Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 14×12 “Harder, Better, Faster, Stronger”

Se c’è una costante in questa stagione di Grey’s Anatomy, è il cambiamento da un episodio all’altro, non per i temi affrontati, perchè quelli devono necessariamente variare di settimana in settimana, quanto per la struttura degli episodi in sé, per il modo in cui sono pensati e realizzati. In questo senso il confronto tra la 14×11 e la 14×11 è emblematico, infatti, siamo passati da un episodio totalmente focalizzato su un personaggio, usato poi che per trattare un tema più ampio, ad un episodio corale. Questa settimana abbiamo visto tutti ma proprio tutti i personaggi dello show e onestamente non ricordo più quando sia successo l’ultima volta. Tra digressioni sul passato. focus su alcuni personaggi. tematiche che diventano preponderanti rispetto alle storyline, gravidanze delle attrice che le hanno tenute lontane dal set (è una constatazione, non una critica o un’accusa) e varie scelte narrative, era da una vita che non ci capitava di vedere tutti i medici del Grey Sloan insieme. Mancava giusto Ben ma lo perdoniamo, supponendo che fosse ad arrampicarsi su per le scale di quale edificio per prepararsi alla sua nuova carriera da pompiere. Vediamo quindi di orientarci in tutto quello che è successo questa settimana.

Partiamo da una delle cose che mi ha reso particolarmente felice: Amelia is back! Si si, so di averlo già detto, ma negli ultimi tempi era tornata ad essere un fantasma che si aggirava per l’ospedale e temevo in una nuova ricaduta, in qualche altra catastrofe personale che l’avrebbe spinta di nuovo nel baratro, e invece no. La Shepherd sta bene, anzi benissimo. Opera, ha le sue idee brillanti e oramai ha un consolidato team di aspiranti neurochirurghi pronti ad aiutarla e a seguirla nei suoi interventi tanto folli e sperimentali quanto geniali. Inoltre questo episodio è stato anche un’occasione per rivederla in azione insieme ad Alex. Sin da quando si erano avvicinati nella scorsa stagione, li ho sempre trovati una coppia, nel senso lato del termine, molto interessante. Sono quasi complementari per quanto sono diversi ma, allo stesso tempo, sono anche molto simili. Sono entrambi geniali in quello che fanno e non hanno paura di assumersi dei rischi nel loro lavoro ma, mentre Amelia è costantemente in equilibrio sul ciglio del burrone e basta la minima folata di vento (che in realtà è sempre un uragano forza 10 perchè figuriamoci se qualcosa per lei può non essere devastante) a travolgerla, Alex è concreto, con i piedi ben piantati a terra ed è anche molto più maturo di lei. Ne abbiamo avuto la prova di recente, quando di fronte a Paul, ha mantenuto la calma e ha gestito la situazione nel modo giusto, dimostrando di aver imparato qualcosa da quello che è successo con DeLuca. Mi è piaciuto molto vederli lavorare insieme e sono rimasta amareggiata nel vedere che il loro progetto non sia stato accettato nel contest, in parte perchè non penso che avesse nulla da invidiare a quelli degli altri, e in parte perchè era l’unico “reale”. Tutti hanno avuto delle idee brillanti ed innovative ma la loro partiva da un caso concreto, uno che abbiamo avuto modo di vedere, e questo, ai miei occhi, l’ha resa più urgente. Ripeto, tutte le altre soni state idee fantastiche che vanno a toccare temi importanti, ma vedere quella bambina sopravvissuta in continua lotta con il cancro mi ha fatto sperare che il concorso potessero vincerlo Alex e Amelia. Probabilmente se ci avessero mostrato una donna transgender in perenne conflitto con se stessa perchè il suo corpo non rispecchiava ciò che lei sentiva di essere, avrei tifato per Jackson, sua madre e la loro amica. Non è bellissimo da dire, me ne rendo conto, ma è onesto. Sono umana e, in quanto tale, mi colpisce più ciò che vedo rispetto a ciò che mi viene raccontato.

