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Parliamone | Say Yes To The Drama Part II

Non solo il negozietto cinese sotto casa è sempre provvisto di quello strano oggetto che ci manca e dopo aver girato tutta la città troveremo solo da lui, ma anche la televisione asiatica sta regalando negli anni grandi soddisfazioni.

Con questa pratica premessa, apro il nostro secondo appuntamento con il mondo dei drama e dorama (Giappone). Per chi fosse ignorante in materia, e non vergognatevi affatto, vi invito a fare un salto al primo articolo, dove brevemente vi introduco all’argomento anche con consigli più leggeri.

Il mio ri-avvicinamento al mondo asiatico è partito proprio dal sentimento e dalla necessità che ho esposto in apertura. Sentivo il bisogno di nuove serie con delle caratteristiche precise. Volevo tanto vedere un bel teen drama come non ne vedevo dai tempi di Dawson’s creek e O.C. Ragazzi come noi, oppure vite opposte, problemi scolastici e di vita, senza omicidi e/o eventi sovrannaturali. Quel che davvero manca alle nostre televisioni occidentali è un po’ di sana normalità che forse non si vede dai tempi di Heart of Dixie e pochi simili più recenti. Nonostante apprezzi la varietà tematica di oggi, anche le numerose serie non americane che si stanno affacciando, sento molto forte un voler ritornare alle origini. E così ho ribussato alle porte del sol levante.

Come già scrissi in passato, il primo impatto con queste serie è traumatico, ma qualcosa stranamente attira, e quando ci siete così dentro come vampirettafolle vi ritroverete a vedere più di dieci drama in un paio di mesi. Ho da aggiungere però che, rispetto all’articolo precedente, ho notato un notevole miglioramento nei prodotti asiatici, dalla recitazione, alle scenografie e persino le sceneggiature, che erano già eccelse. Sicuramente anche loro avranno sentito l’influenza nostra, ma la loro impronta, individualità resta forte e trasportata nel mondo di oggi riesce a creare prodotti che in occidente non solo non ci sono quasi più, ma mantengono un lato magico e/o romantico che noi stiamo perdendo.

Fatta questa lunga premessa, vi farò scoprire cosa ho visto questa estate. Il mio ritorno ha seguito un percorso molto preciso. Dal desiderio di un teen drama sono passata a stalkerare i miei attori preferiti, o molto spesso, quando leggevo una cattiva recensione, per partito preso iniziavo la serie restandone poi piacevolmente colpita. Oltre ai già discussi My only love song e Itazura na Kiss love in Tokyo 1 e 2, ho guardato principalmente kdrama, esclusi il sopra citato jdrama di Itazura, Goodmorning Call e Il mio piccolo amore (tutti su Netflix).

The Heirs – Sangsokjadeul. Kdrama. 2013. 20 Episodi. Romantico-Scolastico.

왕관을 쓰려는 자, 그 무게를 견뎌라

Colui che vuole portare la corona deve sopportarne il peso.

È il primo drama sudcoreano co-prodotto con la piattaforma americana di distribuzione digitale DramaFever. Infatti alcune scene sono proprio girate in California. Tra i protagonisti ci sono Lee Min Ho, Park Shin-hye, Kim Woo-bin e tantissimi altri (un cast ricco di volti noti).

E’ il teen drama che cercavo. Grande successo coreano del 2013, tanto da girare la voce di una seconda stagione con il ritorno dal servizio militare di Lee Min ho, ma recensito negativamente soprattutto in Italia. Se vi sono piaciuti teen drama come O.C., Gossip Girl, Beverly Hills, i grandi classici, questo fa per voi. Ha il melodramma da soap, gli intrecci di una serie americana, la brevità di uno sceneggiato italiano e Lee Min ho, il mio primissimo amore coreano dai tempi di Boys over flower; infatti pare che questo ruolo da protagonista gli sia stato cucito addosso dalla regista, che lo ha voluto a tutti i costi.

