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Parliamone | Roswell e quella moda dei reboot che non convince

Era la fine degli anni novanta, alla radio imperversavano i Backstreet Boys, le Spice Girls e gli Oasis litigavano con i Blur. Era la fine degli anni novanta e internet era un miraggio nelle case di quei compagni che: “Sai mio padre se l’è fatto mettere per lavoro.” Era la fine degli anni novanta e in Tv passavano Dawson Creek, Streghe, Roswell.

Era la fine degli anni novanta, andavo al liceo e così come non c’era internet tanto meno sapevamo che cosa volesse dire la parola streaming, non c’era Netflix e se perdevi una puntata l’unica cosa che ti restava da fare era sperare che la tua compagna di banco o tua zia si fosse ricordata di registrarla.

Era la fine degli anni novanta e tutto era un po’ più magico; come può essere magico il primo amore, le prime serate in discoteca e quel primo assaggio di libertà. Non so se, arrivati nel 2018, è quella magia a essersi persa o semplicemente noi a essere cresciuti, ma so, però, che l’industria dell’intrattenimento prova in tutti i modi a farci tornare indietro.

Jurassic Park (World), Baywacht, Jumanji sono solo alcuni dei reboot che in questi ultimi anni hanno imperversato sul grande schermo e certo il piccolo non poteva essere da meno, tornando anche più indietro e riproponendo fra gli altri: Macgyver, Magnum PI e ancora Sabrina vita da strega e news delle ultime settimane Streghe e Roswell.

Quest’ultimo poi, pur non essendo mai stato un campione di incassi – in Italia passò ingloriosamente su Rai due il pomeriggio – ha saputo conquistare una fetta di fan così devoti da inondare l’allora WB di bottigliette di salsa Tabasco per protestare per la cancellazione, gli stessi fan che sono ora sul piede di guerra per il reboot annunciato. Ma perché l’idea di rivedere dei personaggi tanto amati non fa fare i salti di gioia? Perché, in questo caso, come in quello di altri disastrosi flop (Baywacht, Macgyver), l’operazione nostalgia sembra non funzionare?

Perché c’è qualcosa che ai pieni alti sembra non voler entrare in testa, ovvero che non basta dare a vecchi nomi nuovi visi e svecchiare con le nuove tecnologie una storia già collaudata per ricreare la magia. Non basta un vecchio marchio per far scattare ancora una volta l’amore. Se è vero che la minestra riscaldata non va mai bene perché in questo caso dovrebbe essere diverso?

Era la fine degli anni novanta e noi adolescenti imparavamo a conoscere la cittadina di Roswell, New Mexico, ad amare Michael, Maria, Liz, Max; impazzivamo per il sorriso sghembo di Brendan Feher (perché è lui che ha inventato quel sorriso, non Edward Cullen, né tanto meno Christian Gray), per lo sguardo sempre un po’ perso di Jason Behr. E poi Nick Weschler che altro che Jake di Revenge per noi sarà sempre Kyle Valenti, Colin Hanks, che si dai non è bellissimo ma quanto è dolce, Majandra Delfino, che stava davvero insieme a Michael, Shiri Appleby e soprattutto Katherine Heigl, la nostra ragazza perfetta che mai abbiamo smesso di seguire da Grey’s Anatomy a tutte quelle innumerevoli commedie romantiche. Loro erano Roswell e ora ci volete far credere che la storia era un’altra o forse la stessa ma un po’ più moderna? Roswell sono gli anni novanta, le macchine senza condizionatore nel deserto, le divise di nylon delle cameriere, uno dei Backstreet Boys che faceva un cameo senza nessun senso. Roswell era una combinazione perfetta di sguardi, momenti, frasi. Era Michael che in sella ad una modo esclamava: “La nostra storia è stata un gran casino ma rifarei tutto dall’inizio”. Roswell è tutto quello che abbiamo già avuto e non ci serve riavere.

Perché non si è capaci di trovare idee e si è costretti a rispolverare sempre e solo le stesse? A cosa serviva rifare Jumanji se nel primo c’era Robin Williams ? Gli anni novanta sono finiti, con le loro canzoni, film e telefilm, un passato diventato iconico e che forse con un po’ di egoismo non siamo disposti a cedere alle nuove generazioni. Lasciateci Pamela Anderson che corre in Bikini, lasciateci le sorelle Hallywell, Michael e Maria che litigano e il nostro background da generazione X. Lasciateci Roswell, perché era la fine degli anni novanta, non un anno qualsiasi del nuovo millennio.

Per notizie più specifiche sul reboot vi consiglio di leggere i nostri articoli su cast e nuova trama .

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3 thoughts on “Parliamone | Roswell e quella moda dei reboot che non convince

  1. I feel you sister! Come non quotare ogni parola. Sarà che c’è questo nuovo recupero vintage che da una parte ci piace, perché si rispolverano cose a noi care, ma alla lunga è diventata un’operazione nostalgia che poi stucca. E sarà che ci rode anche un po’, perché non possiamo rimetterci le nostre magliettine onyx, la zeppa e il pantalone largo, il choker al collo..però li vediamo addosso alle adolescenti di oggi che si sentono tanto alla moda.
    E allora, col retrogusto di lecca lecca delle Spice Girls alla pesca, facciamo scendere una lacrimuccia a guardare questo promo dove c’è veramente la nostra pischellaggine, cacchio…

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  2. Il problema di questi reboot è che si tende a non avere alcun rispetto della storia originale, a prendere 2-3 elementi e a creare qualcosa di diverso, ma che vuole entrare prepotentemente nei nostri schermi. Cioè, oggi il genere teen come lo intendiamo noi (alla Dawson’s creek o O.C.) non esiste più, però va tanto di moda un fantasy teen lanciato ad esempio da Teen wolf, che non ha nulla di male, ma se poi tutte le altre serie devono seguire questa scia sono le une la copia delle altre. Charmed era ironico e maturo allo stesso tempo, ora non solo mi abbassano l’età media delle protagoniste, ma le inseriranno in un contesto più adolescenziale e da qui temo gli stessi risultati di Shadowhunter. Se Charmed/Streghe ha avuto successo è perchè io da bambina volevo essere come le tre Halliwell da grande, a prescindere dalla magia… Con Roswell poi sicur omi verrà rovinato un mito ed e quindi è subito re-wacth!

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  3. Pingback: Parliamone | The Shape of Water e Quegli Altri Amori Mostruosi | parolepelate

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