Poldark/Telefilm

Recensione | Poldark 3×05 “War is not simple, nor human nature”.

Questa volta è il nostro Ross ad esplicitare ciò che, oramai, al quinto episodio della terza stagione abbiamo ben compreso e metabolizzato. E’ una guerra, su tutti i fronti ed in ogni campo, e non è una di quelle facili. Non è una guerra lampo, ma è piuttosto una guerra di trincea, con occasionali incursioni nelle linee nemiche che portano – purtroppo – anche a perdite in termini di vite umane. E della vita umana, ci dice anche che, così come la guerra, anch’essa non è per nulla facile – e più propriamente la natura umana, ciò che noi siamo.

La natura umana, poi, di seguito alla guerra cambia. Oggi la chiamiamo Sindrome da Stress Post Traumatico, una volta erano gli ‘scemi di guerra’ e quant’altro, tutte declinazioni di un disagio, di modifiche all’animo e alla natura umana che la Guerra comporta e scatena nel profondo.

Chi subisce, per primo e a maggior ragione, è il Dr.Enys. Dwight ha infatti sofferto, sotto ogni punto di vista possibile ed immaginabile. Ha iniziato la sua di guerra contro la nobiltà e l’aristocrazia, è arrivato alla fine della sua lotta per l’amore vero con ciò che poteva solo immaginare in cuor suo di ottenere. Eppure, all’apice della gioia e della vittoria più grande, le scelte ed infine il destino lo hanno portato in fondo al baratro. Ha visto morti per gioco, per pura scommessa, perché la guerra e le fazioni non guardano in faccia nessuno, quindi come Icaro si è trovato vicino al sole e un minuto dopo le sue ali si stavano già sciogliendo. Non ha avuto l’ardire della conquista, o forse il suo ardire è stato il suo stesso partire, ma evidentemente per lui il destino è stato quello.

E non è pago e nemmeno redento, perché porta non solo i segni sul viso ma anche nel cuore le urla di quelle persone che ha visto morire. Anche al riabbracciare Caroline, abbraccio tanto sognato e sperato dai due e da tutti noi, lo vediamo ancora realizzare, processare, come se tutto ciò che è accaduto fosse un sogno, o un brusco ritorno alla realtà che aveva prima.

La brusca realtà del resto bussa anche alla porta di Morwenna. Dopo il discorso di Demelza e quello di Aunt Agatha, portati avanti con tatto ma anche con tanta risolutezza sulle conseguenze dei suoi incontri con il suo giovane e ingenuo amante, la vediamo fare i conti con i suoi sentimenti e ciò che questi comportano. Naturale ed ovvio il voler allontanare Drake, ed anzi, possiamo apprezzare in questo il fatto che Winston Graham abbia lasciato fare ad una donna cosa che, non di rado, è spesso l’uomo a fare – e la donna, per tanto soffrire, cerca altrove un senso alla sua vita. In questo caso, il senso della vita, è Drake a trovarlo nelle parole di Demelza in quel ‘voler trovare uno scopo’ che fanno rima con la prima folle impresa che passa fuor dalla porta e che lo conduce a beccarsi una pallottola su suolo francese. Drake sembra un’Ofelia affranta e quasi fuori di senno per il voler troppo amare, che tuttavia cerca di barcamenarsi per la vita cercando di rendersi utile, ma è per non pensare, per ricacciare indietro la tristezza e le lacrime. E noi soffriamo per lui e con lui.

E qui, però, c’è da fermarsi un attimo, perché le lacrime signori, vogliono sempre il loro posto d’onore in una guerra.

Voce della ragione, you will be truly missed…!

Piangiamo il colonnello Henshawe, per Ross fidato braccio destro e quasi grillo parlante che sempre ha cercato di instillargli calma, temperanza e sale in zucca, laddove per esempio Demelza non vi era ancora – prima nella guerra in cui erano insieme, e dopo per la contesa delle miniere. Fino all’ultimo ha messo a repentaglio la sua vita per Ross, per gli ideali, per il sacrificio di libertà che ha pagato con la sua stessa vita, ed ancora una volta si converte in un martire sul cammino di Ross, e affida a lui le sue ultime lacrime.

