Animazione/Musica

Parliamone | Cristina D’Avena e i suoi Amici Pelati – da “Duets” agli Anime

Duets – Tutti cantano Cristina è l’ultimo album di Cristina D’Avena pubblicato il passato 10 novembre 2017 dalla Warner Music Italy. È la prima volta che ascolto davvero un suo album perchè sono sempre stata convinta di saperne quanto lei a sigle animate (modestia mode off), ma la novità dei duetti mi ha attirata come Winnie The Pooh al miele, e così sono stata travolta dal piacere della nostagia per questi grandi classici riproposti.

Il disco contiene 16 sigle, tra le più famose, arrangiate nuovamente per l’occasione con la collaborazione di 16 artisti della musica italiana che duettano con Cristina. Cristina D’Avena soprattutto per i non più tanto giovani è un’icona. È la colonna sonora del nostro passato, quando tornati dalla scuola già materna ci piazzavamo davanti al televisore spesso quanto uno scatolone da lavatrice e guardavamo Bim Bum Bam. Negli anni questa effervesvente donna ha continuato a sfornare CD e a fare il pienone nei suoi concerti sia da sola che insieme ai Gem Boy ( l’ultimo a Lucca ha radunato 15000 persone, facendo il sold out di biglietti in pochissimo). Per me Cristina D’Avena non è solo una di noi, una fan che conosce le sigle degli anime a memoria, ma le scrive, le interpreta e soprattutto le vive: lei è stata Licia! Duets è un’dea interessante non solo per pubblicizzare se stessa e i cantanti italiani che hanno partecipato, ma proprio per riportare alla luce vecchie sigle che di vecchio hanno solo la data di nascita. L’esperimento purtroppo è fallito miseramente sul fronte innovazione, passi qualche interpretazione carina, le sigle sono identiche, gli arrangiamenti inesistenti, gli accostamenti coi cantanti a caso e il loro contributo minimo. E alla fine i grandi classici riportati in questo album hanno oscurato tutto e tutti ed è di questo che voglio parlare, facendo un viaggio a ritroso nel tempo per non dimenticare mai chi eravamo e cosa davvero vedevamo.

  1. Pollon, Pollon combinaguai (feat. J-Ax) – 3:35 (testo: Valeri Manera, Albera, Aleotti – musica: Cassano)
  2. Nanà Supergirl (feat. Giusy Ferreri) – 3:24 (testo: Valeri Manera – musica: Cassano)
  3. L’incantevole Creamy (feat. Francesca Michielin) – 2:37 (testo: Valeri Manera – musica: G. B. Martelli)
  4. Occhi di gatto (feat. Loredana Bertè) – 3:40 (testo: Valeri Manera – musica: Carucci)
  5. Kiss Me Licia (feat. Baby K) – 3:07 (testo: Valeri Manera, Nahum – musica: G. B. Martelli)
  6. Magica, magica Emi (feat. Arisa) – 3:24 (testo: Valeri Manera – musica: G. B. Martelli)
  7. Mila e Shiro 2 cuori nella pallavolo (feat. Annalisa) – 2:51 (testo: Valeri Manera – musica: Carucci)
  8. Jem (feat. Emma Marrone) – 3:00 (testo: Valeri Manera – musica: Carucci)
  9. I Puffi sanno (feat. Michele Bravi) – 3:08 (testo: Valeri Manera – musica: Draghi)
  10. Siamo fatti così (feat. Elio) – 2:31 (testo: Valeri Manera – musica: Pani)
  11. È quasi magia Johnny (feat. La Rua) – 2:58 (testo: Valeri Manera – musica: Carucci)
  12. Una spada per Lady Oscar (feat. Noemi) – 3:34 (testo: Valeri Manera – musica: Carucci)
  13. Che campioni Holly e Benji (feat. Benji & Fede) – 3:17 (testo: Valeri Manera – musica: Amato)
  14. Sailor Moon (feat. Chiara) – 3:15 (testo: Valeri Manera – musica: Carucci)
  15. Piccoli problemi di cuore (feat. Ermal Meta) – 4:17 (testo: Valeri Manera – musica: Fasano)
  16. All’arrembaggio! (feat. Alessio Bernabei) – 2:52 (testo: Valeri Manera – musica: Vanni, Longhi)

