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Parliamone | Come cambiano le Serie TV nel tempo: Serie “Orizzontali” e “Verticali”

Forse non lo sapete, ma il panorama televisivo interazionale ha subito molti cambiamenti nel corso del tempo, spesso riflettendo i cambiamenti sociali dell’epoca. Non abbiamo avuto solo cambiamenti tecnici, come una maggior qualità ad esempio, ma anche tematici e di livello strutturale. In altre parole, così come abbiamo visto sempre un maggior spazio per le donne e le minoranze all’interno del panorama televisivo, così abbiamo potuto assistere ad un vero e proprio cambiamento del modo in cui “le storie” che amiamo così tanto vengono raccontate. Le serie TV verie e proprie sono nate inizialmente come serie TV “verticali”, così come vengono indicate nella terminologia moderna, mentre oggi si tende a preferire una narrazione di tipo “orizzontale” o mista. Ma di cosa stiamo parlando?

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Le serie TV verticali sono quel tipo di spettacolo in cui ogni puntata ha una storia autoconclusiva, tant’è che non é necessario guardare la serie in ordine cronologico, poiché ogni puntata é letteralmente intercambiabile dal punto di vista temporale. Un ottimo esempio sono le serie TV a tema poliziesco, specialmente se andiamo indietro nel tempo. Una su tutti, “La signora in giallo”, ma una qualsiasi serie alla “CSI” potrebbe essere un ottimo esempio. A volte possono avere dei piccoli archi narrativi, specie se trattiamo di serie più moderne. Le serie che invece basano intere stagioni su questo tipo di narrazione vengono chiamate “Serie a schema fisso” (nb: in particolare, é Umberto Eco ad averle chiamate per la prima volta in questo modo)

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Le serie TV orizzontali invece hanno un tipo di storia che segue un arco temporale, una trama che attraversa più stagioni e che non tratta di episodi autoconclusivi nudi e puri, in genere le serie fantasy oggi come oggi seguono questo tipo di narrazione. L’esempio più eclatante é “Il trono di spade”.

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Infine ci sono le serie TV miste, spettacoli che sono prevalentemente orizzontali ma che possono racchiudere degli episodi autoconclusivi. Un esempio molto famoso é “Streghe” la fortunata serie con le sorelle Haliwell.

Perché questo é un tema importante? Cosa può significare per noi oggigiorno osservare o magare scegliere di guardare una serie a schema orizzontale o una a schema verticale? Cosa dovremmo aspettarci? E perché la verticalità é praticamente in disuso al giorno d’oggi? Per spiegarlo farò uso di una serie che magari non tutti conoscono o apprezzano (io per prima non la amo particolarmente) ma che tuttavia é un ottimo esempio per quello che riguarda questo argomento. Parliamo quindi di Star Trek:

Star Trek é oramai un ecosistema a se nel campo delle serie TV, ha delle lingue proprie come il Klingon, un insieme di razze diverse di alieni, numerose serie che coprono archi temporali dell’arco di secoli. Un universo vero e proprio!

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Star Trek inizia negli anni ’60 come serie a schema fisso e verticale (come la maggiorparte delle serie dell’epoca). In ogni episodio vediamo un avventura diversa, i protagonisti sono quasi invincibili e riescono sempre a cavarsela. Il mood della serie é tutto sommato ottimista, Star Trek agli origini aveva uno spirito di inclusività verso tutti i popoli e le razze e alla base di tutto c’era l’assioma che era sempre possibile fare la scelta giusta, che esisteva, che sarebbe bastato trovarla per risolvere il problema. La serie “Classica” come oggi viene chiamata, finisce dopo solo tre stagioni. Questa atmosfera riflette perfettamente il clima che si respirava nell’america bene degli anni 60: c’era stata da poco il boom economico, molta gente si era arricchita e in generale gli americani credevano di vivere nella miglior nazione del mondo. Riassumendo c’era un clima molto ottimista, una forte fiducia nel futuro e nella scienza.

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All’inizio degli anni ’80 abbiamo una nuova serie di Star Trek, chiamata “The Next Generation”, una serie prevalentemente verticale con alcuni brevi archi narrativi di tipo orizzontali (specie tra la terza e la quarta stagione). Per quanto in questa serie ci sia comunque la spinta a fare sempre la cosa giusta, qualcosa é cambiato: i protagonisti non sono più invincibili, hanno storie familiari complicate e spesso si rendono conto che non é poi così semplice trovare la soluzione giusta, anzi in alcuni casi é letteralmente impossibile, si ritrovano spesso a discutere della infallibilità o meno delle direttive che devono seguire. Questo non é un caso, negli anni ’80 in america benché ci fosse ancora una relativa tranquillità, si inizia a respirare un pò di inquietudine, crisi, nuova aria di guerre. Questo si riflette ovviamente sulla serie, che rispecchia perfettamente quello che era l’america dell’epoca: un paese ancora ottimista, ma con qualche ombra all’orizzonte. Non é un caso infatti che nei pochi archi narrativi che troviamo, vediamo la quasi dipartita di alcuni dei protagonisti e respiriamo un’atmosfera decisamente pessimista, cosa che nella serie classica non sarebbe mai successa.