Parlando di “coppie” che funzionano, come non citare Meredith e Jo Josephine Brooke Wilson (mi sento come i protagonisti di Revenge che hanno dovuto imparare a chiamare Emily con il suo vero nome)? Questo sodalizio tra loro è tanto bello quanto inaspettato. Si erano avvicinate molto durante la faccenda di Paul ma credevo che la cosa sarebbe rimasta circoscritta a quella particolare situazione e invece pare proprio che non sia così. È ancora un po’ strano vederle girare insieme per i corridoi, scherzare, sopportarsi ed essere così in sintonia da riuscire ad ideare insieme un intervento innovativo, ma questo è anche il bello di Grey’s Anatomy: ci fa scoprire ed appassionare ad amori e amicizie che mai avremmo creduto possibili. Il percorso che ha portato Meredith e Jo (si, ho deciso di continuare a chiamarla così) è stato lungo, complesso ed è passato molto in sordina, ma c’è stato. Quello che vediamo ora è solo la fase conclamata di qualcosa che è nato sotto il pelo dell’acqua. La cosa che più apprezzo in questa situazione è che non abbia nulla a che fare con Alex. Certo, lui tempo fa aveva chiesto a Meredith di essere più gentile con la Wilson, ma è evidente che Jo si sia in realtà guadagnata l’entrata nelle grazie della Grey. Ha dimostrato di essere un buon chirurgo e soprattutto una donna forte, coraggiosa, che non esita a mettersi in pericolo per aiutare qualcuno e che non si tira indietro davanti nulla. Ha dimostrato di essere una di quelle persone che Meredith può stimare. Forse per la prima volta, Meredith sta vedendo in Jo quello che Alex ha visto in lei da sempre e sta iniziando ad apprezzarla. Ora non ci resta che sperare che il loro progetto non venga mandato all’aria dalla piccola incongruenza che Owen ha fatto notare.

Chi invece proprio non è sul pezzo è April, la quale sta pericolosamente precipitando nel suo vortice di autodistruzione. Beve, si presenta tardi al lavoro, continua la sua relazione con Vik e si ritiene responsabile per la morte della moglie di Matthew. Ha provato a lanciare un messaggio d’aiuto ad Arizona ma non credo che la Robbins lo abbia colto, quanto meno non come avrebbe dovuto. L’ha sollevata dalla responsabilità di quanto successo in ospedale, introducendo in questo l’ennesimo tema sociale, ovvero quello delle morti per parto, ma non ha recepito quanto April sia in difficoltà. Comprendo che Arizona fosse presa da una questione piuttosto seria ma comunque non riesco a condividere la sua superficialità nei confronti di ciò che April le ha detto. Non è normale sentire April Kepner parlare di una storiella con una specializzando, né tanto meno del fatto che si scoli una bottiglia di vino prima di dormire per non pensare. Questa non è da lei e, se nemmeno i suoi amici se ne accorgono, mi chiedo chi mai possa salvarla dal baratro in cui sta scivolando pericolosamente.

Se le amicizie tutto sommato stanno funzionando bene, non possiamo dire lo stesso delle relazioni amorose che sembrano complicarsi di settimana in settimana.

Primi fra tutti ci sono Maggie e Jackson che sono impantanati nella loro situazione complicata e invece che fare passi avanti, cercano di allontanarsi. O almeno Maggie ci prova, senza però riuscirci. Onestamente non ho mai amato quest’idea che Grey’s porta avanti da anni, secondo la quale i medici possono stare solo fra di loro perchè nessun altro li capirebbe. Il povero Clive non ha fatto nulla di male. Maggie gli ha parlato del suo progetto in termini francamente incomprensibili e lui ha trovato un modo simpatico di chiederle di rispiegarglielo. Non è di certo colpa sua se non è un brillante luminare della medicina. Non mi è piaciuto quesa sorta di paragone fra lui e Jackson. È normale che Jackson riesca a capire il linguaggio tecnico e non abbia bisogno di ulteriori spiegazioni, ma questo non lo rende necessariamente la persona più adatta a stare con la Pierce. L’avvicinamento tra Jackson e Maggie fino ad ora è stato fatto nel modo più naturale e spontaneo possibile ma questa scelta l’ho trovata una forzatura del tutto inutile. Più volte è stato mostrato quanto Jackson e Maggie riescano a capirsi e quanto lui riesca a farle abbassare la guardia, quindi non penso che fosse necessario farlo vedere anche in questo modo. Lo considero un passo falso in quello che, fino a questo momento,  era stato un percorso pressoché perfetto.

Della povera specializzanda cotta di Jackson eviterei di parlarne perchè mi sembra un pò di sparare sulla croce rossa. Devo ammettere, però, che quel “I love you too” sussurrato mentre lui se ne andava mi ha fatto riflettere su quanto poco ancora sappiamo di questi nuovi specializzandi e di quanto poco li teniamo in considerazione. Insomma, Dahlia ha fatto in tempo a prendersi una cotta colossale per Jackson e io ho dovuto cercare il suo nome per scriverlo nella recensione. C’è qualcosa che non va. Se gli autori vogliono che Grey’s prosegua senza tirare fuori storie trite e ritrite sugli stessi personaggi, forse sarebbe il caso di calciare più spazio ai nuovi arrivati e, appunto, farli smettere di essere solo delle macchiette che girano per i corridoi nell’ospedale.

