Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 14×05 “Danger Zone”

Aspetto un episodio simile da tantissimo tempo, più o meno da quando ho capito che quel soldato dai capelli rossicci, ora divenuti biondi, che aveva baciato Cristina sulle note di White Horse di Taylor Swift, sarebbe rimasto a Seattle. Il personaggio di Owen Hunt è sempre stato tra i miei preferiti perché è complicato, tormentato, complesso e alla perenne ricerca della pace e per capirlo era necessario vedere il suo passato in Iraq. Il periodo nell’esercito è quello che più ha contribuito a formare l’Owen che noi oggi consociamo. Per quanti passi avanti abbia fatto negli anni e per quanti cambiamenti abbia affrontato, l’esperienza che ah vissuto è profondamente radicata in lui e tutt’oggi ne vediamo i segni. Vedere il suo passato, quello che è successo con Nathan, Megan e Teddy è fondamentale per conoscere Owen. Ecco perché ho aspettato per anni un episodio simile. Nel corso delle diverse stagioni abbiamo visto qualcosa della sua storia ma mai così tanto e a riprova dell’importanza che aveva per Owen affrontare i suoi fantasmi, c’è il fatto che solo dopo aver rivissuto, attraverso i ricordi, quello che è successo in Iraq, lui sia davvero riuscito a trovare la pace. Almeno per adesso.

Questo è un episodio difficile da recensire perché non è successo molto, nei fatti, ma il carico emotivo che porta con sé è così forte da essere dirompente e penso che il finale rimarrà uno dei miei preferiti di sempre. Mi ha emozionato e non mi stancherò mai di dire che quando una serie riesce a commuovere dopo quasi 300 episodi, significa che è veramente un capolavoro. Non so nemmeno spiegare l’effetto che fa. Grey’s Anatomy va vissuto perché è bello come nient’altro e perché sa arrivare al cuore con una semplicità disarmante. La meraviglia di questo show sta nelle grandi ma soprattutto nelle piccole cose e nella capacità di far vibrare le corde dell’emotività di ognuno di noi, in modo diverso, ma anche all’unisono. Sfido chiunque a restare impassibile davanti alle ultime parole di Owen o alla scena in spiaggia e a non provare neanche un briciolo di emozione, positiva o negativa che sia. Più delle (poche) gioie e delle (tantissime) sofferenze, più delle trame, più delle singole storie, più di tutto questo, la bellezza di Grey’s Anatomy sta nel lasciare qualcosa a chi lo guarda, nell’entrare nel cuore degli spettatori per non andarsene mai del tutto. Penso che questo sia il segreto della sua longevità: la capacità di emozionare.

Tornando all’episodio, esso è sostanzialmente incentrato sul lasciar andare. Lasciar andare le persone sbagliate, le persone giuste arrivate nel momento sbagliato, i traumi, i fantasmi e gli errori del passato, le ostinazioni del presente che ci impediscono di essere felici e i piani per il futuro che diventano una gabbia più che dei progetti di vita. Owen è quello che più di tutti deve farlo e non c’era modo migliore se non quello di separarlo da Megan. Lei è in un certo senso l’emblema di tutto quello che si porta dietro da anni e che gli impedisce di vivere serenamente. Megan rappresenta il senso di colpa perché non ha saputo proteggerla e perché, in fondo, è stato lui a dirle di salire su quell’elicottero; rappresenta l’Iraq e gli orrori della guerra che lui ha vissuto; impersona il fallimento del non essere riuscito a proteggere quanto aveva di più caro e soprattutto rappresenta la forza e la voglia di vivere che lui rifugge. Megan è stata rapita, tenuta prigioniera per dieci anni, ha cresciuto un bambino e quando è tornata si è ripresa la sua vita senza volerne sprecare nemmeno un attimo. Lei rappresenta tutto quello che Owen vorrebbe essere e vorrebbe fare ma a cui non arriva perché è troppo chiuso nel suo dolore e nella sua tanto involontaria quanto certosina opera di autodistruzione. Owen non vuole che lei se ne vada perché averla con sé significa avere speranza e ha paura di scoprire come sarebbe stare senza, soprattutto ora che l’ha ritrovata.

