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Parliamone | Assassinio sull’Orient Express: 3 piccoli capolavori a confronto

Con l’inverno alle porte, l’ispirazione che bussa ad ore assurde (sono le cinque mentre sto scrivendo) e le mani congiunte a triangolo a mo’ di BBC!Sherlock mentre rifletto, parliamo un po’ della versione cinematografica ora nelle sale e dei suoi predecessori.
Per quanto mi riguarda, sono tutte e tre (a essere precisi, sarebbero quattro, ma quella del 2001 con Alfred Molina non l’ho mai vista, quindi mi limiterò alle tre più famose) belle a modo loro.
[Sono presenti spoiler].

1974

Con un cast da urlo e addirittura la vincita di un premio Oscar da parte di Ingrid Bergman, la versione del 1974 con Albert Finney nei panni di Hercule Monitor è la più fedele all’originale cartaceo.
È anche la migliore? Non necessariamente.
Sicuramente un fan di Agatha Christie cui non apprezza il minimo cambiamento, apprezzerà di più questa versione (qualche piccola modifica c’è anche qui in realtà), la quale ha avuto il compito più facile, stupire con un finale in un’epoca in cui non era ancora così conosciuto.
Il capolavoro del 1974 può uscirne facilmente pulito, concentrando la sua attenzione su tutti gli indizi del libro, seguendolo quasi alla lettera, e la cui sua scena più iconica sarà sicuramente la risoluzione del caso da parte di Poirot.
Questo potrebbe anche chiamarsi vincere facile, ma è un peccato che sia così? No, assolutamente no.
Però… sì, qualcosa gliela critico a questa versione, un Poirot senza conflitti interiori, che non fa una piega nel lasciare andare una carrozza di assassini (con ottime motivazioni, ma pur sempre assassini), che ha poco spessore al di là delle sue eccentricità.
Un piccolo appunto, non avrei puntato i riflettori immediatamente sul caso Daisy fin dai primi cinque minuti (cosa tra l’altro non esistente nel romanzo, pertanto non capisco come sia stata ritenuta una buona idea), sebbene quei titoloni sui giornali mi abbiano sempre messo un po’ i brividi con la freddezza con cui vengono svelati i fatti.

2010

 

Sono passati più di trent’anni, è la terza versione formato film di Assassinio sull’Orient Express, questa volta con David Suchet come Hercule Poirot e un cast un po’ meno blasonato.
A questo punto, ormai Agatha Christie si studia a scuola, i suoi libri ti vengono praticamente tirati dietro e devi vivere sotto una pietra per non conoscere il finale (eppure, udite udite, sono andata a vedere il film con un’amica che non conosceva il finale).
Cosa può quindi fare questo film per la tv, con il tempo risicato e l’effetto sorpresa già morto?
Ne rende Poirot il vero protagonista, concentrandosi molto di più sullo stato d’animo del detective belga e rendendo questa versione molto più oscura e violenta (come dimenticare la lapidazione ad inizio film?) delle precedenti e della successiva.
Poirot, nella dodicesima serie di tredici, appare ormai vecchio, stanco, abbattuto, oltre che sconvolto e provato dal caso appena risolto in Palestina che dà inizio all’episodio. In questo difficile stato d’animo finisce in mezzo all’ennesimo delitto e si ritrova anche davanti a una scelta che fa a pugni con la sua ferrea morale che tutti gli assassini devono pagare. Penso non scorderò mai lui distrutto che si allontana dal treno, qualcosa di completamente diverso dal 1974 che praticamente era: “Può essere andata così o meglio ancora così. Scegli quella che preferisci e fai un po’ come ti pare”. Eh, sì, perché quella versione era quasi una commedia nera, da questo punto di vista.
Per quanto riguarda la violenza, a parte la lapidazione e il colonnello che vuole uccidere Poirot, l’esempio più grande è l’omicidio di Cassetti, con lui paralizzato, ma perfettamente lucido mentre gli vengono inflitte le dodici coltellate con i suoi gemiti di dolore si sentono perfettamente distinti. Forse come scena è pura un po’ esagerata, che cerca di sconvolgere più che rappresentare la fredda esecuzione di un condannato.

2017

Non mi importa più di tanto che l’aspetto fisico di Poirot fosse diverso, ma quei baffoni mi distraevano

Quarta trasposizione di Assassinio sull’Orient Express, si ritorna al cinema, il cast è di nuovo piuttosto importante e Kenneth Branagh è Hercule Poirot.
In molti si saranno chiesti, ce n’era bisogno? La risposta è che c’è sempre bisogno di un buon film, per quanto uno ormai conosca a memoria ogni singolo indizio del caso.
Il film del 2017 non si è preso in giro, sa che ormai per quasi tutti nulla è una sorpresa, pertanto punta i riflettori su altre cose. Anche questa versione si concentra a dare più spessore a Poirot, ma in maniera più edulcorata della precedente, facendolo struggente più che altro per amore, anche qui mentre appare piuttosto stanco.
Non solo, anche i personaggi acquistano qualcosa in più. Non sono solo persone che vivono in funzione della morte di Daisy e basta, abbiamo per esempio il maggiordomo malato che non ha più nulla da perdere, il segretario che ha derubato Cassetti per i debiti del padre, l’ex attrice che ormai è un guscio vuoto, il conte che ha attitudini violente e altri ancora. In poco meno di due ore e con così tanti personaggi non era facile, ma hanno cercato di dare quel qualcosa in più a tutti.
Piccolo appunto, Pilar Estravados, in originale Greta Ohlsson, è il nome di un personaggio di un altro libro/film di Agatha Christie, per la precisione Il Natale di Poirot, sebbene le due donne non c’entrino nulla l’una con l’altra.
Questa versione si è presa qualche licenza in più, con spari, inseguimenti, il quasi suicidio di Linda Arden e una ricostruzione un po’ meno precisa ed elaborata (mi ha confuso che avessero lasciato la battuta in francese del finto Cassetti e specificato che lui non parlasse la lingua, ma non fatto fare da Poirot il collegamento). In ogni caso, i punti principali sono stati toccati e a beneficiarne sono stati i bellissimi paesaggi, alcune inquadrature mozzafiato (la vista dall’alto dello scompartimento con il cadavere, le varie scene nei corridoi del treno) e i personaggi.
Davvero carina l’idea di collegare questo film con il futuro sequel, quando alla fine Poirot viene spedito sul Nilo per risolvere un altro caso. Sono sicuramente in attesa della trasposizione di Poirot sul Nilo.

Siamo arrivati alla fine di questo confronto, quante versioni avete visto? Quale vi è piaciuta di più? Fatemelo sapere con un commento.
Per il momento vi lascio, ma state sicuri che potrei riproporre una cosa del genere con Poirot sul Nilo, una cosa del genere non potrei assolutamente perdermela! Alla prossima!

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