The Heirs è la storia di un gruppo di giovani di elitè, appunto gli eredi, e dei loro problemi familiari e non. La loro vita non è facile, come tutti hanno dei problemi e alcuni hanno un certo peso. Il protagonista, Kim Tan, erede dell’ Empire Group ha un segreto, che scopriremo fin da subito; ha un pessimo rapporto con la famiglia e i suoi ex amici, l’unica sua certezza diventerà lei: Cha Eun-sang, incontrata in America, dove era stato esiliato. La storia d’amore è travagliata perchè lei, povera in canna (figuriamoci se poteva essere almeno vagamente benestante), sa perfettamente che provengono da due mondi differenti, ma si lascia trascinare finchè i problemi familiari di lui non diventano troppo grandi. In tutto questo si intreccciano le vite degli altri personaggi come, il secobd lead (Kim Woo-bin) Choi Young-do, erede di un resort di lusso, col quale nascerà un triangolo (e un’interessante broomance) che non sarà mai tale, ma nonostante tutto ti affezioni a lui e alle sue vicende. La storia non punta a stupire con dei colpi di scena, ma più che altro a risolvere i problemi che questi ragazzi si portano dietro. I cliché del genere teen ci sono tutti come l’ambientazione scolastica, i ricchi che sono bulli, feste, pettegolezzi, intrighi, ricatti ecc., ma sono solo lo sfondo per le vicende che si evolveranno. Non vi nego che il drama si regge principalmente per i due male characters, in quanto la protagonista alle volte è contradditoria e anche esageratamente timida, ma probabilmente in linea con la cultura coreana. Le vicende personali di ogni singolo personaggio vi faranno affezionare a tutti e arrivare volando al ventesimo episodio che avrà un finale probabilmente in linea con la realtà raccontata. The Heirs è un drama che ho molto apprezzato principalmente per il mio bisogno di teen trash; ha puntato tutto su un cast davvero ben preparato e famoso, ma meno sulla sceneggiatura che non si è mai sbilanciata né troppo verso la commedia e né verso il dramma (e quando invece lo ha fatto, ha regalato grandi scene).

The legend of blue sea – Pureun bada-ui jeonseol. Kdrama. 2016-2017. 20 episodi. Fantasy-Romantico.

I will wait until ‘next time’ because I’m good at waiting.

 

E da The Heirs ho seguito Lee Min prima nell’oceano Pacifico a Palau, e poi in Corea col suo ultimo successo: The legend of blue sea di cui ho già parlato qui in maniera soddisfacente. Ottimo fantasy alternativo sulla Sirenetta, effetti speciali impeccabili, ed espedienti narrativi geniali: chi l’avrebbe mai detto che una sirena potesse innamorarsi di un moderno Lupin?

 

 

Goblin – Goblin: The Lonely and Great God – Sseulsseulhago challanhasin – Dokkaebi  Guardian: The Lonely and Great God. Kdrama. 2016-2017. 16 episodi. Dramma-Fantasy-Romantico.

The Physics of Love

by Kim In-yook

Mass is not proportional to volume

A girl as small as a violet
A girl who moves like a flower’s petal
She attracts me with a force greater than her mass
Now, I 
am like Newton’s apple
Rolled and fell toward her unstoppably
With a thump, a thump

My heart
Keeps bouncing between the sky and the ground
It was my first love

E’ il secondo drama coreano via cavo più visto di sempre. Dopo The legend of the blue sea, desideravo vedere qualche altro drama di genere fantasy, ma che mantenesse un certo legame con la realtà. Finita la visione ho pensato che fosse un bel drama, dopo un paio di giorni mi sono ritrovata a rivedere alcune scene su youtube arrivando alla conclusione che è una della più belle serie che io abbia mai visto.

