Dorama&Drama/Rubriche/Say Yes To The Drama

Say Yes To The Drama | Volume VI – Da Goong a Hwayugi-The Korean Odyssey

È l’anno dei drama/dorama. Continuiamo senza sosta le nostre visioni asiatiche per poi consigliarvi, e a volte sconsigliarvi, le serie che più ci sono rimaste nel cuore. Alla luce di questo VI numero, ho preso atto di aver passato una fase da rom-com intenssissima, variando solo tra il contesto teen, fantasy e workplace. Quindi questi, ma non tutti, saranno dei dolcissimi consigli per una Buona domenica delle Palme!

(Io con ogni drama/dorama)

Gung – Princess Hours. K-drama. 2006. 24 episodi. Commedia (spiritosi) Romantica.

There are times that I want to let you go, but sometimes I wouldn’t want to let you go. So before my heart wants to let you go, growing old together is not a bad idea. – Shin

Goong/Gung è quel drama che non avrei mai pensato di maratonare in tutta la mia vita. Il manhwa (manga coreano per ragazze) romantico-umoristico (credo che la dicitura sia ironica) di Park So-Hee da cui è tratto, è stato psicologicamente sfinente; non lasciandomi neppure una lontana speranza per un finale quantomeno agrodolce. È una lettura al 100% amara. Il kdrama invece è stato una rivelazione per me che partivo prevenuta. Goong è la versione orientale di The Crown. Scopriamo cosa succede all’interno delle mura di un Palazzo reale appunto Gung, attraverso i suoi membri in una Corea del sud dove vige una monarchia costituzionale. Il mio essere scettica oltre a dipendere da una trama interamente angst con l’ennesimo protagonista con la sensibilità di un boia che porta il condannato sul patibolo, un second lead velenoso solo dal taglio degli occhi, e un finale buttato a caso, riguardava il cast in carne ed ossa: Yoon Eun-hye e Joo Ji-hoon. Forse sono una delle pochissime dramoniste a cui non è piaciuto Coffé prince di cui Eun hye era la protagonista con il formidabile Gong Yoo (il Goblin). L’interprete del principe Shin tutt’ora mi risulta uno sconosciuto. Gung ha un livello di maturità che difficilmente si riscontrerà in altre storie che vedono degli adolescenti protagonisti. Chae accetta di sposare il principe ereditario, anche se si sono incrociati un paio di volte a scuola, non solo per la promessa fatta da suo nonno al re, ma per aiutare la propria famiglia, sacrificando se stessa. Niente pianti inutili e intermezzi alla Heidi nostalgica che vaga per la casa di Francoforte come un’anima in pena, al contrario del manga. Il suo personaggio è quello a cui sono state adottate le migliorie più corrette rendendola più che una palla al piede per Shin, un perfetto supporto, compensando quella mancanza di vitalità che contradistingue il principe. Shin dal canto suo è stato invece ben interpretato. Rendere un fisrt lead totalmente disinteressato agli altri, privo di dolcezza, meschino ed egoista, invece così profondo, non è facile. Dal manga al drama ha acquistato tanti punti per me. Nonostante Princess Hours sia costellato da una serie infinite di “ma che sfiga“, l’amore che nasce tra i due giovani consorti è sincero e anche sensuale a modo suo. Infatti il fulcro non è mostrare come nasce questo rapporto, ma arrivare a dimostrare come abbiano bisogno l’uno dell’altra. Nonostante il lontano 2006, è la prima volta che assisto ad un intenso bacio tra due ragazzi.

Naturalmente Gung, benché sia un’interpretazione immaginaria abbastanza fedele di come una famiglia reale vivrebbe ai nostri giorni, presenta molti clichè scolastici e non, come il triangolo in realtà quadrato tra la bellerina, il Principe, la sua consorte e il cugino geloso di Shin, il quale qui più che essere l’infido serpente dell’Eden ricorda più una zecca. Contrariamente alle mie aspettative è stato proprio il cast a convincermi con una storia che di principesco non ha nulla, anzi ti spinge prepotentemente nella realtà tra una scenetta e l’altra dolciosa degli orsacchiotti reali.

Princess Hours Thai – กวุ่นๆ เจ้าหญิงจอมจุ้น – Princess Hours/Goong Thai. Thai-drama. 2017. 20 episodi. Commedia Romantica.

