Sapevatelo

Sapevatelo | Liar…i due lati di una bugia.

Mentre la BBC mandava in onda la seconda stagione di Doctor Foster, serie incentrata sul tradimento, i sotterfugi e le bugie, ITV ha risposto con Liar, una serie in 6 parti, appena conclusasi, con protagonista Joan Froggat (Anna Bates di Downton Abbey) e Ioan Gruffud (I fantastici 4, Forever, King Arthur).

Il tema qui, più che tradimento, è qualcosa di ancor più delicato e quanto mai agli onori (ed orrori, purtroppo) della cronaca odierna: uno stupro. Un tema sul quale si discute molto di questi tempi, così come in altre serie britanniche – vedi Broadchurch – è entrato di prepotenza. Lo stupro e le sue declinazioni occupano ormai i nostri teleschermi, sia sottofroma di news, sia di un’analisi che tende ad eviscerane tutti gli aspetti possibili, tutte le insidie possibile che esso nasconde. Si, perché per quanto tema delicato, non si sa mai come parlarne e soprattutto come affrontarlo, soprattutto in una società in continua evoluzione, dove la minaccia invece di esaurirsi, cambia forma e volti, e il vecchio adagio del non potersi fidare di nessuno talvolta (non sempre) ci risuona prepotentemente nelle orecchie.

La Froggat, dal canto suo, aveva già avuto a che fare col tema in Downton Abbey, ed anche qui, suo malgrado si ritrova vittima di una dinamica forse ancor più meschina, e che ha anche tanto di moderno. Uno stupro perpetrato per mezzo di sostanze che portano a non ricordare, per cui il corpo sa di essere stato in qualche modo violato ma la mente non ne ha quasi coscienza. Non vediamo mai, come in Downton, l’azione, ma ne analizziamo e ne viviamo le conseguenze dirette, la rabbia e l’offuscamento, l’essere storditi e il tentare di ricordare, come vivessimo quelle sensazioni in prima persona.

E’ un discorso complesso quello affrontato da Liar ma non per questo meno diretto. E’ un camminare sugli spilli stando attenti a non cadere, soprattutto perché almeno apparentemente il tutto è avvenuto in una serata a due, in una classica uscita dal sapore di ‘first date’ per cui il sospetto e l’accusa a doppio senso o il ‘ma lei c’è stata’ si insinuano sottili come un soffio di vento sotto le persiane. Lui, medico affermato e rispettato, lei maestra della provincia con un matrimonio finito alle spalle, qualche scheletro nell’armadio, ma tutto sommato una persona come tante.

Ciò che è apprezzabile di Liar è che, non vince mai un sospetto sull’altro, o se così succede, è solo per momento parziale, perché lo spettatore è portato a seguire le vicende come nell’oscillare di un pendolo, tra due fuochi che si danno contro. E c’è di tutto, dalla rabbia sui social, agli inganni ai danni di altri, a tradimenti taciuti e anche ad astuzie e furbizie, che sono poi sempre – ci insegnano gli inglesi – il sottotesto delle vite apparentemente felici e normali.

Il ritmo non è incalzante, anzi, proprio come in Doctor Foster, talvolta è portato ad allentarsi e ad estendersi un pochino. Polemiche vi sono state tra il pubblico anche sull’effettiva conclusione della vicenda, sebbene la storia in se probabilmente non poteva andare in altro modo (non diremo nulla e non faremo spoiler), tuttavia portandosi in un su e giù che tiene lo spettatore volenteroso davanti allo schermo, curioso di sapere chi delle due parti abbia in mano lo scettro della verità.

Insomma, sicuramente un buon prodotto e con un tema non facile, affrontato ad ogni modo con il giusto tatto e anche quella durezza tipica dei nostri tempi, fatta di un realismo talvolta un po’ crudo, seppur sia sempre a tinte ‘drama’ e rigorosamente in salsa British. E’ inoltre, di pochi giorni, la notizia di una probabile seconda stagione.

E voi…cosa ne pensate? L’avete già visto?

Fateci come sempre sapere nei commenti o sulla nostra pagina facebook.

-Notforyourears

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