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Parliamone | Rappresentazione maschile e femminile nella cultura di massa (Parte 2)

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Parte 1: https://parolepelate.com/2018/02/20/parliamone-rappresentazione-del-maschile-e-del-femminile-nella-cultura-di-massa-parte-1/

Quando il ruolo della donna è cambiato, oltre l’affacciarsi di nuovi esempi femminili nella cultura di massa, abbiamo avuto anche un cambiamento circa quella che è la rappresentazione dell’uomo. Mentre le donne hanno avuto un margine di ruoli abbastanza limitato nelle arti, assumendo più o meno quasi sempre gli stessi tre aspetti, gli uomini hanno avuto una rappresentazione più ampia e dettagliata di quelle che possono essere le sfaccettature della loro psiche. Sebbene abbiamo incontrato innumerevoli personaggi femminili nel corso del tempo, fino agli anni 50/60 era impossibile vedere qualcuno che discostasse da questi tre ruoli

  • Giovane innocente (illibata, pura, un po’ bambinesca e quasi divinizzata)
  • Madre (nutritiva, protettrice, caritatevole, paziente e silenziosa)
  • Strega o Meretrice (saggia ma con un lato oscuro, come se il potere femminile non potesse essere discostato dal malvagio)

Come abbiamo detto nell’articolo precedente, i vari tentativi di integrazione della donna sul piccolo e grande schermo sono spesso caduti in goffi tentativi. Quando i personaggi femminili iniziano a prendere piede come parti attive della storia, spesso finiscono per essere considerate unicamente per il loro “essere donne”, ossia per la loro presenza in un cast totalmente maschile (il caso “Puffetta” di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente) oppure, anche quando si tratta di personaggi dalle sfaccettature interessanti, si veicolano queste caratteristiche rendendo la loro apparenza fisica più mascolina: cancellando con un colpo di spugna sia la debolezza che la femminilità, come fossero una sola cosa. In questo articolo ci soffermeremo maggiormente sullo spettro maschile e per farlo abbiamo bisogno decisamente di un “aiuto esterno” per quanto riguarda l’approcciarci ad esso. La rappresentazioni maschili sono innumerevoli e per sviscerarle al meglio abbiamo bisogno di uno strumento, in questo caso quello strumento dell’archetipo. Brevemente gli archetipi in psicologia sono i modelli più profondi del funzionamento psichico come li definisce Hillman, che ne individua dodici.

Quest’oggi mi soffermerò solamente su quattro di essi, ossia quelli che maggiormente rispecchiano le principali rappresentazioni maschili che abbiamo avuto, specialmente quelle dell’ultimo periodo storico: Re, Mago, Guerriero, Amante. Questa non è una scelta casuale, ma non è né più né meno che la scelta che hanno fatto gli scrittori Moore e Gillette nel tratteggiare quelli che sono i principali archetipi maschili e che, se espressi a piena potenza, possono portare l’uomo al massimo dell’integrità e della saggezza. Ognuno di questi archetipi ha sia il suo aspetto di “luce” sia il suo aspetto di “ombra” e la forma più oscura di ciascuno di questi nasce quasi sempre dalla repressione di alcune caratteristiche. Non ne faremo un discorso troppo approfondito, ma ne getteremo giusto le basi per capire come Hollywood e la televisione vogliono che sia l’uomo “moderno”.

Il Re: Ordine e saggezza.

