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Sapevatelo | La metafora sociale di Cleverman

Lo so, dal titolo di quest’articolo sembra che io stia per parlarvi di qualcosa di totalmente non inerente a parolepelate e al mondo televisivo. E invece no.

Partiamo dalle basi.

Cleverman è un telefilm che va in onda per la prima volta il 1° giugno 2016, su SundanceTV negli States, e sulla ABC in Australia. Il cast è giovane, poco noto al grande pubblico se non per Iain Glen, conosciuto per il suo ruolo di Jorah Mormont in Game of Thrones [qui la recensione dell’ultimo episodio andato in onda, 7×03, “The Queen’s Justice”].

Dunque, mi e vi chiederete, cos’ha di importante questa seria sconosciuta? Perché è una metafora sociale? Preciso che il mio è, ovviamente, un parere personale con cui potreste essere in disaccordo. Ma procediamo per gradi.

La storia va a combinare elementi mistici e distopici in primo luogo.
Per elementi mistici intendo principalmente la figura del Cleverman, tradotto in italiano con “il sommo” che è una figura reale della cultura aborigena australiana. Nella serie, come ha spiegato il suo creatore Ryan Griffen, vengono combinate diverse tradizioni aborigine al fine di creare un personaggio che possa incarnare in qualche modo la figura del supereroe. È un punto di riferimento molto importante per la comunità, è una sorta di Papa che fa da tramite tra il mondo reale e il mondo dei sogni.

E di nuovo, lo so, vi starete chiedendo qual è il messaggio di importanza sociale.
Bene, all’interno della serie abbiamo queste persone, gli ominidi, persone ricoperte di peli e con una forza maggiore rispetto a quella degli essere umani.
Sono confinati in una parte della città, chiamata “la Zona”.
No, niente campi di concentramento, ma quasi. Sono disprezzati dagli esseri umani, sono fonte di paura per la gente ignorante che vede in loro nient’altro che una minaccia.

Fa tanto 1940 con le segregazioni razziali, non vi pare? Questa è pura fantascienza, ma il punto è che nel nostro quotidiano facciamo sempre le stesse e idiotiche cose: allontanarci dal diverso, privarlo della propria cultura se si può con la scusa del “ma se sono qui devono abituarsi alle nostre usanze”.
Anche gli uomini di un futuro non troppo distante di questa serie fanno così, solo che sfruttano la tecnologia più avanzata per privare queste persone anche della loro essenza.

Ci ripetiamo. Sempre e comunque. E serie tv di questo genere per me sono molto importanti proprio perché mettono in scena le paure — in parte forse anche legittime — delle persone. Non ci si appresta mai a cercare un punto di contatto, e quei pochi che lo fanno poi iniziano a tirarsi indietro, spaventati dalle conseguenze che potrebbero gravare sulle loro vite.

Ma la serie ci insegna anche che è possibile cambiare, e migliorare se stessi, cercare di rimediare ai propri sbagli che sono frutto di razzismo e ignoranza. Colui che diventerà Cleverman, Koen, è un giovane malandato, che nel primo episodio specula sugli ominidi senza curarsene più di tanto. Eppure intraprenderà una nuova strada, del tutto opposta a quella del fratello Waruu che per anni ha difeso gli ominidi e le persone di colore, ma non appena il suo tornaconto personale si azzera e viene oscurato dalle capacità ereditate dal fratello più giovane, cambierà sponda.

Penso che questa serie, nelle sue mille sfaccettature, riesca a far riflettere il telespettatore sul tipo di persona si vorrebbe essere; fa mettere in prospettiva tutte le recenti decisioni politiche in varie parti del mondo e spinge ad interrogarsi su quello che sarà, o che perlomeno potrebbe essere.
Mettere gli immigrati in dei campi di accoglienza ed impedire loro di uscire da lì non è tanto meglio di quello che fanno in questa serie. Spingere e tentare di occultare e sopprimere persone che fanno parte di minoranze etniche molto spesso porterà alla ribellione. Ma non impariamo mai.

Non guastano poi gli effetti speciali che sono pochi e ben fatti, la mitologia è sempre fenomeno di attrazione per chi adora questo genere di cose come la sottoscritta. C’è una capacità generale negli attori, e i dialoghi e le scene il più delle volte sono incalzanti e tengono incollate allo schermo.
Forse a volte può essere noiosa, o ripetitiva, ma vale la pena darle una chance.

E voi, l’avete vista già? Come la pensate? La vedrete? Fatecelo sapere in un commento!

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