Non va meglio tra Sam e Andrew che continuano a stuzzicarsi come due ragazzini che vogliono stare insieme ma non lo ammettono e si fanno i dispetti. Mi piacciono molto loro due e trovo che i loro siparietti siano perfettamente inseriti in questo nuovo Grey’s così “leggero”. Inoltre trovo che la nuova arrivata stia tirando fuori un lato molto più divertente e giocoso di Andrew che fino ad ora era rimasto nascosto. Diciamo che da quando c’è Sam, riesco a vedere di più cosa hanno in comune i fratelli DeLuca. Mi auguro che la loro  storia venga approfondita e che abbia più spazio nel resto della stagione.

Le uniche che si salvano in questo marasma amoroso sono Carina e Arizona che, giustamente, sono tornate insieme con la stessa facilità con cui si erano lasciate. Di solito io sono una fissata con i percorsi, l’angst, i personaggi che non si parlano per intere stagioni e soffrono in silenzio guardandosi da lontano, ma con loro no. Loro mi vanno bene così, mi piacciono così. Anzi, no, mi piacciono proprio perchè sono così. Carina è diretta e spontanea come raramente capita in una serie tv. Vuole una cosa? La chiede. Pensa una cosa? La dice. Per lei sembra, o forse è, tutto estremamente facile e questo mi piace. Per una volta è bello vedere qualcuno che non si fa mille paranoie su tutto. Avrebbe potuto girarci intorno per settimane con Arizona e invece le sono bastate poche parole per sistemare una situazione che si era complicata in un modo assurdo non si sa neanche come. Allo stesso modo mi piace vedere Arizona così schietta ed intraprendente. A tratti mi sembra di rivedere la Robbins dei primi tempi, quella sfrontata che non si faceva problema a dire la propria in nessuna situazione. E poi Carina con lei ci sa fare. Ci sa fare tanto. Sa come prenderla, come rassicurarla, come starle vicino senza opprimerla e come darle un appoggio. Sono una coppia ben assortita e mi auguro vivamente che questo sia solo l’inizio per loro. Non vorrei ritrovarmi l’anno prossimo a dover vedere un’altra tizia con Arizona. Callie non torna, facciamocene una ragione, e se anche lo facesse, non sono così convinta che la rivorrei con Arizona dopo il modo in cui si è comportata in tribunale. Quindi, alla luce di ciò, accettiamo il fatto che il rovescio della medaglia in una serie così lunga è che gli attori possono stufarsi e di conseguenza decidere di andarsene, mandando in frantumi i nostri sogni da shipper. Carina non è Callie e non deve nemmeno esserlo. Arizona sta bene con lei. è felice e questa è l’unica cosa che davvero importa perchè lei ha il diritto di esserlo.

Anche per questa settimana ho parlato abbastanza quindi la finisco qui e vi do appuntamento a Marzo. Vi ricordo, infatti, che Grey’s Anatomy non andrà in onda né Giovedì 15 Febbraio né Giovedì 22 Febbraio a causa delle Olimpiadi Invernali. Lo show tornerà il 1 Marzo con l’episodio crossover che servirà a lanciare lo spinoff Station 19, incentrato sulle vie di una squadra di pompieri di Seattle. Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate.

Promo e ringraziamenti

Promo 14×13

Promo Station 19

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4 thoughts on “Recensione | Grey’s Anatomy 14×12 “Harder, Better, Faster, Stronger”

  1. Io da quando ho saputo che in realtà Jo si chiama Brooke, la chiamo sempre Brooke. L’unica ragione è che il nome Brooke mi piace tantissimo.
    Comunue Carina e Arizona vanno amate, non c’è storia.
    è sbagliato che voglia Jackson e Maggie insieme? Anche solo per vedere com’è. Giuro che quando tutti parlavano dei loro progetti rivoluzionari io mi sentivo un po’ come Clive, nonostante questi innumerevoli anni di visione!

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    • Io la chiamo Jo per abitudine più che altro.
      Carina e Arizona sono bellissime ma mi sono fatta un giro su Twitter, più che atro nel fandom americano, e comunque continuo a vedere che in pochi l’accettano perchè non è Callie. La stessa cosa che è stata fatta con Eliza l’anno corso. Per questo ho scritto che è il caso di farsene una ragione e che non vorrei trovarmi in una (probabile) prossima stagione con una ragazza nuova, nel tentativo degli autori di trovarne una che vada bene ai fan.
      Perché dovrebbe essere sbagliato? Anche io li voglio insieme. Mi incuriosiscono molto e penso che potrebbe essere interessante. Sarà che non sono mai stata particolarmente fan dei Japril e che Maggie come personaggio mi piace molto, per cui non mi destabilizza l’idea che lei e Jackson possano stare insieme, anzi, è una cosa che vorrei davvero vedere.

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