Film/Movienight

Movienight – Oscar Edition | Call Me By Your Name (Chiamami col tuo nome)

“Call me by your name and I’ll call you by mine.”

[“Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio.”]

Presentato nel novembre 2017 al Sundance Film Festival, Call Me By Your Name ha fino ad ora guadagnato 3 nomination ai Golden Globes (Miglior film, Miglior attore protagonista e Miglior attore non protagonista) e 4 nomination BAFTA (Miglior Film, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior attore protagonista e David Lean Award per la regia), oltre a numerose altre  nomination e anche premi. Ha ottenuto inoltre 4 nomination agli Oscar 2018 (Miglior film, Miglior attore protagonista, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior canzone originale) e ciò è, in effetti, la ragion d’essere di questo articolo: consigliare uno dei film che il 4 marzo 2018, tra esattamente un mese, si giocherà le statuette d’oro durante la 90esima edizione della cerimonia degli Oscar.

Call Me By Your Name è nato come film indipendente e il crescendo di riconoscimenti e apprezzamenti è stato spettacolare considerando da dove è partito. Questo piccolo fenomeno cinematografico è stato girato a Crema, in Lombardia, da un regista italiano, ma è comunque stato inserito nella categoria Miglior film invece che Miglior film straniero agli Oscar. In effetti, è difficile imporre una nazionalità a Call Me By Your Name, considerando che nell’arco del film le lingue parlate sono inglese, italiano, francese e tedesco, tra loro alternate, e i passaggi tra di esse sono così delicati e spontanei che è difficile non restare affascinati dalla ricchezza che le diverse lingue possono donare. Per questo non si può fare a meno di consigliare in modo spassionato la visione in lingua originale per non snaturare la bellezza dei dialoghi, soprattutto per il pubblico italiano.

Call Me By Your Name (Chiamami col tuo nome)

Regia: Luca Guadagnino (I Am Love, A Bigger Splash)

Sceneggiatura: James Ivory (come regista A room with a view, Howards End, The remains of the day), basata sull’omonimo romanzo di André Aciman (Out of Egypt)

Anno: 2017

Genere: Drammatico

Cast: Armie Hammer (Social Network), Timothée Chalamet (Homeland, Ladybird), Michael Stuhlbarg (A serious man, The shape of water), Amira Casar (Versailles, La verità sull’amore) , Esther Garrel (17 ragazze)

 

 

 

 

 

 

 

“Tu lis vraiment autant que ça ? Je veux dire: moi aussi, j’aime lire, mais je ne le dis à personne.”

“Pourquoi tu ne le dis pas?”

“Je ne sais pas… Les gens qui lisent sont un petit peu cachottiers. Ils cachent ce qu’ils sont vraiment. ” 

[“Leggi davvero tanto? Anch’io adoro leggere, ma non lo dico a nessuno.”

“Perché non lo dici?”

“Non so… Forse perché le persone che leggono sono un po’ riservate. Nascondono chi sono davvero.”]

Trama: Summer 1983. Somewhere in northern Italy. (Estate 1983. Da qualche parte in Nord Italia.): è così che la storia è contestualizzata all’arrivo di Oliver (Armie Hammer), uno studente americano ventiquattrenne, nella villa del XVII secolo del professor Perlman (Michael Stuhlbarg) in cui vive con la moglie Annella (Amira Casar) e il figlio diciassettenne Elio (Timothée Chalamet). Tutte le estati la famiglia ospita uno studente in preparazione della tesi di dottorato e Oliver è uno di essi. La storia è, però, raccontata dal punto di vista di Elio, attraverso i cui occhi viviamo il suo rapporto con i genitori, la cultura in cui è immerso tra arte, letteratura, lingue e musica, per non parlare della bellezza dell’Italia a cui non ci si abitua mai e, infine, la crescita della sua relazione con Oliver.

“You’re too smart not to know how rare, how special, what you two had was. […] What you two had had everything and nothing to do with intelligence. He was good, and you were both lucky to have found each other, because you too are good.”

[“Sei troppo sveglio per non capire quanto sia raro, quanto sia speciale, ciò che avete vissuto. […] Ciò che avete vissuto aveva tutto e nulla a che fare con l’intelligenza. Era in gamba, e voi siete stati  fortunati ad esservi trovati, perché siete entrambi in gamba.”]