Non è un caso che anche Francis, prima di morire, seppur nei suoi flash e barlumi di ricordi abbia visto Ross. Henshawe allo stesso modo muore con lo sguardo vuoto in quello del dark Poldark. Ross si fa carico di quelle sofferenze, ed è parafulmine umano per queste, quanto riesce quasi sempre a convertirle in rabbia, in inquietudine, catalizzandole nella sua irrequietezza di anima tormentata, assorbendole come farebbe empaticamente una creatura soprannaturale.

Lui accoglie il tormento degli altri e se ne fa carico ma a che prezzo? Demelza stessa del resto, prima di vederlo partire, dice lui che sa di non potergli impedire di essere ‘reckless’, inquieto e scatenato, mai domo. E Ross è così, eppure dentro di se, ancora una volta, assistiamo a ciò che l’ennesima morte porta lui – un senso di colpa che lo logora, fatto di quei ‘se avessi agito diversamente,se avessi potuto’ presenti nelle sue occasioni mancate fin da quando tornò in patria e trovò Elizabeth sposata con suo cugino, o vide la delusione di suo padre nell’avere un figlio che disattendesse ogni suo volere.

Ross fa i conti con il suo passato, con le sue mille vite in una, con le sue storie pregresse. C’è ancora tanto, ad esempio, di quell’inquietudine e di Mitchell nel ritratto che gli sceneggiatori ci danno di Ross, e quel momento di lucido vagare nei suoi pensieri, a luce blu, mentre osserva Caroline piangere, Demelza accusarlo di essere un egoista, mai umile e mai pentito in una realtà distorta e sfocata. Il suo peccato e la sua ossessione sono dentro di lui e ne è cosciente, così come Mitchell deve conviverci e non riesce mai a redimersi, nonostante qualcuno cerchi sempre di farlo ragionare. Fino all’ultimo giorno.

Demelza, in tutto questo, è ormai Atlante, pronta a portare il peso del mondo sulle spalle, ad accogliere chi ha bisogno ma dal canto suo anche a combattere a suo modo. E’ schierata nella zona feriti se dovessimo immaginare un campo di battaglia, tra l’infermeria e la prima linea, e non smette di fare la spola avanti e dietro per salvare il salvabile. Dal cuore di Caroline, a suo fratello, alla reputazione di Ross. Si da il caso infatti che come mistress Poldark coinvolta in indagine sotto copertura all’ennesimo ballo d’alta società si imbatta in George, il quale come il più infimo dei vermi, cerca di instillare maldicenza per quel che riguarda suo marito. Demelza è come una fine giocatrice di scacchi, calcola la mossa e la risposta asciutta al momento giusto, e anche se avesse difficoltà farebbe credere all’avversario di essere in vantaggio.

George del resto combatte sotto l’insegna del disonesto e del putrido in ogni sua azione. Non combatte mai direttamente, ma lascia andare avanti i tirapiedi, però quando decide di scendere in campo non sa agire. Ha un’ansia da prestazione che lo compromette in maniera netta, e come la prima volta in cui, seppur allenandosi ricevette un sonoro cazzotto da Ross, stavolta non solo non riesce a screditarlo per sua stessa incapacità, ma riceve schiaffo morale sia da Demelza, sia da Ross stesso che – nel salvare medico, prigionieri, passare da Gotham e farsi dare il costume da pipistrello – salva anche Armitage, tanto desiderato pargolo di nobile famiglia, che tante pene probabilmente addurrà a quei lidi di Cornovaglia e sui quali non ci si vuol pronunciare per il momento. Il fatto tuttavia che sia salvo, gioca a suo favore almeno in termini politici, e per George non c’è null’altro che un ascesso di bile da domare.

A me, Johnny Depp dei poveri, non piace mica…

Altri tribolamenti, del resto, anche il panciuto Osborne ce li farà passare, ma per ora, ad onor di sceneggiatura e performance attoriale, non riesco ad odiarlo quanto George anzi, mi è quasi buffamente tollerabile, lui e la sua aplomb da Peppa Pig che si immagina con un sex appeal che nemmeno George Clooney. Del resto, anche io la mattina vorrei svegliarmi e sentirmi sicura come Belen col tacco 12 e la farfallina in mostra, e invece mi sento sinceramente come Hodor alla discussione della sua tesi di laurea in Scienze dell’Hodor e Hodorologia Applicata all’Hodor. Hodor.