Brevemente, l’archetipo del Re nella sua massima espressione incarna ordine, abbondanza e saggezza. La massima espressione dell’ordine divino catalizzata in una sola figura. Il lato oscuro di questo archetipo sono figure assetate di potere, tiranni. Gli estremi di questo archetipo li possiamo trovare in purezza nel cartone animato della Disney “Il Re Leone”: una guida saggia da un lato nella figura di Mufasa e un tiranno con mania di grandezza nella figura di Scar. Mentre la sua versione buona ispira gli altri per raggiungere il suo obiettivo, la sua parte oscura sottomette ed è più interessata nel mantenere il potere, invidiosa e intimorita da qualsiasi cosa possa minacciarlo e che vede in chiunque e dovunque un elemento di instabilità per il suo potere. Di certo non un amico di donne e minoranze. Mentre ad esempio nella figura di Aragorn non c’è mai l’elemento di cercare di diventare re a tutti i costi, ma più un genuino interesse per la terra di mezzo, il capitano Kirk è la quintessenza dell’america patriarcale degli anni ’50 e ’60. Limitandoci al personaggio, il capitano Kirk è fondamentalmente un donnaiolo che va a spargere il seme in ogni pianeta in cui casca, non è esule da atti che sono al limite tra l’eroismo e l’essere sbruffoni, e in più lo stesso attore che ne ha interpretato il ruolo viene ricordato come assolutamente ossessionato dalla sua immagine: temeva l’assegnazione di un maggior numero di inquadrature ai suoi colleghi nonostante lui fosse di fatto il protagonista della serie.

Per fortuna non esiste solo Kirk. Il personaggio moderno che ritengo ricalchi al meglio la figura di Re come guida saggia e illuminato è la figura dello psicologo in Will Hunting – Genio Ribelle interpretato da Robin Williams. Per chi ha visto il film, questo straordinario personaggio non si mette mai in una condizione di superiorità verso Will, ma anzi in certi casi lascia che gli si venga gettato fango in faccia pur di riuscire a far esprimere al ragazzo il suo massimo potenziale. Questo, ad esempio, è un personaggio che sarebbe meglio definire Re/Amante sotto certi aspetti, vista la profonda connessione che ha con la parte più spirituale e, allo stesso tempo, sensuale della vita. Non ha paura di non essere definito “abbastanza uomo” e difende a spada tratta i sentimenti umani, cosa di cui Will è completamente a digiuno.

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Un re dei nostri tempi è ad esempio il personaggio di Ragnar nella serie telivisiva Vikings, figura che è probabilmente quella più complessa tra quelle citate fino ad adesso: pur avendo iniziato la sua ascesa a monarca per scopi non propriamente egoistici alla fine finisce per incarnare la maggior parte del lato oscuro dell’archetipo del re. Allo stesso tempo, questa oscurità non è tale da permettergli di mettere a rischio l’incolumità delle persone che ama. Sia Ragnar che Kirk sono un po’ sintomatici della paura del cambiamento ma la esprimono in modo diverso: mentre Kirk come uomo dell’america post seconda guerra mondiale aveva bisogno di rimanere fermo sulle proprie posizioni e riaffermare in continuazione la propria leadership per mantenere lo status quo, Ragnar si affaccia sul mondo moderno, scosso dal terrorismo e dalle incertezze politiche, dove ad essere messo in discussione non è più il ruolo dell’uomo in sé ma della società in generale, della diversità di religione e di quale sia la nostra natura intrinseca. Questo è anche il motivo per cui pur essendo inserito in un contesto decisamente sfavorevole alle donne, non risulta una serie intrisa di misoginia poiché con l’espediente della guerra e della diversità di religione si affaccia su temi universali.

Il Mago: Conoscenza e trasformazione.

La figura di “mago” all’interno delle narrazione è spesso quella di un outsider che, grazie alle sue doti particolari, riesce a comprendere ciò che molti non riescono. Spesso nei film e nelle serie TV questa loro diversità è veicolata anche attraverso una diversa apparenza fisica o appartenenza, come ad esempio l’essere un alieno nel caso di Spock. L’archetipo in purezza lo ritroviamo nel mago con cappello a punta tipico delle fiabe e dei fantasy che, grazie alla saggezza e padronanza di forze invisibili ai più, conduce gli altri verso un mondo migliore, trasformando la materia di cui è padrone per raggiungere il  proprio obiettivo. È una figura spesso associata a quella del re (Artù/Merlino, Kirk/Spock, Ragnar/Floki ecc.) quasi come se l’uno non potesse sopravvivere senza l’altro, e se ci pensiamo bene in effetti senza Gandalf tutti i membri della compagnia dell’anello sarebbero morti al capitolo due. L’esempio puro del lato oscuro di questo archetipo lo troviamo sempre nella saga di Tolkien con la figura di Saruman: manipolatore, interessato al proprio tornaconto e codardo a tal punto da rimanere spesso dietro le quinte. Questa figura viene etichettata come codarda proprio perché, al contrario del guerriero, non si getta nella mischia ma è più un calcolatore, un giocatore di scacchi e oggi giorno è legato sicuramente più alla scienza che alla magia.

