Telefilm/The Crown

Recensione | The Crown 2×04 – 2×05 – 2×06 “Beryl – Marionettes – Vergangenheit”

Reali, non ci siamo affatto dimenticati di voi e nemmeno di The Crown, la serie anglo-americana creata e scritta da Peter Morgan per Netflix. Dopo questa lunga pausa natalizia riprendiamo con le nostre recensioni comulative. Sicuramente a distanza di due settimane avrete concluso questa seconda stagione, ma andiamo per gradi e commentiamo dalla quarta alla sesta puntata prima di dirigerci a passo di marcia al gran finale.

Conclusioni 2×04:

C’è proprio una cosa che non gradisco della seria di Peter Morgan, è che nel passare da una puntata all’altra si socchiudono solamente delle porte per aprirne altre 10. Avevamo lasciato Elisabetta e Filippo in piena crisi matrimoniale a causa dei pettegolezzi sulla possibile vita extra coniugale del duca di Edimburgo. Hanno fatto un patto: un titolo in cambio della felicità (?), un figlio per trovare la normalità di coppia o semplicemente nel ruolo di madre. In questo episodio la protagonista invece è la principessa Margaret. Non è il cambio di prospettiva a infastidirmi, anzi amo come The Crown ruoti intorno alla corona e non mostri solo chi c’è sotto, ma qui ritroviamo Elisabetta e Filippo, non di certo come agli inizi, ma in uno stato strano di tregua. Si punzecchiano, forse c’è anche della sincera cattiveria nell’insinuare del principe consorte che la regina sia poco attraente col nuovo taglio di mia nonna, probabilmente perchè non tutto è tornato alla normalità; si sono comprati a vicenda. Eppure giacciono insieme nello stesso letto, lui le dedica un bel discorso al loro decimo anniversario di matrimonio che pare sincero. Il cambio di protagonista ha messo ancor più in risalto quanto non detto dai coniugi reali e ha creato un clima tesissimo. La bomba sta per scoppiare. Nel frattempo Margaret è completamente persa, sola e non sa chi sia. Non si sente una principessa, ma neppure una donna comune e in entrambi gli ambienti non è accettata. Perciò mentre assistiamo ad una Elisabetta che diventa, a modo suo, sempre più forte, sicura e gestisce questo potere, Margaret crolla, cede, accetta persino quasi la proposta di matrimonio di un suo caro amico, sperando in una favola e non riuscendo a vedere il mondo in maniera cinica come aveva sempre fatto. La principessa forte non è così forte e la regina debole non è così debole. Solo che mentre la seconda da sola ha imparato, certamente a sue spese, a gestire il dolore, la prima ha bisogno di un supporto. Ed ecco che si presenta la figura controversa del fotografo Antony Armstrong Jones interpretato dal sempre affascinate Matthew Goode (e ora mi vado a rivedere Chasing Liberty con Mandy Moore grazie al quale l’ho conosciuto). Il suo fascino rindirizzerà Margaret verso una strada certa, interrompendo il suo vagare in un mare di lacrime, alcool, fumo e disperazione a ritmo di musica e foto che guardano l’anima. Terza coppia messa a confronto è quella del primo ministro Macmillan, subentrato dopo Eden per risolvere la fallimentare spedizione inglese in Egitto e sua moglie lady Dorothy. Se una coppia sta superando le difficoltà e un’altra inizia a conoscersi ce n’è una che sta arrivando al capolinea. In pubblico fingono, nel privato la moglie non sopporta neppure la vista del marito. Di facciata tutti si presentano in una maniera, ma ll’interno delle proprie mura sono altre persone.

In fin dei conti tutti stanno capendo dove vogliono andare. Puntata fatta di sguardi che devono penetrare l’anima per conoscere davvero l’altro, e appunto c’è chi non lo fa, chi ci prova e chi ha rinunciato.

Conclusioni 2×05:

Com’è stato per la stagione passata con la 1×04 (Atto di Dio), incentrata sulla coltre di smog che asfissiò Londra nel 1952, anche questa volta abbiamo un episodio interamente incentrato su un fatto di cronaca che ha bene o male influenzato la monarchia. In questo episodio ho visto sempre più delinearsi l’Elisabetta II che oggi vediamo. Abbiamo uno scontro tra corona e pubblico. E sorgono spontanee tante domande: la monarchia si deve rimodernare? Deve essere al passo coi tempi? Essere un esempio irraggiungibile come un mito? Personalmente non so dare risposta. Ripensando al passato, i re, le regine sono sempre stati al di sopra del popolo, ma nonostante la loro posizione dovevano pensare al benessere di questo. Logicamente se prima il popolo era inerme col tempo lo è stato sempre meno, si è circondato ed ha voluto un parlamento e tanto altro perciò cosa esattamente rappresenta la monarchia ora? Le proposte di John Grigg, il barone Altrincham, sono corrette, ma sono nate davvero dal desiderio di cambiare il proprio paese o da quello di cambiare se stesso? I modi sono stati errati, sappiamo tutti che la regina non era una donna molto colta e con pochi interessi oltri i cavalli e i suoi cani, ma offenderla per una propria rivincita fa sì che si meriti gli insulti ricevuti dalla sua regina.