Torando seri, Elizabeth in tutto questo cosa fa? Nulla. Qualcuno (Novalee90), durante la visione mi ha detto:
‘Elizabeth dalle mie parti si chiama a babba sutta u linzolu
‘Ovvero?’
‘Una che si nasconde, fa la timidina ma sotto sotto è una STRONZA!’.
Voi sapreste trovare miglior descrizione? Io personalmente no.
Il Karma però si sa è più infimo ancora della Manzoniana provvidenza divina, e già ad inizio episodio, ecco che il piccolo Valentine sembra mostrare qualche problema. Povera anima innocente, mica è colpa sua se ha una madre tale – tuttavia è una vendetta celeste a mio avviso per quella frase infelice sulla povera piccola Julia sulla quale lei non ha aperto bocca che perdonerete ancora mi rode. Ha salvato la tua famiglia. E. TU. NON. HAI. APERTO. BOCCA.

Inoltre, non apre bocca neppure quando si tratta di intercedere per Morwenna visibilmente in pena, ed anzi, sembra affossarla ancora di più tanto che il piccolo Geoffrey Charles – che fesso non è – compie il gesto sommo. Geoffrey lancia lo schiaffo morale e fisico di novello fair Poldark.

Quel suo rifiuto della madre, quel quasi non riconoscerla è un chiaro segno di disaccordo e di ribellione, di disgusto, più di quanto non abbia fatto fino ad ora, ormai entrato nell’età della coscienza da un pezzo. Geoffrey Charles è uno di noi. Elizabeth invece continua a lasciarsi portare dal vento, facendosi comandare sul ciò che dire o cosa fare, e mostrando solo a sprazzi un minimo di volontà, realizzando che anche stavolta si trova dalla parte del fallimento.

Ecco dunque che ci troviamo ad affrontare, come a fine di ogni battaglia che si rispetti, il fallimento da una parte e la vittoria dall’altra. Una vittoria di certo gioiosa e con un obiettivo realizzato, ma con un dolore amaro per la perdita e per gli equilibri da ristabilire. Il fallimento invece, dall’altro lato della barricata, esacerba gli animi ed anzi, li prepara possibilmente ad ancor più crudeltà, inasprito anche dai giri della sorte che sembra arridere ai Poldark a discapito di chi aspira solo al proprio tornaconto. E allora, stavolta, provvidenza divina o Karma, come agiranno?

Ciò che sappiamo per certo è che ci sarà da soffrire, da digrignare i denti, da incavolarci e da urlare contro lo schermo. Per queste quindi e per altre reazioni ci vedremo qui, sempre la prossima settimana, se vorrete. Nel frattempo, aspetterò i vostri commenti qui e sulla nostra pagina social. Non fate a babba sutta u linzolu!

 

-Notforyourears

 

Ringraziamo: Crazy Stupid Series | Serie Tv Mania | Aidan Turner Italia | Poldark Italia | Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita | Blends of Scotland, Ireland, UK: Ladies’ perfect Tea |Roba da Vittoriani | Eleanor Tomlinson daily | Ross e Demelza Poldark Italia | Aidan Turner Source. | Heida Reed Source.

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3 thoughts on “Recensione | Poldark 3×05 “War is not simple, nor human nature”.

