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News | Ellen Pompeo Parla Del Suo Rapporto Con Patrick Dempsey E Del Suo Percorso Verso Il Successo

Recentemente Ellen Pompeo ha rilasciato una lunga intervista a The Hollywood Reporter nella quale racconta delle sue difficoltà, in quanto donna, ad affermarsi nel mondo della recitazione, del suo rapporto con Shonda Rhimes e con Patrick Dempsey.

“Sapevo di aver fatto schifo”, dice Ellen riferendosi all’inizio di Grey’s Anatomy. Tutti erano entusiasti di quello show creato da, una allora sconosciuta, Shonda Rhimes, ma Ellen no. D’altronde lei sarebbe dovuta essere una star del cinema.

Dopo il suo debutto nel 2002 nel film Moonlight Mile, Ellen ricevette i complimenti di grandi registi, quali Sam Mendes, Steven Spielberg, Warren Beatty, che si mostrarono interessati a lavorare con lei. Nel 2004, però, la sua carriera si era arenata, così il suo agente le portò lo script del pilot di Grey’s Anatomy ma la reazione di Ellen fu tutt’altro che entusiasta. “Non starò intrappolata per cinque anni in uno show sui medici” gli disse, “sei fuori di testa? Io sono un’attrice”. In ogni caso lui riuscì a convincerla, giusto per riuscire a pagare l’affitto.

Quattordici anni dopo Ellen decisamente non ha più problemi d’affitto, anzi, verso la fine del 2017 ha rinnovato il contratto con ABC per altri due anni, andando a coprire la quindicesima e la sedicesima stagione di Grey’s Anatomy (non ancora ufficialmente ordinate).

Dietro il grande successo di Ellen Pompeo c’è sicuramente Shonda Rhimes, la quale ha recentemente firmato un accordo pluriennale multimilionario con Netflix, che da tempo ha dichiarato che Grey’s Anatomy, se continuerà a macinare questi numeri, finirà quando sarà Ellen a volerlo. Shonda, però, ha anche ispirato Ellen a lottare per ciò che le spettava, ha raccontato l’attrice. “Mi ha detto “decidi quanto pensi di valere e chiedi quello che pensi di meritare. Nessuno te lo darà mai altrimenti””.

“Da donna, quello che so è che non puoi approcciarti alle cose pensando di non meritarle o non chiedendo ciò che ti spetta solo perchè qualcuno potrebbe prendersela” dice la Rhimes, “e so per certo che quando gli uomini si trovano in questo tipo di negoziazioni, vanno e chiedono tutto ciò che vogliono a viso aperto”.

Il risultato? L’ultimo contratto firmato da Ellen la porterà a guadagnare 20 milioni di dollari l’anno – 575mila dollari ad episodio più vari bonus. Inoltre avrà una quota degli introiti dello spinoff di Grey’s Anatomy che andrà in onda in primavera, oltre ad avere incentivi per la sua casa di produzione (Calamity Jane). Ha anche un legal dramma da lei prodotto in fase di discussione con ABC e ha appena venduto uno show antologico ad Amazon, nel quale ogni stagione si concentrerà su uno stilista americano diverso.

Solitamente gli attori odiano parlare dei loro compensi con la stampa ma Ellen ha deciso di farlo sperando di poter essere da esempio per le altre donne ad Hollywood.

Ho 48 anni ora quindi sono finalmente arrivata ad un punto in cui posso chiedere ciò che mi spetta, ed è qualcosa che arriva solo con il tempo. So di non essere l’attrice più importante di Hollywood perchè ho interpretato lo stesso personaggio per 14 anni ma la verità è che tutti possono essere bravi in uno show per una o due stagioni. Sono però capaci di farlo 14 anni dopo? Questo è un talento.

Non sono necessariamente percepita come una donna di successo, ma un’attrice a 24 anni con alcuni discreti film nel suo curriculum lo è, anche se è stata pagata molto meno rispetto alla sua co-star maschile. E lei verrà sfruttata fino a 33 o 34 anni ma poi diventerà pari alla spazzatura del giorno prima, e allora come deve fare per prendersi cura di se stessa? Queste povere ragazze non hanno soldi veri e l’industria di Hollywood sta facendo una fortuna con loro, facendole sfilare su un red carpet come pony. Voglio dire, Faye Dunaway [famosa attrice vincitrice di diversi premi tra cui un Oscar] oggi guida una Prius [modello di Toyota]. Ora, non c’è niente di sbagliato in una Prius, ma il punto è che non aveva alcun potere finanziario. Se invochiamo il cambiamento, questo punto deve essere fondamentale.

