Film

Recensione | Dirty Dancing 2017 – TV Movie

Nobody puts Baby in a corner

Bene, questo remake è riuscito a mettere in un angolo l’intero film del 1987 diretto da Emile Ardolino e interpretato da Patrick Swayze e Jennifer Grey.

Inizialmente doveva essere una serie tv, e l’idea mi stuzzicava parecchio, poi è diventato un film  per la tv di quasi tre ore prodotto e trasmesso dalla ABC. Sicuramente è molto fedele all’originale, ma tre ore di Dirty Dancing diluito sono state pesanti da digerire quando la trama già la si conosce e nulla (o quasi) di nuovo viene aggiunto, eppure, nonostante un copione già scritto, Wayne Blair (la cui filmografia è discutibile) è riuscito a rovinarlo.

Faccio una piccola premessa. Non demolirò questo film solo perché è il remake di un’icona (c’è stato anche un sequel non male) che è nella mia top five di film preferiti (un amore il mio nato nel corso degli anni), ma per lo stravolgimento di tutti i messaggi trasmessi nel 1987, banalizzando ancor di più degli steriotipi che all’epoca delle riprese e a quella in cui è ambientata il film, avevano un senso. Senza parlare del fatto che il nuovo Dirty Dancing è stato spogliato della sensualità che lo confaceva data anche la giovane età dei protagonisti e i temi trattati, e della voglia di ballare che arrivava dritta al pubblico. Questo tv movie ha banalizzato una storia semplice che faceva di questo il suo punto di forza.

(le fasi della mia visione)

Nella prima mezz’ora ho creduto di essere partita in quarta, troppo prevenuta. Baby sembrava genuina, Johnny sfrontato, il film popolante di tutti gli elementi alla Dirty Dancing (meloni, balli di gruppo, nipoti di proprietari dalla faccia da idiota, ecc.).  Finito il momento nostalgia, non vedevo l’ora che il supplizio finisse.

Parto subito dalla protagonista: Frances “Baby” Houseman, interpretata da Abigail Breslin. Tutti la ricordiamo come l’adorabile protagonista di Little Miss Sunshine, e forse più recentemente per Screem Queen. Non credo che Abigail abbia capito la Baby di Jennifer Grey. Chi è Frances “Baby” Houseman? Una ragazza come tante, non particolarmente bella, che della vita conosce solo le parole del padre in cui crede fermamente (era ancora l’unico uomo della sua vita), realista, ma si scoprirà anche romantica, ingenua da credere che niente può ostacolarti se lo vuoi e ti impegni duramente. Baby è una ragazza vera, con pregi e difetti, che per la sua giovane età, gli anni e l’educazione è ancora acerba, fossilizzata nelle sue idee, convinta, forse più dagli altri, di poter cambiare il mondo con facilità. È semplicemente la presunzione di una giovane 17enne, non arroganza, che presto si scontrerà con la vita sudata di Johnny. Questa vacanza, infatti, nelle Catskill Mountains, presso un villaggio turistico, le aprirà le porte di un mondo più vero, nudo e crudo, lontano dagli ideali paterni, che la inizieranno alla maturità. Il ballo in tutto ciò è il tramite verso l’indipendenza, portandola a lasciarsi alle spalle tutti i freni, a seguire una musica nuova. Tutto questo in Abigail non c’è. È dolce, ma troppo sicura di quello che fa, come se fosse già a conoscenza della verità, come se non avesse mai nulla da imparare e così è, perché lei da Johnny non impara nulla. Lei lo trascina a impartirle lezioni di danza, lei lo stuzzica e gli dice come va il mondo. Anche nei suoi sfoghi con il padre (nulla a che vedere con l’originale):“Ho 18 anni, non mi chiamare più Baby”, c’è sempre una punta di arroganza, come se fosse solo un’adolescente ribelle e nulla di più. Non sembra mai presa dai sentimenti, è troppo controllata e poco innamorata.