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Nelle serie televisive, in particolare quelle degli ultimi decenni, l’archetipo di mago si è trasformato quasi in sinonimo di uomo di scienza e forse, per via della sua natura di outsider, in una delle categorie più ridicolizzate tra quelle che sono le varie rappresentazioni maschili. Facendo pressione su queste caratteristiche la televisione ha avuto vita facile nel dipingere chi è dotato di un intelligenza particolare come non proprio integrato nella società, ridicolizzandolo senza precedenti, quasi come se i loro limiti sociali fossero il prezzo da pagare per il loro genio innato (del resto è una cosa che abbiamo visto in molti film e serie televisive come Ritorno al Futuro, A Beautiful Mind, Sherlock, The Big Bang Theory, ecc.) Nel caso specifico della serie più famosa legata al mondo nerd, anche senza nominare Sheldon, possiamo notare che gli elementi più “normali” del suo gruppo hanno seri problemi sociali, sono troppo “codardi” per approcciare normalmente una ragazza e applicano il loro modo di ragionare “piuttosto matematico e logico” alla vita di tutti i giorni.
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Vi ricorda qualcosa? Sembra quasi che la società nel corso del tempo abbia volutamente fatto slittare la figura di Mago verso la sua parte più oscura, il che non necessariamente significa qualcuno di pericoloso, ma piuttosto un qualcuno che non ha raggiunto il suo pieno potenziale. Stavolta il lato oscuro dell’archetipo non viene ottenuto nella ricerca di essere grandiosi (come nella parte ombra dell’archetipo del re) ma nell’essere rimasti sostanzialmente se stessi, ingabbiati nella propria rigidità. Sebbene “avere i paraocchi” non sia una cosa propriamente positiva questo è decisamente un messaggio sbagliato da trasmettere in televisione, sembra quasi che essere se stessi sia poco accettato per il mondo in cui viviamo oggi. Leonard e Sheldon sono di certo un po’ strani ma mai incarnano lo stereotipo dello scienziato pazzo al picco della sua oscurità: non assumono mai comportamenti pericolosi ma vengono ridicolizzati più per le loro maniere e il loro modo di porsi che per la loro moralità. È come se volutamente la televisione non fosse interessata al potenziale di questo archetipo, relegandolo al ruolo di macchietta o di supporto.

Guerriero: La lotta, la forza vitale e il cambiamento.

Forse il più “macho” e mascolino tra i quattro archetipi, il guerriero è una figura ampiamente diffusa sia nella storia umana che nelle arti. Si tratta di colui il quale, assumendosi le responsabilità delle proprie azioni, si mobilita per rendere il mondo un posto migliore, per realizzare lo scopo distrugge il vecchio per dare spazio al nuovo. La sua controparte oscura è un guerriero bipolare, con un ego debole, pronto ad affossare gli altri per ottenere il potere e la gloria. Non tutti i guerrieri imbracciano una spada, anzi più spesso possiamo vedere, sia sugli schermi che nella vita reale, storie di persone che non rispecchiano per nulla il canone classico di guerriero: giornalisti, politici, attivisti che combattono per dare una voce a chi non ce l’ha e che, grazie al loro aiuto, trasformano la vita di molti. Nell’ambito strettamente mediatico, l’archetipo del guerriero è forse quello più comune da affibiare ai protagonisti delle storie fantastiche ed è uno di quei canoni che ha fatto davvero fatica a cambiare direzione. Vi porto l’esempio di un personaggio noto a quasi tutti, Luke Skywalker, che tra la trilogia classica e la nuova trilogia ha subito un profondo mutamento.

