Telefilm

Movienight | #28 “Brad Pitt e i suoi film meno famosi”

Brad Pitt é conosciuto quasi universalmente per via delle numerose pellicole in cui ha ricoperto il ruolo di protagonista. Tuttavia ho notato che ci sono alcune sue pellicole che sono passate in secondo piano. Quest’oggi ve ne porto due all’attenzione che per, motivi diversi, secondo me meritano almeno una visione. Il primo forse più per la tematica trattata il secondo invece più per la sua qualità artistica.

 

 

“Sette anni in Tibet”

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Regia: Jean-Jacques Annaud

Anno: 1997

Genere: Biografico, Drammatico

Cast: Brad Pitt, David Thewlis, Ingeborga Dapkūnaitė, Makoto Iwamatsu, Jetsun Pema, BD Wong

Citazione: Dimmi cosa ti piace delle montagne.
Mi piace l’assoluta semplicità, ecco cosa mi piace. Quando sei in scalata la tua mente è sgombra, libera da qualsiasi confusione: sei concentrato e, ad un tratto, la luce diventa più nitida, i suoni sono più ricchi e tu sei invaso dalla profonda, potente presenza della vita. 

Trama: Nel 1939 l’alpinista austriaco Heinrich Harrer parte per una spedizione in Tibet con l’intento di scalare il Nanga Parbat, senza curarsi delle preoccupazioni della moglie Ingrid incinta, che affida all’amico Horst. Nel frattempo in Tibet, un bimbo di quattro anni viene designato come nuovo Dalai Lama e venerato dai fedeli. Quando gli scalatori arrivano al campo base, nel turbine della tempesta di neve, vengono fatti prigionieri dai soldati inglesi e scoprono che è scoppiata la guerra e loro, come austriaci, sono considerati nemici della Gran Bretagna. Questa é la storia vera di Heinrich Harrer e di come, per via inaspettate, si ritroverà a far amicizia con sua santità il Dalai Lama. Il loro legame rimarrà intatto per molti anni a venire.

Il perché pelato: Un pò melodrammatico, un pò vecchia Hollywood, non esattamente un film da passare alle successive generazioni. Tuttavia, uno dei pochi film di stampo occidentale che mette in luce un argomento che, specie negli anni ’90 era davvero di gran attualità, ossia la questione dell’indipendenza del Tibet. Questo film ci mostra come é finita e ci permette di volgere lo sguardo verso una cultura molto lontana dall’occidente. Gli attori sono bravi, il film é a tratti un pò lento ma si respira l’atmosfera di una cultura che sta sparendo sotto le continue pressioni del governo cinese. Un’amicizia simbiotica in cui L’uomo occidentale insegna al Dalai Lama come funziona il mondo e il Dalai Lama, a sua volta, insegna “come funziona l’uomo” e qual’è la sua natura più profonda. Un profondo mergersi di due civiltà, che lasciano allo spettatore un sapore dolce/amaro in bocca, vista la realtà attuale dei tibetani. Un film gradevole, ma non troppo leggerlo, improntato alla valorizzazione delle differenze che ci sono tra le culture umane. Un film che é, soprattutto, una biografia che sfrutta il punto di vista di un uomo austriaco per presentare a noi occidentali il magico mondo del tibet e delle sue tradizioni.

 

 

 

“The Three of Life”

The Tree of Life Movie PosterRegia: Terrence Malick

Anno: 2011

Genere: Drammatico

Cast: Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain, Tye Sheridan, Fiona Shaw, Joanna Going, Jackson Hurst

Citazione: Le suore ci hanno insegnato che ci sono due vie per affrontare la vita: la via della Natura e la via della Grazia. Tu devi scegliere quale delle due seguire. La Grazia non mira a compiacere se stessa. Accetta di essere disprezzata, dimenticata, sgradita. Accetta insulti e oltraggi. La Natura vuole solo compiacere se stessa e spinge gli altri a compiacerla. Le piace dominare, le piace fare a modo suo. Trova ragioni di infelicità quando tutto il mondo risplende intorno a lei e l’amore sorride in ogni cosa.