(I Know… esordisce sempre così nei suoi dialoghi)

L’amante di Johnny bussa come una forsennata alla porta? E lei resta impassibile. Vede Johnny per la prima volta? E lo guarda non come se fosse attratta da lui o ammirando quello che fa, ma come mia nonna che quando guarda Ballando con le stelle, ha qualcosa da ridire pure sui ballerini professionisti. Questa Baby è stata dotata di una maturità e sicurezza non di certo di una 18 enne. E ora, altra nota dolente. L’aspetto. Sono sempre favorevole in ogni trasposizione ai cambiamenti, però ritengo Abigail inadatta da ogni punto di vista. Partiamo dal principio, sappiamo tutti che Jennifer Grey non avesse un visino di fata e che per questo si è completamente modificata negli ultimi decenni, ma era aggraziata e sensuale a modo suo. Abigail non riesce neppure in questo, viene purtroppo mortificata in abiti di una moda che non la valorizzano minimamente, anzi la ingolfano facendola sembrare una caricatura. La costringono in ricci che non sono naturali, si atteggia femme fatal e mostra sicurezza in coreografie dove è palesemente incerta. Ciò che mi disturba principalmente è che non viene fatta mai ballare davvero, si evita in tutti modi di farle fare due piroette ancora la gonna si sollevi troppo e al momento della presa, oltre le giuste difficoltà tecniche, ho visto lui impacciato. È una scena iconica che non può essere interpretata, ma solo imitata completamente.  Purtroppo lei rigida, allora perché non scegliere un’attrice più portata per un film dove ha fatto del ballo la sua arma vincente?  Baby è sempre stata la ragazza comune, un po’ come tutte noi che però ha la possibilità di vivere una romantica favola, non solo la bruttina, non solo la cicciotella, non solo quella col naso aquilino. Qui è stata scelta un’attrice fisicamente, per i canoni di oggi, imperfetta, imbruttendola ulteriormente per dare l’idea che Dirty Dancing sia la rivincita delle bruttine che per giunta hanno qualche kilo di troppo (perchè brutta è sinonimo di taglia 44-46). Ah, ok. Peccato che fosse una storia sulla crescita, sull’andare oltre i pregiudizi che si hanno verso se stessi e gli altri… complimenti.

Johnny Castle, invece, è interpretato da Colt Prattes. Il suo curriculum da ballerino (ricordiamolo in Try di Pink) è servito a ben poco dato che il motto di questo Dirty Dancing era ballare poco e male, eppure nel titolo c’è la parola dance (coincidenze? io non credo). Questo poveretto costretto in un ciuffo a banana che poco lo esalta, ma lo slancia, non ha niente della sfacciataggine e spavalderia di Patrick Swayze; presenta solo bipolarità: prima scontroso, poi dolce come un muffin e perciò affascinate come il prima citato dolce da colazione. E sapete che vi dico? Che mi è piaciuto molto di più di Abigail. Forse meno ragazzo dei sobborghi rispetto a Patrick e perciò dai modi meno diretti, ma aveva un suo modo speciale di guardare di sottecchi la ragazza di città. Ma questo Johnny è una marionetta nelle mani di Baby, è lei che comanda. Il suo modo scherzoso di rivolgersi viene vanificato dalla serietà di lei in ogni momento, il suo essere d’impatto in scena invece da un riadattamento di sceneggiatura che riprende il film e ci infila dei momenti da musical che fanno apparire il cast fuori luogo! O fai un musical o un film, la via di mezzo lasciatela a La la land che se lo può permettere (tenete a mente questa citazione). Nella prima mezz’ora il Johnny di Prattes è convincente e affascinate a modo suo, sul finale è un dolce ragazzone dallo sguardo confuso che si fa facilmente influenzare dall’amica Penny e da Baby stessa, non dai suoi sentimenti. Quelli sono i grandi assenti di questo remake. Ma chi era Johnny Castle? Era un ragazzo riservato, scontroso poiché la vita lo aveva privato di tante cose e nonostante il duro lavoro spesso lo derideva, ma instancabile lavoratore, appassionato e un bravissimo ballerino. Prattes riesce nell’impresa a metà, forse perché si è voluti puntare di più il riflettore su Baby? Fatto sta che lo ritengo limitato in questo remake, anche se non è facile competere con Patrick.

