Pretty Little Liars/Telefilm

Recensione | Pretty Little Liars 7×15 “In the Eye Abides the Heart”

Che puntata! Si ok, ammetto che la componente Emison influenza leggermente il mio giudizio, nel senso che un episodio con quattro scene di loro due insieme e Alison che parla di Emily in certi termini corrisponde all’incirca alla mia idea di paradiso, però credo davvero che sia stato un’ottima puntata, sotto tutti i punti di vista. Chiude parte delle questioni amorose e apre la strada al finale di serie che (purtroppo) è sempre più vicino.

Cominciamo da Aria che è sempre più immischiata nel gioco di A.D., il/la quale continua a ricattarla con la famosa cartella e le fa fare ciò che vuole quindi ci ritroviamo la piccola Montgomery prima spia e poi ladra. Di per sé Aria non fa poi moltissimo, tranne non dire alle sue amiche di essere passata al nemico, ma l’episodio segna un punto di svolta per il suo personaggio, mostrandoci un suo lato profondamente egoista e anche un po’ oscuro. Aria non è la prima a collaborare con chi tormenta le Liars, basti pensare a Toby e poi a Spencer, ma è la prima che non sembra soffrire di questa condizione. Il tormento di Toby nel mentire a Spencer e nello starle lontano mentre lavorava per A era evidente, mentre ad Aria sembra che questo nuovo ruolo non dispiaccia per nulla, a parte qualche timida rimostranza fatta quasi più per proforma che per altro. Si trova perfettamente a suo agio in questi panni e, soprattutto, non si può giustificare questo tradimento nei confronti delle sue amiche con la volontà di proteggerle. É un gesto egoista dettato solo ed esclusivamente dalla necessità di salvare se stessa e in parte anche Ezra, Avrebbe potuto scegliere di essere onesta con le altre ma non lo ha fatto perché, secondo me, questo nuovo ruolo le piace. Ha tirato fuori quella vena un po’ dark che ha sempre avuto e che A.D. ha capito come sfruttare. Non abbiamo visto un minimo di dubbio in lei e dubito che questo sia dovuto solo al contenuto dei documenti. É come se A.D. le avesse servito su un piatto d’argento l’opportunità di essere completamente se stessa e lei l’avesse presa al volo. Si vede un cambiamento anche nel rapporto con Ezra, infatti, nonostante si rimangi l’ultimatum che gli dà, non si ammorbidisce nei suoi confronti. Si scusa per i modi ma non per ciò che ha detto e questo comportamento risulta strano per quella che nella quinta stagione era stata descritta come la compassionevole del gruppo. Dal canto suo Ezra non fa niente per meritarsi la comprensione di Aria. Il suo desiderio di sentirsi a posto con la propria coscienza è comprensibile ma deve capire che fare il cagnolino dei genitori di Nicole non è il modo giusto. Continuare a stare nella vita di questa ragazza mentre è già proiettato verso un futuro con Aria non fa bene a nessuno. Questo tener il piede in due scarpe non farà soffrire meno Nicole e non impedirà ai genitori della ragazza di considerarlo come quello che si è rifatto una vita dimenticandosi della loro figlia. Tanto vale chiudere per sempre questa patetica situazione e cercate di ristabilire il rapporto con Aria, possibilmente senza mentirle sul perché ha deciso di non prendere un certo volo.

Alla luce delle scoperte su Charlotte e Lucas fatte nello scorso episodio, le ragazze si mettono ad indagare anche se Hanna si rifiuta di credere che Lucas possa c’entrare qualcosa con tutta quella storia. La Marin però deve ricredersi quando nel loft trovano un fumetto, scritto da lui e da Charles, che sembra raccontare esattamente la storia del ragazzo. O meglio, la storia di Lucas e di come un’eroina l’abbia protetto dai suoi aguzzini. La cosa è già di per sé sospetta ma un dettaglio importante è quello della vignetta in cui si parla di tortura psicologica. Quello, infatti, sembra lo stesso gioco a cui le ragazze sono state sottoposte nella Dollhouse ed è abbastanza facile pensare che lui sapesse tutto e che, ai tempi, abbia aiutato Charlotte a costruire quel luogo in cui torturare le Liars. A questo si aggiunge la scoperta che Lucas sta anche vendendo la società di Hanna senza dirle nulla, nonostante l’avesse più volte rassicurata sugli investimeti andati male. Ora, a parer mio, questa è solo la dimostrazione che il ragazzo ha un minimo di fiuto per gli affari, ma credo che ci toccherà considerarla come una prova della sua colpevolezza. É abbastanza evidente che Lucas non sia A.D. ma questo non esclude che possa essere un suo collaboratore o che abbia sempre lavorato con Charlotte, dimostrando che l’amico dolce e premuroso che Hanna pensava di avere trovato, in realtà, non è mai esistito. Tra l’altro, nonostante Mona abbia fatto notare che Lucas non ha le competenze meccaniche per aver costruito da solo il giro, è importante ricordare che lui ha la disponibilità economica e che, spesso, il denaro offre molte più opportunità del cervello. In tutto ciò, vorrei aprire una piccola parentesi sull’egoismo di Hanna che anche questa settimana non è mancato. Non solo coinvolge Mona in un gioco pericoloso ma, quando lei le dice che averci a che fare potrebbe riportare a galla un lato di sé che fatica a tenere a bada, la Marin insiste e fa leva proprio su questo aspetto per convincere l’amica ad aiutarla. É una cosa così brutta e meschino che non ho nemmeno le parole per commentarla. Si lamentava tanto che Alison l’ha usata e plagiata ma, a quanto apre, l’allieva ha superato la maestra. Non commento neanche il suo tatto nel mettersi a parlare con Emily in questo momento della sua voglia di avere dei figli con Caleb (vi prego, no! Non ci servono dei mini-Haleb nel mondo), perché mi sembra di sparare sulla croce rossa. Nonostante Aria stia facendo il doppio gioco, il premio come peggiore amica di sempre va comunque ad Hanna.