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Se prendiamo in considerazione il giovane Luke, troviamo un personaggio che incarna i canoni più classici dell’eroe di ogni storia.  Ci sono l’avventura, la missione, il percorso di morte/rinascita, in più il giovane è bello, coraggioso e di buon cuore. Insomma ce le ha tutte, come ogni eroe che si rispetti. Il suo percorso nella trilogia classica è lineare rispetto alla figura di eroe che assume e, seppur tentato dal lato oscuro, alla fine si rivela un personaggio di una certa integrità, anche se un po’ testardo ed incline ad infrangere le regole. Nel complesso veicola mascolinità e vede il mondo sotto la luce dei buoni e dei cattivi, combattendo naturalmente dalla parte dei primi. Nella nuova trilogia lo troviamo profondamente cambiato: più disilluso, più saggio e, sebbene porti con disinvoltura i propri anni, non veicola più la mascolinità di un tempo. Nonostante tutto ciò che è stato detto, paradossalmente, è proprio nell’ultimo periodo della sua vita che raggiunge l’apice di guerriero: ci vuole coraggio per affrontare un cattivo come Darth Vader, ma ci vuole ancora più coraggio per affrontare la realtà di aver commesso un errore, bisogna essere forti per poter padroneggiare la forza e andare incontro allo sconosciuto, ma bisogna essere ancora più forti per superare una delusione e nutrire una speranza per il futuro.
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Bisogna essere altruisti per prendere su di sé la responsabilità di una missione, ma bisogna essere ancora più altruisti se sappiamo che questo ci potrebbe costare la vita. Infine, un guerriero deve essere lucido, sempre sveglio, per poter distinguere il bene dal male e combattere il proprio nemico; ma bisogna avere ancor più lucidità e saggezza per capire che, in fondo, non sempre esistono amici e nemici, giusto e sbagliato. Il duello finale tra Luke e Kylo in The Last Jedi mette a confronto proprio il lato chiaro e il lato oscuro della figura di questo archetipo: Kylo infatti rappresenta alla perfezione la figura del guerriero oscuro e bipolare, mentre Luke veicola calma e senso del dovere. Questa nuova raffigurazione ha diviso i fan, probabilmente, poiché Luke non incarna più il guerriero nei suoi canoni classici e un po’ “machisti”, ma lo fa piuttosto in un modo più maturo e, forse, al passo coi nostri tempi. Il guerriero classico ha un fisico che veicola potenza, spesso è testardo, nasconde i propri sentimenti e, in virtù di questo, gli si “perdona” la sua aggressività. Siamo abituati a figure maschili pronte alla violenza e non alla diplomazia. È decisamente un grosso cambio di rotta rispetto a ciò che prima rappresentava questo personaggio, ma certamente non ne ha peggiorato la qualità, anzi, credo che l’abbia reso più naturale e veritiero circa la realtà della psiche maschile.

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Questo tentativo di disegnare la figura dell’eroe discostandosi dai più classici luoghi comuni dell’immaginario maschile, ha creato scontento in molti fan che lo hanno ritenuto un insulto alla grande forza di questo personaggio. Al contrario questo repentino cambiamento è da ritenersi una crescita in senso stretto, una presa di coscienza sulle lotte che Luke aveva dentro di sé. Se fosse mancata questa presa di coscienza da parte sua, probabilmente, non sarebbe riuscito a fare quello che ha fatto nel finale del film e la nuova saga sarebbe finita con The Last Jedi. La figura di guerriero nella nostra società, forse escludendo alcune categorie lavorative come soldati e poliziotti, non corrisponde quasi mai a quella di un uomo (o una donna) che imbraccia un’arma ma, piuttosto, a qualcuno che attua una lotta ideologica contro convenzioni, regimi e chiusure mentali. Per tale ragione figure storiche come Ghandi, Martin Luther King e tanti altri rientrano completamente in questa categoria pur non imbracciando fisicamente un’arma. Escludere completamente tutti coloro che, come Luke, non incarnano il concetto più classico di questo archetipo significa escludere anche tanti “guerrieri sociali” che ogni giorno combattono per rendere questo mondo migliore.

