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Sapevatelo | Fleabag – When you suck and you just have to live with it. La miniserie Amazon da non perdere.

Di recente, nella battaglia delle piattaforme digitali che forniscono contenuti agli affamati telefilmofili, se Netflix è il netto vincitore, Amazon video, nella lunga corsa al successo, non scherza di certo. Non avrà la vastità di scelta di libreria multimediale che ha la controparte, ma bilancia con gioielli sia per le masse (American Gods) ma anche qualcosa per i palati più fini (The Man in The High Castle). Ci sono poi quelle gemme nascoste, serie originali e che scopri puramente per caso – e Fleabag è una di queste.

Fleabag è un termine inglese che indica una persona che è veramente una rottura di scatole, un poco di buono non nel senso dispregiativo e sessuale del termine, ma proprio uno straccio, una pezza da piedi…l’equivalente americano di uno scumbag, per così dire. Un sacco di pulci darebbe fin troppo di cane, di animale domestico. In fleabag c’è un enorme senso di sciatteria e fallimento di fondo, ed è ciò che accompagna ognuno dei sei episodi di questa miniserie, già rinnovata (sembra) per una seconda stagione.

Cosa potremmo aspettarci allora con queste premesse? Fleabag altri non è che la nostra protagonista, della quale non sappiamo il nome, eppure vediamo tutto, anche i pensieri, in un dialogo diretto personaggio-spettatore. Per alcuni versi potrebbe ricordarci un Malcolm in The Middle per cresciuti e frustrati trentenni (alzate le mani, sorelle e fratelli): la strampalata vita in una spirale discendente di errori, sbagli e self-pity di una trentenne in fallimento nella città di Londra.

 

Londra, del resto, non è un bel posto in cui non avere successo, perché tutto intorno a te ti ricorderà che hai le tette piccole, o che il ragazzo che incontri per fare sesso occasionale è un coglione dal viso d’angelo che vuole solo il tuo deretano, che la compagna di tuo padre (una magistrale Olivia Colman) è una stronza che ti odia e vuole metterti in difficoltà col suo potere e la sua artisticità del cazzo…e tua sorella è una rigidona, che ha i suoi problemi, ma ti vuole un gran bene alla fine. Oh, e c’è lo stronzo problematico della Banca che non ti garantisce nemmeno il prestito (adorabile Hugh Dennis, comico britannico apprezzatissimo). E poi, ecco che ci sei tu – perché non puoi non metterti nei panni di Fleabag – con le tue paranoie, la tua saggezza fatta di giorni post traumatici sbagliati e la tua esperienza maturata in base alle sòle prese e alle porte chiuse in faccia…e ai dolori immancabili della vita, a delle perdite insuperabili. Ci sei tu e il tuo sapere già come andrà a finire un evento, e come analizzare le situazioni anche continuando a sbagliare. Ci sei tu perché la vita è la tua e nonostante tutto in sei episodi riesci a renderti simpatica, e guardarti allo specchio e pensare di non fare poi così schifo come essere umano.

Il plot twist, però, è che alla fine un fleabag lo sei davvero, e quindi non potendoci far niente, puoi solo conviverci, sperando che ti capiscano e cercando di far capire agli altri, che poi alla fine della fiera, non hai tutti i torti.

Fleabag è un insight britannico che analizza la vita, e non è solo contestualizzato all’Inghilterra ma a un epoca nella quale stiamo vivendo – è una istantanea di come Trainspotting fu nel 1996 per il mondo di allora. E non senza colpi di scena, risate o dolori. La sua gretta trasparenza e ruvida iconografia sono verità che non si può ignorare.

In sei episodi da venti minuti tutti c’è tanto di come la commedia umana sia tragicomica, e credetemi se vi dico che dopo averlo guardato, vi sentirete forse anche un po’ migliori, lì nel calduccio della vostra poltroncina, ma continuerete poi sempre e comunque a sentirvi anche delle schifosissime fleabag, ma a conviverci un po’ meglio.

O sempre da schifo.

Se l’avete già vista, o avete intenzione di vederla, fatecelo sapere nei commenti, o passate sulla nostra pagina social, brutti telefilmofili seriali incalliti (come la sottoscritta) che non siete altro!

-Notforyourears

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