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Sapevatelo | GLOW, la serie 80s (non paracula) che dovete recuperare

Ne hanno parlato in molti, o forse non vi è giunto alle orecchie, fatto sta che GLOW è una di quelle serie Netflix che, anche guardandola, senti essere un gioiellino per pochi. E’ stata pubblicata in estate per intero su Netflix, eppure guardandomi intorno, sento come se non abbia avuto la giusta accoglienza che merita.

Non importa che i produttori siano gli stessi del realismo di Orange is The New Black, o che il clima sia lo sdoganatissimo revival anni 80 che tanto va di moda ultimamente, GLOW – le gloriose lottatrici del wrestling – è davvero una serie che puoi apprezzare solo se hai passato una certa fascia di età, o se per lo meno sei stato educato (in parte) a pane, zigulì e trash di un certo livello.

Con questo non sto dicendo sia una serie trash, anzi, mi riferisco al trash quello vero, quello che è nato e cresciuto ed ha origine vera fra metà 80 e fine 90, dove non erano tanto le ragazze cin cin  o le pettinature e le spalline che facevano a cazzotti, quanto quel repertorio di film e b-movie che ci hanno instradato verso una cultura pop che ora si sta recuperando a grandi mani e che venivano rigorosamente dagli Stati Uniti.

Il trash oggi è Malgioglio (che trash ci nacque) al GF Vip che fa un po’ il pirla, ma di vero trash anni 80 si parla se si guarda oltre oceano, e solo per dirne una guardando a pellicole come ‘Le ragazze della terra sono facili’ o ‘Weird Science’ (La donna esplosiva), che da noi il vero e unico canale promulgatore di trash nei secoli dei secoli ha continuato a divulgare per anni ed anni di estati torride davanti allo schermo – italiaaaa uno.

Tornando in sede, e fatte le dovute premesse, perché quindi GLOW non è per tutti come uno Stranger Things o come il remake di IT che tanto delizia i neo-hipster? Perché non è un operazione nostalgia paracula. I riferimenti qui sono talmente assestati bene che talvolta ti arrivano davvero come una frog splash addosso. C’è tanto di umano, inoltre, e umano collocato in quei tempi che esula dal gruppo di ragazzini in bici pronti al loro cammino di formazione, perché è il mondo degli adulti, di quelle preoccupazioni che oggi riversiamo verso Kimcicciung e la sua atomica, all’epoca avevano il retrogusto sovietico e i cazzotti di Ivan Drago (tanto, anche oggi, gira gira, non c’è crime dove il nemico non sia uno di maTreRussìa).

GLOW è un po’ di vita vera all’ammmmericana, della vita e sogni ammmmericani che negli anni 80 pervadevano cinematografia e TV. E la TV stessa, e arrivarci in TV, erano il vero El Dorado. Il futuro era un futuro fatto di colori assurdi, di trame anche un po’ becere, e se non si pensava a rose e fiori, la fazione opposta era un qualcosa di punk e post atomico (alla Kung Fury per farci un idea e citare un altro prodotto più recente).

In tutto questo quindi, GLOW, cos’è? E’ la storia vera (e ovviamente un po’ romanzata) di quella televisione che è nata proprio in quel periodo, dove si era capito che oltre a spaccarsi davanti le gesta di gloriosi wrestler maschili come poi i più famosi Hulk Hogan o The Ultimate Warrior, c’era bisogno di una controparte femminile, che diventa funzionale a un mondo in cambiamento (ma anche un po’ alla altrettanto paracula logica del body sgambato e chiappe fuori che si vedevano con nonchalance sugli schermi – e nessuno avrebbe azzardato a dire che le donne erano oggetti. Se vi cito Sabrina-Boys capite quel che vi dico insomma). Invece di sgambettare in altri modi, quindi, modelle e stunt woman assunte per il programma interpretavano un ruolo, e se le davano di santa ragione seguendo quelle storyline che sapevano di pop corn e guerra fredda e che sono genitrici dei più moderni copioni della WWE.

Ciò che non vedevi in TV era ovviamente come si era arrivati a tutto questo, e dunque le loro vite ed il vissuto quotidiano in una realtà tra speranza e reali conflitti, tra implicazioni psicologiche e non solo. C’è chi faceva difficoltà ad uscire dal personaggio, chi invece lo vedeva come una possibilità di rivalsa, chi ancora voleva conquistare una sua indipendenza e dunque darsele di santa ragione su un ring con altre donne era molto più gratificante che finire a fare la cassiera in un bar. Qui arriva allora GLOW e il suo team di storyliners che sanno il fatto loro.

GLOW piace perché è verace. Le inquadrature hanno quel sapore un po’ patinato di Twin Peaks degli anni 90, anche con qualche tempo un po’ morto, ma c’è la comedy e tutto è realisticamente accurato. Inoltre, gli episodi, non hanno una durata dilatata, ma sono concentrati, e sembra quasi a volte di aver rispolverato il video registratore e di aver messo su una VHS che magari si è interrotta a metà.

Non approfondirò oltre svelandovi personaggi o trama, perché sarebbe come partire preconcetti o voler per forza seguire il tizio che ti dice ‘guardalo perché c’è tizio caio’, mentre la bellezza di GLOW è proprio scoprire ogni vita, ogni personaggio stesso, ogni tassello per le sue mille sfaccettature e riconoscervi una parte di se stessi. Vi lascio solamente un trailer di ‘assaggio’ (dei teaser appunto), così, per entrare nell’atmosfera giusta.

Vogliamo poi parlare della soundtrack? Ma che ve lo dico a fare!

Se l’avete già visto o volete dire la vostra, vi aspetto come sempre nei commenti o sulla nostra pagina social.

-Notforyourears

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