Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 14×15 “Old Scars, Future Hearts”

Questa stagione di Grey’s Anatomy è bella sotto molto punti di vista , soprattutto perchè l’atmosfera è più leggera e richiama molto quelle delle prime stagioni. C’è spazio per i lunghi monologhi toccanti ma anche per i momenti divertenti e per una freschezza che si era ormai quasi persa del tutto. Il problema, però, è la totale assenza del drama dal punto di vista medico. Abbiamo avuto il tumore di Amelia e la sorella di Owen, è vero , ma per quanto riguarda i pazienti c’è stato poco o nulla di rilevante. Nessun caso toccante, niente storie strappalacrime, niente pazienti che fanno commuovere pur non avendoli mai visti prima, insomma manca del tuto la componente medical e soprattutto manca il modo in cui Grey’s l’ha sempre trattata. Tutta questa leggerezza fa si bene all’atmofera dello show, che non dimostra assolutamente le sue quattordici stagioni, ma è allo stesso tempo una grave carenza.

Il caso al centro dell’episodio di questa settimana ne è un esempio lampante. Un ragazzino che deve subire un trapianto di cuore ma non vuole farlo per paura che il nuovo organo non amerebbe allo stesso modo il suo fidanzato, è una storyline che potenzialmente potrebbe straziare gli spettatori, se trattata nel modo giusto. E invece scivola via, quasi come se nulla fosse. Sono belli i due ragazzi e anche tutta la questione del cosplay è molto carina ma è, appunto, solo questo: carina. Quella che sarebbe potuta essere una storia ricca di spunti di riflessione, si trasforma in un racconto banale che non ci lascia quasi nulla. Eppure ci sarebbe stato così tanto da dire. Il primo amore che è devastante, nella sua dirompente e negli strascichi che lascia quando finisce, un ragazzo pronto a rischiare la vita pur di continuare a vivere quel sentimento, la sofferenza del fidanzato che lo lascia andare quello che in quel momento è l’amore della sua vita per permettergli di curarsi. il mettere il bene della persona amata davanti a tutto, la sofferenza di una madre che assiste impotente a questo, lo strazio del ragazzo lasciato che non ha più voglia di combattere perchè l’unica cosa che importa è che il suo amore se ne sia andato, la ritrovata voglia di vivere e di combattere per tornare dalla persona amata, le cose stupide a cui l’amore porta ma anche la forza che questo sentimento può dare etc.. In questa storyline c’era tutto questo, e di sicuro qualcos’altro che ho tralasciato, eppure non viene sfruttato. Queste cose ci sono, ma sono accennate e lasciate molto sullo sfondo, come se non fossero importanti. Ecco, questo è un grave errore che la serie sta facendo da diverso tempo a questa parte. È vero che ci interessano soprattutto le vite dei chirurghi perchè sono loro i personaggi a cui siamo affezionati ma lo show non è mai stato solo questo. Si è sempre trovato spazio per i pazienti e le loro storie hanno sempre dato spunti di riflessione molto interessanti ma ora tutto questo sembra scomparso nel nulla, come se non ci fosse tempo di occuparsene. Ultimante si ha l’impressione che se la serie fosse ambientata in un liceo o in una panetteria, piuttosto che in un ospedale, sarebbe praticamente la stessa cosa.

L’unico vero senso del caso clinico di questa settimana è quello di introdurre dei flashback sul passato di Jo, Maggie e Alex che, per quanto siano stati interessanti, in realtà non ci hanno detto nulla su di loro che non sapessimo già da tempo.