J-Ax e Pollon vanno a braccetto, già me li vedevo come compagni di avventure insieme al ragazzo alato di dubbio ombellico a cantare Sembra talco ma non è serve a darti l’allegria. Il rap di J-Ax è simpatico, almeno rispetto a Baby K fa riferimento all’anime, peccato che oltre la parte iniziale ci sorbiamo una Cristina ri-cantare Pollon combinaguai interamente, senza alcuna variazione. Al momento l’Olimpo è in sobbuglio per questo inesistente duetto. Ma chi era Pollon? Oltre ad essere la figlia del dio Apollo (solo nell’anime) e una guastafeste di dimensioni appunto mitologiche è la serie che ci ha insegnato cos’è la mitologia greca. Classe 82, 46 puntate, primo esempio per i bambini che con il duro lavoro e la perseveranza c’è Speranza per tutti. E perciò… Coro Coro Pollon!

Nanà supergirl è un anime che poco conosco, ma i suoi capelli verde smeraldo mi sono di certo rimasti impressi. La versione con Giusy Ferreri però è triste. Non perchè interpretata male, anzi qui il duetto c’è, ma ha un ritmo un po’ malinconico forse esattamente come l’originale, eppure la storia di questa ragazza di provenienza ignota tipica degli anni 80 come Lamù (e se non sei terrestre il capello verde è un must), era spiritosa, piena d’avventure. Ma chi era Nanà? Classe 83, 39 episodi, rappresentante più “casta” del circolo della moda delle aliene. Io un Non ti scordar mai di me ce lo avrei infilato da qualche parte, d’altronde Nanà non aveva perso la memoria?

L’incantevole Creamy è il primo anime che ho visto come fan accanita, sapevo a memoria anche le canzoni della cantante dai capelli viola la cui voce era proprio di Cristina, ma la Michelin? Dolce, con una voce che sembra provenire dagli angeli… ma Creamy era sexy e a volte provocante con quegli orribili vestitini pieni di fronzoli. Cantava canzoni d’amore, era innamorata del suo amico Toshio che logicamente aveva occhi solo per la matura Creamy e non per la caschetto verde Yu (i giapponesi hanno dei seri problemi con i colori dei capelli), perciò la Michelin esattamente rappresenterebbe Yu, dolce e carina? Cristina, Creamy? Sono confusa. Ma soprattutto la Michelin ha mai visto Creamy? Questo anime fa parte del genere maho shojo (majokko), shojo con elementi fantasy, che credo da tempo sia scomparso, al massimo la giovanissima Francesca avrà beccato in tv le Principesse sirene (che anche loro a divise di dubbio gusto e canzoni non scherzavano). Ma chi era Creamy? Classe 83, 52 episodi, primo di una lunga serie di anime ad alto tasso di gadget magici tutti da collezionare, e chi se lo scorda il suo portacipria. Ora, pensate la Michelin che intona successi come Sento il mio cuore che batte che batte lui impazzirà, molto forte galoppa galoppa…

Occhi di gatto e la Bertè. Oltre lo stesso gusto nel vestire delle tre bellissime sorelle Kisugi-Tashikel (perchè a noi italiani piace inventare nomi), mi ha colpito principalmente la scelta della cantante stessa. Per il resto la voce graffiante della Bertè mi ha a volte infastidita e a volte rallegrata, forse ho preferito quella più sensuale della D’Avena dato il genere dell’anime uno shonen dai disegni e la trama più maturi. Per Occhi di gatto ci avrei visto un bel trio di donne a interpretarlo, brillanti, forti, intelligenti come le protagoniste. Ma chi era Occhi di gatto? Classe 83, 73 episodi, anime interamente girl Power  un po’come la Bertè del passato soprattutto.