Amante: Connessione con la vita e spiritualità.

L’amante è forse la categoria più bistrattata tra le quattro e quella che più in assoluto si allontana da quello che sono gli ideali maschili della società. Forza, durezza, leadership e pensiero logico non appartengono a questo archetipo o, almeno, non come punti cardine della loro personalità. L’amante, letteralmente, ama tutto intorno a sé, dalle persone alle cose, dagli animali alla natura. Si tratta di personaggi che sanno assaporare la sensualità del creato: apprezzano il buon cibo, la natura, sono aperti al piacere in tutte le loro forme. L’amante fondamentalmente cerca una connessione col mondo che lo circonda, usando l’empatia per riuscire nel proprio scopo. Questo li porta spesso a sviluppare una sensibilità diversa dai tre archetipi precedenti e non è raro vedere queste caratteristiche in persone che hanno un profondo contatto con la natura, gli animali o, semplicemente, con i propri cari. Il lato oscuro di questo archetipo è forse uno dei peggiori. Si va dall’annullamento della propria personalità in modo da adattarsi a quella dell’oggetto amato o, ancora, allo sviluppo di vere e proprie dipendenze verso l’oggetto della propria riverenza e del proprio desiderio (come ad esempio nella serie televisiva Californication, dove il protagonista ha decisamente qualche problema con la dipendenza dal sesso). Non è un archetipo molto comune per i personaggi maschili e molto spesso questo non veicola mascolinità nel senso stretto della parola. Infatti, al pari del mago, l’amante è anch’esso un outsider e nelle storie svolge più spesso un ruolo di “spalla” che un ruolo di Leader.

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Tuttavia, negli ultimi anni, abbiamo avuto un’eccezione alla regola e questa eccezione prende il nome di Newt Scamander, il noto personaggio del mondo potteriano che è da poco diventato protagonista di una saga tutta sua. Newt è timido, non particolarmente in gamba nei rapporti umani, eppure trasmette la sua forza con la più inusuale delle abilità: l’empatia. È proprio questa caratteristica che lo fa eccellere nel suo lavoro e che lo porta a connettersi con alcuni soggetti mal visti dalla comunità magica (come i “babbani” ossia i non maghi). Grazie a queste caratteristiche Newt veicola un tipo di mascolinità aggraziata, gentile e attenta ai bisogni del prossimo che raramente vediamo nel ruolo del protagonista, specie in storie fantasy o avventurose. Molti quotidiani stranieri, nel recensire il film, si sono lamentati di questo personaggio tacciandolo di peccare in carisma e personalità. Ciò è purtroppo uno stereotipo molto antico, figure maschili come queste vengono considerate deboli e poco appetibili come leader poiché tradizionalmente caratteristiche quali la sensibilità e la cura per gli altri sono associate alla figura femminile. Tutto ciò che rappresenta Newt è una vera e propria sfida rispetto alle aspettative di genere circa i personaggi delle nostre storie, il suo apporto è doppiamente straordinario perché non solo la sua “goffaggine” non gli impedisce di realizzare i suoi scopi, ma anzi senza la sua empatia probabilmente non sarebbe riuscito in nessuno dei suoi intenti.

Questi quattro archetipi dovrebbero rappresentare insieme quello che è considerato la piena maturità della psiche maschile. Abbiamo notato immediatamente che non tutte le figure sono trattate nello stesso modo, come se Hollywood avesse deciso di rinnegare una parte dello spettro maschile per privilegiarne un’altra.  Nel prossimo e ultimo articolo vedremo quali sono i temi comuni quando si ha che fare con la raffigurazione maschile e femminile, che “disgrazie” condividono entrambi i sessi circa le loro rappresentazioni mediatiche e quali personaggi immaginari possono essere considerati un buon esempio da seguire.
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