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Parliamone | The Shape of Water e Quegli Altri Amori Mostruosi

C’è un tema che è sempre vincente sia nei libri che sul piccolo e grande schermo: l’amore tra il “Mostro” e la Bella. Mostro è una parola forte e usata dispregiativamente che fa principalmente riferimento all’aspetto esteriore della persona/creatura reale o immaginaria che è al di fuori della norma, ma potremmo semplicemente chiamarlo/a Emarginato. Il Mostro è qualcuno di diverso che in qualche maniera non riesce ad adattarsi o essere riconosciuto dagli standard della propria società. Perchè l’uomo allontana, ghettizza, teme e/o colpevolizza ciò che non capisce, trova diverso da lui o è fonte di paura. Basta essere differenti non solo per forma, ma anche nelle abitudini. Il cinema racconta questi atteggiamenti portando questo soggetto sotto varie forme: l’animale, l’alieno, il vampiro, l’uomo pesce, i mutanti, gli omosessuali e gli afroamericani (senza viaggiare troppo di fantasia). E li rende spesso protagonisti di grandi avventure e portatori di tolleranza tanto da salvare noi esseri umani o normali dalle sventure; ma lo scenario che sempre apprezziamo all’unanimità è quello dove ci salvano non con le loro straordinarie capacità, ma con l’amore; un amore simile al nostro o a volte anche più potente. Il mostro ribalta le regole e le visioni del mondo, può essere una creatura più o meno spaventosa, ma anche eccezionale.

(non sempre così eccezionale…)

Al di là dell’origine latina della parola mostrum, ovvero prodigio, e quindi della sua originaria eccezione positiva, queste creature possono essere classificate in tre tipologie: abnormità, ibrido, sovrannaturale. Nel primo caso si parla di deformità rispetto alla normalità: il Fantasma dell’Opera, Erik era descritto col volto pari ad uno scheletro. Nel secondo caso di chi presenta caratteristiche completamente differenti dagli essere viventi come i vampiri, Dracula; e nel terzo di chi va contro le leggi della natura stessa come le divinità per la loro immortalità (non rientrano i vampiri perchè la loro vita è frutto della morte, quindi vivono entrambe le realtà). In generale il mostro sin dal Medioevo ha rivestito un duplice ruolo nelle storie: da un lato incarnava una forza distruttrice, rappresentando un nemico; dall’altro possedeva una forza sovrumana in grado di proteggere luoghi o persone, trasformandosi in un guardiano.

Sono proprio questi due opposti aspetti del mostro che sono stati abbondantemente sfruttati nel cinema, mostrando sempre all’inizio il lato pericoloso della creatura e poi quello più “dolce“.

Basti pensare alla Bella e la Bestia. Un Mostro dall’aspetto leonino con le corna. Eppure tutti abbiamo imparato principalmente grazie alla Disney, il messaggio di questa antica favola: andare oltre le apparenze. Sorvolando sulla sindrome di Stoccolma di Belle, andando più a fondo, il loro amore impossibile in realtà, a parte le dovute differenze fisiche, non era poi così poco fattibile. Entrambi sono simili e mostri di un proprio contesto sociale. Lei l’emarginata del suo paese perchè non si comformava alla regole imposte, quasi sbeffeggiandosi con la sua sete di curiosità dei popolani che logicamente per invidia e/o ignoranza la denigravano; o come nella versione originale di Beaumont (a sua volta si rifà a Villeneuve e poi ad Apuleio) dove le sorelle non ci pensarono due volte a sacrificare lei, anzichè la loro sfarzosa vita per salvare il padre. E la Bestia prima era un principe temuto e incompreso ed ora un mostro spaventoso oltre che per il suo brutto caratteraccio anche per il suo aspetto. L’uomo ha sempre paura di ciò che non conosce. E così ancora una volta il cinema ci riprova con una storia romantica: The Shape of Water (una recensione dettagliata la trovate qui), fresco vincitore degli Oscar 2018 come Miglior film. Immerso fino alla cima dei capelli nel contesto di un’America bigotta, razzista, omofoba, ma con villette a schiera colorate e Cadillac color verde Tiffany (Turchesi, scusate), mette ad agire un gruppo di emarginati mossi tutti dall’amore di Elisa Esposito (Sally Hawkins) per la misteriosa creatura acquatica dell’Amazzonia. Trama non ce n’è, il messaggio è uno. Il Vero mostro è chi vuole a tutti i costi conformarsi alle regole della società, quasi in maniera ossessiva, elevandosi poi al di sopra di tutti gli esclusi: il colonnello Strickland. Una muta, un’afroamericana, un omosessuale di mezza età, uno scienziato/spia russo e un uomo pesce cercano di sopravvivere e comunicare con questo mondo forse sordo alle novità. Nonostante la semplicità del film, che cerca di stupirci più con la fotografia che con una sceneggiatura nuova (anche se finalmente qualcuno mi ha dato delle risposte riguardo la tecnicità di certi atti), questo amore tra diversi ha di nuovo funzionato portandosi a casa anche la statuetta per la Miglior Regia con Guillermo Del Toro e se stiamo attenti noteremo che se lui è un mostro per il mondo, lei lo è per la sua società. Niente Bella dalla lingua biforcuta, ma sempre coraggiosa e curiosa di oltrepassare le barriere, sì.