Il drama si apre col passato di Kim Shin, quando era un generale durante la dinastia Goryeo. In punto di morte verrà condannato da Dio ad essere un immortale per i suoi peccati, ricordandoli sempre tutti, ma allo stesso tempo gli verrà donata la chiave per porre fine a tutto ciò: una sposa. Nel presente Kim Shin veglia su alcuni esseri umani, li aiuta, ma cerca sempre di non interferire troppo con la loro vita e soprattutto la morte di cui ne sono responsabili i tristi mietitori. Dopo quasi 1000 anni incontrerà una studentessa, Ji Eun-tak con dei poteri particolari. L’inizio di questo drama, che fa dei salti tra presente e passato, creerà delle aspettative altissime che verranno tutte soddisfatte. La storia del Goblin sembra chiara: lui ha bisogno della ragazza per liberarsi da questa maledizione e morire in pace. Sembra anche scontato che poi lui se ne innamorerà e non vorrà lasciarla. Ma queste sono solo le premesse perchè quello che succederà dopo non ve lo potreste mai immaginare. E’ una storia che parla d’amore, amicizia, religione, rimpianti, rancori, peccati, perdono e speranza. C’è un’amicizia improbabile tra un Goblin giocherellone e un serio Mietitore che si scoprirà qualcosa già nata (?) in passato; c’è l’amore tra un uomo di mille anni e una giovane ventenne più matura di lui, un’altra storia d’amore che dura da più di mille anni; c’è Dio, in varie forme, camuffato da varie facce che veglia anche su chi lo ha rinnegato, e tanto altro. Quello che il Goblin insegna è che amare è importante, non siamo davvero mai soli e che non c’è sempre un lieto fine, ma che un giorno, chissà…

Storia poetica, sul senso della vita e della morte, eseguita magistralmente dal cast composto da un bravissimo e sempre affascinante sulla soglia dei 40 Gong Yoo (di cui consiglio tutta la sua filmografia, ad oggi viene anche considerato uno dei migliori attori di baci, per delle prove concrete vedete Coffee Prince), Kim Go-eun (che ha realizzato uno dei personaggi femminili migliori sul piccolo schermo a mio parere), Lee Dong-wook e Yoo In-na e da tutta la crew, con effetti speciali di alto livello. Di questo drama consigli di ascoltare anche la soundrack, una delle più belle e suggestive con pezzi (Stuck in love) che vi faranno piangere e qui si piangerà parecchio, già dopo i primi 5 minuti di visione, ma vi garantisco che le risate e i momenti di felicità saranno tanti.

Jealousy incarnate – Incarnation of Envy – Incarnation of Jealousy – Don’t Dare to Dream. Kdrama. 2016. 24 episodi. Commedia-Romantico.

Monday to Sunday

by J Rabbit

Why don’t you think about
Me and You and me and you
What about us

Gong Hyo Jin, la regina delle commedie romantiche, non a caso ha questo appellativo. Per me dopo The Greatest love o Master’s of sun è una garanzia. Questa commedia romantica è originale e briosa. Affronta tematiche forse fino ad ora mai trattate come il cancro al seno per l’uomo, ma lo fa con una lucidità, ironia e anche cura che in un drama o serietv non avevo mai visto. Ma si ride anche tanto, ho persino avuto problemi per che ship tifare dato il triangolo d’amore convincente. Forse le altre storyline sono un po’ superflue o non trattate con il giusto riguardo, ma quella principale è un gioiellino. Gong Hyo Jin con la sua Pyo Na Ri è una donna che cerca di sfondare nel lavoro, con una cotta, non del tutto passata, per un suo collega, Lee Hwa Shin (Jo Jung Suk), il quale è proprio il classico bastardo, dall’inizio fino alla 24esima puntata, ma quando farà determinate proposte (indecenti) non si può far altro che capitolare. Credo che il successo di questo drama, oltre la chimica del trio, sia dovuta alla struttura della storia, quando meno te lo aspetti ti stupirà con azioni che mai potreste immaginarvi e che non sarebbero male come soluzioni nella vita di tutti i giorni.

Jealousy incarnete è la commedia di cui c’è bisogno per passare piacevolmente il tempo. Perspicace e divertente. E dopo Goblin è stata un toccasana.

P.S. Jo Jung Suk per me verrà ribattezzato l’Armando Mendoza (Betty la Fea) coreano.

Moon Lovers: Scarlet Heart Ryeo – Dar-ui yeon-in – Bobogyeongsim ryeo. Kdrama. 2016. 18 episodi. Dramma (io avrei messo Tragedia)-Storico.

If it is you… I can put myself in your hands. Do whatever you want. Now I am yours.