Per me, l’abbandono dello show da parte di Patrick [Dempsey] nel 2015 è stato un momento decisivo, in termini di accordi. Fino a quel momento avrebbero sempre potuto usare la sua presenza contro di me – “Non abbiamo bisogno di te, abbiamo Patrick” – cosa che in effetti hanno fatto per anni. Non so se lo abbiano fatto anche con lui, perché non abbiamo mai discusso i nostri affari. Ci sono state molte volte in cui ho cercato di unirmi a lui per negoziare i nostri contratti, ma lui non è mai stato interessato a farlo. Ad un certo punto, ho chiesto 5,000 dollari più di lui solo per principio, perché lo show è Grey’s Anatomy e io sono Meredith Grey. Non me li diedero. E avrei potuto andare via, quindi perché non l’ho fatto? È il mio show. Sono la numero uno. Sono sicura di sentire cosa provano molte altre attrici: “perché dovrei lasciare un grande ruolo a causa di un ragazzo?”. Ti senti in conflitto ma poi capisci: non lascerò che un uomo mi butti fuori da casa mia.

Quindi, com’è stato quando ha lasciato lo show? In primo luogo è stato un momento di verifica per me e mi sono fatta una bella risata in proposito Ma la verità è che l’inchiostro non era nemmeno asciutto sul contratto che decretava la sua uscita dallo show, che già stavano cercando un nuovo ragazzo. Ero in vacanza in Sicilia, a rilassarmi – quello con Patrick è stato un lungo rapporto di lavoro che ha avuto una fine tumultuosa quindi avevo bisogno di un momento per rilassarmi con un po’ di rosé – e mi chiamavano chiedendomi cosa ne pensassi di questo o di quell’altro ragazzo, continuando ad inviarmi foto. Ero basita. “Siete impazziti. Perché pensate di doverlo sostituire?”. Non potevo credere a quanto velocemente il network sentisse il bisogno di introdurre un nuovo pene nello show. Così abbiamo optato per Martin Henderson, ma non hanno amato la trama, quindi è finita.

Le cose sono cambiate, però. Shonda ha raggiunto il suo successo e questo mi ha dato la forza. Anche per lei non è stato semplice arrivarci ed abituarsi a gestirlo. È stato parte della sua evoluzione. È anche il motivo per il quale il nostro rapporto è così speciale. Le sono sempre stata fedele e lei ricambia la lealtà delle persone. È  arrivata ad un punto in cui è talmente potente da potersi permettere di essere generosa con gli altri. Quindi com’è ora? Lei mi permette di essere la donna più pagata della televisione, lasciandomi fare il produttore di questo show, il co-produttore esecutivo dello spinoff e firmare l’accordo che ABC mi ha proposto, un contratto senza precedenti.

Quando sono andata da Shonda e le ho detto “se vuoi trasferirti a Netflix e vuoi che lo show finisca, a me va bene, ma se vuoi che continui, io ho bisogno di essere incentivata. Ho bisogno di contare di più e di sentirmi proprietaria di questo show. Lei mi ha detto “voglio assolutamente che lo show continui, è la nave ammiraglia, quindi cerchiamo un modo per renderti felice. Cosa vorresti?”

Ora, forse sarò la mia educazione cattolica irlandese, ma non si vuole mai essere percepiti come troppo avidi. O forse sarà solo che sono una donna e questo è il nostro problema: un uomo non avrebbe alcun problema a chiedere 600.000 dollari ad episodio. Da donne, invece, pensiamo cose del tipo “Oh, posso chiederlo? Va bene?”. Chiamerei Shonda e le chiederei se sono stata eccessiva nelle mie richieste ma Grey’s ha generato quasi 3 miliardi di dollari per la Disney. Quando il tuo viso e la tua voce sono stati parte di qualcosa che ha generato una tale somma per una delle più grandi aziende del mondo, inizi a pensare di meritarne una parte.

Quello che ho detto a Shonda è la verità: “Non posso fare nient’altro, e questo è frustrante per me dal punto di vista creativo: faccio 24 episodi di TV all’anno e, come parte di questo accordo, non posso apparire da nessun’altra parte. La regia è bella ma, ad essere onesti, mi porta lontano dai miei figli”. Poi ho detto: “Quindi, devo avere un grande ritorno economico e un supporto nella mia attività di produttrice, perché produrre è qualcosa che mi piace davvero. Questa è la mia creatività ora”. Recitare, per me, è noioso. Un attore è la persona meno potente sul set, quindi non mi importa di inseguire altri ruoli. Inoltre, alla mia età, è abbastanza irrealistico. Non che io non possa fare una bella cosa nella tv via cavo, ma non avrò una seconda vita da star del cinema. Non sono Julia Roberts.