Nonostante il Mostro rappresenti l’abbattimento delle certezze fino ad allora conosciute, è spesso la bella che distrugge questo muro per fare la conoscenza di un nuovo sapere. Mi vengono in mente serie tv come Roswell, The Vampire Diares, True Blood, Buffy, Angel, The Originals, Le streghe dell’Est End, Teen Wolf, Le streghe di Salem, e anche tanti altri film. Naturalmente con alieni, vampiri, demoni si aprirebbe una categoria vastissima, ma ricordiamoci di Liz Parker e la sua lucidità nell’affrontare la mano fosforescente sul proprio addome dopo essere ritornata nel mondo dei vivi grazie a Max Evans e le rivelazioni dello stesso. Sicuramente l’attrazione per il mistero/pericolo affascina, ma queste eroine che non hanno poteri se non la loro intelliggenza e a volte il loro sangue freddo, rincorrono questi mostri per salvarli da loro stessi e dalle situazioni abbattendo quella barriera sopra citata e conoscendo il resto del mondo. A modo loro, a volte, sono loro stesse i mostri, perchè non provano paura per ciò che l’uomo normalmente allontana, quindi sono delle diverse. Il loro sentirsi a proprio agio con lo “strano” deriva dal fatto che nel loro mondo si sentono delle estranee, come nel caso di Sukie Stackhouse (ed Elisa e Belle) e la sua telepatia che non le permetteva di avere una vita come tutti e perciò l’incontro con Bill è stato quasi un sollievo, ma sempre tornando alla protagonista di Roswell, lei era perfettamente integrata nella società, solo che vedeva cose che gli altri non hanno voluto vedere. Vedeva oltre.

Per amare il mostro certamente ci vuole coraggio e Pheobe Halliwell di Charmed/Streghe, che ha sposato Cole/Belthazor, lo sa. Sono stati guardati per intere stagioni con sospetto da tutte le sorelle e Leo, ma questo forse è il caso in cui la bestia col tempo, soccombe alla sua parte malvagia e perde quasi la sua umanità; e anche se abbiamo amato Cole Turner perché amava davvero Phoebe, non possiamo perdonargli di aver cercato di rendere il loro futuro figlio malvagio. Naturalmente non è detto che debbano finir bene questi amori, ma a noi piacciono sempre proprio perchè ci tengono in bilico tra bene e male.