E poi Baby K non si è annunciata nella sigla di Kiss me Licia e (mi) ha creato il panico. Naturalmente il suo è uno sproloquio che invece di far riferimento all’anime, parla semplicemente del Giappone per appiopparci un da Londra a Bangokok, ah, no scusate, da Kyoto ad Okinawa, per farsi un tatuaggio e far schiattare il padre Marrabbio! Già lo vedevo con la ciabatta di legno a inseguire Baby K. Il ritmo a me piace, è meno da musichetta da carillon rispetto all’originale, ma dopo questa introduzione “non sense” Cristina la canta integra senza fare una piega… mi sarebbe piaciuta anche qua una versione alternativa reppata con Baby K nei panni di una Licia, anche moderna e delle sue disavventure Con Mirko e Satomi. Ma chi era Licia? Classe 83, 42 episodi, e storie di vite (semi) normale con finalmente una protagonista senza particolari qualità magiche, ma la ragazza della porta accanto. Già mi aspettavo che un giorno di pioggia Andrea e Giuliano andarono dal primo venditore ambulante a comprare un ombrello a 5 euro e poi Mirko finita la pioggia incontrò e si scontrò con una Licia che si stava facendo i selfie senza guardare la strada…così…

Secondo me Arisa è la versione in carne ed ossa di Magica Emi. A parte le somiglianze fisiche e a volte di vestiario, il duetto è senza infamia e senza lode. Piacevole, come la voce melodiosa di Arisa che canta in maniera accademica. Il compitino è stato portato a casa. Forse l’interpretazione è come l’anime stesso, niente di speciale. Non me ne vogliate, ma tra Creamy ed Emi preferivo la prima, insomma, la seconda si trasforma in una prestigiatrice (?). Sicuramente Mai/Emi ha un significato più profondo di Creamy. La magia qui è il mezzo per realizzare i propri sogni, concetto che si estende anche agli altri personaggi, invece per Creamy l’aspetto più predominante è il romanticismo, nonostante tutto l’interpretazione della sigla della terza maghetta della Pierrot non ha molto di magico. Ma chi era Magica Emi? Classe 85, 38 episodi, è la favola più pura di come una bambina, grazie ad un tocco magico, maturi se stessa e i propri sogni.

Mila e Shiro e Annalisa, prima poi un triangolo sarebbe nato dato che Shiro non mi è mai parso interessato alla prima rossa. La voce di Annalisa è poco adatta ad una sigla di anime, poco espressiva o profonda. Anime di genere spokon (sportivo), che insieme ad Holly e Benji ha fatto storia, dato che ci hanno insegnato che la gravità non esiste e le distanze sono solo un’illusione, parla di forza di volontà, sacrifici, sogni e c’è tanta grinta, ma la sigla di certo non aiuta e neppure il duetto tra Annalisa e Cristina che non mostrano alcuna sfumatura e quasi si fondono in un’unica voce. Ma chi era Mila (Shiro lo lasciamo latitare)? Classe 84, 58 episodi, tanto sudore, impegno e soprattutto un sogno, tutte volevamo essere così determinate come Mila Hazuki o Nami Hayase. E comunque questo duetto è stata un’ulteriore occasione mancata per dare voce a Shiro.

Siamo troppo abituati alla delicata voce di Cristina, che quando Emma canta Jem con la sua voce più carica parte subito l’effetto smarrimento anche perchè questa serie animata non è un anime made in Japan, ma un prodotto americano nato da una serie di bambole Hasbro. Ero troppo piccola quando mandavano in onda le repliche di Jem, ricordo solo le assurde acconciature anni 80 e la grinta scoppiettante delle protagoniste. Se Cristina avesse lasciato il posto completamente ad Emma, ne sarebbe uscita fuori un’interpetazione che veniva dritta dall’Inferno, ma così non è stato e Jem si è trasformata in una sua versione spompata. Ma chi era Jem? Classe 85, episodi troppi, Jem e le Holograms sono state uno di quei  casi di trash che ci ha fatto scatenare quando ancora le Bratz erano il sogno di qualche bambina non ancora nata.