Il serial è basato sul romanzo cinese Bubujingxin di Tong Hua, e c’è già stata una prima trasposizione cinese nel 2011 di grande successo. Premetto che mi era stato sconsigliato, ma l’attore protagonista, Lee Jong ji (presente nell’ultimo Resident evil) mi ha attirata e portata alla visione. Viene definito il re delle serie in costume, credo di averlo visto raramente in abiti moderni (per la prima volta in First kiss for the Seventh time, una web serie), ma ad oggi lo ritengo insieme a Gong Yoo uno degli attori coreani sulla trentina più magnetici. Questo drama però è stato un grandissmo flop in Corea quanto grande successo al di fuori del suo paese, gli italiani sono abbastanza divisi, c’è chi lo odia e chi lo ama come me.

La trama parte con l’espediante fantasy del viaggio del tempo, per poi infischiarsene completamente e trattare le vicende della famiglia reale Taejo e la loro lotta al trono. Naturalmente la storia è alquanto romanzata, ma ben argomentata.

Durante un’eclissi di sole Go Ha-jin annega in un laghetto dopo aver salvato un bambino e si ritrova nell’anno 941, durante il regno di Taejo, fondatore della dinastia Goryeo, e si risveglia nel corpo di Hae Soo (IU, la cui recitazione mi ha stupito dato che nella vita reale sembra una bambolina inespressiva), cugina della moglie del principe Wang Uk, ottavo figlio del sovrano al quale la ragazza si legherà. Così conoscerà gli altri principi  tra cui il quarto, Wang So, sfregiato in volto da bambino. Il drama si concentra soprattutto sulla parte storica e politica, sulla lotta tra fratelli che si stermineranno a vicenda fino a quando non salirà al trono Wang So. Un personaggio delicato, che a volte pare psicologicamente disturbato, ma la risposta è nel suo passato e presente. L’appoggio di Hae Soo, che in sè ha l’anima moderna di Ha-jin, lo aiuterà ad aprirsi. Naturalmente nascerà l’amore tra i due, ma le gioie non sono contemplate in questo drama. Hae Soo rappresenta un personaggio particolare. Siamo tutti abituati ai viaggi nel tempo con Claire in Outlander, ma mentre la seconda resta sempre troppo legata al suo presente, la prima costretta forse ad una vita più dura e crudele alla fine si trasformerà in una donna di quell’epoca, accettando la sua condizione. Potrebbe sembrare una sconfitta, in realtà Hae Soo durante questo viaggio otterrà maggior consapevolezza di sè, maturerà, stando al fianco, finchè potrà, dell’uomo che ama e migliorandolo. Il resto del cast non è assolutamente di contorno, ha un ruolo attivo nelle vicende, e nessuno viene lasciato agire a caso. Di questo drama ho apprezzato non solo la struggente storia d’amore, di cui già capisci come andrà finire dopo 3 puntate, ma come questa riesce a inserirsi perfettamente nel tema portante, la lotta al trono tra fratelli. Ognuno dei sette principi vi lascerà qualcosa (oltre una valanga di fazzoletti) e forse ci insegnerà anche qualcos altro. Moon lovers con la sua maschera da storia d’amore nata grazie ad un’eclissi solare cela le debolezze di un epoca che si circondava d’oro per poi nascondere il marcio e la fragilità dei suoi reali.

Se proprio devo trovare un difetto, penso che si poteva aver maggior cura nel montaggio, a volte un po’ affrettato, e soprattutto evitare fin dai primi minuti di far capire che dopo questo drama la soluzione è tagliersi le vene. Si vocifera di una seconda serie, ambientata ai nostri giorni, non vi nego che non mi dispiacerebbe, ma anche il romanzo non ha avuto un finale rose e fiori, perciò la soluzione resta sempre quella prima citata.

The bride of water God – The Bride of Habaek. Kdrama. 2017. 16 episodi. Fantasy-Romantico.

