American Gods/Telefilm

Recensione | American Gods 1×03 “Head full of Snow”

American Gods all’inizio mi ha destato sospetto, ma col passare degli episodi mi ha sconvolto a più livelli. E’ una serie con scene estremamente oniriche e senza censure, crude e poetiche al tempo spesso, nelle quali vi troviamo invischiate dei personaggi che sono molto fuori dal normale. American Gods parla di uno scontro annunciato tra vecchi e nuovi dei, in particolare in queste prime puntate su molti di loro aleggia ancora una nota dimistero (anche se devo dirlo, l’identità di Wednesday per me è sgamatissima, è quasi palese chi sia, basta pensare un attimo al nome con cui lo conosciamo e al fatto che ha un occhio finto).

Prima di arrivare alla puntata numero tre, faremo un piccolo recap, dato che in questa sede é la prima volta che ne parliamo. La serie si apre con il nostro protagonista, Shadow Moon, che esce da un lungo periodo passato in carcere, tutto ciò accade in concomitanza con una tragica vicenda, la morte di sua moglie in un incidente stradale. Senza più nessun legame, farà la conoscenza del  signor Wednesday, che gli offrirà un lavoro dalle caratteristiche non ben definite. Del primo episodio sicuramente sono da citare le “visioni mistiche” di Shadow e la conoscenza di due divinità, ossia Bilquis e un ragazzo che sembra al comando di tutto ciò che riguarda la tecnologia. Probabilmente si tratta di una delle nuove divinità, il quale mette fin da subito alla prova Shadow in una sequenza abbastanza violenta. Per quanto riguarda Bilquis ho trovato “particolare” la scena  in cui “fagocita” le sue vittime, potrebbe dare ispirazione a nuovi film horror di serie B. Un inizio interessante ma a mio parare un pòlento, nel complesso è stato un buon episodio, anche se fino ad adesso è sicuramente il più debole dei tre.

Per quanto riguarda il secondo episodio la faccenda inizia a farsi molto più intrigante ed è più facile che, a questo punto, lo spettatore rimanga incollato dal primo all’ultimo minuto. La bellezza delle immagini, l’allure onirica, e il sangue abbondano anche in questo episodio, ma li ho trovati meno disturbanti e nel complesso sono scene belle da vedere. Chi la fa da padrone in questo episodio è sicuramente Czernobog: cattura immediatamente l’attenzione e sicuramente possiede un carisma tutto suo. Anche quì ho particolarmente apprezzato la sequenza col martello insaguinato, violenta ma esteticamente perfetta. In questo episodio incontriamo altre due nuove divinità, una delle quali probabilmente appartenete alla “nuova generazione”. Devo dire che, nonostante tutte le parole spese per Czenrobog, l’attore che interpetava Anansi era altrettanto bravo, mi sono letteralmente immedesimata in tutti quegli uomini in catene, mentre pendevano dalle labbra del loro Dio.

Per quanto riguarda l’episodio tre devo dire che mi ha sorpreso molto e in positivo, sicuramente il più bello fino a questo momento. Davvero credo di aver apprezzato ogni singola scena e, sebbene devo ammettere che mi piacciano molto “le visioni mistiche” che hanno i personaggi, sono letteralmente passate in secondo piano rispetto a tutto ciò che é avvenuto. Le interazioni tra la donna e il Dio dei morti (probabilmente Anubis) mi é piaciuta molto, sembravano quasi quelle di due familiari,  un modo quasi ottimistico di voler rappresentare la morte. La vicenda che mi ha colpito sicuramente di più è il secondo “Somewhere in America” dell’episodio, una sequenza di quasi dieci minuti dedicata all’incontro tra un uomo e uno Djin

Non avevo mai visto in una serie o un film trattare una scena di sesso fra due omosessuali in maniera così limpida, non solo perchè oggettivamente viene lasciato poco all’immaginazione, ma perchè hanno concepito il tutto in modo tale che non ricadesse in steriotipi o che l’orientamento sessuale dei due uomini fosse in qualche modo visibile e caratterizzante i loro personaggi. Nulla di tutto ciò, anzi è stato quasi dolce e istintivo (per quanto si potesse trattare di una “botta e via”) il modo in cui tutto ciò è stato diretto. La ciliegina sulla torta è stata la rappresentazione della conclusione del loro rapporto, che aveva le solite caratteristiche oniriche alle quali ci sta abituando American Gods. Ecco quì ho avuto un piccolo dubbio, non sono del tutto certa di cosa sia successo, la mia idea è che per il momento il Djin abbia regalato una nuova identità al suo ignaro compagno, ma chissà.

Il cuore dell’episodio tuttavia é la capacità di credere di Shadow Moon, che viene messo alla prova dal signor Wednesday più e più volte in quest’episodio, prima dell’assecondarlo nel tentativo di rapinare una banca e successivamente nella più difficile delle due prove, ossia quella di dover ammettere a se stesso che abbia di fatto creato la neve a cui stato pensando. A tal proposito si inizia a delineare il concetto di fede all’interno di questa serie, di come sia il pensiero della gente a rendere vitali le divinità che venerano, e di come probabilmente sia stato il pensiero di Shadow Moon a far nevicare.

Introduce il concetto di come sia il pensiero a creare la realtà che li circonda.Vorrei spendere un’ ultima parola su tutte le straordinarie sequenze visive che questa puntata ha offerto, la scalata verso l’aldilà, l’auto che cammina sui marshmellow e la trasformazione della luna in una moneta. Sono bellissime davvero non riesco a non dirlo al mondo intero. Persino l’inquadratura dei piedi lerci di Czenorborg ha avuto il suo perché, ma forse sono io che sono un caso perso. Il terzo episodio è stato incredibile e mi sembra che la serie stia proseguendo sempre più in positivo, non vedo l’ora di sapere cosa ci riserveranno i prossimi episodi, sono curiosa di saperne di più sulle nuove divinità. Nel congedarmi, credo di poter ammettere con tranquillità che l’aver voluto trasformare la tecnologia e la TV in divinità ci costringa finalmente a guardare questi “importanti” elementi delle nostre vite in maniera diversa e con occhio più critico.

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2 thoughts on “Recensione | American Gods 1×03 “Head full of Snow”

  1. Mi trovi d’accordissimo con te, su tutto! L’unica cosa che lamento è il passare da una scena all’altra, è presentare personaggi che svaniscono nel tempo e che.. non dico che ci dimenticheremo di loro, ma quasi.
    La cosa del djinn ha lasciato in dubbio anche me! E non sono ancora riuscita a farmi un’idea chiara di come sia finita. Scene omosessuali esplicite le ho viste soltanto in Sense8 e in Looking, ma questa le batte di gran lunga! La Starz ha sempre il suo perché! ❤

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  2. Non ci avevo pensato al discorso dei personaggi “evanescenti”. Io personalmente non l’ho trovata disturbante come cosa, cioé credo che abbia un senso (?) il tutto, che noi magari non abbiamo ancora capito. Cioé li per li ho pensato pure, ma che me ne frega a me del djinn però spero abbia un senso col passare delle puntate (o delle stagioni)

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