Spencer ormai fa vita a sé e si vede con le altre giusto quando si ritrovano per fare il punto della situazione. É impegnata a barcamenarsi fra le domande sempre più pressanti del detective Furey, a cui non basta un dolce risveglio per stare zitto e buono. Marco, infatti, in barba alla tradizione degli inetti poliziotti di Rosewood, non chiude gli occhi davanti alle evidenti falle nella storia della morte di Dunhill e va avanti imperterrito ad indagare, nonostante questo lo porti a rinunciare alla sua relazione con Spencer. É vero che Emily ha accusato Alison di omicidio e ora sono più vicine che mai, ma questo vale solo per loro, per Spencer e Marco no quindi non credo che la oro storia avrà ancora una lunga vita. L’invadenza del suo ex ragazzo-detective, però, costa a Spencer anche l’opportunità di incontrare sua madre, che giustamente non si fida, e a noi quella di avere qualche risposta. Certo, mi sto ancora chiedendo come facesse Mary ad entrare e uscire da casa di Spencer e perché si ostinasse a lasciarle messaggi nei cartoni di Tavernello nelle bottiglie di vino, invece che infilarli sotto la porta come qualsiasi persona normale, ma poi mi sono ricordata che Mary non è esattamente a posto con la testa e quindi tutto torna. Suggerirei comunque a Spencer di smettere di bere perché lei da sbronza nei bar non incontra Derek Shepherd ma poliziotti che possono farla finire in galere, soprattutto se lei si ostina a decantare con nonchalance le sue doti da becchino. Siccome la situazione è già molto semplice, vediamo anche il ritorno in scena di Wren che discute, non sappiamo di cosa, in modo abbastanza concitato con Spencer. Effettivamente quella scena è un po’ strana e non mi è chiaro se serva solo a mostrarci che i due sono in contatto o anche a farci capire che qualcosa nel comportamento di Spencer non torna. E non parlo tanto del fatto che chieda ad Ezra di non dire nulla di questo suo incontro con il dottorino, quanto proprio del suo atteggiamento che sembrava un po’ out of character. É vero che Troian era impegnata per la prima volta come regista e che dirigere se stessi non deve essere semplicissimo, ma comunque qualcosa non torna. Gemella all’orizzonte o solo troppo alcool nello stomaco? Solo il tempo saprà darci una risposta (forse).