Without you
by Lucia
Stay on my way, stay on my time
Only if I can turn back to time
Still in my heart, my dream
Oneuleun eodie tteun byeoleul bomyeo 
Neol tteoollilkka 

Spin off del manhwa Bride of Water God di Yoon Mi-kyung, questo recentissimo drama, terminato ad agosto, è una leggera e per nulla pretenziosa visione mascherata inizialmente da qualcosa di più promettente, tipo più commedia o più fantasy. Non nego che speravo di imbattermi in un drama degno di Goblin o Blue sea, le premesse c’erano tutte, ma poi ha intrapreso una strada molto più semplice. Il Dio dell’acqua Habaek (Nam Joo-hyuk), verrà mandato sulla terra con una missione prima di salire al trono e diventare il re degli dei. Ma persi i poteri si vedrà costretto a chiedere aiuto alla sua serva Yoon So-ah (Shin Se-kyung). Per la prima metà c’è uno scopo preciso, poi improvvisamente il drama abbandona la sua componente fantasy per concentrarsi solo su quella romance. Forse queste sembrerebbero le peggiori premesse di sempre per invogliarvi alla visione, ma in realtà è un drama carino che comuunque riserverà delle sorprese sul finale, con una vena melodrammatica e una dolcissima storia d’amore. Il mio rimpianto va solo al lato fantasy, completamente messo da parte in una storia appunto fantasy. Vale la pena vederlo, soprattutto per chi vuole qualcosa di più leggero che parli d’amore e sacrificio senza farti piangere a dirotto. E poi ci sono delle grandi scene di baci.

Cheese in the trap – Chijeu in deo teuraep. kdrama. 2016. 16 episodi. Drammatico.

Behind that smile of his, that was a scary duplicitous way about him that he kept hidden.

Basata sull’omonimo webtoon di Soonki, serializzato su Naver dal 2010 al 2016, con un finale tuttavia diverso, in quanto il fumetto non era ancora stato completato al momento della messa in onda, Cheese in the trap è il classico drama che inizi pensando di vedere qualcosa per distrarti dai problemi della vita, e invece ti ritrovi immerso in una visione introspettiva che ti farà rivalutare te stesso e il mondo. Come sempre i drama che più aprrezzo sono quelli che riscuotono meno successo in patria, forse perchè trovo a volte più vicini prodotti meno fiabeschi e farciti da troppi buoni sentimenti.

Yoo Jung (Park Hae-jin, altro manzo coreano degno di nota) è un giovane universitario che nonostante l’apparente bella vita, ha un carattere contraddittorio, quasi losco. Hong Seol (Kim Go-eun, la sposa del Goblin) è una sua compagna di studi con la quale si scontrerà. Dopo un anno di assenza da parte di lei a causa di Jung, questi le si avvicinerà interessato ad una relazione. Niente è come appare. Ci fanno fin da subito credere che il ragazzo nasconda qualcosa, quasi che macchini alle spalle degli altri. Per poi subito smentire il tutto e farci sentire in colpa per i nostri cattivi pensieri, e in un terzo momento affermare che poi non eravamo così lontani dalla realtà. La relazione tra i due si complica con l’arrivo di Baek In-ho, il classico frist lead che qua ha un ruolo da secondo, e di sua sorella Baek In-ha, amici d’infanzia di Jung, adottati dalla famiglia di quest’ultimo. Con il loro arrivo il personaggio di Jung diventerà ancora più oscuro, rischiarato solo dalla bontà di Seol, consapevole che il suo ragazzo ha un lato da cattivo o da Batman, dipende dai punti di vista, che tiene nascosto a tutti. Cheese in the trap parla di come spesso l’uomo sia superficiale e scambi una persona più riservata per qualcuno dall’animo nero o ne approfitti. Si metteno subito a confronto Jung e Seol, due bravi ragazzi che non vogliono farsi più mettere i piedi in testa da nessuno, con personaggi che per cattiveria fanno rabbrividire: uno stalker ossessionato da Seol, una compagna di università che si spaccia per la protagonista, un senior ladro e scroccone. Questi ultimi soggetti vengono sempre preferiti ai protagonisti perchè apparentemente si dimostrano disponibili, gioviali. Alla fine si scoprirà che Jung quando agisce lo fa per difendere se stesso e la donna che ama, e lei, seppur non approvando il suo modo di fare lo comprende. Ma una piccola vendetta di Jung apparirà sempre più grande di qualche atto effettivamente più grave. E’ un drama sulla visione distorta che spesso ha l’essere umano che non vuole vedere al di là del proprio naso. Naturalmente Jung arriverà a comprendere, a differenza di altri, che il proprio comportamento può ferire soprattutto Seol e per questo vuole migliorarsi. Un drama interessante, quasi didattico, dove c’è un protagonista atipico, un anti eroe che una volta compreso lo accetterete così come ha fatto Seol. Il percorso di ogni personaggio, anche di In ha e In ho, ha una sua logica e una perfetta fine, seppur si sperava in un ricongiungimento con la famiglia. Però compresi i rancori e le motivazioni di tutti, forse questo finale alternativo ha il suo perchè. Cast eccellente con ruoli non facili da risultare “simpatici“. Drama intelligente.