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Alla fine degli anni ’80 e in tutti gli anni ’90 abbiamo invece le serie “Deep Space Nine” e “Voyager” che hanno un arco narrativo quasi completamente orizzontale, tutti i protagonisti o quasi hanno drammi interiori, mettono in discussione le leggi, il concetto di giusto e sbagliato. La scelta giusta diventa un utopia e il confine tra buoni e cattivi diventa estremamente labile. C’é un aria di disillusione, sia per quanto riguarda la politica che la religione, la filosofia, la famiglia, i personaggi della serie sono di fatto spesso in crisi con loro stessi e con gli altri. Di nuovo, questo aspetto riflette quello che era l’america del tempo, negli anni ’90 abbiamo i primi conflitti in medio oriente e alcuni attentati terroristici (anche se logicamente non al pari livello dell’epoca post 11 settembre). Due serie decisamente pessimistiche rispetto alla serie classica.

Cosa ci suggerisce tutto questo? Innanzitutto che ogni manifestazione artistica risente dell’influsso storico dell’epoca in cui fa parte, quindi é per questo motivo che incontriamo la maggioranza delle serie verticali nel periodo che va dagli anni ’50 agli anni ’70. Quindi da serie che sono un pò più datate, in generale, dovremo aspettarci un maggior ottimismo verso la vita e una minore fallibilità dei personaggi. In secondo luogo, a prescindere dell’epoca temporale, ho notato che la  presenza della verticalità  é associato a serie tendenzialmente ottimistiche e la pura orizzontalità a serie tendenzialmente pessimistiche. Oggi come oggi é difficile trovare delle serie verticali pure, ma é piuttosto comune trovare serie miste, perciò mi servirò di esempi di questo tipo per spiegare questo concetto di ottimismo/pessimismo.

Partiamo dagli anni ’90 e analizziamo due serie contemporanee fra loro e a schema misto: “Streghe” e “X-Files”. Entrambe sono state abbastanza innovative da questo punto di vista per l’epoca in cui sono ambientate, in mondo pieno di serie a schema verticale, il loro essere miste é stata una ventata di freschezza all’interno del panorama televisivo. Tuttavia io considero Streghe tendenzialmente ottimista e X-files tendenzialmente pessimista e questa cosa possiamo notare come si rifletta su come é stata affrontato il discorso della verticalità e orizzontalità.

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Streghe é estremamente verticale, specie nelle prime stagioni, mentre a partire dalla quarta inizia ad addentrarsi in archi narrativi più lunghi di quello che abbiamo visto in precedenza. Si le streghe hanno le loro storie, le loro amicizie, la battaglia contro il male, ma l’arco narrativo vero é proprio é molto esiguo e viene affrontato in poche puntate. Forse solo a partire dalla nascita del figlio di Piper, una delle sorelle, abbiamo lo sviluppo di un arco narrativo orizzontale più strutturato e questa cosa é decisamente visibile nelle ultime due stagioni. Tuttavia abbiamo sempre le puntate in cui una volta le nostre protagoniste sono delle amazzoni, una volta dee greche, una volta sirene ecc. Insomma una serie zeppa di episodi autoconclusivi che rallentano di poco e solo verso le ultime due stagioni. I personaggi in generale sono tendenzialmente invincibili ( a parte qualche caso particolare) e i problemi sono risolti nell’ambito di una, massimo due puntate. Dulcis in fundo il finale é sostanzialmente positivo

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X-Files parte come una serie tendenzialmente verticale e finisce nelle ultime stagioni per essere quasi esclusivamente orizzontale. Si tratta comunque di due agenti dell’FBI, quindi dovendo affrontare diversi casi ogni volta, noi spettatori avremo per forza le nostre puntate verticali, ma mano mano che si procede nella storia gli archi orizzontali si ampliano sempre di più, fino a prendere grosse fette della stagione di cui fanno parte. I personaggi non sono affatto invincibili, abbiamo casi di cancro e di sparizioni improvvise. In generale anche i conflitti vengono risolti in molto tempo, a volte anche più stagioni. Il finale della serie (escludendo il revival che hanno fatto uscire nel 2016), é fondamentalmente negativo.

Questo é un ottimo esempio di come due serie che tecnicamente dovrebbero essere simili, in quanto entrambe miste, in realtà fanno un diverso uso della verticalità e orizzontalità proprio dovuto all’atmosfera della serie.