Partiamo da Maggie che si ritrova completamente persa dopo il bacio con Jackson e ha di nuovo quindici anni o giù di lì. Non che ci si aspettasse una reazione diversa da lei, in questa situazione, ma nemmeno un comportamento così infantile. I flashback su di lei ci mostrano come fosse già impacciata e timida da ragazzina ma questo non è sufficiente a motivare un comportamento di questo tipo Maggie è una donna brillante, intelligente, capace, geniale nel proprio lavoro e non è accettabile che si comporti in questo modo davanti ad un uomo, per quanto possa piacerle. Soprattutto non lo è in uno show che cerca di abbattere settimana dopo settimana gli stereotipi della nostra società, in particolare quelli legati alle donne. Jackson trascina Maggie fuori dalla sua confort zone e la spinge a mettersi in gioco, è vero, ma rimane comunque poco realistica la reazione di Maggie alla sua semplice presenza. Il caffè che cade, la maglia al contrario, il burro messo sullo strofinaccio della cucina, l’aria assorta, gli occhi a cuoricino e i discorsi balbettati…ma è Grey’s Anatomy o Cinderella Story (film che adoro ma che non voglio vedere messo in scena da persone grandi, grosse e vaccinate che ogni giorno hanno per la mani vite umane)? Per fortuna Maggie si riprende un po’ sul finale e il suo discorso con Jackson sembra almeno rialzare il livello di quello che è successo fra loro durante l’episodio. In sostanza si dicono quello che ripeto da sempre: entrambi hanno paura di un possibile rapporto non perchè sia complicato per via dei rispettivi genitori, ma per quello che potrebbe venire fuori, perchè entrambi sono costretti ad uscire dai loro angolini in cui si sentono la sicuro, per incontrarsi a metà strada su un terreno neutrale e nuovo. Questa è la vera novità nella loro possibile relazione ed è questo che la rende interessante. Nessuno dei due si sente all’altezza dell’altro ed è un sentimento difficile da gestire per due persone che si sono sempre considerate speciali e forse un po’ al di sopra della media, anche se per motivi differenti. Ho sempre visto questo nel loro rapporto e spero che continuino ad esploralo anche perchè è l’unico vero modo per far evolvere dei personaggi che altrimenti sarebbero due banali persone con un’attrazione reciproca.

Gli altri flashback dell’episodio sono dedicati a Jo e ad Alex e ci mostrano quanto siano simili loro due. Entrambi sono stati in fuga per anni dai mostri del loro passato e hanno continuato a scappare per così tanto tempo che questo li ha segnati profondamente. Io lo ricordo benissimo il momento in cui Alex doveva scegliere in quale ospedale proseguire il suo percorso come chirurgo e ricordo bene la sua indecisione, la sua eccitazione ma anche la sua paura del non sentirsi all’altezza. Alex era completamente nel panico e fu Webber a spiegargli il motivo. Karev non riconosceva di avercela fatta, non riconosceva il successo, non sapeva cosa volesse dire poter scegliere e non concepiva l’idea che i migliori ospedali volessero proprio lui. Jo, in questo momento, si trova allo stesso punto. Ha finalmente la libertà di andare dove vuole e giustamente prende in considerazione tutte le ipotesi, proprio come fece Alex. E non c’è da farle una colpa se antepone la propria carriera all’amore perchè questo è il momento in cui deve farlo. È più che comprensibile che Alex abbia paura ma il loro rapporto ora non può essere un vincolo per la Wilson perchè scegliere solo in virtù del loro futuro, porterebbe lei a precludersi milioni di possibilità e a logorare il rapporto con Alex con il trascorrere del tempo. Lui per Jo diventerebbe colui che le ha impedito di realizzarsi e non si costruisce una famiglia su questi presupposti. Detto questo, è semplice capire da cosa derivino le insicurezze di Alex. Lo hanno abbandonato tutti. A cominciare da sua madre che non ha svolto il proprio ruolo e di cui lui ha dovuto prendersi cura, il padre assente, la prima ragazza di cui si è innamorato che lo ha tartrato come un fenomeno da circo e infine Izzie, la donna con cui aveva iniziato a costruire un futuro e per cui aveva dato tutto se stesso. È ovvio che ora lui tema per la sua storia con Jo, soprattutto perchè da poco hanno ritrovato un po’ di stabilità. Ma Jo per fortuna non è Izzie e non scappa. Capisce cosa spaventa Alex, lo capisce davvero, e capisce anche che continuare a scappare per inseguire la propria fame di libertà è inutile perchè tutti hanno bisogno di sentirsi a casa. La proposta che lei gli fa, le parole che usa…è tutto così giusto e perfetto che è quasi difficile commentarlo. Al di là di quanto possa o non possa piacermi la coppia in sé, non posso negare che sia stato un momento emozionante e che, ora come ora, Jo sia la persona giusta per Alex. Lo è perchè è come lui, perchè lo è stata e perchè un po’ lo sarà sempre. Lo è perchè lo capisce, lo sostiene ma allo stesso tempo non lascia che questo rapporto diventi il centro dei loro due universi. Alex e Jo hanno la straordinaria capacità di lottare per il loro amore in perfetta sincronia, quando uno dei due è sopraffatto, l’altro prende il comando della barca e la guida attraverso la tempesta. Quando Jo lo ha lasciato per via di Paul, Alex non si è arreso e ora che è stato lui ad avere un momento di cedimento per la paura che lei lasciasse Seattle, Jo gli è andata incontro e lo ha rassicurato dando ultrice stabilità alla loro storia. Stabilità che non è data da un anello al dito, perchè sappiamo quanto poco valore abbia un matrimonio al giorno d’oggi, ma dal gesto in sé. Jo sa di essere dalla parte della ragione, sa di avere tutto il diritto di scegliere dove andare, eppure non si fa forte di questo per mantenere il punto, ma usa questa consapevolezza per trovare la forza di rassicurare Alex e per compire un passo importante per entrambi. Jo ha chiaramente ragione eppure capisce Alex e gli va incontro perchè essere innamorati è anche e soprattutto questo: supporto reciproco.