Kaning! No matter what happen… remember that: I love you

Questo lakorn di Goong è più recente e di molto inferiore a quella coreana. Prima di tutto qui Chae (Ungsumalin Sirapatsakmetha come Kaning) è una ragazza fastidiosa e svampita che invece di cercare un contatto col suo principe, lo evita a suon di urla. Il principe è l’adorabile second lead di Kiss me (i produttori sono gli stessi anche di Full house), Tao Sattaphong Phiangphor come In. Se lo Shin coreano ben veste i panni di un principe distaccato, perchè non ha mai ricevuto amore e quindi non sa come si faccia ad amare, questo invece sembra solo nascondere il suo lato da cavalier servente sempre pronto a salvare la bella (nella versione coreana in soccorso di Chae c’era sempre e solo se stessa e a volte Yul, suo confidente). Dimenticando scene come la recita scolastica con la conseguente dichiarazione di Shin, che perde totalmente di credibilità, e gli orribili baci, tre sono le motivazioni per cui vedere questo thai drama: Tao Sattaphong Phiangphor mezzo nudo che si fa “improfumare” dalla moglie nella cerimonia della vasca; Tao/Shin sempre geloso che ammette candidamente che lo è, e il lieto fine alla coreana con accenno per giunta di una notte d’amore tra i due! Naturalmente Princess hours thai è stato completamente spogliato di quel tono più adulto e realistico che aveva il più celebre kdrama, trasformando il cugino geloso ancor di più in un mammone, la ex regina in Malefica, l’attuale regina in una triste donna abbandonata dal marito, e il re una figura piuttosto caricaturiale, senza contare che la ballerina qui si trasforma in un’atleta priva di qualsiasi rispetto non solo verso se stessa, ma verso tutti. Ciò che resta invariato è sicuramente il livello romance e il ruolo della regina madre, la nonna, regale e moderna, una spanna sopra tutti.

Kimi wa petto – Kimi wa pet. J-drama. 2017. 16 episodi. Romantico-Commedia.

C’è qualcuno che mi mostrerà sia le sue debolezze che i suoi lati imbarazzanti.

Continuo ad avere seri problemi di visione con i jdrama, ma Kimi wa petto forse è il primo che non droppo selvaggiamente. È tratto da uno josei dalla trama bizzarra, ma che racchiude una realtà di cui poco si parla: la difficoltà dei rapporti intrapersonali e che cosa sia davvero importante in una relazione. Sumire (Noriko Iriyama) a colpo docchio sembra una donna sicura di sé oltre che brillante, purtroppo nelle relazioni con i colleghi e futuri fidanzati non ha la stessa brillantezza che mostra sul lavoro. Creatasi una serie di rigide regole di vita, che riguardano anche la scelta del proprio ragazzo (apetto, reddito, istruzione), Sumire arriva a pensare che solo l’affetto di un animale domestico può sopperire a queste mancanze/difficoltà, ed allora adotta un cucciolo di uomo di 20 anni: Jun Shison, ribattezzato Momo come il cavalier king che aveva da bambina. Queste premesse sono agghiaccianti, ma prima di pensare ad una qualche perversione alla 50 sfumature, in questa nuova versione del 2017, Sumire prende questa decisione da ubriaca e fa la proposta al ragazzo in maniera scherzosa, non credendo mai che un giovane uomo, promettente ballerino, avrebbe accettato. Kimi wa petto è un’opera divertente e matura sul mondo degli adulti visto tramite l’insicura protagonista che arriverà finalmente a comprendere che gli standard da imporsi non devono essere quelli sociali, ma quelli sentimentali (come la compatibilità).

P.S. il giovanissimo Takeshi Goda è da tenere d’occhio; non fatevi incantare dai suoi occhioni da cucciolo, in questo drama ha un’aura molto sensuale, più dei suoi colleghi trentenni. E piccolo consiglio: a fine visione andate su youtube per una scena tagliata dai titoli di coda. Ne vale la pena.

P. P.S. Questa è la terza versione di Kimi wa pet, un primo dorama risale al 2003 con Jun Matsumoto (Hana yori dango), una seconda coreana al 2011.

My Mr. Mermaid – 浪花一朵朵  – Lang Hua Yi Duo Duo. C-drama. 2017. 36 episodi. Sportivo-Romantico.

I have a small secret that I’ve never told anyone about.
It’s that I often have the same dream. The me in my dream always went back to the summer I was 18 years old.
I fall into the water and continue… Continue falling downwards.
I’ll always remember that feeling.
The moment when I was on the verge of death.
I was surrounded with a peaceful calm until my mermaid prince appeared.