Come accennato nella trama, tutto il film è filtrato da Elio, ciò deriva dal romanzo da cui è tratta la pellicola in cui il narratore è il protagonista in prima persona. Questo particolare punto di vista non è reso esplicitamente con una voce interiore, ma ogni elemento è reso in tal modo che si abbia l’illusione di vedere attraverso gli occhi di Elio. A questo proposito, la musica ha avuto un ruolo determinante: oltre alle canzoni che, passando in radio, caratterizzano l’atmosfera del 1983, la colonna sonora è musica classica che il personaggio di Elio probabilmente ascolta, suona e ama, essendo musicista egli stesso, e i due brani composti da Sufjan Stevens, The Mistery of Love (nominata agli Oscar) e Visions of Gideon. È la musica ad essere la voce narrante.

La distorsione della prospettiva, data dal punto di vista del protagonista, comporta una parzialità che impedisce di conoscere a fondo i personaggi che circondano Elio o, almeno, non più di quanto li conosca lui: è come se il protagonista ci avesse affidato i propri ricordi. A ciò consegue una sorta di disorientamento che, anche considerando la soggettività dell’immedesimazione, richiede un po’ di tempo per essere assorbito. In entrambi i casi, è innegabile che il film abbia la capacità di restare insieme allo spettatore a lungo dopo essere uscito dalla sala e non è qualcosa da dare per scontato. Al di là della singolarità di Elio e di Oliver e del contesto in cui si trovano, ciò che è apprezzabile è come il racconto si riveli assoluto, nel senso che racconta di  emozioni che tutte le persone provano, condividono e in cui possono immedesimarsi. È da notare che questo senso di assolutezza non ignora né la caratterizzazione dei personaggi, limitata solo dal punto di vista di Elio, né le particolarità del contesto in cui la storia si svolge, come ad esempio i temi dell’omosessualità o della religione, in questo caso ebraica, inseriti nel 1983, ma, anzi, lo arricchisce senza permettergli di essere invadente.

“How you live your life is your business, just remember, our hearts and our bodies are given to us only once. And before you know it, your heart is worn out, and, as for your body, there comes a point when no one looks at it, much less wants to come near it. Right now, there’s sorrow, pain. Don’t kill it and with it the joy you’ve felt.”

[“Come vivi la tua vita è affar tuo, solo ricorda, i nostri cuori e i nostri corpi ci sono stati donati solo una volta. E prima che tu lo capisca, ti si è consumato il cuore, e, per quanto riguarda il tuo corpo, arriva un momento in cui nessuno se ne preoccupa, ancora meno vuole avvicinarcisi. In questo momento, c’è dolore, sofferenza. Non soffocarlo e con esso la gioia che hai provato.”]

Il genere di questo film è definito drammatico ma, date le considerazioni precedenti, Call Me By Your Name è anche “coming-of-age”, cioè “di formazione”. Di questo genere avevo scritto in un altro articolo di questa rubrica, dedicato alla cinematografia Anni Ottanta con cui Call Me By Your Name non ha in comune solo la data, ma anche <<qualcosa di incondizionato in cui immedesimarsi sempre e comunque>> e <<la crescita che essi [i film “coming-of-age”] rappresentano>>. In effetti, i due concetti sono profondamente legati perché tutti, in fin dei conti, devono crescere e spesso non si smette mai. In Call Me By Your Name la crescita in questione è quella emotiva di Elio, ancora acerba, in contrasto con la sua maturità intellettuale.

Da questo contrasto di Elio nasce una sorta di “effetto matrioska” in cui si sintetizzano i due concetti: Elio si immedesima in un personaggio di una novella, chiedendosi cosa farebbe al suo posto, fino al punto che è la storia stessa che cambia la sua, così come la storia di Call Me By Your Name lascia un segno in quella degli spettatori.

“Ich bitte euch ratet mir was besser ist… reden oder sterben.*

Is it better to speak or die?”

[“È forse meglio parlare o morire?”]

* “M’amye, je vous supplie me conseilleur lequel vault mieux parler ou mourir?” nell’originale novella dell’Hempaméron di Marguerite de Navarre in francese medievale.

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