tornino insieme. Tralasciando il fatto che mi piacciono Arizona e Carina, Callie è andata troppo oltre. In tribunale ha detto e fatto certe cose che non possono essere dimenticate. Arizona si è già dimostrata una gran signora nel lasciarle Sofia e nel prenderle il biglietto per partire senza fare nulla, tornare con lei sarebbe troppo. Mi auguro che non abbiano scelto questo finale per lei solo per tener buoni i fan che si sono arrabbiati dopo la notizia di Jessica e Sarah. Personalmente faccio volentieri a meno di questo “contentino” senza senso.

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        • Mi trovi perfettamente d’accordo. Callie è sempre stata egoista ed egocentrica. A me, infatti, è dispiaciuto che sia andata via solo perchè Arizona era ancora innamorata di lei, ma non per il personaggio in sé. Purtroppo ho sempre creduto che Callie fosse l’amore della vita di Arizona ma che Arizona non fosse quello di Callie. L’unico vero amore di Callie è lei stessa.

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