Michele Bravi invece si cimenta coi Puffi sanno (sanno cosa poi devo ancora capirlo) e subito ritorno bambina. È un po’ la versione dello Zecchino d’oro, concedetemelo, ma mi ha divertita ugualmente forse perchè è stato “diverso” sentirla cantare in un duetto. I puffi sono un po’ come Heidi è umanamente impossibile non aver visto anche solo un episodio con le innumerevoli repliche mandate nel corso degli anni e non è importante che la serie animata (anche questa americana della Hanna-Barbera) sia piaciuta o no, basta che l’abbiate vista. Ma chi erano i Puffi? Classe 81, 421 episodi, nonostante la bufala che i puffi siano un sogno di Gargamella, a me piace immaginarli così; sicuramente noi piccoli con loro omini dalla pelle blu abbiamo vissuto tante adorabili avventure tra i boschi soprattutto la mattina prima di andare a scuola, ma non mi è mai stata chiara la loro esistenza e soprattutto il fatto che girassero perennemente in calzamaglia bianca.

Elio che intona Siamo fatti così e l’unico che è riusciuto ad oscurare Cristina, la regina delle sigle animate. L’accostamento è perfetto. Un cartone differente, divertente e istruttivo, impossibile da dimenticare (soprattutto per me, il mio primo VHS fu sulla riproduzione). Di stampo francese è stata la serie animata più didattica, dopo Pollon, che abbia mai visto. Elio canta secondo il suo stile e non so perchè, ma mi è come parso di sentire cantare il barbuto o il Maestro, il capo che dirige tutte le operazioni visto spesso anche al di fuori del corpo umano in veste di dottore. Ma chi era Siamo fatti così? Classe 89, 26 episodi, e ammettetelo che tutti in casa avete uno dei libri che si vendevano in edicola, le VHS o il modellino in plastica del corpo umano da montare.

È quasi magia, Johnny! invece è interpretato dai La Rua. Ammetto di essere ignorante riguardo le nuove tendenze giovanili, e che sono dovuta andare a googlare chi diamine fossero. Niente, neppure le informazioni di Wikipedia sulla loro partecipazione ad Amici mi hanno aiutato e così sono sbarcata su Spotify e vagamente la mia memoria ha ricordato qualcosa. Alla fine questa versione mi è piaciuta! Resta sempre una sigla al di fuori del contesto dell’anime, perchè Johnny era tutto furchè un anime comico o interamente magico, ma il sottofondo da coro da stadio mi ha “gasata” ugualmente. Ma chi era Johnny? Classe 87, 48 episodi, e un triangolo d’amore che Booke-Lucas-Peyton scansateve proprio. Sarà per questo che è uno degli anime più censurati sulla rete Mediaset?

Parto subito col dire che avrei preferito una Chiara per cantare una spada per Lady Oscar, anzichè Noemi, anche se apprezzo entrambe. È stato il primo anime serio che ho visto, ho pianto all’età di 10 anni per la morte di Andrè ed Oscar, ma è una serie che non riguarderò mai più dato l’alto livello di angst presente. Sono più affezionata alla sigla dei Cavalieri del re degli anni 80, ma questa interpretata negli anni successivi da Cristina e molto più appasionata e il connubio con Noemi è potente. Chi era Lady Oscar? Classe 82, 41 episodi, Oscar François de Jarjayes è l’eroina per eccelenza. Prima costretta e poi volutamente nascosta in abiti maschili per essere riconosciuta come qualcuno e poi come donna stessa. Nel contesto della rivoluzione francese emerge chiaramente lei, bella, coraggiosa e determinata nonostante le insicurezze, la perdita di persone amate e altro. Un esempio, anche per l’acconciatura voluminosa ed invidiabile.