Farò un’ultimo esempio di due serie contemporanee e a schema orizzontale che non potrebbero essere più diverse fra loro, seppur caratterizzate dallo stesso tipo di struttura narrativa: “C’era una volta” e “Il trono di spade”. Entrambe infatti hanno un arco narrativo quasi orizzontale, tendendente all’orizzontale puro, ma é palese che “C’era una volta” é decisamente ottimista e il “Trono di spade” decisamente pessimista, e questo si riflette nel modo in cui viene gestita la struttura della storia. “C’era una volta” infatti, seppur non abbia episodi verticali veri e propri, ha molti episodi incentrati su un singolo personaggio, la cui vicenda viene spesso risolta all’interno dello stesso episodio, pur rimanendo attaccata all’arco narrativo principale. Ci sono degli episodi “quasi verticali” potremmo dire, ma che non finiscono mai nell’essere episodi verticali veri e propri.

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“Il trono di spade” invece fa utilizzo di questi episodi un pò più indipendenti assai di rado (volendo essere maligni l’ha fatto soprattutto tra la quinta e la sesta stagione, quando occorreva “allungare il brodo”). Possiamo dire che in generale Il trono di spade é quasi una serie orizzontale pura, mentre invece “C’era una volta” é una serie a schema orizzontale con forti tendenze in senso verticale.

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In conclusione abbiamo potuto vedere come a volte é il periodo storico ad avere influenza su come viene raccontata una storia, a volte é la storia stessa a suggerire il modo giusto per raccontarla. Lo schema orizzontale é decisamente legato all’epoca più moderna o a storie tendenzialmente pessimiste, lo schema verticale é legato invece ad un epoca precedente ed a una visione più ottimista. Per ricollegarmi all’ultimo esempio, “C’era una volta” seppur sia una serie contemporanea ha decisamente più il feeling di una serie degli anni ’90 che di una serie moderna. “Il trono di spade” invece é un discorso a parte, credo che l’epoca d’oro della televisione in cui viviamo sia dovuto proprio a questa serie tanto famosa. Infatti al giorno d’oggi la tendenza é fare spettacoli con una struttura simile alla serie di Benioff e Weiss: pochi episodi a schema orizzontale dalla durata piuttosto dilatata (vedasi Westworld o American Gods).

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Questo discorso del Pessimismo/Ottimismo, mi rendo condo é riduttivo, poiché quello che io chiamo “Pessimismo” può essere una visione nera senza se e senza ma (Il trono di spade), oppure un ottimo stratagemma di introspezione e approfondimento (Westworld) . Quello che  io chiamo “Ottimismo” può essere una caratteristica fine a se stessa, o caratterizzante di un periodo storico (Star Wars, la serie classica) oppure può essere un modo per trasmettere importanti messaggi positivi (C’era una volta). Potremmo stare quì ancora molto tempo ad analizzare questo fenomeno senza giungere a conclusioni definitive, poiché questo cambiamento é di fatto ancora in corso e saremo noi a vedere che direzione prenderà.

Anche se, sotto sotto, credo che la verità é che siamo diventati tutti un pò pessimisti.

 

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3 thoughts on “Parliamone | Come cambiano le Serie TV nel tempo: Serie “Orizzontali” e “Verticali”

  1. Quanto hai ragione nella conclusione, che siamo diventati tutti pessimisti. E aggiungo anche che oramai, preda del fenomeno Grande Fratello, non ci bastano più serie verticali con episodi auto-conclusivi, vogliamo sapere cosa è successo ai personaggi dopo quell’evento, cosa fanno nel privato, ecc. Forse oggi qualche superstite della vecchia formazione c’è, mi viene in mente Senza traccia, in quanto la vita privata dei personaggi conta qualche minuto a puntata (ed è una serie meno mista di Streghe ad esempio), e tutto ruota in torno al caso di turno. Ma a quanto pare solo le serie “poliziesche”, come hai già detto, riescono a mantenere questo schema. Comunque non avevo mai esteso il mio pensiero al concetto di pessimismo e ottimismo per quanto riguarda la struttura della serie, mi hai aperto un mondo. Bellissimo articolo 😉

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  2. Grazie mille! In effetti é piu facile per una serie poliziesca mantenere lo schema verticale. Per il discorso pessimismo/ottimismo non é una regola diciamo ma se ci fai caso é praticamente uno schema che si ripete molto spesso. Non credo nemmeno lo facciano apposta, semplicemente forse la narrazione di tipo orizzontale si adatta meglio all introspezione e quindi quasi sempre ad una crisi del personaggio

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  3. Pingback: Sapevatelo | Cos’ha di nuovo “Midnight, Texas” e perché guardarlo? | parolepelate

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