In mezzo a tutto questo amore, però, c’è anche spazio per April che quanto meno non è sprofondata ancora più in basso. È forzatissimo questo improvviso rapporto con Tom e questo suo arrivo in stile deus ex machina è ai limiti del ridicolo ma purtroppo sembra essere l’unica soluzione possibile visto che nessuno dei suoi amici si è occupato di lei. Tom era quello che le serviva, non solo perchè a quanto pare è un credente come lei che ha vissuto una crisi di fede molto simile, ma che perchè è un estraneo. April non lo conosce quindi il suo giudizio non le importa. Probabilmente non lo rivedrà mai più, o forse si, non lo sappiamo, ma in questo momento nella sua testa conta solo il fatto che lui sia una persona nuova. Tom non conosce la vecchia April, anche se intuisce che ci sia, quindi non fa confronti. Nota qualcosa di strano e ne parla, con la sua proverbiale schiettezza ma anche con la sincerità che a volte solo un estraneo può avere. Tra loro non ci sono barriere o complicati rapporti passati, ma c’è la spontaneità di due persone che si sono appena conosciute e scoprono di avere in comune molto più di quello che pensavano. Tom offre ad April una nuova prospettiva e cerca di farle capire che quello tra le e Dio è a tutti gli effetti una storia d’amore e  quindi capita di litigare e di avere delle incomprensioni. Potrà essere banale come interpretazione della fede ma forse è quella più rassicurante ora per la Kepner, quella che più potrebbe aiutarla ad uscire dal tunnel di autodistruzione nel quale si è infilata.

Quindi tutto  bene e tutti felici, giusto?

No, ovvaimente. Se infatti bene o male tutti gli altri hanno una buona giornata, Meredith invece si ritrova senza il proprio progetto che le viene sottratto dall’amabile Dottoressa Cerone, la quale giustamente non vuole penalizzarla per qualcosa compiuto da sua madre perchè non avrebbe per niente corretto ma poi le sottrae la ricerca, mostrando un’enorme dispiacere nel farlo. L’ipocrisia e la falsità che abbondano in questo nuovo personaggio spuntato fuori dal quel caleidoscopio infernale che è l’infanzia della Grey, sono ai limiti della decenza. A questo punto avrei preferito che la cara Marie palesasse le sue mire di vendetta da subito, invece che mostrarsi così addolorata per quanto successo con Ellis e piena di (false) buone intenzioni nei confronti di Meredith. Nonostante il pessimo risvolto che la storia ha preso, però, non mi sarei aspettata un comportamento diverso da Maer. Lei ha vissuto per onorare la memoria di sua madre. Ha passato la vita a cercare di diventare il chirurgo che Ellis avrebbe voluto lei fosse e ha tentato in tutti i modi di renderla orgogliosa, anche dopo la sua morte. Non ci dimentichiamo che quando ha vinto l’Harper Avery, ha immaginato che ci fosse lei ad applaudirla. Meredith non ha mitizzato sua madre, non come donna e non come genitore quanto meno, ma l’ha sempre considerata il modello a cui spirarsi a livello lavorativo. Ha sempre voluto essere come Ellis e dimostrarsi all’altezza del cognome che porta. Proprio per questo non avrebbe mai potuto infangare la memoria della madre senza alcuna prova. Probabilmente ha anche creduto alla storia di Marie ma non se l’è sentita di mettere in discussione l’unica vera eredità che sua madre le ha lasciato. In questo, però, vediamo quanto Meredith sia una donna completamente diversa da sua madre. Ellis, al posto di sua figlia, avrebbe ceduto al ricatto di Marie pur di continuare al sua brillante ricerca. Questo perchè lei era un chirurgo eccellente ma una donna mediocre ed ordinaria mentre Meredith..beh, lei è tutto meno che ordinaria.

Arizona non pervenuta. Giustamente c’è ancora molto tempo per  vederla quindi perchè darle spazio…

(gif random solo perchè mi è mancata)

Comunque direi che anche per questa volta è tutto. Vi do appuntamento a settimana prossima e vi ricordo che dopo Grey’s Anatomy andrà in onda la premere dello spin-off Station 19 con un doppio episodio. Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate.

Promo e Ringraziamenti

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