Giuro che Benji e Fede li conosco… solo di nome. Holly e Benji per me è la Bibbia degli anime sportivi, se Mila mi faceva girare appunto i palloni da pallavolo, le infinite partite dei due giovanissimi campioni giapponesi le seguivo con piacere e accanimento. Questo stesso sentimento l’ho riprovato più tardi negli anni 2000 solo con Slum duck.  Detto ciò, non ho opinioni su questa interpretazione, la dimentico facilmente. Chi erano Holly e Benji? Classe 83, 128 episodi, due fuori classe che insieme a tutti gli altri loro compagni o avversari ci hanno fatto tifare per la prima volta il Giappone ai mondiali.

Rispetto le scelte dei cantanti, se davvero loro hanno richiesto cosa interpretare, da fan capirei l’emozione di cantare la mia sigla preferita, ma Chiara sta a Sailor Moon come Bunny a Lady Oscar. Per me la siglia di Sailor Moon è una delle più belle ed evocative, come la trama stessa dell’anime, tralasciando l’idea delle guerriere vestite alla marinara che combattono il male, se andiamo più affondo è la storia di un amore eterno tra una principessa ed un principe. Ma chi era Sailor Moon? Classe 92, 200 episodi, un’eroina moderna rappresentata da una ragazza comune come noi. Anche questa serie nata da un maho shojo è il capostipite di Mew Mew, Pretty Cure e simili, di quel filone di ragazze che grazie alla magia potevano salvarci da tante situazioni pericolose; è diventato un cult senza uguali. Io possiedo ancora lo scettro lunare, e voi?

Ora fermi tutti, perchè arriva la mia interpretazione preferita con una sigla che conosco a memoria e interamente dell’anime che mi ha iniziata ai teen drama: Piccoli problemi di cuore. Alessandra Valeri Manera e Franco Fasano all’epoca creano uno dei più bei testi per una serie animata. Romantica, orecchiabile, ma anche agli inizi aveva un difetto, non era un duetto. Cristina ci ha visto giusto non solo la interpreta con Ermal Meta, cantautore e compositore albanese naturalizzato italiano, ma gli dà spazio e così la favola di Miki e Yuri prende vita. Ma chi era Piccoli problemi di cuore? Classe 94, 76 episodi, anime perfetto per essere iniziati all’adolescenza, ai primi baci rubati, amori e delusioni. Un passaggio doveroso dalla magia della fanciullezza. Unica sigla dove avrei anche accettato Ermal cantarla tutta da solo dato che è stato uno dei pochissimi a dare una sua interpretazione personale trascinandosi dietro Cristina, che piacere per le nostre orecchie… e via coi ricordi.

In gioventù ho seguito molti anime da “maschio“. Dragonball, Holly e Benji e soprattutto One Piece. Non mi sono mai pentita, sono stati anzi alcuni degli anime che meglio hanno rappresentato l’amicizia tra ragazzi di paesi e perchè no, razze diverse. Alessio Barnabei (ex Dear Jack) è sul pezzo, gli piace, si sente e mi fa venir voglia di chiedergli chi è il suo personaggio preferito. Naturalmente One Piece con la sua All’arrembaggio è coinvolgente come le sue avventure; la buona riuscita  era forse scontata. Ma chi era One Piece? Classe 99, 821 episodi, un’avventura di altri tempi, ma perfettamente combinata con le esigenze dei giovani d’oggi.

Questo CD ci fa fare un grande tuffo nel passato, io li ho visti tutti questi anime e voi?

Ringraziamo: 愚昧 Animefag: un’ignota pagina su Anime/Manga a caso. | Inuyasha *-*

 

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