Il viaggio in macchina è una metafora del viaggio che Hunt deve fare per tornare a vivere. Durante quei chilometri ripercorre tutto ciò che è successo, scopre che sua sorella non è solo una vittima in questa storia, che Riggs è stato il migliore amico che potesse avere perché si è preso la colpa senza mai infangare la memoria di Megan e che il suo piano per il futuro deve cambiare perché è irrealizzabile, capisce che per essere felice è necessario lottare e che subire passivamente senza reagire non è utile né a lui né a chi gli sta intorno ma soprattutto, per la prima volta, impara a non pretendere la perfezione da se stesso. E proprio da questo scaturisce la decisione più intelligente che abbia preso da diverso tempo a questa parte: lasciare Amelia. Questa decisione rappresenta un po’ la caduta dell’eroe. Owen Hunt si è arreso, ha smesso di lottare per qualcosa prima di arrivare a distruggerlo e a distruggersi. Ha scelto di volersi bene e di volerne ad Amelia. Lei sembrava quasi aspettare questo momento. Amelia è tornata a casa con lui sperando che Owen si rendesse conto di quanto quella fosse la scelta sbagliata. Non mi era venuto in mente quando l’ho vista assecondare il suo assurdo ed ennesimo tentativo di rimettere in piedi questo matrimonio ma, ora, posso dire che ha fatto bene. Questo, unito al viaggio con Megan, era l’unico modo in cui Owen potesse rendersi conto di quanto fosse necessario porre fine alla loro agonia. Mi dispiace per loro perché erano veramente belli ma ci sono più amore e sincerità in quell’abbraccio che si sono scambiato, che in tutto il loro percorso. Era arrivato il momento di mettere un punto a questa follia ed è stato fatto nel modo più bello e maturo possibile, è stato fatto perché entrambi meritano di essere felci e, ora come ora, insieme non possono esserlo.

Parliamo dell’elefante nella stanza: l’uscita di scena di Nathan. Ho trovato pessimo il modo in cui è stata gestita. Per quanto sia bella ed emozionante la scena sulla spiaggia e per quanto sono sicura che lui sarà un ottimo compagno e un fantastico padre, penso che le cose andassero fatte con più calma. Riunire Farouk e Megan è stato un gesto bellissimo ma resta il fatto che lui avesse chiaramente detto di essere innamorato di Meredith  e che Megan questo lo sapeva benissimo. Non capisco come si sia passati da questo a Nathan che costruisce, o almeno prova a farlo, la casa per il loro futuro da famiglia del mulino bianco. Mi sta anche bene che il finale sia questo ma ci sarebbe voluto uno sviluppo migliore del rapporto fra Megan e Nathan e soprattutto un distacco più netto con Mer. Anche perché, parliamoci chiaro, quel “thank you” con le lacrime agli occhi sembra più l’espressione di una rinuncia molto sofferta piuttosto che la serena conclusione di una storia. Ci avranno anche risparmiato il triangolo ma la storia ne ha perso in credibilità. Invece per quanto riguarda Meredith, invece, il suo “grazie” è l’unica risposta sensata che potesse dare.. Lei lo ringrazia per averla fatta tornare a vivere, per averle permesso di capire che può amare  di nuovo senza per questo tradire Derek. Non c’è niente di più sbagliato del pensare che, siccome Nathan se n’è andato, allora il tormento di questi due anni è stato tutto inutile. Il percorso che Meredith ha compito a livello personale resta e non viene sminuito da questa conclusione perché tutto quello che ha passato aveva poco a che fare con Riggs e molto a che vedere con lei e con la sua capacitò di rimettersi in gioco. Non ho mai pensato che fossero una bella coppia perché, soprattutto nell’ultimo periodo, è stato palese che ad unirli era più il dolore per una perdita che la voglia di costruire qualcosa insieme e quindi va bene che sia andata così. Nathan è stato importante e in un certo senso ci ha restituito Meredith Grey ma era evidente che il loro legame non era destinato ad essere.

Bene, direi che per oggi siamo arrivati alla fine del commento di quello che per me resta uno degli episodi migliori dell’intera serie. Vi do appuntamento a settimana prossima con una bella gita in barca.

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