Trama: Jack O’Brien è un ragazzo del Texas. Gli O’Brien sono una famiglia di ceto medio e rigorosamente cristiana degli anni cinquanta. Il padre dà ai figli un’educazione severa per insegnar loro ad avere successo nella vita, pretendendo da loro che non abbiano comportamenti che, a suo parere, solo gli adulti possono avere. Egli impone duramente il proprio modello educativo ai figli e, spesso, li punisce fisicamente, causando profondo scontento alla moglie con cui pure discute violentemente, accusandola di essere una donna debole. La madre, invece, insegna continuamente ai figli il valore dell’amore e dei sentimenti, condivide con loro momenti di struggente dolcezza. Una volta divenuto adulto, Jack non riesce a trovare il senso della propria esistenza: il suo tormentato pensiero fluisce come un “io narrante” continuamente in cerca di risposte. Sono per lui dolorosi i ricordi dei genitori, l’impossibilità di essere stati veramente felici, il mancato dialogo con loro che ora per lui è diventato un doloroso rimpianto.

Il perché pelato: Il film di Malick ha diviso in due la critica, c’è chi lo ha definito un capolavoro assoluto del cinema moderno e chi un film pretenzioso e sopravvalutato. Io rientro nella prima categoria e, col tempo, ho imparato che in genere i film che dividono in modo così netto il parere degli esperti sono dei veri e propri gioielli. Fondamentalmente questo genere di film vanno capiti e chi non li apprezza, nella maggiorparte dei casi, semplicemente non li ha capiti completamente. Sono come quelle persone un pò eccentriche ma allo stesso tempo profonde e piene di sorprese. Non é da tutti comprenderli, ma per i pochi che ci riescono c’è un tesoro pronto ad aspettarli. “The three of life” é pieno di rimandi etici e filosofici e si interseca in più punti anche con la religione e la scienza, il rapporto coi genitori, con la civiltà, l’aldilà e così via. Insomma ci sarebbe da  speculare per mesi. Vengono messi in contrapposizio in modo continuo alcune “coppie” imprescindibili per la vita umana di oggi: la natura e la tecnologia, il bene e il  male, piacere dolore, vita e morte. Questi due poli sono riassunti fondamentalmente nei genitori di Jack, che continuando a ripensare alla sua infanzia, si interroga circa il senso della vita e che ruolo ha giocato il dolore dell’incomprensione in tutto questo. Questo continuo sovrapporsi non lo troviamo solo nei dialoghi, ma anche nella sovrapposizioni di immagini che sceglie il regista: abbiamo sequenze dell’universo, della natura, citazioni bibliche e quant’altro. Tutta questa attenzione per i dettagli rende questo film una vera e propria incarnazione di quello che l’interrogarsi dell’uomo circa i grandi problemi esistenziali che lo affligono da sempre. Se tematicamente parlando questa scelta é di grande effetto, visivamente lo é ancor di più, rendendo “The Tree of Life” non solo un ottimo film ma una vera e propria opera d’arte di celluloide. Per via di tutte queste ragioni, non é proprio il film da vedere mentre si chiacchiera al telefono pensando ad altro. Si tratta di una pellicola corposa che chiede riflessione e un minimo di attenzione, oltre che un certo background culturale per potersi approcciare come si deve. Per ulteriori approfondimenti, nel caso ci fosse qualcuno che masticasse un pò di inglese, vi invito a vedere il video che il canale “Like Stories of Old” ha dedicato alla pellicola. Credo sia il miglior canale youtube in circolazione riguardo l’approfondimento tematico del mondo del cinema: per ogni film estrapola argomentazioni incredibili e riesce sempre a farmi notare qualcosa che non avevo colto alla prima visione. Più che video potrei definirli micro-saggi, ma meritano assolutamente l’attenzione.

 

 

 

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Ringraziamo: Citazioni film e libri | I Love Film and Telefilm | And. Yes, I love telefilms and films ∞ | Because i love films and Tv series

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