Sulla scia delle eroine coraggiose che abbattono le barriere vorrei ricordare due manga e poi anime: Inuyasha e Kamisama Hajimemashita. In entrambi la bella, però trascinata con la forza nelle vicende sovrannaturali, riconosce subito la bontà del mostro che ha di fronte, in questo caso demoni, e lo amerà intensamente anche se lui per sua natura, spesso pericolosa, e sicuramente per paura, tenderà ad ostacolare questo amore fin all’inizio (come se non bastassero i tanti problemi già esistenti). Il demone non riesce a comprendere la portata di un sentimento a lui sconosciuto, e poi poichè consapevole della sua natura malvagia, vorrà certamente proteggere la ragazza. I demoni, i vampiri, gli alieni, i lupimannari, ecc. facendo parte della tipologia degli ibridi, sono ancora fortemente immischiati nelle vicende umane e quindi, a differenza forse degli esseri completamente sovrannaturali come il mostro marino di Shape of water, si aprono con più difficoltà all’amore. E in questo caso citerei Hellboy, in cui Elizabeth “Liz” Sherman essendo un mostro ai suoi occhi e anche a quello degli altri, non riesce ad accettare l’amore di Hellboy il quale essendo un mostro a pieno titolo data la colorazione poco naturale della sua pelle, ha accettato la sua natura e fa la parte della bella che vuole abbattere le pareti della paura e dell’ignoranza per abbracciare l’amore. E se Hellboy, sempre di Guillermo del Toro, è un assaggio non solo di ruoli invertiti, ma di ben due mostri in scena, Shrek è il portavoce che ha rivoluzionato anni di principi e principesse, facendo venire qualche ictus alla Disney. Naturalmente il mostro non deve essere associato solamente ad una figura maschile in quanto entrambi nella coppia si salvano a vicenda dalle ingiustizie del loro mondo, che può essere lo stesso o differente, e ne creano insieme uno migliore come in Avatar.

Non sempre però la bella oltre che tale è anche sveglia, e il mostro si fa carico di tutto il messaggio da solo, smuovendo qualcosa nel mondo di lei, ma non riuscendo ad essere ricambiato completamente: Il fantasma dell’opera, Notre dame de Paris, King Kong, Edward mani di Forbice. Se nel romanzo di Hugo (dimenticatevi il film d’animazione disneyano), Esmeralda riconosce, forse, a malapena la bontà del Gobbo, nell’opera di Leroux e poi Webber, Christine si rende conto di come il Mostro, il Fantasma, avesse solo bisogno di essere amato e sul finale entrambi lasciano qualcosa all’altro che sia un tenero bacio d’addio o il sacrificio di salvarle la vita. Naturalmente nel film del 2004 sempre di Webber, il tifo era tutto per Gerad Butler, il mostro più affascinante del teatro. Un finale simile, con almeno il riconoscimento dei sentimenti del Mostro, lo abbiamo in Edward mani di forbice di Tim Burton. Molti dei temi trattati qui possono essere comparati al romanzo gotico inglese Frankenstein di Mary Shelley e alla favola francese de La bella e la bestia.

Facendo un grosso passo indietro oltre che citare sempre e solo La Bella e la Bestia, dovremmo anche considerare la fiaba del Principe ranocchio dei fratelli Grimm e dell’amicizia tra una giovane principessa e un ranocchio o rospo. Ma io andrei alla radice. La bella è spinta verso il mostro dalla curiosità di sapere che c’è dell’altro oltre quello che vede, e questa curiosità è smossa a sua volta sicuramente dal fascino che trasmette il proibito. Pensiamo ad Eva nell’Eden e il suo primo approccio con un mostro: il serpente. Tralasciando la demonizzazione della donna da questo momento in poi, e il suo volerla mettere a tutti i costi sul rogo in quanto Male, forse è da qui che tutto ha origine. E da qui che le favole, i romanzi e poi il cinema stesso hanno preso spunto.

Tantissime potrebbero essere le citazioni filmiche e telefilmiche: Megamind, La creatura della laguna nera, Warm bodies, Tarzan, Wolfman, Twilight, Shadowhunters, senza contare le ispirazioni meno mostruose e più sottili: Jane Eyre e il suo Edward Rochester. Ma perchè queste storie d’amore funzionano sempre? Perchè ci piace pensare di poter essere coraggiose come la bella, lasciare andare le nostre certezze e immergerci nella mostruosa oscurità che abbiamo davanti alla ricerca di quello che ci manca. Non una mancanza fisica come crede la società, ma una mancanza intima che mostreremo solo a chi ci potrà comprendere. E forse a volte ci sentiamo anche come la bestia, più che soli, estranei a questa realtà.

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto.

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