È il mio primissimo drama sportivo, per giunta sul nuoto, sport che non amo particolarmente. Sarà il giovanissimo e pucciosissimo cast (che ha imparato a nuotare per l’occasione), le ost motivanti, l’uso spropositato di blu e celeste che mi ha messo a mio agio, ma mi sono immersa completamente in queste vicende, non eccessivamente contorte, ma che sono scorse via appunto come acqua. Essendo un drama sportivo, i temi come doping non potevano mancare, ma anche la forza di volontà, il coraggio di continuare, la passione, la competitività sono costanti di questo fresco drama cinese che durante le gare mi ha tenuta incollata allo schermo con le mani in atto di preghiera tifando per la vittoria del mio begnamino (e qui c’è l’imbarazzo della scelta). In tutto questo è inserita la storia d’amore tra Yun Duo e Tang Yi Bai (è il primo first lead “bravo ragazzo” che fa innamorare all’unanime tutte); mai una macchia scura nella loro relazione portarà uno dei due a dubitare dell’altro, quindi niente drammi di troppo, tranne appunto il ritorno di Piccolina, colei che deteniene la risposta al segreto di Tang Yi Bai. Naturalmente in questo contesto agonistico oltre la storia d’amore principale se ne inserisce una (o più) secondaria meno romantica della prima, ma non per questo poco importante o profonda. In questo drama non si odia proprio nessuno.

Just you. TW-drama. 2013. 20 episodi. Romantico-Commedia. Refresh man – Hou Cai Niao De Can Lan Shi Dai. TW-drama. 2016. 20 episodi. Romantico-Commedia. Jugglers. K-drama. 2017. 16 episodi. Romantico-Workplace

Because I want you to be happy in this family.

Ho passato recentemente una fase in cui vedevo solo rom-com con boss e segretarie. Molte di queste mi hanno permesso di conoscere quello schianto di Aaron Yan di cui ho visto fino ad ora tre drama, dove impersona sempre un giovane, bello ed arrogante imprenditore. Il primo è stato Just you, consigliatissimo su ogni forum al contrario dell’ultimo Refresh man. Ora io (con il mio voto) ribalterò questo risultato affermando che: Refresh man batte di mezzo punto Just you. Non si tratta solo di gusto personale, ma di messaggi che manda. Partiamo dalle due protagoniste. In Just you abbiamo l’ennesima tonta, che riesce a superare ogni crisi urlando, come una gallina, di volerci tutti bene e all’improvviso il mondo si ferma e la elegge ad eroina della situazione. Just you è una commedia romantica senza pretese, concentrata tutta sull’amore e i clichè comici del genere. L’unica novità è il personaggio di Aaron, giacchette orride a parte; è più definito, originale e tridimensionale. Ha mille allergie, paranoie e sicuramente incertezze sul piano sentimentale, ma la storia tra le mura dell’ufficio è noiosa e Liang Liang (Puff Guo) diventa il bersaglio di qualsiasi problema anche al di fuori del lavoro.

You must be willing to lose to be able to gain.

(Say la la la la la la la)

In Refresh man abbiamo sempre una protagonista, Joanne Tseng, non all’altezza di Aaron, qua bello, bello, bello (finalmente ha imparato a pettinarsi e vestirsi), la quale passa il tempo a reggersi la parrucca, ma tantissima chimica (e vi invito a vedere i video del dietro le quinte oltre le loro apparizioni pubbliche a vari canali) e una trama orizzontale che parte in sordina, ma regge poi bene le 20 puntate regalandoci momenti interessanti anche tra le scartoffie dell’ufficio. Juggler invece è la proposta coreana a questo argomento.

No boss can be a hero in front of the personal assistant. We end up seeing … the bare truth about the boss that we do not want to see.

Finalmente la protagonista ha due palle da giocoliere così. Non è solo una segretaria, ma un tutto fare per il suo capo; contrariamente alle commedie cinesi, qui il contesto è più contestualizzato. Siamo in una Corea dove le donne in carriera vengono sempre denigrate dai loro colleghi uomini, e se sono segretarie devono essere non solo belle e giovani, ma vengono paragonate anche a dei giocollieri che sul loro triciclo devono saper far volteggiare più palline possibili, mentre magari suonano anche una trombetta. Il Boss di turno è un uomo completamente autonomo che si ritroverà però ad aver bisogno della sua piccola, ma forzuta assistente. Sono tre drama abbastanza simili, ma ognuno regala qualcosa di nuovo: Just you un Aaron buffo e spiritoso, Refresh man un Boss figo e intelligente oltre che innamorato perdutamente della sua bella assistente fin dall’adolescenza, e Juggler una protagonista molto emancipata e spigliata, più Boss lei di tanti altri suoi superiori.