  1. Credo che questo appena visto sia l’episodio più bello non solo della terza serie ma dell’intera saga. Emozioni fortissime in ogni momento e davvero, l’ora di visione è volata e mi ha lasciata con le lacrime agli occhi.
    Ross è tornato alla sua natura di leader forte e carismatico, scavezzacollo ma ora anche più consapevole che ha una famiglia a cui pensare. Lo abbiamo visto lottare con coraggio, guidare i suoi uomini in una missione difficile e alla fine piangere la perdita di un amico. Non ha potuto salvarlo, lui che cerca di salvare sempre tutto e tutti… Il dolore di Ross era palpabile, così come le sue paure più profonde, espresse benissimo nel suo incubo allucinatorio tanto simile a quello provato da Demelza nella 1 stagione: l’impotenza davanti alla morte di chi ama e soprattutto la consapevolezza delle sue colpe e mancanze. E il terrore di deludere di nuovo LEI.
    Henshawe era un personaggio minore che amavo tanto, un uomo pacato e bonario, un vero amico mai invadente, leale e davvero, la brava persona che tutti vorrebbero come amico. Per Ross è una grave perdita.
    Mi è piaciuto tanto l’abbraccio disperato fra Ross e Demelza nel finale, il modo in cui la stringeva, come cercando in lei un appiglio… Peccato che Ross si sia portato dietro Armitage che ha già l’occhio da triglia lungo =___= (com’è che Hugh sembra tornato da due settimane di scampagnata a Bora Bora e Dwight è così devastato?).
    George ridicolissimo in questo episodio, ha preso dei bei schiaffi morali. Pure la Betty lo guarda storto, anche se fra i due non saprei chi scegliere.
    Ho adorato due momenti, poi: Il modo dolce in cui Agatha parla a Ross di Demelza e dei loro bambini (porta alla mia festa i tuoi piccolini e la tua bella ❤ ) e Demelza che ricorda la piccola Julia, evocata pure nel suo incubo da Ross che sentiva quel pianto di neonato onnipresente in sottofondo…
    Ne vedremo delle belle, ora… Armtiage è arrivato, ci farà dannare e per la prima volta lo farà pure Dem (che per ora non pare comunque colta da nessun colpo di fulmine).
    Alla prossima!

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    • Effettivamente Armitage sta un fiore…anche troppo. Non ci posso pensare che questo mocciosetto creerà non pochi problemi!!!
      Povero Dwight, mi piange il cuore, gli occhi, i reni…tutto…e temo proprio per la sua condizione post traumatica.
      Aunt Agatha sempre la migliore, una roccia, unico appiglio di verità e saggezza hai proprio ragione! ❤

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  2. Ma perché Poldark deve sempre tenerci con il fiato sospeso? Un attimo prima sembra di aver raggiunto la massima felicità possibile e subito dopo…sbam… ecco un bel guaio pronto ad attaccare e rimescolare le carte ancora una volta! La puntata è stata fantastica e mi ha fatto amare ancora di più il personaggio di Ross, che sembra aver riabbracciato la sua anima da supereroe, ma con più senno e responsabilità rispetto ai tempi passati.. speriamo che questa condizione mentale permanga.
    Onestamente non conosco gli eventi futuri non avendo mai letto la storia originale, ma il Jonny Depp di Cornovaglia non piace nemmeno a me, sembra tanto carino e educato, ma quell’occhietto lungo mi puzza parecchio e mi pare che tu possa confermare che farà pentire Ross di averlo tirato sulla barca con Dwight. E qui il destino crudele ci ribadisce che a ogni buona azione corrispondono delle pesanti conseguenze involontarie (vedi la morte di Julia o la chiusura di Wheal Leasure).
    Dem, ti prego non cadere in tentazione, rimani la donna forte e risoluta che tutti amiamo! Vuoi mettere il biondino agghindato a festa con il nostro dark man preferito?? Si è vero, Ross ha ceduto allo stesso peccato non troppo tempo fa, ma nonostante la bufera che ha scatenato sono convinta ora più che mai che si trattasse di un istinto fisico mai saziato che cercava appagamento… non era più amore, Ross non potrebbe amare mai più la donna che Liz è diventata. Infatti, Demelza lo ha capito e lo ha perdonato.
    Per una donna però è diverso, una donna tradisce con il cuore e lascia ferite molto più profonde nell’anima. Spero davvero che non si arrivi a questo… dai seriamente, dopo tutto sto casino?? Non facciamo scherzi eh?! Concentriamoci sulla guerra ai Putridi (reverendo col marsupio incluso) che di energie ce ne servono in quantità!
    Per le altre coppie che si può dire.. quanto a #mainagioia hanno battutto i Romelza 10 a 0. I Dwaroline sono ormai ricongiunti, ma mi pare che la felicità si farà ancora attendere e speriamo che il dottorino non si faccia venire in testa altre strane idee viaggi per mare; i giovani piccioncini invece erano troppo carini per non stuzzicare l’interesse della sorte maligna… era chiaro come il sole che il rifiuto di Morwenna fosse finto, dai Drake non ti abbattere, la perseveranza paga sempre!
    Detto ciò, restiamo ad aspettare e a sperare in bene.

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