“È insopportabile, seccatrice, con una personalità da scolaretta vanitosa”.

Ci sono delle verità nelle accuse del barone, ma il suo intento è nato da altro e non da un desiderio profondo di cambiamento e si è visto nell’atteggiamento avuto all’incontro con la regina, quasi remissivo. Sicuramente io sono molto di parte, all’80% #TeamElisabeth, la regina su cui nessuno avrebbe scommesso e questa serie me la fa ancora più apprezzare perchè dietro i suoi difetti, le reazioni da scolaretta vanitosa, c’è una donna che riflette e agisce in base a ciò che è meglio per il suo paese e così la monarchia, grazie al supporto del barone, accetta di aprirsi al pubblico, entrando nelle televisioni di tutti e aprendo il palazzo stesso a gente di ceto medio. Non è errato quanto Elisabetta afferma al marito, che si sente un’attricetta e non una sovrana a doversi mostrare così, ma il popolo ha bisogno di certezze e lei le deve dare che lo voglia o meno.

Conclusioni 2×06:

Non so se sia un caso o no, ma questi tre episodi su cui mi sono concentrata sono state delle puntate che io definisco isolate. The Crown è una serie finalizzata a mostrarci tutti gli anni di reggenza della regina Elisabetta II, perciò la storia scorre nel tempo, anche con celerità, soffermandosi su eventi di una certa rivelanza, perciò è normale assistere anche a dei salti temporali. Ma se alcune puntate possono essere perfettamente collegate tra loro da un filone preciso, vedesi le prime tre, queste sono a se stanti, ognuna porta avanti lo scopo di Peter Morgan, ma si concentrano su un unico evento che si consumerà nella puntata stessa. Il rapporto di Marburgo porterà alla luce un passato del duca di Windsor di cui la nuova regina non ne sapeva nulla. L’ex re è una figura bipolare a mio parere. Come Elisabetta e altri non riesco a perdonargli l’abdicazione per amore di una donna, in quanto egli stesso in più occasioni, anche col suo modo sarcastico-offensivo di rivolgersi ai reali mostra un leggero pentimento. Ma allo stesso tempo la fedeltà verso Wallis Simpson, sua compagna di vita fino alla fine, fa di lui un uomo sinceramente innamorato, capace perciò di provare buoni sentimenti. Perciò il suo ritorno a Londra per un impiego non mi stupisce. La sua arroganza nel cercare un suo posto nel mondo a volte mi fa pena, perchè se probabilmente si fosse comportato diversamente, il perdono dalla regina lo avrebbe ottenuto, e invece offende, continua a credersi superiore a un mondo fatto di regole, principi a cui in fin dei conti è legato. E se c’è un uomo che ha un conflitto interno, dall’altra parte c’è anche una donna nello stesso stato: Elisabetta. Anche lei è alla ricerca di un suo posto, ma non come regina, ma donna normale, cristiana. Forse Elisabeth è anche più sola del duca di Windsor, se quest’ultimo ha sempre la sua Peach al proprio fianco che deride e prende in giro insieme a lui il mondo che li ha cacciati, Lilibeth ha un Filippo molto diverso da lei, un Filippo anzi molto più fedele alle regole di Buckingham Palace a volte di lei. Eppure chiede il suo aiuto e lo ascolta. Il perdono è l’argomento c’entrale. Si può perdonare? La risposta è sì, ma prima di tutto bisogna saper perdonare se stessi se lo si vuole concedere agli altri. Il duca di Windsor lo ha fatto? Credo di no. Per quanto riguarda le scoperte e i suoi rapporti coi tedeschi ne eravamo già a conoscenza, ma nonostante tutto il racconto di Tommy mi ha fatto lo stesso rabbrividire e l’introduzione delle foto reali di quegli anni sono state il colpo di grazia.

In tutto questo clima di fragilità però abbiamo almeno visto un Filippo incoraggiatore e anche “giocherellone“.

 

Vi auguriamo buon anno e sempre God save the Queen, ma anche noi!

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