Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 14×13 “You Really Got A Hold On Me”

Dopo la pausa dovuta alle Olimpiadi Invernali, è finalmente tornato Grey’s Anatomy con un episodio, che in sostanza, è servito da backdoor pilot per Station 19, lo spinoff incentrato sui pompieri di Seattle che inizierà ufficialmente con una premiere di due ore il 22 Marzo. Parliamo quindi brevemente della protagonista del nuovo show e poi andiamo ad occuparci dei nostri amati medici.

Andy Herrera (Jaina Lee Ortiz) è la classica protagonista delle serie Shondaand. È forte, risoluta, eccezionale nel proprio lavoro, coraggiosa, pronta a sacrificarsi per il bene di qualcun altro, capace di cavarsela in ogni situazione, pragmatica, un po’ fredda nei rapporti interpersonali, nel senso che non si lascia andare a manifestazioni d’affetto (“Non sono una da abbracci” cit.), e molto determinata. Insomma, concettualmente non è diversa da Meredith, Annalise Keating (How To Get Away With Murder), Olivia Pope (Scandal) e Alice Vughan (The Catch). Può sembrare ripetitivo ma questa formula funziona alla grande, principalmente per due motivi. In primo luogo queste protagoniste attirano il pubblico perchè sono figure forti e carismatiche che fanno venire voglia di seguire le loro vicissitudini. In secondo luogo, ed è la caratteristica più importante, questa tipologia di personaggi porta con sé un potenziale enorme a livello di sviluppo personale. Andy Herrera, infatti, ci è stata presentata in questo modo ma giù sappiamo che ci sarà altro da scoprire su di lei, che non è sempre la donna risoluta che abbiamo visto e che sicuramente avrà delle fragilità. Ed è ovvio che sia così perchè questo è l’unico modo per costruire dei personaggi che arrivino agli spettatori e trasmettano loro qualcosa. Nessuno, a lungo andare, vuole vedere degli eroi indistruttibili che non perdono mai e non danno mai un segno di cedimento, in parte perchè non sarebbero dei personaggi verosimili, ma soprattutto perchè non permettono allo spettatore di immedesimarsi. Nessuno di noi è bello, eccezionale, perfetto ed indistruttibile sempre e comunque quindi vedere, settimana dopo settimana, un personaggio del genere creerebbe in noi un senso di inadeguatezza e allo stesso tempo una distanza che ci porterebbe a disinteressarci di lui e della sua vita in brevissimo tempo. Prendendo come esempio Meredith Grey, lei è un personaggio che fin dall’inizio ha funzionato perchè ce l’hanno mostrata da un lato come una specializzanda convinta, determinata e pronta a tutto perchè le piaceva troppo l’arena, ma dall’altro era una ragazza emotivamente instabile, incapace di avere una relazione sana, con grandi difficolta a rapportarsi agli altri e con un passato alquanto traumatica, che l’aveva resa contemporaneamente molto forte e molto fragile. La presentazione di Andy Herrera in questo episodio, ricalca alla perfezione quella di Meredith nel pilot di Grey’s Anatomy e l’ho trovata una scelta azzeccata, soprattutto perchè Station 19 sembra avere un forte legame con Grey’s, molto più di quanto non lo avesse Private Practice, ed una protagonista diversa da quella che ci hanno mostrato, avrebbe stonato troppo con il contesto.

Ora mi piacerebbe molto parlare di quanto siano in sintonia Meredith ed Andy, di quanto sarebbe bello vederle interagire in futuro e di quanto gradirei un risvolto saffico tra le due ma forse è meglio che vi risparmi questo disagio.