In tutto ciò manca l’anima di Dirty dancing. È sempre stato un film che voleva far sognare. Si parla degli amori estivi, quelli che tutti abbiamo vissuto o che abbiamo sempre voluto avere. Tutt’oggi ricordiamo con nostalgia Pincopallino e/o Pincopallina, anche se ormai sono passati anni. Dirty Dancing dà la possibilità di rivivere quei ricordi, e anche di sognare che la storia dopo quella vacanza potesse proseguire. Ma è anche altro. Baby impara da Johnny che ci sono degli ostacoli nella vita, ma non per questo dobbiamo fermarci;  il mondo è difficile, e lei lo incoraggia a cercare sempre il buono nelle persone e nelle situazioni. Si evolvono in persone più complete e mature, non fingendo di essere altri, ma accettandosi per quello che sono È anche una storia di pregiudizi, il ragazzo di buona famiglia è ben accetto, il povero è un cattivo ragazzo. Il film si serve di questi palesi paragoni visivi (il bravo Robbie in giacca e cravatta, Johnny in cannottiera) per poter introdurre questo tema. Essendo un film ambientato nell’America del 1963, la semplicità delle argomentazioni calza a pennello. Il remake, capendo che nel 2017 questi espedienti sono ormai superati, ha arricchito la storia originale di sfumature di cui non necessitava. Ma soprattutto lo ha privato dei balli, della sensualità, del pericolo del proibito e del sogno, ovvero del lato più colorito della trama; e allora che balli proibiti sono questi? Non c’è neppure un movimento di anca!

Tre le aggiunte abbiamo un quadro diverso per Lisa Houseman, interpretata da Sarah Hyland (Modern Family). Non più la sorella senza un neurone di Baby, evitata come la peste dal padre, che si lamentava solo di non aver ancora copulato in questa vacanza, con una voce da spacca timpani. Sarah è dolce e neppure troppo superficiale, solo troppo spensierata tanto da cascarci velocemente con Robbie. Certo, questa Lisa è estremamente intelligente, capisce subito che il comportamento del giovane cameriere è privo di rispetto nei suoi confronti, ma il bel messaggio e la nuova storyline si perdono nella velocità degli eventi. Insomma, Lisa viene arricchita di nuove sfumature, ma poi non c’è davvero spazio di azione nelle due ore di film. Il suo finale comunque è il più corretto di tutti, dalla sua brutta esperienza nascerà una bella amicizia con questo ragazzo di colore (non si è capito se volessero introdurre il tema del razzismo) che le insegnerà a suonare l’ukulele per la festa di chiusura del villaggio. Però Lisa come Baby sono lontane dalla propria famiglia, sanno che i genitori vogliono divorziare, ma poi non interagiscono davvero con loro. Si lamentano, si confidano, ma tutto finisce là.

Il famoso padre bigotto di Baby (Bruce Greenwood), il quale ad ogni affermazione della famiglia ricordava che i bambini in Africa stanno peggio di loro (Papà mi sono rotta un gamba! In Africa c’è chi vive con una sola.),  e che tanto ha fatto scuola, qui è un annoiato o pigro dottore che quando si risveglia dal suo intorpedimento fa qualche paternale. Poi ritorna a giocare a golf piuttosto che notare la bellissima moglie in negligé. La motivazione di questo Dr. Houseman meno rigido? Non c’è. Debra Messing invece è la signora Houseman. Anche il suo personaggio viene stravolto, non più moglie trofeo, ma donna attiva che cerca di riaccendere il suo matrimonio. Come per la figlia Lisa il cambiamento è opportuno, anche perché i loro erano personaggi steriotipati con la funzione di accentuare la donna invece emancipata come Baby degli anni ’60, ma poi non funzionano fino alla fine. Tutto si conclude a tarallucci e vino col marito che inizia ad intonare I had the time of my life perché ha avuto l’illuminazione che la ama ancora! Ma quando ha capito questo? Quando le donne della sua famiglia lo hanno lasciato solo a pranzo? Ebbe più fegato la bellissima Kelly Bishop che con una sola azione, fermare il marito per un braccio, ha ristabilito equilibrio al proprio ruolo.