Just Between Lovers – Rain or Shine. K-drama. 2017. 16 episodi. Romantico-Melodramma.

When we
Where we
Why we
On some day
It’s so gray
When to
Where to
Why to
It’s been gone
It’s somewhere

– Where we – Ryu Ji Hyun & Kim Kyung Hee

È un melodramma delicato, che tenderà a non esagerare cadendo nella trappola del suo stesso genere. Il tema del crollo di un centro commerciale e la storia delle vittime e i sopravvisuti mi è nuovo. Credevo di imbattermi in una storia tragica, con personaggi che si strappavano i capelli, mali incurabili e rimorsi indimenticabili; tutto questo c’è, ma non peserà grazie a due protagonisti giovani, veri e innamorati. Dimenticare chi si è perso è impossibile, e di questo messaggio si fa portavoce la mamma di Ha Moon-Soo; se non si dispera tutti penseranno che non le importa più nulla della figlia persa. Ognuno di loro si trascina qualcosa di insuperabile o quasi dal passato, la paura degli spazi chiusi, una ferita al ginocchio, un amore perso per poco coraggio, il terrore di sbagliare come il proprio padre. Però tutti questi personaggi vanno avanti senza pianti inutili, senza lamentarsi. Da queste macerie nascerà una storia damore bellissima tra Ha Moon-Soo e Lee Gang-Doo, che fa arrossire, dove ci si può immedesimare nella protagonista, che vuole essere egoista e godersi ogni momento del presente con la persona amata; e un protagonista così facile d’amare, che ovunque vada incontra persone che gli vorranno bene.

Il salto tra passato e presente coi vari flashback non pesa ed è inserito opportunamente senza strafare nel melodramma; la ost è qualcosa di poetico, forse quella sì che fa piangere (I’ll be there di Zitten). JBL è un drama reale; ognuno soffre a modo suo, spesso le situazioni non si possono riparare, qual che perso è perso, ma si può sempre costruire qualcosa di nuovo.

Blood (k-drama, 2015): questo è un NO grande quanto una casa. Poche volte vi ho dato degli sconsigli, spesso sono più degli avvertimenti, ma questo è un 10 volte NO. Dal mio nickname capirete che ho una certa propensione per il mondo vampiresco e così ho iniziato uno dei pochi drami asiatici sul tema. Avevo delle remore ovviamente, ma più sul cast che sulle vicende che mi ricordavano il mio amato Dr. Strange con Lee Goong suk. Facciamo un salto nel passato ai tempi di Boys over Flowers e spostiamo un attimo l’attenzione da Lee Min ho guardando al suo fianco un po’ più in basso, parecchio più in basso… c’era lei: Ku Hye-sun. Non ho un suo bel ricordo da quel drama che mi ha iniziato a questa vita fatta di notti insonne e innamoramenti con uomini dagli occhi a mandorla. Carina era carina, ma aveva perennemente un muso lunghissimo nonostante l’harem che la circondava, ma soprattutto piuttosto che dichiarare i suoi sentimenti a Gu Jun-pyo (Lee Min Ho) si sarebbe fatta investire da un tir. Era abbastanza in linea con la Makino del manga, ma eccessivamente rigida rispetto a quella giapponese, molto più innamorata. In Blood non è cambiata affatto come anche il suo parrucchiere che ancora non le ha trovato un taglio decente. Il ruolo della bisbetica le calza a pennello, ma logicamente oltre il muso non si riesce a vedere un cuore pulsante e quindi crea zero emtipatia col pubblico. Tornando al drama, dove troviamo un affascinante vampiro interpretato dall’adorabile fratelli di A man from another star (Ahn Jae-hyun), è troppo complesso e ripetitivo per risultare interessante. Ha un solo pregio questo drama, la coppia protagonista, ma fuori dal set! Sono maritro e moglie. Strano dato che sulle scene l’affiatamento era piuttosto freddo come la pelle del vampiro, ma fuori dal set sono calorosi e dolci, da seguire assolutamente su ig (come faccio io) e recuperare le puntate di uno show che li ha visti appunto protagonisti come novelli sposi.