Restando in tema spinoff, l’episodio serviva anche per permettere a Ben di dare l’addio alla chirurgia nel modo giusto. La loro è stata come una storia d’amore che è durata per anni ma in cui qualcosa ad un certo punto si è incrinato senza possibilità di recupero e, proprio come nelle relazioni, non è vero che chi lascia non soffre. Ben ha deciso rapidamente, forse troppo, di cambiare carriera e, quando si è ritrovato davanti tutto quello che ha perso, ha avuto un momento di confusione, esattamente come si vacilla quando si vede la persona che si è deciso di lasciare e ci si chiede se non si sia compiuto un errore di valutazione. Poi però si ripensa a quanto quella storia ci stesse stretta o a quanto non andasse bene e si capisce di aver fatto la scelta giusta, ed è proprio questo che succede a Ben. La chirurgia gli stava stretta, non gli permetteva di essere completamente se stesso, non gli dava la possibilità di agire e di essere sempre in prima linea quindi ha fatto bene a lasciarla andare. Perché non ha senso passare la vita a fare qualcosa che ci renda infelici o che ci faccia sentire incompleti. Questo, però, non significa scegliere a cuor leggero o non sentire la mancanza di quello che so decide di abbandonare. Probabilmente a Ben mancherà sempre un po’ la sala operatoria e verrà preso dalla stessa nostalgia che si prova guardando la foto di un vecchio amore, ma imparerà a convivere con questa sensazione grazie alla consapevolezza che si, è stato bello, ma non era quello il suo destino.

Tornando al vero Grey’s, invece, la frenesia del concorso è scemata e ora ogni team deve fare i conti con i propri progetti. Il vero problema, però, lo hanno Alex, Amelia, Andrew e Sam che non sono stati finanziati ma hanno giustamente intenzione di salvare la loro paziente. Questo spinge Amelia a riportare sulla scena una vecchia conoscenza: Tom, il neurochirurgo che l’ha operata al cervello. La scelta in sé si rivela efficace, infatti è proprio lui ad avere lo spunto che alimenta le speranze di guarigione di Kimmy, ma serve anche a portare alla luce un paio di dinamiche interessanti. Tom non è per nulla favorevole al progetto all’inizio ma Amelia continua da insistere, cercando soluzioni sempre più disparate (e disperate) e questo ci fa capire, forse nel modo più chiaro, che la sua spregiudicatezza e il suo modo di operare non derivavano dal tumore. Serviva saperlo? Non lo so, a me si. Ho sempre amato il personaggio di Amelia, con i suoi pregi e soprattutto con i suoi difetti, e scoprire che le sue scelte, quelle stesse scelte che me l’hanno fatta apprezzare nel tempo, potessero essere solo frutto della malattia, mi ha fatto storcere parecchio il naso. Credo che mi ci vorrà ancora del tempo per rimettere questa storyline in prospettiva e per guardare Amelia senza chiedermi quanto di vero ci fosse in lei e quanto fosse dovuto al tumore. Sicuramente, siamo sulla buona strada. L’altra questione che la presenza di Tom porta a galla riguarda il ruolo di Alex. Karev è, o punto meno appare, marginale da troppo tempo e anche in questo caso non fa eccezione. È lì perchè la paziente è una bambina ma sembra che la sua presenza sia ininfluente ai fini della riuscita della cura. L’arrivo del Dottor Koracick non ha fatto altro che sottolineare questo aspetto e non basta un (toccante)duetto con la paziente per salvare la situazione. Alex è fondamentale dal punto di vista della motivazione, ci sa fare con lei, sa come prenderla e sa come spronare i suoi colleghi a non mollare ma noi che lo consociamo da anni, sappiamo che può dare di più anche come medico. Alex è un uomo eccezionale, ma è anche un chirurgo fantastico e questo suo lato viene trascurato da troppo tempo. Mi piacerebbe vederlo più coinvolto nell’azione e vorrei che tornasse ad essere determinate nei casi come lo è stato in passato.