W – W-Two worlds – Deobeur-yu. Kdrama. 2016. 16 puntate. Fantasy-Drammatico-Azione.

She is the key of my life.

Cavalcando l’onda dei manzi coreani, motivo per cui spesso inizio una determinata serie (ebbene sì, sono una brutta persona), e del fantasy fatto a modo, ho scoperto questo drama assolutamente unico. Prendete la figlia dell’ ideatore di un noto webtoon: W, che riesce a viaggiare all’interno del fumetto del padre incontrando il suo protagonista: Kang Cheol (Lee Jong-suk, il pezzo di carne sopra citato). La particolarità di questa vicenda è che il protagonista “cartaceo” verrà subito a conoscenza della propria “non” identità e si troverà non solo ad accettare la sua “non” realtà, ma vedrà questa prendere vita in entrambi i mondi scombinando la sua esistenza e di quelli che gli stanno intorno. E così una commedia si trasforma in un thriller dai risvolti a volte anche angoscianti, con una grande storia d’amore (la Scena del bacio e Dichiarazione, vi dico solo questo). E’ il drama che non ti aspetti, che può trasportare le caratteristiche eccessive tipiche dei manga nella realtà senza sembrare mai fuori luogo. E i protagonisti conoscendo il loro principale ruolo, si comportano di conseguenza. Un drama dove tutto è giustificato insomma. Forse non ha poi questo grande insegnamento, d’altronde la storia di W è una storia di vendetta e colpi di scena sia nel webtoon che nella realtà, ma entrambi i protagonisti agiscono per difendere i propri cari e cercare di stare insieme nonostante la sostanziale differenza di mondi. E’ il caso di dire che questo drama ci mostra cosa succederebbe se effettivamente incontrassimo il nostro personaggio cartaceo o fittizio, guai a iosa.

Per non escluderli completamente concluderò con due titoli recenti e abbastanza conosciuti, ma che non mi hanno poi più di tanto convinta nonostante la qualità alta: Fight for my way (2017) e Man to man (2017). Dal primo mi aspettavo molto di più, in quanto la tematica del: combatti per ciò che vuoi, un po’ si perde, ma è l’opera perfetta per rilassarsi e guardare l’amore sbocciare tra due amici oltre ad assistere finalmente a squarci di vita vera; il secondo, presente su Netflix, è un drama di spionaggio a cui per recitazione (anche i personaggi secondari hanno un profilo ben riconoscibile), sceneggiatura ed effetti speciali darei un 8, ma ha talmente una storia d’amore insignificante, che dovrebbe essere un pezzo fondamentale del puzzle, e una protagonista confusa (e un caschetto improbabile alla Nino D’Angelo), che la broomance e l’azione vincono a mani basse. In generale quest’ultimo lo consiglio caldamente, è una di quelle chicche coreane su Netflix davvero avvincenti. Semplicemente non è mi ha soddisfatto pienamente il lato romance, ma questo James Bond coreano interpretato da Park Hae-jin è da mangiare con gli occhi da ricordare tra le più brillanti spie.

 

Sto recuperando anche altro, come la filmografia di Gong Yoo e cerco sempre qualche nuovo drama. Per il momento i miei consigli sono questi e credo ce ne sia per tutti gusti. Questa è la mia opinione personalissima a riguardo, e in base alla quantità di parole spesa, capirete i miei preferiti.

Per gli appassionati del genere, avete già visto qualcuno di questi titoli? E per i digiuni, quale ha attirato la vostra attenzione? Ma soprattutto, ora, cosa state seguendo?

 

Ringraziamo: A.A.A cercasi dramas disperatamente | DRAMA che passione | DramaMania

 

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One thought on “Parliamone | Say Yes To The Drama Part II

  1. Pingback: Parliamone | Say Yes To The Drama Part III | parolepelate

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