La vera nota positiva di questo remake è Penny Johnson, interpretata da Nicole Scherzinger. La Penny originale sembrava una donna perennemente in pre mestruo; una volta era dolce con Baby, la volta dopo la manda a quel paese, poi la ringrazia e poi la insulta perché se la “fa” con Johnny. Questa Penny è un’amica per Baby più che per Johnny, lasciato un po’ solo onestamente. Viene aiutata e aiuta, oltre ad essere l’unica che balla davvero…  peccato che nel finale si sia unita al duo protagonista. Capisco che Nicole sia bellissima, bravissima, e che in scena attiri l’attenzione, ma la magia tra Baby e Johnny è stata completamente vanificata da un momento alla tutti insieme appassionatamente dove cantano (tutti!) e ballano in una sala mezza vuota (era così difficile ingaggiare qualche altra comparsa?) e non si sa bene perché.

È mancato il contesto. Tutti agiscono da soli, ma non si capisce la motivazione, non ne parliamo quando cantano. Le musiche remixate poi sono state una tragedia, alcune irriconoscibili e accompagnate da coreografie misere e scenografie scarni. E pensare che il brano portante della colonna sonora, (I’ve Had) The Time of My Life, vinse l’Oscar ed il Golden Globe, ed i due interpreti, Bill Medley e Jennifer Warnes, si aggiudicarono un Grammy Award come miglior duetto. Sono state due ore faticose, molte scene scollegate. Si è puntato così tanto sulla storia d’amore, che hanno mostrato tutto tranne quello. Si volevano aggiungere dettagli alla storia, ai personaggi, ma hanno allungato la minestra con l’aggiunta di un inizio ed un finale scopiazzato da La la land.

Baby è adulta, passa davanti un teatro con una locandina dal titolo accattivante. Guarda caso quello spettacolo le farà ricordare questa avventura estiva che lei ha vissuto con la stessa passione di me che vado a farmi la ceretta alle gambe. Naturalmente il coreografo dello spettacolo è Johnny senza ciuffo. Pare abbia preso spunto da qualcosa scritto da Baby (ma non doveva fare il chirurgo?), naturalmente prima di loro c’è già stato Dawson Leere con il suo Creek a ricordare i suoi anni d’amore. Insomma, dopo quella vacanza non si sono più visti, lei è sposata con una figlia, che durante lo spettacolo insieme al padre forse erano andati a farsi un giro e Johnny ora è solo, ma naturalmente soddisfatto col suo lavoro. Ok. Tutto molto bello, ma La la land ci ha già mostrato lo stesso finale, grazie.

Non mi aspettavo un lieto fine, ma se Dirty Dancing non ha mai mostrato un dopo 10 anni, un motivo c’è!

Voto: 4+

(me)

E anche con questo remake nessuna bachanga…

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Ringraziamento: Citazioni film e libri | I Love Film and Telefilm | And. Yes, I love telefilms and films ∞ | Because i love films and Tv series

 

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8 thoughts on “Recensione | Dirty Dancing 2017 – TV Movie

    • Ecco come si sente una salvatrice XD scherzi a parte, se lo si vuole vedere consiglio di tenere a portata di mano il film originale. Io esattamente il giorno dopo questa visione, ho rivisto il film con Patrick per calmarmi, mi ero agitata. Come avrai potuto notare dalla recensione, sono stata molto spontanea, era inutile trovare paroloni, costrutti artificiosi per raccontare una schifezza. Nonostante tutto però mi dispiace che sia così pessimo il remake, alla fine io adoro Dirty Dancing e non posso accettare che qualsiasi prodotto col suo marchio sia un insuccesso…

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    • Il sequel a Cuba, che poi credo può essere definito tale solo cronologicamente parlando, è carino, ma da vedersi tralasciando il ricordo del primo e vero Dirty dancing. Per il remake invece ti lascio nella tua idea. È brutto. Non servono paroloni per spiegarlo. Perciò felice di averti dato questo consiglio 😉

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  1. Io mi chiedo ancora, perché tocchino questi tipo di film, poi Dirty ??, uno dei miei film preferiti !! , volevo provare, ma non credo che vedrò !!! , ho adorato il Dirty Dancing 2, ma niente, potrà mai compararsi al primo !! . Io lo dico sempre, se questi film sono iconici, un motivo ci sarà pure cacchio !!! .

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