L’altra importante questione che ha trovato spazio nell’episodio è il deragliamento del treno April Kepner di cui, forse, qualcuno inizia ad accorgersene. Il primo è ovviamente Jackson che cerca supporto in Arizona, la quale, almeno all’inizio, tende a sminuire la cosa. Sono d’accordo con il suo discorso di fondo e non penso che April abbia un problema solo perchè non è la stessa di quando stava con Jackson in quanto è passato del tempo, sono successe delle cose, anche molto gravi, e sarebbe strano e lei fosse identica a prima. Di conseguenza, il discorso di Arizona non è sbagliato. Il pensiero della Robbins, però, trova una falla in quello che è il comportamento di April. Se la Kepner, tanto per fare un esempio, fosse diventata un’assidua lettrice o una fissata con le serie tv, nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare e ciò che ha detto Arizona sarebbe perfettamente condivisibile, perchè quelli sono modi “sani” per estraniarsi dalla realtà. Certo, a lungo andare, allontanarsi da ciò che ci accade intorno per rifugiarsi in un mondo di finzione, non è mai positivo ma un periodo di pausa dalla pesantezza della vita fa bene a tutti. Il problema, però, sta nel fatto che la Kepner abbia deciso di rifugiarsi nell’alcool e nei festini e questo di sicuro non è un modo sano per mettere in stand-by il mondo, tanto più se sei un chirurgo e la mattina dopo vai a lavorare senza aver del tutto smaltito la sbornia. Ecco, è questo a rendere, nei fatti, sbagliato un discorso come quello della Robbins che, nella teoria, è più che giusto. Già nello scorso episodio avevo criticato la leggerezza con cui Arizona aveva fatto passare l’affermazione di April sul non riuscire a dormire senza scolarsi almeno una bottiglia di vino, ma l’avevo giustificato con l’urgenza del momento. Questa volta, invece, non c’è nulla che motivi la sua carenza di attenzione anche se pare che aver visto April in quello stato al bar, le abbia smosso qualcosa. Per carità, Arizona non deve essere la balia di nessuno e la colpa è di April che non è in grado di affrontare una crisi in modo maturo, ma resta il fatto che loro due siano amiche e che sia compito della Robbins almeno accorgersi di quanto ad April sia sfuggita di mano la situazione.

Concluderei parlando di Jackson. Immagino che questa sua preoccupazione nei confronti di April possa riaccendere le speranze dei fan Japril e capisco anche perchè, ma, per quanto mi sforzi, non riesco a vedere nulla di romantico in tutto ciò. Anzi, ci vedo l’opposto del romanticismo. Ci vedo il bene che un amico può volere ad un’amica o, estremizzando, l’affetto di un fratello verso una sorella. Jackson è sinceramente preoccupato per lei perchè le vuole bene, perchè è la madre di sua figlia e perchè c’è un forte legame fra loro ma non vedo nemmeno un po’ di amore, in senso romantico, nei suoi gesti. Lo vedo, invece, moto interessato a Maggie e anche piuttosto geloso di lei. Non so se sia una sfida, se sia il volere qualcosa che non può avere o se davvero provi qualcosa di profondo per lei, ma il suo interesse nei confronti della Pierce è ormai palese, Dal canto suo, Maggie rimane ferma sulle proprie posizioni e non cede anche se si percepisce quanta fatica faccia a reprimere l’interesse e l’attrazione per Jackson, utilizzando il povero Clive che si ritroverà fra non molto con il cuore a pezzi. Perchè è ovvio che questi due non riusciranno a trattenersi per sempre e che prima o poi la cosa esploderà, probabilmente facendo più danni di quanti ne avrebbe fatti se l’avessero affrontata insieme per gradi, invece che nascondere la testa sotto la sabbia.

Bene, direi che anche per questa volta è tutto. Vi do appuntamento a settimana prossima ma prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate.

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4 thoughts on “Recensione | Grey’s Anatomy 14×13 “You Really Got A Hold On Me”

  1. Nel modo di fare che ha Jackson verso April vedo molto Arizona quando si preoccupava per Callie che era uscita con la sua ex squilibrata. Si preoccupava perché ci tiene a lei, perché è la madre di Sofia e perché di base Arizona è una brava persona, ma non perché fosse ancora innamorata di lei.

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    • Più o meno si, anche se forse con Jackson è ancora più netto. Nel senso che io ho sempre avuto la sensazione che Arizona abbia continuato ad amare Callie anche molto dopo la loro rottura, mentre Jackson è proprio lontano da April. Lo era anche quando sono stati insieme in Montana, nonostante quello che è successo. Mi sembra proprio che amore da parte sua non ce ne sia più.

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