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Sapevatelo | Good Behavior season 2…Lady Mary è ancora in fuga, e ancora più badass

Ne avevamo già parlato qui, ma non avevamo avuto conferma di una seconda stagione. Good Behavior è un ottimo prodotto di crudo realismo americano, non a caso trasmesso da TNT, e forse un po’ ignorato a livello internazionale.

E’ una fotografia di quell’America moderna tra provincia e grande città, tra la voglia di rivalsa e l’autoaffermazione dell’individuo, dove il viaggio di formazione che una volta vedeva la open road come sfondo, oggi ha si lo stesso percorso ma svicola tra droga, alcool, qualche crimine, famiglie sgangherate e battaglie per l’affido.

Good Behavior è molto più di un semplice crime-drama, ed è apprezzabile si possa collocare tra quelle serie dove – di questi ultimi tempi – è l’uomo stesso il protagonista, e il suo cambiamento. Perché a volte è il karma, a volte è la vita che è una vera merda, e l’uomo reale (donna in questo caso) sa benissimo che la famiglia del mulino bianco esiste solo nei sogni. Quindi, come succede un po’ sui sociali, ho una vita di merda ma fingo agli occhi di tutti di non essere chi sono, e di indossare pirandellianamente mille maschere per far credere che sboccio e me la cavo meglio del primo milionario imprenditore tatuato circondato di belle vulvette in cerca di fama.

Digressioni a parte, è una serie che merita sotto ogni aspetto, e non delude nemmeno la partenza di questa seconda stagione che, si riallaccia a una fuga iniziata nella prima stagione e al cercare di ‘cambiare’ dei nostri due protagonisti, Letty e Javier – due Bonnie & Clyde in lotta prima di tutti con se stessi e poi con il mondo. Quanto è difficile però cambiare? Se la tua natura è quella di essere un predatore, difficilmente ce la farai a modificare te stesso.

Ecco quindi 5 buoni motivi per iniziare (o per continuare) a guardare Good Behavior

  • Michelle Dockery. Lo ha già dimostrato ampiamente quanto sia versatile a livello attoriale, e a furia di sembrare ripetitiva, è riuscita a convincersi anche nei disperati panni di una madre semi-alcolista e drug-addict che cerca di sopravvivere facendo ciò che sa far meglio: ingannare il mondo e se’ stessa. Letty è una vita successiva di Lady Mary – se considerassimo il tutto come una fan fiction. In un mondo futuro, Lady Mary non è nata di alto lignaggio, a il suo carattere e la sua spocchiosità, assieme alla determinazione che la contraddistinguono, sono messe al servizio dell’arte del sopravvivere e dell’arrangiarsi, e ci riesce sempre benissimo – sia nella Londra dei primi del 900 sia nell’America odierna. Riesce sempre a controllarti e a farti sentire migliore o peggiore a suo piacimento, e credetemi, il suo personaggio vi darà grandissime soddisfazioni

 

  • Il supporting cast. Non c’è un attore che non sia fuori posto, tra volti più o meno noti, e tutti sembrano quasi non recitare ma portare su schermo una parte nascosta di loro stessi. C’è il rispetto per una diversità non solo razziale quanto umana, perché siamo diversi dal nostro vicino di casa o da quello che incontriamo sul bus, e qui c’è tutta quella diversità eterogenea che rappresenta l’America odierna, e che al presidente non va poi tanto giù. Adorerete la più strampalata delle agenti dell’FBI e anche lo ‘sponsor’ di Letty, che incarnano sì stereotipi ma in una chiave che mai si esaurisce e che ci convince

  • Il sesso. Ce n’è, e di questi tempi è sdoganatissimo (leggi HBO). Qui però, anche quello diventa reale, diventa fatto di inquadrature dove Michelle Dockery la sollevi perché pesa come una piuma, ma più di appoggiarla su un comodino non è che arrivi. Non ci sono mega virtuosismi, anche se ad ansimare non si risparmia nessuno. Il sesso però qui è anche funzionale, oltre che appagamento del corpo. E’ perfino arma di vendetta, espiazione e moneta di scambio. Insomma, se venite nel lato oscuro, vedrete comunque meno tette di quanto vedete in Game of Thrones, ma c’è comunque un bel po’ di azione. E qualche addominale ben assestato.

  • La soundtrack. Quanto è importante il sottofondo musicale a chiudere determinate scene o a fungere appunto da background? Per me la vita quotidiana è un quadro che con il suo giusto sottofondo acquisisce ancor più valore, e in Good Behavior sono attenti a pizzicare non solo pezzi vintage ad hoc, ma anche perle di musica indie o alternative che sanno proprio di ‘americana’, di stati uniti, di creazioni che potresti veder sorgere solo in quella terra tanto diversa quanto sconfinata. Che hanno il sapore di provincia, ma la saggezza dei testi che porta una conoscenza con se mai scontata.

  • Juan Diego Botto. La spalla sulla quale vorremmo piangere se fossimo in difficoltà. Io non vi dico veramente niente. Un santo. Il killer gentiluomo che è anche cuoco. No dico, fate un po’ voi.

 Riuscirà quindi a mantenere alti gli standard alti anche questa seconda stagione? Io me lo auguro, e non vedo l’ora di sapere cosa ne pensate – quindi lasciate un commento o passate sulla nostra pagina social.

-Notforyourears

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