Concludiamo con la storyline che ha occupato gran parte dell’episodio, ovvero il triangolo fra Emily, Alison e Paige che si è concluso nel modo migliore possibile. Dopo la 7×14 ero alquanto demoralizzata perché non credevo fosse possibile sistemare quel disastro totale che avevano fatto e invece ci sono riusciti, facendo risultare al meglio le tre protagoniste. Emily e Alison si ritrovano a dover decidere cosa fare con il  bambino e giustamente la prima dice che la decisone non spetta a lei. Ed è così. Non spetta a lei. Il bambino è suo ma il corpo è quello di Alison quindi è lei a dover scegliere. Ali, però, ci tiene a coinvolgerla e così, dopo un po’ di insistenza, Emily smette per un secondo di pensare ad Alison, al fatto che abbiano fatto del male a lei, si toglie l’armatura da cavaliere scintillante che deve proteggere la sua dama non curandosi delle proprie ferite (no, non lo so come mi escano certe cose), e si permette di pensare a cosa vorrebbe lei e realizza, così, che questo bambino lo vuole. Lo vuole perché capisce che non per forza dal male deve nascere altro male. Lo vuole perché vuole darsi la possibilità di fare qualcosa di buono anche se questo qualcosa nasce dalla cattiveria e dalla violenza. Non ha il coraggio di dirlo ad Alison perché non se la sente di scaricarle addosso anche questa responsabilità, ma si capisce da quello che dice a Spencer. Alison, invece, è completamente persa e si lascia trasportare dagli eventi. Strano ma vero, a salvarla arriva proprio Paige che le fa capire una cosa che personalmente sostengo dall’estate del 2010: Alison è innamorata di Emily, sa che Emily la ama e questo le fa paura. Ci sono voluti 155 episodi e sette stagioni ma alla fine ci siamo arrivati a questo punto. Quello che Alison dice, il modo in cui lo dice…è tutto lì. Emily ha sempre visto la parte migliore di Ali e lei non si è mai sentita all’altezza di quelle aspettative. Non ci sente nemmeno adesso in realtà, tanto più che a Paige dice che non può chiederle di Emily e dell’amore perché è stata ed è una persona terribile. Il punto, però, non è quello e fortunatamente Paige se ne accorge. Il punto è che Emily ama Alison così com’è, l’amava quando bullizzava la gente nei corridoi del liceo e la ama adesso che è cambiata. La ama e Alison deve arrendersi a questa cosa e farsi amare. Mi è piaciuto che Alison non abbia pronunciato le parole “I love her” perché non era il momento e perché non è a Paige che deve dirlo. Alison ha realizzato che nessuno l’ha ami fatta sentire come Emily e nessuno lo farà mai, ma da qui ad una vera e propria dichiarazione ci vuole ancora un passo e questo lo deve fare con Emily, non parlando con una terza persona. Paige ha rotto la crosta in superficie, ora sta ad Ali continuare a scavare. Deve trovare da sola la forza di dire ad Emily ciò che sente. Penso che Paige abbia fatto una cosa bellissima anche nei confronti di Emily. L’ha lasciata andare e le ha tolto l’ingrato compito di doverle dire “io scelgo Alison”. Lei lo sa che il cuore di Emily è da un’altra parte, lo ha sempre saputo ma ora è riuscita ad accettarlo e ha deciso di lasciarla andare perché è giusto così, perché non può continuare a trattenerla giocando sul fatto che Emily non la vorrebbe ferire. Quando le due parlano al Radley, Paige capisce e vede il tormento di Emily che non ha il coraggio di allontanarla anche se dovrebbe e così si allontana lei, dimostrando forse per la prima volta di amarla nel modo giusto. Quando le dice che se non stesse con Alison non sarebbe Emily, non parla del bambino, non solo almeno. Le sta dicendo che non sarebbe Emily Fields se non scegliesse Alison, le sta dicendo che lo sa che il suo posto è con Ali. Credo, sinceramente, che questa sia la migliore uscita di scena possibile per Paige. Ha dimostrato di essere cresciuta tanto e soprattutto ha capito che ad essere la seconda scelta non ci guadagna niente. Come ha detto lei, sarebbero tutte infelici. Poi ci sono le Emison che si stanno avvicinando nel modo giusto. Non c’è tempo per lo slow burn ma stranamente lo stanno trovando. A piccoli passi stanno diventando quel qualcosa che sono sempre state destinate ad essere. Hanno iniziato parlando, si sono scontrate, non hanno lasciato che le difficoltà le dividessero e ora si trovano una fra le braccia dell’altra e si fidano. Si fidano l’una dell’altra come forse non hanno mai fatto prima e piano piano troveranno anche il coraggio di parlare a cuore aperto. Un primo passo lo ha fatto Ali, ringraziandola per la fiducia ed è chiaro che non stesse parlando solo del bambino ma di tutta la fiducia che Emily le ha sempre concesso. Insomma siamo alla fine ma loro stanno avendo adesso il loro inizio, un inizio che nessuna più di loro si merita. Si sono trovate sempre e nonostante tutto, se non sono destinate loro, non so chi debba esserlo.

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VOTO 9/10

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2 thoughts on “Recensione | Pretty Little Liars 7×15 “In the Eye Abides the Heart”

    • Spencer è un po’ strana nella scena in cui c’è Wren. Può essere che Troian, essendo impegnata a dirigere, sia andata un attimo fuori dal personaggio o che semplicemente Spencer dovesse sembrare losca nel confabulare con Wren. Tanti hanno pensato che potesse essere la sua gemella, io stavo scherzando su questa “teoria”. Non penso proprio che sia la sua genella e in generale non credo che verranno fuori altre gemelle nello show.

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