Movienight/Rubriche

Movienight #23

Di recente mi è stato chiesto quale fosse il mio film preferito. Una domanda a cui non ho mai saputo rispondere perché ogni volta mi chiedo quali possano essere i criteri di valutazione: pregio tecnico-artistico, impatto intellettualmente stimolante o impatto emotivo che sia di rifugio o di scuotimento o di altro tipo, l’insieme delle tre, oppure l’equilibrio complessivo del film in sé?  Nonostante non abbia ancora trovato risposta alla domanda in questione che, ammettiamolo, è imprecisa, essa mi ha dato la possibilità di ritrovare un film che, pur non potendo essere eletto come preferito, spicca tra i contendenti per una semplice ragione, o meglio, due. Comet ha avuto la capacità di descrivere una realtà che è sempre stata lì e, contemporaneamente, di affascinare.

Non è da dimenticare che Comet sia il primo film di Sam Esmail, ora conosciuto come creatore della serie Mr. Robot del 2015 tutt’ora in corso (la terza stagione uscirà a ottobre 2017) e da maggio 2017 come marito di Emmy Rossum. Non tutti forse sanno che sia stata Emmy a suggerire l’attore Rami Malek come protagonista di Mr. Robot (ruolo per il quale ha vinto un Primetime Emmy Award e un Critics’ Choice Award) così come abbia suggerito Justin Long come co-protagonista al suo fianco in Comet.

 

Comet

Regia: Sam Esmail

Sceneggiatura: Sam Esmail

Anno: 2014

Genere: Commedia romantica, Drammatico e Sci-Fi

Cast: Justin Long e Emmy Rossum

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“You know how there’s time-based art? Movies, music, plays- it’s all time-based art. There’s a beginning and a middle and an end. And you have to see it from beginning to end. You’re restrained to that time line, that way of experiencing it. But then there’s paintings, no beginning, no middle, no end. You see what you want to see when you want to see it. No restrictions. It’s just there.”

[“Sai che esiste l’arte basata sul tempo? Film, musica, opere teatrali – è tutta arte basata sul tempo. C’è un inizio e uno svolgimento e una fine. E devi guardarlo dall’inizio alla fine. Sei limitato da quella sequenza temporale, quel modo di viverla. Ma poi ci sono i dipinti, nessun inizio, nessuno svolgimento, nessuna fine. Guardi quello che vuoi guardare quando lo vuoi guardare. Nessuna limitazione. Rimane semplicemente lì.”]

Trama: “I seguenti eventi avranno luogo nel corso di sei anni (in alcuni universi paralleli)” è la breve prefazione che concede allo spettatore una visione più consapevole delle scene seguenti. Gli eventi a cui si faceva riferimento sono legati alla relazione nell’arco di sei anni tra i due protagonisti Dell (Justin Long), cinico e pessimista che si trova completamente a suo agio con la propria infelicità, e Kimberly (Emmy Rossum), arguta, pragmatica e con un tocco di pazzia. La narrazione non è sottomessa alla logica della temporalità – o a nessuna logica se è per questo – ma presenta quattro momenti differenti della storia di Dell e Kimberly che si spezzano e si intrecciano in un percorso emozionale e surreale, come in sogno.

“I feel like I’m in the wrong world. ‘Cause I don’t belong in a world where we don’t end up together. I don’t. There are parallel universes out there where this didn’t happen.”

[“Mi sento come se fossi nel mondo sbagliato. Perché non appartengo a un mondo in cui noi non stiamo insieme. Non ne faccio parte. Ci sono universi paralleli là fuori dove questo non è accaduto.”]

 

Come genere Comet è definito Commedia romantica, Drammatico e Sci-Fi. Quest’ultimo è chiaro che sia per via degli universi paralleli, romantico perché, dopotutto, parla di una storia d’amore per quanto lo faccia in modo non convenzionale. Commedia e dramma coesistono per lo stesso motivo. Senza nemmeno un genere da indicare è difficile consigliare la visione di Comet. È difficile inoltre persuadere qualcuno a vedere Comet, dato che il consiglio dovrebbe essere allegato a un perché ed è proprio questo perché la parte difficile. Comet è, come già detto, caratterizzato da un’ambivalenza per cui riesce a descrivere una realtà universalmente condivisibile e comprensibile, eppure (o forse proprio per questo) diversamente interpretabile. Occorre destreggiarsi tra il non dire né troppo, né troppo poco, per non rovinare la potenziale interpretazione del film. Infatti non è un caso che la narrazione poggi principalmente sul dialogo, dato che le parole sono elementi più che mai aperti all’interpretazione, in particolare se accompagnati da una fotografia e da un montaggio come quello di Comet. Le conversazioni tra i due protagonisti sono come fili sottili da seguire che legano i quattro momenti della storia uno all’altro e seguirli diventa addirittura estenuante. In breve, il perché è difficile dato che non c’è ancora: il perché è alla fine del filo.

“It’s beautiful when the weather is not hot or cold. Kinda like you don’t notice it. Kinda like it’s perfect because everything is so balanced. You don’t even feel it. And while you’re feeling that non-feeling you look up in the sky and you almost think that’s why. Because how everything is right now, all the stars and planets and us and the ground, and the cells and molecules right now is exactly the reason why now is comfortable.”

[“È bello quando il tempo non è né caldo né freddo. Come se non lo notassi. Come se fosse perfetto perché tutto è così equilibrato. Non lo percepisci neanche. E mentre percepisci quella non-percezione alzi lo sguardo verso il cielo e quasi pensi che questo sia il perché. Perché come tutto è in questo momento, tutte le stelle e i pianeti e noi e la terra, e le cellule e le molecole in questo momento è esattamente la ragione per cui ora è confortevole.”]


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