Film

Recensione | It

Al contrario di molti, non sentivo particolare hype per questo film. Non ho letto il libro, né visto la miniserie anni ’90, con eccezione di qualche clip su internet. Probabilmente non mi sarei neanche accorta che era uscito, non fosse che da quando è arrivato sugli schermi britannici circa un mese fa ovunque non si fa che parlarne come di un CAPOLAVORO. Ma lo è?

Magari capolavoro è una parola un po’ grossa, ma il film è davvero bello e ben fatto: i jumpscare funzionano, il clown demoniaco è inquietante e grottesco, ma soprattutto i protagonisti sono adorabili e convincenti. I giovani attori hanno sfoderato un talento straordinario, i personaggi erano ben definiti nella loro individualità (tranne forse il più trascurato dalla sceneggiatura, Mike, che a un certo punto del film scompare per tornare alla fine). Il mio preferito è il logorroico germofobico Eddie, ma sono tutti personaggi a cui ci si affeziona e con cui ci si può identificare ricordandosi a quell’età. Gli adulti, d’altra parte, sono inaffidabili nella migliore delle ipotesi, viscidi e abusivi o apertamente violenti nella peggiore, mentre i bulletti adolescenti nella loro follia violenta fanno quasi tanta paura quanto il villain principale.

La cittadina di Derry è ricostruita in modo credibile, con la sua facciata di paesino di provincia tanto carino che puoi lasciare la chiave sotto lo zerbino di casa che nessuno entrerà a rapinarti. E infatti il male è già dentro. Anche la ricostruzione degli anni ’80 è ben fatta, a differenza di tante ricostruzioni moderne non vediamo la versione “riveduta e corretta” di quegli anni ma siamo davvero faccia a faccia con l’atmosfera, i vestiti, i capelli (cose che avrei preferito dimenticare) e la tecnologia della fine di quel decennio. Impossibile non notare come i bambini degli anni ’80 avessero una libertà di movimento molto maggiore di quanto si sia poi avuto nelle generazioni successive, e fossero lasciati abbastanza liberi di scorazzare in giro senza che ogni loro movimento fosse monitorato minuto per minuto. Considerando che nel romanzo il momento dell’infanzia è ambientato negli anni ’60 (gli anni dell’infanzia di King) immagino che questo aspetto fosse ancora più evidente.

Oltre ai momenti horror, che sono davvero inquietanti, il film si prende il tempo di mostrarci l’amicizia del gruppo di ragazzini, uniti dall’essere dei “perdenti”, e trasmette bene la sensazione dell’ultima estate dell’infanzia (un tema in effetti sfruttato molto spesso da cinema e letteratura, basti pensare a Stand by me e al racconto Il corpo, dello stesso King, da cui il film era tratto). Questi momenti più leggeri non stonano, anzi, ci aiutano a conoscere e ad affezionarci ai personaggi (così ci agitiamo ancora di più quando sono in pericolo) e la tensione non cala mai, dato che siamo sempre sotto la minaccia di veder spuntare un palloncino rosso. Penso anche che queste scene rendano ancora più evidente il “sottotesto” del film, le varie metafore che “it” rappresenta, dalle più ovvie (le nostre paure, che possono sopraffarci se ci isoliamo dagli altri) alle più sottointese (la pedofilia, che è un tema che attraversa tutto il film, come in generale gli abusi degli adulti sui bambini).

Note negative: come ho già detto, Mike scompare a metà film per ricomparire nel finale, tanto che non mi ricordavo il suo nome e sono dovuta andare a controllare su imdb. Anche il personaggio di Stan risulta molto sacrificato, caratterizzato solo da qualche dettaglio (il cavalletto della bici, principalmente). È anche vero che la sua paura è una delle meno “significative”, anche se una delle più spaventose da guardare. Inoltre la storyline di Mike era forse più credibile negli anni ’60 che negli anni ’80 (per quanto il razzismo sia ancora estremamente diffuso negli USA).

Ma principalmente il difetto più grande è anche quello più inevitabile: l’inizio della storia. Quale bambino si metterebbe a parlare con un clown in un tombino? Ovviamente, questo elemento (già presente nel romanzo) non poteva essere cambiato, quindi non resta che fare una sospensione dell’incredulità bella grande per i primi minuti del film.

In conclusione un film riuscito, che intrattiene e spaventa al punto giusto, perfetto per queste serate autunnali in clima da pre-halloween  ma non adatto a chi non riuscirebbe a sopportare le scene troppo violente (il sangue scorre letteralmente a secchiate). Se andate a vederlo, fate attenzione agli easter egg: ce ne sono talmente tanti che penso di averne notati a malapena la metà (film trasmessi al cinema, poster, magliette, tartarughe) perché ero troppo presa dalla trama nella prima visione, ma spero di recuperare nelle successive.

Se andrete a vedere il film, fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!

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Ringraziamento: Citazioni film e libri | I Love Film and Telefilm | And. Yes, I love telefilms and films ∞ | Because i love films and Tv series

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