Vorrei fare un appello a Netflix. Ho visto Hwayugi – The korean odyssey (k-drama, 2017) on air con i sottotitoli in inglese, ora dal 22 Marzo è presente nel catalogo Netflix in italiano. In futuro si potrebbero sapere prima le scelte asiatiche che verranno presentate sula piattaforma? Grazie. Questo è un nì, che a volte si trasforma in si e altre volte ritorna no. Il teaser era superlativo, il drama ha raccontato un’altra storia. Sicuramente diversa dal mito folkloristico cinese: Il viaggio ad Ovest, ma principalmente strutturata male. I fantasy sono un genere pretenzioso, o ci si butta a capofitto e se ne tira fuori qualcosa di nuovo ed elegante come Goblin, The legend of blue sea o A man from another star, una trama lineare ricca di pathos; oppure, consapevoli dei propri limiti, ci si ferma sul punto in cui si è più forti: il romance ad esempio come in Bride of water God, eliminando il lato fantasy quasi del tutto, e tenendolo solo a parole. Hwayugi aveva un potenziale alto che si è perso nella pessima caratterizzazzione di una protagonista vestita come una nonna ad un funeral e, che nonostante i 30 anni si comporta come una 15enne egoista e confusa. Tenendo conto del suo background questo atteggiamento potrebbe essere giustificato, ma il vero problema è che sembra bipolare quando le fa comodo. I demoni in tutto questo dipendono da questo personaggio e soccombono spesso ai suoi piagnistei amorosi che si palesano con una sua ripetitiva domanda a Son O-Gong: mi trovi carina (WTF)? Il cast era eccellente con Lee Seung-Gi e Cha Seung-Won, ma gli sceneggiatori hanno messo subito troppa carne sul fuoco, spiattellandoci nel primo episodio la trama intera, per poi abbrustolirla troppo e portare avanti il drama col tira e molla infantile tra della Scimmia e Sun-Mi. Un drama troppo relegato alla normalità che quando tentava di ridefinirsi fantasy non ci riusciva affatto perdendosi pezzi importanti strada facendo come il benedetto ombrello giallo, un semplice oggetto di scena poi.

E con questo è tutto, ma ci piacerebbe sapere anche le vostre opinioni. Fighting!

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto.

Ringraziamo: *_TheWorldDrama_* | Nσи sσlσ Ðяαмα иеllα Teѕтα | Drama,Drama e ancora Drama A.A.A cercasi dramas disperatamente | DRAMA che passione

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6 thoughts on “Say Yes To The Drama | Volume VI – Da Goong a Hwayugi-The Korean Odyssey

  1. Jul sarà anche una zecca, ma di certo sputa veleno come un serpente. Devo dire che è raro che un personaggio mi dia tanto il nervoso, però nonostante tutto Goong è stata un’ottima visione e la storia tra Shin e Chae bellissima. (E almeno qui il finale è decente, cavolo, altro che il manhwa).

    Di Kimi Wa Petto ho visto sia la versione del 2003 sia questa del 2017 (mentre quella coreana no perché ne ho sentito parlare male e poi perché per concentrare tutta la storia in un film chissà che avranno combinato)… è una bella storia, anche matura, penso che nel complesso mi siano piaciute entrambi (sebbene di più quella del 2017 che era più completa), ma devo dire che a un certo punto ho cominciato a shippare di più il fidanzato di Sumire con quella che gli stava sempre appresso e che poi si trasferisce da lui, piuttosto che la coppia principale. Ho anche patito un po’ che Sumire sia stata insieme a quello lì per praticamente tutta la serie, avrei voluto più spazio anche per vedere bene la relazione effettiva tra lei e Momo.

    Gli altri che hai (s)consigliato non li ho visti, ma qualcosa era in lista e, tanto per cambiare, finirò per aggiungerne altri. xD

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    • Anche io avevo già visto la prima versione giapponese di Kimi wa petto con Mastumoto, ma l’età avanza e non ho alcun ricordo XD Per la versione del 2017 ho provato le tue stesse sensazioni, bella versione, ma con qualche puntata in meno sarebbe stata perfetta. Parliamoci chiaro, Sumire lascia il suo fidanzato nella 16 puntata! Poteva farlo almeno prima per godersi il suo Momo 😉
      Per gli altri (s)consigli, ti faccio solo un nome Aaron. Tutto il resto non conta XD

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      • Infatti! Passi il soffrire per episodi su episodi, ma quanto è frustrante vedere quella continuare a coltivare la sua relazione con il second lead fino a 10 minuti dalla fine?

        AHAHAH, Va bene, mi segnerò anche quel nome. Uno più, uno meno.

        Ora sto seguendo Todome No Kiss, con Kento. So che non guardi molto giapponese, ma questo te lo consiglio, è più maturo come lavoro ed è un’opera originale, non è tratta da un manga.

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  2. Pingback: Say Yes To The Drama | Volume VIII – da Love Me, If You Dare a Radio Romance | parolepelate

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