Nelle ultime settimane, molte attrici in città hanno tenuto degli incontri [come parte dell’iniziativa Time’s Up]. Abbiamo condiviso  le nostre storie e provato a capire come possiamo promuovere il cambiamento e usare le nostre voci per aiutare gli altri. E ti dirò che sedersi in stanze piene di attrici vincitrici di Oscar, ascoltare come siano state sfruttare e aggredite, fa paura. Questo ha confermato che il mio percorso era davvero quello giusto per me, perché ho scelto di potenziare finanziariamente me stessa in modo da non dover mai essere in balia di qualcuno o al costante inseguimento di premi. Non è una cosa per tutti. Devi essere più interessato agli affari che a recitare.

In ogni caso, ho provato anche l’altro lato di questo mondo. Una volta il mio agente mi ha mandato ad incontrare Harvey [Weinstein]. Sono andata dritta nella sua stanza al Peninsula, cosa che non avrei mai fatto normalmente, ma Harvey era di New York, quindi aveva senso. Inoltre, era nel bel mezzo della giornata, e lì c’era un assistente. Non ha provato a fare nulla con me ma se lo avesse fatto, avrei preso un vaso e gliel’avrei rotto in testa. Ma mi sento anche completamente a mio agio nel dire che sono entrata in quella stanza sbattendo le ciglia. Il mio obiettivo in quella stanza era di incantarlo ma, come nella maggior parte di questo tipo di incontri, pensavo anche “non solo devo dimostrare di essere una brava attrice, ma  quel resista deve anche innamorarsi di me”. Non mi è mai sembrato giusto o positivo però. Ne ho parlato con il mio agente, 17 anni dopo, dicendogli “mi hai mandato in quella stanza sapendo che..” ma mi ha detto di essere sempre stato all’oscuro dei suoi comportamenti.

Quindi, di nuovo, se sei al 100% un artista, questa strada, la mia strada, non ti soddisferà. Parlo con molte ragazze che sono coinvolte negli show di diversi network e hanno gli stessi problemi culturali che abbiamo avuto noi ai tempi. Ora, non penso che sia un segreto che abbiamo avuto un vero problema a Gray’s per molto tempo. All’esterno siamo sempre apparsi come una macchina ben oliata di grande successo, ma c’era tutto questo tumulto all’interno: c’era molta rivalità, molta competizione. Comincia tutto con gli attori che si comportano male e con i produttori che permettono loro di farlo. In questo senso, anche io sono colpevole. Mi sono comportata male anche io. Ho imitato quello che ho visto. Non sono perfetta. Ma ora sento altre storie da altri show, forse non nella stessa misura, ma è sempre la stessa solfa. Ci sono ore di riprese interminabili e non sempre l’ambiente è ottimale o stimolante dal punto di vista creativo quindi gli attori sono frustrati e si arrabbiano. Gli attori sono così: vogliono fare tutto ciò che non stanno facendo. Potresti dare loro un bel cono gelato al cioccolato con la granella e loro lo vorrebbero alla fragola.

C’è una scelta però. Puoi trattenere gli attori e cercare di controllarli, ma  questo uccide il loro spirito e la loro voglia di stare sul set, oppure puoi coinvolgerli di più. Quando sto dirigendo un episodio, non appena ottengo la sceneggiatura, la do agli attori. Di solito non possono averla prima della table read ma loro la vogliono prima. Poi li lascio venire alle sessioni di casting e li faccio sentire parte del processo creativo Ne ricavo molto di più in questo modo. Penso che, come nel mondo della musica, dovremmo arrivare d un livello in cui gli attori abbiano più potere inquietante quello che fanno. 

Dovrei anche dire questo: non credo che l’unica soluzione sia avere più donne al potere, perché il potere corrompe. Non è necessariamente una questione di uomo o donna. Ma dovrebbero esserci più donne al potere, e non solo sulle scene di Shonda Rhimes. Ho un’educazione che si ferma al liceo  e non ero una studentessa eccezionale, ma ho studiato qui a Shondaland. E ora mia figlia di 8 anni arriva qui e vede le donne fiere in posizioni di comando. Ama sedersi sulla sedia del regista con le cuffie urlando “Azione” e “Taglia”. Cresce in un ambiente in cui è completamente a suo agio con il potere. Non conosco nessun altro ambiente a Hollywood dove potrei darle questo tipo di esempio Spero che questo cambi…e presto anche.

 

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